Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Soundpath, una composizione di Muhal Richard Abrams
    Guru dell'"Associazione per la promozione dei musicisti creativi" di Chicago, l'ambito da cui sono emerse figure ancora oggi di punta come Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, Henry Threadgill e Wadada Leo Smith, il pianista Muhal Richard Abrams, mancato nel 2017, è stato a partire dagli anni sessanta uno dei protagonisti cruciali dell'avanguardia. Su commissione di Bobby Zankel, leader di una formazione di Philadelphia, The Warriors of the Wonderful Sound, Muhal scrisse una composizione, Soundpath, che con la sua direzione fu presentato con successo appunto a Philadelphia nel 2012. Qualche mese prima di morire Muhal incoraggiò Zankel a riprendere il lavoro e a continuare a interpretarlo. Nel 2018 effettivamente Soundpath è stato riproposto a Philadelphia, con la direzione di Marty Ehrlich, forte di una lunga confidenza con la musica di Abrams, e con una formazione comprendente alcuni dei Warriors, e musicisti che avevano lavorato con Muhal a New York. Il giorno dopo la presentazione dal vivo Soundpath è stato inciso in studio, ed è adesso un album pubblicato dall'etichetta portoghese Clean Feed, che ci fa il regalo di una creazione prima inedita su disco di un musicista tanto importante, amato e rispettato. Fra i musicisti dell'orchestra, oltre a Ehrlich e Zankel, diversi nomi di tutto rilievo come Graham Haynes, Steve Swell, Michael Formanek e Chad Taylor.
    1 hr
  • David Moss - Intakt (2)
    Concludiamo la nostra retrospettiva su David Moss nel catalogo Intakt con gli altri tre album del batterista/vocalist pubblicati dall'etichetta svizzera. Nell'85 Moss forma la David Moss Dense Band, che - con partecipazioni di una sfilza di personaggi come John Zorn, Fred Frith, Arto Lindsay, Bill Laswell, Bill Frisell, Christian Marclay - diventa una delle cose emblematiche dell'avantgarde newyorkese degli anni ottanta: una incarnazione in quartetto della Dense Band, con Anthony Coleman alle tastiere, si ascolta in Texture Time, registrato nel '93 e pubblicato nel '94 (Intakt 034), che contiene fra l'altro un brano ispirato da italo Calvino, Invisible Cities. Time Stories, registrato nel '97 e pubblicato nel '98 (Intakt 054), consiste in una serie di duo di Moss (voce, batteria, percussioni, elettronica) con Heiner Goebbels (siamo nella fase in cui Moss collabora come vocalist con Goebbels per Surrogate Cities: proprio ascoltandolo cantare in quest'opera, Luciano Berio rimane colpito dal suo talento e lo chiama a partecipare alla sua opera Cronaca del luogo), Catherine Jauniaux, Hans Peter Kuhn, Koichi Makigami, Christian Marclay, Phil Minton e Frank Schulte. Con quattro di loro - Jauniaux, Minton, Makigami e Schulte - nel '97 Moss si esibisce a Zurigo, in un set documentato da Vocal Village Project Live at the Rote Fabrik, pubblicato nel 2001 (Intakt 068).
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  • David Moss - Intakt (2)
    Concludiamo la nostra retrospettiva su David Moss nel catalogo Intakt con gli altri tre album del batterista/vocalist pubblicati dall'etichetta svizzera. Nell'85 Moss forma la David Moss Dense Band, che - con partecipazioni di una sfilza di personaggi come John Zorn, Fred Frith, Arto Lindsay, Bill Laswell, Bill Frisell, Christian Marclay - diventa una delle cose emblematiche dell'avantgarde newyorkese degli anni ottanta: una incarnazione in quartetto della Dense Band, con Anthony Coleman alle tastiere, si ascolta in Texture Time, registrato nel '93 e pubblicato nel '94 (Intakt 034), che contiene fra l'altro un brano ispirato da italo Calvino, Invisible Cities. Time Stories, registrato nel '97 e pubblicato nel '98 (Intakt 054), consiste in una serie di duo di Moss (voce, batteria, percussioni, elettronica) con Heiner Goebbels (siamo nella fase in cui Moss collabora come vocalist con Goebbels per Surrogate Cities: proprio ascoltandolo cantare in quest'opera, Luciano Berio rimane colpito dal suo talento e lo chiama a partecipare alla sua opera Cronaca del luogo), Catherine Jauniaux, Hans Peter Kuhn, Koichi Makigami, Christian Marclay, Phil Minton e Frank Schulte. Con quattro di loro - Jauniaux, Minton, Makigami e Schulte - nel '97 Moss si esibisce a Zurigo, in un set documentato da Vocal Village Project Live at the Rote Fabrik, pubblicato nel 2001 (Intakt 068).
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  • David Moss - Intakt (2)
    Concludiamo la nostra retrospettiva su David Moss nel catalogo Intakt con gli altri tre album del batterista/vocalist pubblicati dall'etichetta svizzera. Nell'85 Moss forma la David Moss Dense Band, che - con partecipazioni di una sfilza di personaggi come John Zorn, Fred Frith, Arto Lindsay, Bill Laswell, Bill Frisell, Christian Marclay - diventa una delle cose emblematiche dell'avantgarde newyorkese degli anni ottanta: una incarnazione in quartetto della Dense Band, con Anthony Coleman alle tastiere, si ascolta in Texture Time, registrato nel '93 e pubblicato nel '94 (Intakt 034), che contiene fra l'altro un brano ispirato da italo Calvino, Invisible Cities. Time Stories, registrato nel '97 e pubblicato nel '98 (Intakt 054), consiste in una serie di duo di Moss (voce, batteria, percussioni, elettronica) con Heiner Goebbels (siamo nella fase in cui Moss collabora come vocalist con Goebbels per Surrogate Cities: proprio ascoltandolo cantare in quest'opera, Luciano Berio rimane colpito dal suo talento e lo chiama a partecipare alla sua opera Cronaca del luogo), Catherine Jauniaux, Hans Peter Kuhn, Koichi Makigami, Christian Marclay, Phil Minton e Frank Schulte. Con quattro di loro - Jauniaux, Minton, Makigami e Schulte - nel '97 Moss si esibisce a Zurigo, in un set documentato da Vocal Village Project Live at the Rote Fabrik, pubblicato nel 2001 (Intakt 068).
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  • David Moss - Intakt (1)
    Il primo disco della Intakt - alle cui novità Jazz Anthology negli ultimi due anni ha dato ampio spazio - uscì trentacinque anni fa, nel 1986. Con due puntate dedicate agli album del percussionista/vocalist David Moss pubblicati dalla Intakt cominciamo una perlustrazione del catalogo "storico" dell'etichetta svizzera. Negli anni settanta secondo Down Beat fra i migliori batteristi sulla scena, già nel corso della sua collaborazione con Bill Dixon (1971-73) David Moss sviluppa però anche un forte interesse per l'espressione vocale. Negli anni ottanta come batterista/bandleader è tra i protagonisti dell'avantgarde newyorkese, ma si afferma anche nell'ambito della vocalità sperimentale. Alla fine del decennio Moss organizza il gruppo Direct Sound, che oltre a lui comprende altri quattro cantanti: Greetje Bijma, Shelley Hirsch, Anna Homler, Carles Santos: Direct Sound perché i cinque vocalist si esibiscono in solo, duo, trio senza accompagnamento strumentale e senza alcuna manipolazione delle voci, in una esaltazione della forza, della fisicità, della seduzione della voce. Un tour europeo dell'89 si traduce nell'album Five Voices (Intakt 015). Nel '91 poi Moss, quasi completamente da solo, con batteria, percussioni, chitarra, e suoni ed effetti vocali senza manipolazioni di alcun genere, realizza My Favorite Things (Intakt 022) in cui offre virtuosistiche, brillanti e spesso esilaranti rivisitazioni/reinvenzioni di brani di Prince, Ayler, Monk, Khaled, Bach, Miles Davis, e, naturalmente, di My Favorite Things.
    1 hr
  • David Moss - Intakt (1)
    Il primo disco della Intakt - alle cui novità Jazz Anthology negli ultimi due anni ha dato ampio spazio - uscì trentacinque anni fa, nel 1986. Con due puntate dedicate agli album del percussionista/vocalist David Moss pubblicati dalla Intakt cominciamo una perlustrazione del catalogo "storico" dell'etichetta svizzera. Negli anni settanta secondo Down Beat fra i migliori batteristi sulla scena, già nel corso della sua collaborazione con Bill Dixon (1971-73) David Moss sviluppa però anche un forte interesse per l'espressione vocale. Negli anni ottanta come batterista/bandleader è tra i protagonisti dell'avantgarde newyorkese, ma si afferma anche nell'ambito della vocalità sperimentale. Alla fine del decennio Moss organizza il gruppo Direct Sound, che oltre a lui comprende altri quattro cantanti: Greetje Bijma, Shelley Hirsch, Anna Homler, Carles Santos: Direct Sound perché i cinque vocalist si esibiscono in solo, duo, trio senza accompagnamento strumentale e senza alcuna manipolazione delle voci, in una esaltazione della forza, della fisicità, della seduzione della voce. Un tour europeo dell'89 si traduce nell'album Five Voices (Intakt 015). Nel '91 poi Moss, quasi completamente da solo, con batteria, percussioni, chitarra, e suoni ed effetti vocali senza manipolazioni di alcun genere, realizza My Favorite Things (Intakt 022) in cui offre virtuosistiche, brillanti e spesso esilaranti rivisitazioni/reinvenzioni di brani di Prince, Ayler, Monk, Khaled, Bach, Miles Davis, e, naturalmente, di My Favorite Things.
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  • David Moss - Intakt (1)
    Il primo disco della Intakt - alle cui novità Jazz Anthology negli ultimi due anni ha dato ampio spazio - uscì trentacinque anni fa, nel 1986. Con due puntate dedicate agli album del percussionista/vocalist David Moss pubblicati dalla Intakt cominciamo una perlustrazione del catalogo "storico" dell'etichetta svizzera. Negli anni settanta secondo Down Beat fra i migliori batteristi sulla scena, già nel corso della sua collaborazione con Bill Dixon (1971-73) David Moss sviluppa però anche un forte interesse per l'espressione vocale. Negli anni ottanta come batterista/bandleader è tra i protagonisti dell'avantgarde newyorkese, ma si afferma anche nell'ambito della vocalità sperimentale. Alla fine del decennio Moss organizza il gruppo Direct Sound, che oltre a lui comprende altri quattro cantanti: Greetje Bijma, Shelley Hirsch, Anna Homler, Carles Santos: Direct Sound perché i cinque vocalist si esibiscono in solo, duo, trio senza accompagnamento strumentale e senza alcuna manipolazione delle voci, in una esaltazione della forza, della fisicità, della seduzione della voce. Un tour europeo dell'89 si traduce nell'album Five Voices (Intakt 015). Nel '91 poi Moss, quasi completamente da solo, con batteria, percussioni, chitarra, e suoni ed effetti vocali senza manipolazioni di alcun genere, realizza My Favorite Things (Intakt 022) in cui offre virtuosistiche, brillanti e spesso esilaranti rivisitazioni/reinvenzioni di brani di Prince, Ayler, Monk, Khaled, Bach, Miles Davis, e, naturalmente, di My Favorite Things.
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  • Black Top Presents: Some Good News; Evan Parker Quartet: All Knavery and Collusion
    Dalla Gran Bretagna e dall'anno prima della pandemia due novità che testimoniano della vitalità dell'ambito della free music. Riferimento a Londra per il jazz d'avanguardia e la musica improvvisata, il Café Oto ha anche una attività discografica, con l'etichetta Otoroku; in due cd di circa 50 minuti ciascuno Some Good News documenta una serata al Café Oto del luglio 2019 con l'intenso flusso senza soluzione di continuità dell'improvvisazione di Orphy Robinson, marimba ed elettronica, Pat Thomas, piano ed elettronica, William Parker, contrabbasso e altri strumenti, Hamid Drake, percussioni, e della vocalist Elaine Mitchener. La Cadillac è una etichetta con una storia gloriosa e ormai antica, che dopo la morte del leggendario John Jack che l'aveva fondata nel 1973 è stata presa in mano da Mike Gavin, che sta facendo un eccellente lavoro con ristampe del catalogo storico, inediti provenienti dall'archivio (si veda la puntata di Jazz Anthology dell'ottobre 2018 dedicata a The Last Night at the Old Place, di Mike Westbrook) e nuove incisioni; nel giugno 2019 Evan Parker ha tenuto con Alexander Hawkins al piano, John Edwards al contrabbasso e Paul Lytton alla batteria uno dei suoi appuntamenti mensili al Vortex, altro club londinese di riferimento, e il giorno dopo con questo eccellente quartetto - con cui è al sax tenore - ha inciso questo album, che poi, ormai in tempi di pandemia, ha preso come titolo All Knavery and Collusion, ispirato dal Diario dell'anno della peste di Defoe.
    1 hr
  • Black Top Presents: Some Good News; Evan Parker Quartet: All Knavery and Collusion
    Dalla Gran Bretagna e dall'anno prima della pandemia due novità che testimoniano della vitalità dell'ambito della free music. Riferimento a Londra per il jazz d'avanguardia e la musica improvvisata, il Café Oto ha anche una attività discografica, con l'etichetta Otoroku; in due cd di circa 50 minuti ciascuno Some Good News documenta una serata al Café Oto del luglio 2019 con l'intenso flusso senza soluzione di continuità dell'improvvisazione di Orphy Robinson, marimba ed elettronica, Pat Thomas, piano ed elettronica, William Parker, contrabbasso e altri strumenti, Hamid Drake, percussioni, e della vocalist Elaine Mitchener. La Cadillac è una etichetta con una storia gloriosa e ormai antica, che dopo la morte del leggendario John Jack che l'aveva fondata nel 1973 è stata presa in mano da Mike Gavin, che sta facendo un eccellente lavoro con ristampe del catalogo storico, inediti provenienti dall'archivio (si veda la puntata di Jazz Anthology dell'ottobre 2018 dedicata a The Last Night at the Old Place, di Mike Westbrook) e nuove incisioni; nel giugno 2019 Evan Parker ha tenuto con Alexander Hawkins al piano, John Edwards al contrabbasso e Paul Lytton alla batteria uno dei suoi appuntamenti mensili al Vortex, altro club londinese di riferimento, e il giorno dopo con questo eccellente quartetto - con cui è al sax tenore - ha inciso questo album, che poi, ormai in tempi di pandemia, ha preso come titolo All Knavery and Collusion, ispirato dal Diario dell'anno della peste di Defoe.
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  • Black Top Presents: Some Good News; Evan Parker Quartet: All Knavery and Collusion
    Dalla Gran Bretagna e dall'anno prima della pandemia due novità che testimoniano della vitalità dell'ambito della free music. Riferimento a Londra per il jazz d'avanguardia e la musica improvvisata, il Café Oto ha anche una attività discografica, con l'etichetta Otoroku; in due cd di circa 50 minuti ciascuno Some Good News documenta una serata al Café Oto del luglio 2019 con l'intenso flusso senza soluzione di continuità dell'improvvisazione di Orphy Robinson, marimba ed elettronica, Pat Thomas, piano ed elettronica, William Parker, contrabbasso e altri strumenti, Hamid Drake, percussioni, e della vocalist Elaine Mitchener. La Cadillac è una etichetta con una storia gloriosa e ormai antica, che dopo la morte del leggendario John Jack che l'aveva fondata nel 1973 è stata presa in mano da Mike Gavin, che sta facendo un eccellente lavoro con ristampe del catalogo storico, inediti provenienti dall'archivio (si veda la puntata di Jazz Anthology dell'ottobre 2018 dedicata a The Last Night at the Old Place, di Mike Westbrook) e nuove incisioni; nel giugno 2019 Evan Parker ha tenuto con Alexander Hawkins al piano, John Edwards al contrabbasso e Paul Lytton alla batteria uno dei suoi appuntamenti mensili al Vortex, altro club londinese di riferimento, e il giorno dopo con questo eccellente quartetto - con cui è al sax tenore - ha inciso questo album, che poi, ormai in tempi di pandemia, ha preso come titolo All Knavery and Collusion, ispirato dal Diario dell'anno della peste di Defoe.
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