Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Grandi inediti - Charles Mingus: Jazz in Detroit. Strata Concert Gallery (1973)
    Fra i grandi protagonisti delle vicenda del jazz, Charles Mingus è tra quelli la cui musica sta maggiormente beneficiando del trend di pubblicazione di inediti nel campo del jazz a cui si è assistito negli ultimi anni, e che si conferma anche in questo. Sull'onda dell'uscita di una edizione di molto accresciuta di Mingus at Carnegie Hall, in tre puntate passiamo in rassegna questo e altri due importanti inediti del contrabbassista. Cominciamo da Jazz in Detroit - Strata Concert Gallery, pubblicato nel 2018 da Proof Records/BBE Music come cofanetto di cinque cd o di cinque Lp o in digitale. Nella versione in cd sono tre ore e tre quarti di musica più tre quarti d'ora di parlato radiofonico e di intervista con il batterista Roy Brooks, che ci presentano Mingus in una residenza a Detroit nel '73, quando il contrabbassista è alle soglie del gruppo con cui avrebbe vissuto l'ultima stagione della sua creatività, prima che gli venisse diagnosticata la malattia che nel '79 lo portò via a soli cinquantasei anni. Di quel gruppo qui c'è già il pianista Don Pullen, mentre al sax tenore troviamo John Subblefield, alla tromba Joe Gardner e alla batteria appunto Roy Brooks. Fra i pezzi forti di questo inedito una trascinante versione di 25 minuti di uno dei capolavori di Mingus, Pithecanthropus Erectus, e due versioni di Dizzy Profile, una composizione dedicata da Mingus a Dizzy Gillespie, di cui non si hanno altri esempi nella discografia del contrabbassista.
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  • Grandi inediti - Charles Mingus: Jazz in Detroit. Strata Concert Gallery (1973)
    Fra i grandi protagonisti delle vicenda del jazz, Charles Mingus è tra quelli la cui musica sta maggiormente beneficiando del trend di pubblicazione di inediti nel campo del jazz a cui si è assistito negli ultimi anni, e che si conferma anche in questo. Sull'onda dell'uscita di una edizione di molto accresciuta di Mingus at Carnegie Hall, in tre puntate passiamo in rassegna questo e altri due importanti inediti del contrabbassista. Cominciamo da Jazz in Detroit - Strata Concert Gallery, pubblicato nel 2018 da Proof Records/BBE Music come cofanetto di cinque cd o di cinque Lp o in digitale. Nella versione in cd sono tre ore e tre quarti di musica più tre quarti d'ora di parlato radiofonico e di intervista con il batterista Roy Brooks, che ci presentano Mingus in una residenza a Detroit nel '73, quando il contrabbassista è alle soglie del gruppo con cui avrebbe vissuto l'ultima stagione della sua creatività, prima che gli venisse diagnosticata la malattia che nel '79 lo portò via a soli cinquantasei anni. Di quel gruppo qui c'è già il pianista Don Pullen, mentre al sax tenore troviamo John Subblefield, alla tromba Joe Gardner e alla batteria appunto Roy Brooks. Fra i pezzi forti di questo inedito una trascinante versione di 25 minuti di uno dei capolavori di Mingus, Pithecanthropus Erectus, e due versioni di Dizzy Profile, una composizione dedicata da Mingus a Dizzy Gillespie, di cui non si hanno altri esempi nella discografia del contrabbassista.
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  • Grandi inediti - Charles Mingus: Jazz in Detroit. Strata Concert Gallery (1973)
    Fra i grandi protagonisti delle vicenda del jazz, Charles Mingus è tra quelli la cui musica sta maggiormente beneficiando del trend di pubblicazione di inediti nel campo del jazz a cui si è assistito negli ultimi anni, e che si conferma anche in questo. Sull'onda dell'uscita di una edizione di molto accresciuta di Mingus at Carnegie Hall, in tre puntate passiamo in rassegna questo e altri due importanti inediti del contrabbassista. Cominciamo da Jazz in Detroit - Strata Concert Gallery, pubblicato nel 2018 da Proof Records/BBE Music come cofanetto di cinque cd o di cinque Lp o in digitale. Nella versione in cd sono tre ore e tre quarti di musica più tre quarti d'ora di parlato radiofonico e di intervista con il batterista Roy Brooks, che ci presentano Mingus in una residenza a Detroit nel '73, quando il contrabbassista è alle soglie del gruppo con cui avrebbe vissuto l'ultima stagione della sua creatività, prima che gli venisse diagnosticata la malattia che nel '79 lo portò via a soli cinquantasei anni. Di quel gruppo qui c'è già il pianista Don Pullen, mentre al sax tenore troviamo John Subblefield, alla tromba Joe Gardner e alla batteria appunto Roy Brooks. Fra i pezzi forti di questo inedito una trascinante versione di 25 minuti di uno dei capolavori di Mingus, Pithecanthropus Erectus, e due versioni di Dizzy Profile, una composizione dedicata da Mingus a Dizzy Gillespie, di cui non si hanno altri esempi nella discografia del contrabbassista.
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  • Grandi inediti - Miles Davis: Merci Miles! Live at Vienne 1991
    Nell'estate del '91 Miles Davis tenne quello che sarebbe stato il suo ultimo tour europeo: tornato negli Stati Uniti, dopo alcuni altri concerti (l'ultimo all'Hollywood Bowl di Los Angeles il 25 agosto), Miles fu ricoverato in ospedale, le sue condizioni precipitarono e morì il 28 settembre. Alle soglie dei trent'anni dalla sua scomparsa (per l'occasione durante l'estate Radio Popolare gli dedicherà una serie speciale fuori da Jazz Anthology), la Rhino proprio nei giorni scorsi ha messo in circolazione (come doppio Lp, doppio Cd e in digitale) un live inedito di Davis, Merci Miles!, registrato il primo luglio 1991 all'arena di Vienne, in Francia. Nei concerti di quell'estate niente faceva presagire che la fine fosse vicina, e anche dalle testimonianze dei suoi musicisti citate nelle note di copertina da Ashley Khan (che sbaglia a scrivere che la tournée terminò a Nizza a metà luglio: l'ultimo concerto italiano fu a Castelfranco Veneto il 24 luglio) emerge un Miles Davis stanco alla fine del tour, ma focalizzato sulla musica e carismatico come leader: attraverso Merci Miles! la musica dell'ultimissimo Davis ci torna vitalissima, piena di colori, mai adagiata nella routine, incalzante e poetica. Fra i brani dell'album, oltre ad Hannibal ascoltiamo Human Nature e Time After Time, immancabili nei concerti di Davis dalla metà degli anni ottanta, e Penetration, uno dei due brani firmati da Prince compresi in questo live.
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  • Grandi inediti - Miles Davis: Merci Miles! Live at Vienne 1991
    Nell'estate del '91 Miles Davis tenne quello che sarebbe stato il suo ultimo tour europeo: tornato negli Stati Uniti, dopo alcuni altri concerti (l'ultimo all'Hollywood Bowl di Los Angeles il 25 agosto), Miles fu ricoverato in ospedale, le sue condizioni precipitarono e morì il 28 settembre. Alle soglie dei trent'anni dalla sua scomparsa (per l'occasione durante l'estate Radio Popolare gli dedicherà una serie speciale fuori da Jazz Anthology), la Rhino proprio nei giorni scorsi ha messo in circolazione (come doppio Lp, doppio Cd e in digitale) un live inedito di Davis, Merci Miles!, registrato il primo luglio 1991 all'arena di Vienne, in Francia. Nei concerti di quell'estate niente faceva presagire che la fine fosse vicina, e anche dalle testimonianze dei suoi musicisti citate nelle note di copertina da Ashley Khan (che sbaglia a scrivere che la tournée terminò a Nizza a metà luglio: l'ultimo concerto italiano fu a Castelfranco Veneto il 24 luglio) emerge un Miles Davis stanco alla fine del tour, ma focalizzato sulla musica e carismatico come leader: attraverso Merci Miles! la musica dell'ultimissimo Davis ci torna vitalissima, piena di colori, mai adagiata nella routine, incalzante e poetica. Fra i brani dell'album, oltre ad Hannibal ascoltiamo Human Nature e Time After Time, immancabili nei concerti di Davis dalla metà degli anni ottanta, e Penetration, uno dei due brani firmati da Prince compresi in questo live.
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  • Grandi inediti - Miles Davis: Merci Miles! Live at Vienne 1991
    Nell'estate del '91 Miles Davis tenne quello che sarebbe stato il suo ultimo tour europeo: tornato negli Stati Uniti, dopo alcuni altri concerti (l'ultimo all'Hollywood Bowl di Los Angeles il 25 agosto), Miles fu ricoverato in ospedale, le sue condizioni precipitarono e morì il 28 settembre. Alle soglie dei trent'anni dalla sua scomparsa (per l'occasione durante l'estate Radio Popolare gli dedicherà una serie speciale fuori da Jazz Anthology), la Rhino proprio nei giorni scorsi ha messo in circolazione (come doppio Lp, doppio Cd e in digitale) un live inedito di Davis, Merci Miles!, registrato il primo luglio 1991 all'arena di Vienne, in Francia. Nei concerti di quell'estate niente faceva presagire che la fine fosse vicina, e anche dalle testimonianze dei suoi musicisti citate nelle note di copertina da Ashley Khan (che sbaglia a scrivere che la tournée terminò a Nizza a metà luglio: l'ultimo concerto italiano fu a Castelfranco Veneto il 24 luglio) emerge un Miles Davis stanco alla fine del tour, ma focalizzato sulla musica e carismatico come leader: attraverso Merci Miles! la musica dell'ultimissimo Davis ci torna vitalissima, piena di colori, mai adagiata nella routine, incalzante e poetica. Fra i brani dell'album, oltre ad Hannibal ascoltiamo Human Nature e Time After Time, immancabili nei concerti di Davis dalla metà degli anni ottanta, e Penetration, uno dei due brani firmati da Prince compresi in questo live.
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  • Ches Smith: Path of Seven Colors
    ..Batterista affermato nell'ambito dell'avanguardia (lo ricordiamo accanto fra gli altri a Tim Berne, John Zorn, Marc Ribot e alla guida di propri gruppi), Ches Smith nel 2000 ha scoperto le percussioni del voodoo haitiano, e ha coltivato questo interesse studiando con musicisti di riferimento della musica haitiana negli Stati Uniti e suonando anche all'interno di situazioni religiose e tradizionali, sia a New York che ad Haiti. Nell'ultimo decennio poi Smith ha dato vita al gruppo We All Break, nato come quartetto, con il pianista Matt Mitchell e con i percussionisti e vocalist Daniel Brevil e Markus Schwartz, e poi allargato ad ottetto, con l'aggiunta di un altro percussionista-vocalist, Jean-Guy Fanfan Rene, della cantante Sirene Dantor Rene, del bassista Nick Dunston e del sassofonista Miguel Zenon. Col titolo Path in Seven Colors, e con accurate note di presentazione e corredo di testi, Smith in un elegante cofanetto propone adesso con un cd registrato in ottetto nel 2020 l'esito più recente della sua passione per la musica del voodoo, e con un altro cd offerto come bonus la tappa in quartetto, precedente (2015) ma non meno interessante, della sua ricerca.
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  • Ches Smith: Path of Seven Colors
    ..Batterista affermato nell'ambito dell'avanguardia (lo ricordiamo accanto fra gli altri a Tim Berne, John Zorn, Marc Ribot e alla guida di propri gruppi), Ches Smith nel 2000 ha scoperto le percussioni del voodoo haitiano, e ha coltivato questo interesse studiando con musicisti di riferimento della musica haitiana negli Stati Uniti e suonando anche all'interno di situazioni religiose e tradizionali, sia a New York che ad Haiti. Nell'ultimo decennio poi Smith ha dato vita al gruppo We All Break, nato come quartetto, con il pianista Matt Mitchell e con i percussionisti e vocalist Daniel Brevil e Markus Schwartz, e poi allargato ad ottetto, con l'aggiunta di un altro percussionista-vocalist, Jean-Guy Fanfan Rene, della cantante Sirene Dantor Rene, del bassista Nick Dunston e del sassofonista Miguel Zenon. Col titolo Path in Seven Colors, e con accurate note di presentazione e corredo di testi, Smith in un elegante cofabnetto propone adesso con un cd registrato in ottetto nel 2020 l'esito più recente della sua passione per la musica del voodoo, e con un altro cd offerto come bonus la tappa in quartetto, precedente (2015) ma non meno interessante, della sua ricerca.
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  • Ches Smith: Path of Seven Colors
    ..Batterista affermato nell'ambito dell'avanguardia (lo ricordiamo accanto fra gli altri a Tim Berne, John Zorn, Marc Ribot e alla guida di propri gruppi), Ches Smith nel 2000 ha scoperto le percussioni del voodoo haitiano, e ha coltivato questo interesse studiando con musicisti di riferimento della musica haitiana negli Stati Uniti e suonando anche all'interno di situazioni religiose e tradizionali, sia a New York che ad Haiti. Nell'ultimo decennio poi Smith ha dato vita al gruppo We All Break, nato come quartetto, con il pianista Matt Mitchell e con i percussionisti e vocalist Daniel Brevil e Markus Schwartz, e poi allargato ad ottetto, con l'aggiunta di un altro percussionista-vocalist, Jean-Guy Fanfan Rene, della cantante Sirene Dantor Rene, del bassista Nick Dunston e del sassofonista Miguel Zenon. Col titolo Path in Seven Colors, e con accurate note di presentazione e corredo di testi, Smith in un elegante cofabnetto propone adesso con un cd registrato in ottetto nel 2020 l'esito più recente della sua passione per la musica del voodoo, e con un altro cd offerto come bonus la tappa in quartetto, precedente (2015) ma non meno interessante, della sua ricerca.
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  • Irene Schweizer at 80 (3)
    ..Nell'ultima puntata del nostro omaggio - attraverso gli album pubblicati dalla intakt - a Irene Schweizer per i suoi ottant'anni, consideriamo uno degli esempi del suo piano-solo, l'album Many and One Direction, registrato nel '96 (numero di catalogo 044); tocchiamo il suo sodalizio con la sassofonista svizzera Co Streiff, con l'album Twin Lines, registrato fra il '99 e il 2000 (numero 073); con l'album Willisau and Taktlos (con il sassofonista Fred Anderson e il batterista Hamid Drake) ricordiamo l'interesse di Irene Schweizer alla collaborazione con musicisti dell'avanguardia afroamericana (numero 104); e segnaliamo la continuità della sua passione per la formula del duo con batteristi con il secondo dei tre album con Pierre Favre, registrato nel 2003 (numero 084), e con il più recente album della Schweizer pubblicato dalla Intakt, il duo con Hamid Drake intitolato Celebration, registrato dal vivo al festival austriaco di Nickelsdorf nel 2019 e pubblicato quest'anno (numero 363).
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