Succede così, a volte: la giornata è piena di cose belle, persone giuste, momenti che “dovrebbero” lasciarti carico. E invece arriviamo a sera e siamo svuotati.
Non stanchi — svuotati.
Ma dov’è che sbagliamo? Dov’è il glitch?
Più spesso di quanto immaginiamo, sta in quei piccoli momenti in cui abbiamo detto sì… quando volevamo dire no.
Quante volte ci incasiniamo cercando “le parole giuste” per farci capire?
Evitiamo il conflitto, negoziamo coi nostri stessi bisogni?
Magari con un amico che ci scarica addosso i suoi problemi, ma poi non ha tempo per ascoltare i nostri. Un familiare che invade, ma “non lo fa apposta”.
E allora via di strategia mentale: “Devo dirglielo meglio, devo spiegarmi, devo gestirla con più calma”.
Ma se siamo onesti, lo sappiamo: non serve un dialogo perfetto. Serve un confine chiaro.
Solo che metterlo è scomodo. Richiede disagio sociale. Esporsi.
E quindi evitiamo. Giustifichiamo. Rimandiamo.
Nel frattempo perdiamo pezzi di noi.
Ci passiamo la vita a fare da sportello, filtro, contenitore, regolatore, facilitatore…
ma intanto chi regola noi?
Nella newsletter di oggi smontiamo un po’ questa trappola.