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In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. La Russia continua a rafforzare la sua orbita nei paesi post-sovietici e centroasiatici, ed è il primo Stato a riconoscere ufficialmente il governo talebano in Afghanistan. Una mossa che dimostra forza o debolezza per Mosca?
2. Le elezioni legislative etiopi avrebbero dovuto rappresentare una dimostrazione di stabilità. In realtà hanno fotografato un Paese ancora profondamente diviso. Se ad Addis Abeba il voto si è svolto senza particolari tensioni, nelle regioni del Tigray, dell’Amhara e dell’Oromia decine di seggi non hanno nemmeno aperto a causa delle violenze. E i risultati finali erano purtroppo scontati.
3. Nel cuore dell’Europa orientale esistono ferite che la storia non ha mai davvero rimarginato. Tra queste pagine più dolorose c’è la tragedia della Volinia, una serie di massacri negli anni '40 che vede ancora in disaccordo le ricostruzioni delle diverse parti, ucraina e polacca. E il tema è tornato d'attualità dopo che Zelensky ha conferito un'onorificenza dal nome piuttosto controverso.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. Alle prossime elezioni presidenziali in Colombia il presidente Gustavo Petro tenta di mantenere il controllo sul paese tramite il suo beniamino, Ivan Cepeda. Ma sono soprattutto gli altri candidati a rendere la corsa decisamente frizzante
2. Dal 6 maggio centinaia di manifestanti boliviani tra comunità indigene, minatori, contadini e sindacati stanno marciando verso la capitale contro il presidente Rodrigo Paz. Ufficialmente le richieste riguardano salari più alti e la fine della crisi del carburante. Ma dietro la protesta si muove anche un obiettivo politico più profondo: la caduta del governo.
3. Cuba sta vivendo una delle fasi più difficili dalla fine della Guerra Fredda. L’Avana oggi appare come una città uscita da un conflitto mai combattuto: edifici al collasso, blackout interminabili e infrastrutture sempre più vicine al cedimento. E su questo quadro già drammatico pesa anche la stretta americana.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. Il tanto atteso incontro tra Xi Jinping e Donald Trump è successo, ma i due avevano obiettivi ben diversi per questo bilaterale. E oltre alle cortesie diplomatiche, dovremo rimanere a guardare per scoprire chi ha ottenuto quello che voleva, e chi invece è rimasto a bocca asciutta.
2. Le ultime elezioni locali in Regno Unito sono state un terremoto, con una vittima principale, il primo ministro Keir Starmer, e un chiaro vincitore, Nigel Farage. Ma le sfaccettature sono molteplici e solo una cosa si può dire per certa: la politica in UK è cambiata for good.
3. Il Giorno della Vittoria è un momento fondamentale per la macchina del consenso di Vladimir Putin, ma quest'anno la guerra in Ucraina ha intaccato le belle presentazioni, ed è segnale di un logoramento continuo.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. Nel sud del mondo la Russia fa fatica a mantenere le proprie amicizie vive, esausta dallo sforzo bellico e dalla impossibile competizione economica con un paese ben più allettante ai più: la Cina.
2. Gli Emirati Arabi sono usciti dall'OPEC, il cartello dei principali Paesi produttori di petrolio nato per coordinare la produzione e influenzare i prezzi globali del greggio. Una scelta che, a seconda di a chi lo chiedete, è una bella, o una brutta, notizia.
3. In Russia piove il petrolio. In un certo senso. Perché il risultato di recenti bombardamenti ucraini con l'obiettivo di danneggiare il rifornimento energetico russo ha provocato un disastro ambientale sottovalutato dalla Russia stessa.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. In Isreale si prova a detronare Nethanyahu, o almeno questo è l'obiettivo di due ex primi ministri: Yair Lapid e Naftali Bennett, che si sono alleati alle prossime elezioni per porre fine al "governo del 7 Ottobre".
2. Dopo più di 20 anni si è votato in Palestina. Centiniaia di municipalità in Cisgiordania (e una a Gaza) hanno votato per le elezioni amministrative. Ma il risultatato, seppure simbolico, è affiancato a un forte pessimismo per il futuro della regione.
3. In Mali è tornato il caos. Nuovi scontri gruppi affiliati ad Al-Qaeda e il Fronte di Liberazione dell’Azawad, espressione della minoranza tuareg, sono arrivati a minacciare la capitale Bamako e hanno portato all’uccisione del ministro della Difesa. E all'origine di questa evoluzione potrebbe esserci il disimpegno russo nel paese.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. Mentre l'attenzione dei media internazionali si è spostata sulla guerra in Iran, in Venezuela alcune cose hanno iniziato a cambiare. Ma i cambiamenti per i Venezuelani riguardano poco le loro libertà e tanto ciò che le istituzioni internazionali pretendono dal nuovo governo del paese.
2. Ha fatto appena in tempo l'Ungheria a liberarsi di un leader euroscettico e russofilo che la Bulgaria ne ha (forse) eletto un altro, dato che ci sono state le elezioni parlamentari il 19 Aprile e il vincitore è stato Rumen Radev. E Bruxelles osserva preoccupata.
3. Il direttore dell'FBI Kash Patel è sotto i riflettori in seguito all'uscita di un articolo del The Atlantic, dove il fedelissimo di Trump viene descritto come paranoico e alcolista in seguito ai racconti di decine di fonti interne. In tutta risposta, Patel ha denunciato il giornale per centinaia di migliaia di dollari.
In questa puntata molto elettorale della Minestra degli Esteri:
1. In Perù le elezioni sono cosa caotica, e quest'anno in particolare. Non solo perché i candidati sono molti, circa una trentina, non solo perché il paese viene da una storia travagliata di autoritarismo, ma anche perché in questa tornata elettorale ci sono state complicazioni tecniche che hanno reso il processo perfino più travagliato del solito.
2. Un'elezione dove il risultato non poteva essere più chiaro (e straordinario), in Ungheria Péter Magyar sconfigge Viktor Orbàn, il presidente incontrastato che ha trasformato nell'ultimo decennio il paese in una spina nel fianco dell'Unione Europea. Ma basterà la vittoria schiacciante di Magyar per smantellare il sistema illiberale ungherese?
3. Infine in Benin, le elezioni sono andate...sorprendentemente in maniera ordinata. Già, perché nonostante il paese africano è tra i più poveri al mondo e risiede in un continente dove la democrazia è spesso in pericolo, pare che il processo democratico tenga, anche se le ambiguità del sistema restano.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è durato molto poco e volano opinionismi negli USA e in Medio Oriente sul destino del conflitto. Ma i negozioati sono ancora un embrione, e lo stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso al transito.
2. Un leader taiwanese...in Cina? Assolutamente sì, e in realtà non è così strano quando si scopre di chi si parla. Cheng Li-wun è la presidente del KMT, partito nazionalista e che ha sempre guardato con scetticismo all'indipendenza dell'isola dalla CIna. E di questo viaggio Xi Jinping pare molto contento.
3. La Somalia ha effettuato un raid nell'ultima settimana contro il gruppo jihadista al-Shabaab, ma il paese africano fatica a tenere coeso governo centrale e stati federali, uno dei quali in particolare ha visto aprirsi una crisi che ha pesato non poco sulla sopravvivenza dello stato somalo.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. Partiamo da dei dovuti aggiornamenti sulla guerra in Iran. Mentre pare che Trump non sappia come uscire dal conflitto che lui stesso ha iniziato, la coalizione isrealiana-americana continua a decimare i vertici del regime iraniano e, nel frattempo, a destabilizzare la regione.
2. C'è sempre più vociferare di una possibile riunificazione tra Romania e Moldavia. Già, parliamo di una RI-unificazione, perché la storia dei due paesi è stata condivisa per molto tempo e che nello scorso secolo ha portato alla creazione di due stati. Ma forse il progetto della Grande Romania è ora alle porte.
3. Il settore delle intelligenze artificiali ha un problema di etica, e lo possiamo osservare anche nei rapporti tra le aziende e le istituzioni americane. Mentre Anthropic cerca di darsi una reputazione più morale rispetto ai propri competitor, viene punita dalle istituzioni americane, ben poco interessate a questo genere di scrupoli. E nel frattempo OpenAi ne approfitta.
In questa puntata della Minestra degli Esteri:
1. All'ayatollah Khamenei ha succeduto...l'ayatollah Khamenei. Il figlio della guida suprema iraniana, uccisa dai bombardamenti americani e isrealiani, è il nuovo leader dell'Iran. Ma la suo nomina, frutto soprattutto della sua influenza sulle guardie della rivoluzione, non è accolta con unanime entusiasmo.
2. Perché da quando è iniziata la guerra in Iran gli Europei parlano così tanto di Cipro? La risposta non è semplice, e parte da un drone che ha colpito una base britannica sull'isola, ma si sviluppa in un dibattito più ampio sulla presenza di truppe occidentali a Cipro nei decenni.
3. Può sembrare una cosa che può interessare solo a chi se ne intende di giornali, ma in realtà la vendita del giornale conservatore britannico The Telegraph ha molto da raccontare su come i giornali ancora hanno influenza sulla società, e di come questo in particolare ne ha avuta sul Regno Unito. Eppure, ironicamente, il giornale che più si era battuto per la Brexit si troverà ora a far parte di un gruppo mediatico che la Brexit l'ha combattatuta fino alla fine.
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