Lectio Continua

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Lectio Continua episodes

  • 09. L’incontro che ti cambia
    Quello tra Gesù e la Samaritana è probabilmente uno degli incontri più “scandalosi” che il Cristo abbia mai avuto durante il Suo ministero terreno. Se sei nuovo nell’ambiente chiesa, o forse vai in chiesa saltuariamente, lasciami dire che è possibile che la tua visione del cristianesimo sia un insieme di regole che uno deve seguire per poter forse, magari chissà… guadagnarsi il favore di questo invisibile e inarrivabile Dio, che, se veramente esiste, è sicuramente voltato perennemente altrove, perché non vede, o se le vede, rimane impassibile, alle atrocità che accadono quaggiù. Ora, se è questo ciò che pensi del Dio della Bibbia, questo “scandaloso” incontro dovrebbe aiutarti a rivedere profondamente la tua idea su Dio, perché quello che abbiamo dinnanzi è Gesù il Cristo, l’eterno Iddio incarnato, venuto in questo disastrato mondo per liberarci dal nostro peccato che è la base dei nostri problemi quaggiù, e per sradicarele menzogne che noi crediamo o che ci hanno fatto credere su di Lui, al fine di riportare la verità di Dio agli uomini e, con essa, riportare l’uomo a Dio.
    Approcceremo questo testo seguendo la trasformazione che la samaritana sperimenta quando le tenebre della sua vita distrutta dal peccato sono impattate dalla luce e dall’amore di Cristo. La samaritana è infatti dapprima
    1.    Pienamente conosciuta da Cristo
    2.    Pienamente amata da Cristo, ed infine
    3.    Pienamente cambiata da Cristo
    Questo è quello che succede quando qualcuno è pienamente conosciuto e pienamente amato da Gesù. Il risultato inevitabile è che, quel qualcuno, è pienamente cambiato da Gesù Cristo!
    44 min
  • 08. Che ne farai tu di Gesù il Cristo?
    Nei primi 3 capitoli del Quarto Vangelo assistiamo ad una serie di eventi attraverso i quali emerge una chiara contrapposizione tra la nuova era messianica che Gesù è venuto ad inaugurare e il superamento della vecchia era, rivelando la superiorità della nuova sulla vecchia (nuovo vino in Cana, superamento del tempio di Gerusalemme, nuova nascita … ).
    E nel bel mezzo di questa contrapposizione tra il vecchio destinato a passare e il nuovo destinato a prenderne il posto, non solo abbiamo visto una crescente rivelazione di Gesù quale il Messia tanto atteso, ma abbiamo anche assistito ad una crescente opposizione e ostilità dei più nei confronti del Signore. Abbiamo visto infatti la gelosia dei Giudei preoccupati per gli insegnamenti promulgati dall’ex falegname, il quale con la sua luce di verità e autorità minaccia le loro tenebre e corruzione. Ma il testo odierno ci parla di un’altra opposizione che sta crescendo proprio quando Gesù lascia Gerusalemme e si sposta con i Suoi nella campagna della Giudea per battezzare (v. 22). I discepoli del Battista vengono presi dall'invidia quando vedono che il ministero di Gesù il falegname comincia ad esser più popolare di quello del loro Rabbi. Essi, infatti vanno da Giovanni lamentandosi: “«Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, (e ci sta rovinando gli affari), infatti ora tutti vanno da lui, (e tra un po' noi rimarremo da soli)»” (v. 26).
    Il peccato d’invidia mosso dal desiderio di mettersi in mostra o di arrivare a impossessarsi di qualcosa che un altro possiede è un’attitudine che tutti noi sperimentiamo. Per nostra natura noi tutti tendiamo ad innalzarci anziché umiliarci. Infatti, proprio tale attitudine di auto esaltazione è la base di tutti i peccati. Il Serpente antico riuscì a confezionare e a far centro con la sua prima tentazione promettendo ai nostri progenitori, “mangiate e sarete come Dio, (mangiate e avrete ciò che Dio ha)” (Gen. 3:5). Purtroppo, però, il peccato ci ha fatto diventare tutti come Satana, radicando in noi il costante desiderio di esser al centro di tutto e di ricercare la nostra gloria personale al di sopra di tutto.
    Ma, la risposta del Battista ai suoi discepoli (vv. 27-30) e le affermazioni su Cristo fatte dall’evangelista e che leggiamo dal v 31 al 36 sono oltremodo istruttive per tutti noi che, al pari dei discepoli di Giovanni, non siamo esenti dal peccato di invidia e gelosia. Nel testo odierno vediamo infatti
    1.    La testimonianza del Battista (vv. 27-30)
    2.    La testimonianza di Cristo (vv. 31-32, 34-35)
    3.    La tua testimonianza (vv. 33, 36)
    39 min
  • 07. La risposta del peccatore all’amore di Dio
    Molti evasori che hanno commesso illeciti di vario tipo sperano che prima o poi arrivi un bel condono affinché la loro posizione di illeceità nei confronti dello Stato sia risolta. E se il condono venisse emanato, non sarebbe un gran bel paradosso se l’evasore lo ignorasse? Eppure, i versi odierni ci parlano di un allucinante paradosso dalle nefaste conseguenze eterne! Come abbiamo visto domenica scorsa analizzando insieme i versi 16 e 17, Dio, mosso dal Suo incomprensibile amore per l’umanità peccatrice ha offerto il Suo perdono gratuito ed eterno al peccatore la cui morte spirituale è stata causata dal veleno del peccato e della ribellione a Dio. Come Dio è stato misericordioso con gli Israeliti che perivano nel deserto morsi dai serpenti velenosi, così Egli si è rivelato misericordioso verso i peccatori ribelli e immeritevoli: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (3:16).
    Dio ha offerto gratuitamente a questa umanità avvelenata dal morso del serpente antico il Suo perdono o ‘condono totale’ in Cristo. Al peccatore non è stato chiesto di fare un bel niente, se non di riporre la propria fede in Cristo. Come scrive Giovanni, l’Unigenito Figlio di Dio è venuto nel mondo (si è intabernacolato tra noi) non per giudicare il mondo (3:17) ma per essere l’unica via di salvezza, l’unica verità incarnata e l’unica vita eterna offerta al mondo. Cristo è stato l’unico condono spirituale mandato per sostituirsi al posto nostro e per pagare al Padre una volta e per sempre, mediante la Sua ubbidienza perfetta, personale e perpetua, il prezzo della cancellazione del nostro altrimenti incancellabile debito verso Dio.
    Giovanni spiega che Gesù è venuto per essere innalzato sulla croce come il serpente di rame di Mosè, per essere l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo e a cui il mondo deve guardare. Ma cosa è accaduto? È accaduto l’allucinante paradosso: l’umanità peccatrice ha intenzionalmente e colpevolmente rifiutato di guardare a Lui, e così facendo ha rigettato i termini di pace offertigli da Dio in Cristo!
    La domanda a cui tu devi poter rispondere oggi è: "come hai risposto tu all'amore di Dio per te"? Hai risposto con l’incredulità o con la fede in Cristo?” Questi sono i due punti del sermone odierno:
    1. L’incredulità mortifera: il rigetto dell’amore di Dio
    2. La fede salvifica: la ricezione dell’amore di Dio
    41 min
  • 06. L’amore di Dio per l’umanità peccatrice
    La tragedia che ne consegue dal nostro peccato non è solo il debito eterno verso Dio e l’eterna ira di Dio accumulata contro di noi, ma, tragedia su tragedia, la nostra natura di peccato con cui nasciamo e che ci condanna, ci rende ciechi al nostro stesso peccato, alla nostra colpa e soprattutto, all’amore di Dio!
    Senza dubbio, meritiamo tutti l'ira eterna di Dio. Ma, grazie a Dio, la santa e giusta ira di Dio non è la fine della storia. Dio è anche amore.
    Dio, dunque, nel Suo incomprensibile amore per un mondo che lo ha rigettato, compie la Sua salvezza sovrana salvando peccatori, liberandoli dall'ira di Dio a venire. In nessun altro testo biblico questa missione salvifica di Gesù Cristo mossa dall’amore di Dio per i peccatori è riassunta meglio che nelle parole di Giovanni 3:16, che Lutero ha definito “la Bibbia in miniatura” perché contiene il cuore del messaggio d’amore di Dio per il peccatore. Giovanni infatti scrive, “[in questo modo, dunque], Dio ha dimostrato di amare tanto il mondo [cioè la non amabile umanità corrotta: al punto], che ha dato il suo unigenito Figlio [cioè lo ha fatto innalzare sulla croce al posto nostro], affinché chiunque crede in lui [cioè guarda a Lui con fede, come gli israeliti guardarono al serpente di bronzo innalzato da Mosè] non perisca [cioè non beva l’ira di Dio e non si privi della comunione con Dio perdendo le benedizioni divine sia in quest’epoca che in quella a venire], ma abbia vita eterna [cioè conosca Dio e sia in comunione intima con Lui].
    La nostra espiazione e salvezza operata da Cristo, dalla A alla Z è interamente radicata nell'amore di Dio per il peccatore ribelle. In questo sermone ci concentriamo sull’amore di Dio per il peccatore, nello specifico vedremo:
    1. L’intensità dell’amore di Dio
    2. L’estensione dell’amore di Dio
    3. Lo scopo dell’amore di Dio
    39 min
  • 05. Nascere dall’alto
    Gli ultimi 3 versi del capitolo 2 di Giovanni fungono da transizione tra il resoconto dei primi 2 segni operati da Gesù e i successivi capitoli di questo Vangelo in cui l’evangelista racconta l'incontro di Gesù dapprima con Nicodemo (Gv 3:1-15), poi con la Samaritana (Gv 4:1-26), l’ufficiale del re (Gv 4:43-53) e l'uomo alla piscina di Bethesda (Gv 5:1-15). È scritto che Gesù operò molti altri segni/miracoli dopo la purificazione del tempio avvenuta durante la Pasqua. Addirittura, Giovanni ci tiene a precisare che “molti credettero nel suo nome vedendo i segni che egli faceva. Ma Gesù, (essendo il Dio che scruta e conosce i cuori) (Rom 8:27 e Atti 15:8) non si fidava di loro … poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo.” Questi tali, erano gli stessi che seguirono il Signore finché “il Suo parlare non divenne duro,” cioè non mise a nudo la loro incredulità, spingendoli ad abbandonarLo strada facendo.
    Vedete, così come un condannato rimane pur sempre un condannato finché la condanna pende sulla sua testa, indipendentemente che egli sia in carcere o meno, allo stesso modo la natura del non credente spiritualmente morto agli occhi di Dio non cambia se egli crede nei miracoli oppure crede in questa o quella religione, o financo nella figura di Gesù quale un rispettabile uomo religioso. Quel che cambia la condizione di un non credente dall’esser morto nei suoi falli e peccati all’esser vivo, libero e perdonato è soltanto la sperimentazione della cosiddetta “nuova nascita” spirituale operata in lui dall’alto.
    È infatti sulla realtà della salvezza che Gesù ammaestra Nicodemo in quella che è forse diventata una tra le conversazioni più famose di tutta la Bibbia, non tanto per l’importante esposizione dottrinale della nostra salvezza eterna che il dialogo presenta, quanto piuttosto per un'affermazione che viene fatta da Giovanni circa tale conversazione, mi riferisco al famoso v.16 (“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”), che è il verso più memorizzato ma al tempo stesso forse più frainteso dell’intera Scrittura, perché non compreso nel suo contesto e soprattutto in accordo agli insegnamenti che Gesù rivela a Nicodemo nei versi che lo precedono, ossia
    1. La necessità della nascita dall’alto
    2. L’agente/artefice della nascita dall’alto
    3. Il fondamento della nascita dall’alto
    41 min
  • 04. Cristo Gesù il vero tempio provveduto da Dio
    Il Signore Gesù non è venuto per operare una mera purificazione esteriore e una riabilitazione del Tempio di Gerusalemme fatto di pietra e malta, sgomberandolo da bancarelle e venditori ambulanti. Bensì dobbiamo capire che Cristo, il Dio intabernacolato nella Sua creazione caduta (1:14) per esser il Suo Redentore, subito dopo aver performato il Suo primo segno in Cana, mutando l’acqua in vino e identificandosi come il Messia venuto per introdurci nella benedizione dell'era messianica, con questo secondo segno anticipato in Gerusalemme, ci mostra un altro aspetto del Suo ministero messianico, ossia che il Gesù di Nazareth è il Messia giunto per portare a termine il vecchio ordine religioso rappresentato dall’acqua dei rituali di purificazione cerimoniale delle nozze di Cana e anche dal tempio di Erode dei rituali degli animali sacrificali, al fine di inaugurare il nuovo ordine spirituale, in cui gli uomini avrebbero adorato in spirito e verità, rappresentato dal vino nuovo messo da Lui in otri nuovi, ossia dallo Spirito di Cristo stesso versato nella vita dei salvati (Is. 25:6-9) e dall’Agnello sacrificato e poi risorto per esser egli stesso il nuovo tempio. Come infatti leggiamo in Ap 21:22, “nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio.”
    Dunque, con l’aiuto dello Spirito del Signore che ci abita, oggi vogliamo esplorare insieme le verità che emergono da questo testo, ossia
    1.    Lo zelo di Cristo contro la corruzione nel tempio 2.    L’autorità di Cristo per la purificazione del tempio 3.    Il corpo di Cristo quale realizzazione terrena del vero tempio
    39 min
  • 03. Cristo Gesù è venuto per portarci gioia traboccante
    In chiusura del primo capitolo del Vangelo di Giovanni, Gesù promette ai Suoi discepoli che essi “avrebbero visto cose … più grandi…” circa la persona e l’opera del loro nuovo maestro. Essi avrebbero visto “gli angeli salire e scendere su di Lui” (1:51), ossia avrebbero visto cielo e terra, Dio e il peccatore, riavvicinati assieme dal Messia. Dunque, è giunto finalmente per i discepoli il momento di assistere al primo segno (o miracolo) del ministero pubblico di Gesù, quando il Signore, invitato alle nozze di Cana, trasforma l'acqua in vino. Come vedremo, questo Suo primo segno, realizzato in un contesto di festa nuziale, guarda direttamente alla grande festa nuziale messianica che deve ancora venire.
    Andando a vedere i dettagli che Giovanni ha incluso in questi versi e connettendo questo testo con le profezie dell’Antico Testamento, vedremo che, con questo primo segno della trasformazione dell’acqua in vino, Gesù sta dichiarando che l’età messianica predetta in tutto l'Antico Testamento è ormai cominciata.
    Tale miracolo legittima e autentica l’inizio del ministero terreno di Cristo e al tempo stesso ci invita a guardare a:
    1. La nostra condizione di vergognosa mancanza in cui versiamo senza Cristo (vv.1-5), contrapposta a
    2. La nostra condizione di gioiosa abbondanza che invece abbiamo in Cristo (vv.6-10), nonché a
    3. La nostra condizione di gloriosa completezza che avremo alla venuta di Cristo (vv. 11-12).
    48 min
  • 02. La testimonianza del Battista
    Nel Prologo, Giovanni ci ha anche menzionato che il Battista “venne come testimone per rendere testimonianza alla luce” (1:7). Nei versi trattati dal sermone odierno, l'evangelista riprende la figura del Battista quale precursore del Messia, presentandoci:
    1. La testimonianza che il Battista dà di sé stesso (vv. 19-28)
    2. La testimonianza che il Battista dà del Cristo (vv. 29-36)
    3. Il risultato della sua duplice testimonianza (vv. 37-51)
    Con la duplice testimonianza del Battista, l’evangelista Giovanni vuol dimostrare al suo lettore che Dio, da una parte sta portando a compimento la vecchia dispensazione (o epoca) veterotestamentaria caratterizzata da tipi e ombre puntanti a Cristo (rituali, sacrifici, tabernacolo…), mentre dall’altra, con il riconoscimento o investitura pubblica di Gesù di Nazareth quale il Messia tanto atteso (le parole del Battista “ecco l’agnello di Dio,” fanno eco alle parole di Dio stesso “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto” Mt 3:17), Dio sta finalmente inaugurando la dispensazione del Nuovo Patto con la formazione del nuovo popolo di Dio, (Giudei più Gentili), ossia la chiesa neotestamentaria.
    42 min
  • 01. La Parola fattasi carne
    Sant’Agostino disse che “Il Vangelo di Giovanni è al tempo stesso abbastanza profondo da permettere a un elefante di nuotarci dentro e abbastanza basso da non far annegare un bambino.” Il Quarto Vangelo può istruire un bambino e tuttavia, per le sue profondità, può al tempo stesso sfidare il più erudito dei teologi. Ed è allo studio di questo vangelo che, con l’aiuto dello Spirito Santo, ci dedicheremo nei prossimi mesi.
    Il Prologo del Vangelo di Giovanni riassume fondamentalmente l’intero libro, rivelandoci sin dal principio come la 'Parola' che è sempre stata con Dio, ad un certo punto è entrata nella sfera del tempo, della storia, della tangibilità, testimoniando che il Figlio di Dio è stato mandato nel mondo per diventare il Gesù storico, affinché la gloria, la grazia e la misericordia del Dio creatore/redentore fossero manifestate nella Sua prima creazione decaduta, e per inaugurare l’arrivo della Nuova Creazione che soppianterà questa presente.
    Guardando dunque alla mappa/Prologo di Giovanni possiamo vedere come esso ci indirizza a contemplare dapprima che
    1.    La Parola è l’Agente della prima creazione (vv. 1-4)
    2.    La Parola è rigettata dalla ribellione della prima creazione (vv. 5-13)
    3.    La Parola si è incarnata per esser il principio della nuova creazione (vv. 14-18).
    40 min
  • 04. Il Secondo Avvento: La consolazione dei credenti
    La realtà che la Bibbia ci pone dinnanzi è che da quando siamo nati è come se fossimo inconsciamente saliti su un treno, il cosiddetto “treno-tempo” il quale, secondo dopo secondo, tappa dopo tappa, ci sta conducendo sempre più vicino verso un evento e una destinazione ben precisa. Se la nostra nascita è la posizione iniziale di questo nostro percorso terreno, quale sarà la nostra destinazione finale? Molti magari penseranno: “la morte!” In realtà, no! La morte non è la fine, ma è solo una fermata intermedia da cui passerà il nostro “treno-tempo,” e in quella fermata noi lasceremo temporaneamente un “bagaglio molto importante,” il nostro corpo, ma la nostra anima continuerà ad esser condotta alla destinazione ben precisa, verso cui tutti noi, credenti e non credenti, stiamo andando, la quale destinazione finale è proprio l’ultimo atto dell’esaltazione di Cristo, la Sua Seconda Venuta.
    Si, l’umanità intera viaggia su questa sorta di “treno-tempo comune” che inesorabilmente, secondo dopo secondo, ci sta portando all’ultimo atto che sarà girato sul palcoscenico di questa diroccato di questa epoca malvagia e di questa creazione decaduta: tale atto è appunto il (1) ritorno del Re dei re esaltato in gloria che torna per (2) risuscitare, incontrare nell’aria, e (3) giudicare tutti gli uomini in quel terribile atto finale che dai profeti è stato chiamato come il “grande e temibile Giorno del Signore.” Ecco dove tutti noi ci stiamo dirigendo e convergendo.
    Negli ultimi sermoni abbiamo considerato quanto importanti siano per noi la risurrezione, l’ascensione e la sessione di Cristo. Quest’oggi chiuderemo questa miniserie sull’esaltazione del nostro Signore trattando il
    1. Il Secondo Avvento di Cristo
    2. La risurrezione generale dei morti
    3. Il Giudizio universale delle nazioni
    4. Alcune implicazioni pratiche
    44 min

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