Ciao matti.
Ultimamente faccio fatica. Mi sento addosso una sorta di distaccamento dalla realtà e mi chiedo se sono l'unico a vedere quello che sta succedendo o se siamo rimasti in pochi.
Avete presente la "Dead Internet Theory"? Quella roba che fino a ieri era relegata ai complottisti col cappello di stagnola? Ecco, oggi è un dato statistico: per la prima volta, il traffico dei bot ha superato quello umano. Il 51% di ciò che si muove online è automatizzato.
Mi guardo intorno sui social e vedo persone (vere?) che parlano con contenuti generati dall'AI senza nemmeno rendersene conto. Macchine che mettono like a contenuti prodotti da altre macchine. Un'allucinazione collettiva in cui noi umani siamo finiti nel mezzo, a cercare di capire chi è reale.
Nella newsletter di oggi vado a fondo su questo, ma non con i soliti discorsi banali tipo "l'AI distruggerà il mondo". Quella roba non la reggo più.
Voglio parlarvi di come questa "era post-social" ci stia in realtà spingendo verso un paradosso incredibile: il ritorno a un comportamento anni '80. Un ritorno alla sopravvivenza biologica, alla chimica relazionale e all'uso dell'AI non come sostituto, ma come esoscheletro.
La vera rivoluzione non è saper scrivere un prompt migliore, ma capire cosa faremo di tutto il tempo che l'AI ci farà risparmiare quando smetteremo di vivere dentro uno schermo che sta diventando un teatro pieno di manichini.