Lectio Continua

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Lectio Continua episodes

  • 04. Il privilegio dei figli di Dio
    Quando un credente cade per via del peccato ancora presente in lui, non dovrebbe mai scoraggiarsi e darsi per vinto, o pensare, adesso il Padre celeste mi ama di meno. Come Giovanni ci insegna in questi versi, seppur quella del credente contro il proprio peccato sia una battaglia terrena reale, essa è però una battaglia temporanea, e soprattutto già vinta da Cristo. Ed il Padre ci ha scelto come figli in vista della persona di Cristo e per i meriti di Cristo, non per i nostri.
    Mentre camminiamo e cadiamo nei nostri peccati, Giovanni ci invita a non distogliere lo sguardo dalla nostra certa meta celeste e dall’incondizionato amore di Dio per noi. Perché seppur quaggiù tu continui a cadere e cadrai nel tuo peccato (e Dio solo sa quante volte cadrai!), non devi però mai dimenticare che prima o poi, in virtù della giustificazione, adozione, santificazione e glorificazione operata da Dio Padre in te, grazie all’opera e alla persona di Cristo, il tuo ritorno alla casa del Padre sarà certo e l’amore incondizionato del Padre ti sarà sempre garantito non per ciò che fai per Dio ma in virtù di quel che Cristo ha fatto per te!
    Soffermeremo su questi versi, esploreremo insieme quattro incoraggianti aspetti del privilegio di esser figli di Dio, ossia:
    1. Il dimorare in Cristo
    2. Il confidare nella venuta di Cristo
    3. Il gioire nell’adozione ricevuta in Cristo
    4. La certa speranza di diventare come Cristo
    32 min
  • 17. Chiamati a lavorare come servi di Cristo
    Paolo dedica l’ultima porzione del capitolo quinto e la prima del sesto per presentare tre specifiche relazioni in cui praticare la reciproca sottomissione (5:21), relazioni che sono come tre grandi vetrine attraverso le quali, durante il nostro vivere quotidiano siamo chiamati a mostrare al mondo la bellezza dell’opera giornaliera del vangelo e della grazia di Cristo in noi. Abbiamo già visto la vetrina matrimoniale – ossia come dovrebbe essere la relazione tra mogli e mariti (5:22-33); la vetrina familiare – che parla della biblica relazione tra figli e genitori – (6:1-4), e quest’oggi vediamo l’ultima vetrina, quella della vocazione lavorativa mediante la relazione tra schiavi e padroni, o tra lavoratori e datori di lavoro (6:5-9).
    Ovviamente, se guardiamo le nostre “vetrine” alla luce degli imperativi di Paolo senza passare per la costante opera santificatrice della grazia in noi, beh, come intitola un famoso film, allora “non ci resta che piangere.” Con tutta onestà, possiamo infatti affermare che nessuna moglie cristiana si è mai sottomessa al proprio marito come Paolo comanda. Così come nessun marito ha mai amato sua moglie come Cristo ha amato la chiesa. E i figli non si sottomettono facilmente ai genitori come dovrebbero, né tantomeno gli schiavi (o i lavoratori) ubbidiscono come dovrebbero ai loro padroni (o datori di lavoro) terreni.
    Tuttavia, dalle parole di Paolo comprendiamo quanto sia seria l’attitudine che dobbiamo avere mentre pratichiamo la sottomissione cristiana, e dimostriamo che ci stiamo rivestendo del nuovo uomo non solo nelle nostre relazioni matrimoniali o familiari ma anche mentre svolgiamo le nostre vocazioni personali. Perciò, come membri della nuova creazione inaugurata da Cristo, come possiamo essere imitatori di Cristo anche sui nostri posti di lavoro, mentre andiamo a scuola, mentre serviamo a casa, nei nostri uffici, o semplicemente mentre viviamo come cittadini sottoposti all’autorità dello Stato 7 giorni su 7? Paolo affronta tale questione nel testo odierno, mostrandoci:
    1.    La vocazione lavorativa di chi è servo del peccato
    2.    La vocazione lavorativa di chi è servo di Cristo
    3.    La vocazione di Gesù Cristo, il Servo di Dio
    34 min
  • 03. Cristo Gesù l’Avvocato dei redenti
    Anche se dopo la salvezza ricevuta la corruzione rimane in noi il vangelo ci assicura che la nostra colpa è stata per sempre cancellata da noi, infatti “non c’è più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo” (Rm 8:1) scrive Paolo, perchè Cristo ha guadagnato una volta e per sempre la nostra completa assoluzione dalla colpa e dalla condanna ereditate in Adamo, e come ci risponde il Catechismo di Heidelberg, sulla domanda 56 del 21° GdS, su “Che cosa crediamo circa la “remissione dei peccati”? Noi siamo ben fiduciosi possiamo affermare “Che Dio, in virtù della soddisfazione di Cristo, non ricorderà più i [nostri] peccati né la natura peccaminosa contro la quale [dobbiamo] combattere tutta la [nostra] vita, perché [ci] elargisce per grazia la giustizia di Cristo affinché non [siamo] mai più condannati.”
    Nella storia redentiva esiste una triplice imputazione: il peccato di Adamo su tutti; Il peccato di molti su Cristo; La giustizia di Cristo su molti.
    Gli eletti, dunque ‘i molti,’ hanno ricevuto la istantanea giustificazione con una dichiarazione divina alla croce, dove Cristo si è vestito del nostro peccato per rivestire noi peccatori della Sua giustizia! E tali siamo costantemente davanti a Dio, come diceva Lutero, “simul iustus et peccator” (al tempo stesso giusti e peccatori) cioè quando Dio guarda a te fratello e sorella, non vede la lista dei tuoi peccati e la tua colpa, ma vede la giustizia di Cristo che ci riveste anche se sotto la veste candida ovviamente noi rimaniamo ancora dei giustificati che peccano!
    La nostra salvezza sarà completa soltanto alla seconda venuta di Cristo come è scritto in 1 Cor. 15, quando anche i nostri corpi saranno risuscitati e glorificati e anche la morte che regna in questo nostro corpo di corruzione sarà definitivamente sconfitta, e li… li non potremo più peccare!
    Questo testo ci parla di tre incoraggianti verità:
    1. Il credente cade, ma non cammina nel peccato (v. 1a)
    2. Cristo è l’unica certezza della vittoria sul peccare (v. 1b)
    3. Cristo è l’unico sacrificio per il perdono di tutti i peccati (v. 2)
    39 min
  • 16. Il lavoro più difficile al mondo: educare i figli
    Come leggiamo in Romani 1, il peccato non ha soltanto corrotto le più basilari relazioni nella società, ma ha anche deturpato i rapporti familiari, portando i figli a ribellarsi contro i propri genitori (v. 30) e i genitori a non esser più in grado di educare amorevolmente i propri figli. Ma, la bellezza del Vangelo e la grazia di Dio ci sono stati dati per riportare l’ordine nel disordine. Infatti, quando la grazia divina opera mediante lo Spirito attraverso la Parola, non solo salva e prepara i peccatori per l'eternità, ma agisce anche sul loro cuore per preparargli in questa vita terrena a ricoprire al meglio i ruoli che Dio ha delegato loro.
    Mentre nel capitolo 5 Paolo ha descritto in che modo il rapporto tra marito e moglie dovrebbe riflettere il rapporto tra Gesù Cristo e la chiesa, nel capitolo 6, ci mostra come deve esser riflessa la nostra nuova identità in Cristo nel rapporto figli-genitori, essendo quest’ultimo espressione terrena del rapporto tra Dio Padre e Dio Figlio. Per la grazia di Dio in Cristo siamo passati dall’esser figli della disubbidienza a figli di Dio, e sempre per grazia di Dio siamo chiamati ad allevare i nostri figli “nel Signore” e per il Signore sull’esempio di Dio Padre che cura il Suo Popolo.
    Dunque, oggi, in tre punti, vediamo come i padri sono chiamati a discepolare i figli del Patto, soffermandoci su:
    1.    I requisiti del padre
    2.    Il mandato dato al padre
    3.    I mezzi usati dal padre per educare i figli del Patto
    40 min
  • 15. L’ubbidienza evangelica dei figli
    Paolo vede la famiglia cristiana come la “vetrina di un negozio” per il vangelo. Le famiglie dei credenti sono la vetrina che molti non credenti scrutano e valutano, prima ancora di pensare di aprire una Bibbia o entrare in una chiesa cristiana. Perciò, Paolo, dopo aver parlato alla coppia, al marito e alla moglie (5:22-33), parla ora ai figli della coppia (6:1-3).
    Nella Scrittura, i ‘figli’ in senso largo sono tutti coloro che discendono da qualcun altro (figli naturali, figli adottivi, nipoti) mentre i ‘genitori’ in senso largo sono tutti coloro da cui altri sono stati generati (genitori naturali e adottivi, suoceri, nonni). Dunque, sia che sei nato da poco, o che hai raggiuto i tuoi 100, sei e sarai per sempre ‘figlio’ chiamato ad ubbidire, e ad essere una lettera vivente che onora i genitori, perché, come ci dice Paolo:
    1. L’ubbidienza è cosa giusta (v.1)
    2. L’ubbidienza è cosa comandata (v.2)
    3. L’ubbidienza è cosa adempiuta (v.3)
    40 min
  • 02. Dio la nostra forte rocca
    In tempi di difficoltà, la chiesa del Signore è tornata più volte al Salmo 46 per trovare conforto nelle sue eterne verità. Si dice che Martin Lutero durante i periodi bui e pericolosi della Riforma in cui era terribilmente scoraggiato e depresso, (non solo per la lotta contro le eresie e l’inquisizione romana, ma anche per gli spaventi e le morti portate dalla peste bubbonica del 1527), Lutero soleva rivolgersi al suo amico e collega Filippo Melantone dicendo: "Vieni, Filippo, cantiamo il quarantaseiesimo Salmo." Lutero fu così segnato da questo salmo al punto da scrivere il famoso inno "Forte Rocca è il Nostro Dio."
    Ed oggi, il Salmo 46 è ancora il nostro conforto a cui correre in un tempo difficile come il nostro. Cosa ci riserverà questo 2022? Dovremo ancora quest’anno vivere tempi d’incertezza per la pandemia e piangere a lungo i nostri morti? Peggiorerà ancora la crisi economica? E le agitazioni sociali, si placheranno o diverranno sempre più violente? Per non parlare delle calamità naturali a cui assistiamo e andremo incontro a detta degli studiosi.
    Questo Salmo invita tutti noi a riporre la nostra fiducia in Dio soltanto. Esso passa dal considerare il collasso cosmico (vv. 1–3) ai tumulti sociopolitici (vv. 4–7), per poi indirizzare il credente a trovare riposo nell'intervento divino (vv. 8–11).
    34 min
  • 01. Il Natale: dono per molti, ma non per tutti
    Ogni dicembre, milioni di persone nel mondo addobbano i loro balconi o le loro case con i loro alberi di Natale, presepi, le loro luci … e molti di questi, purtroppo, lo fanno per tradizione. Festeggiano il “compleanno” di un perfetto sconosciuto, perché se vai a vedere il loro Gesù bambino è assai diverso del Cristo delle Scritture. Si scambiano auguri, strette di mano, sorrisi. In buona coscienza fanno anche opere di beneficenza, regalano doni … ma senza riflettere su ciò che il vero Dono che ha generato questa festa significa, cioè la luce di Dio che irrompe nelle nostre tenebre; la giustizia di Dio che cancella il nostro peccato, donandoci la vita eterna di Dio che spazza via la nostra condanna a morte eterna in virtù del nostro peccato. La nuda e cruda realtà che ignoriamo o vogliamo ignorare è che, alla fine dei nostri giorni terreni, scopriremo che il Natale è stato il dono di Dio ricevuto da molti, ma non da tutti quelli che l’han festeggiato.
    I versi odierni ci attestano che Dio ha fatto un Dono al mondo, un Dono che forse ha disatteso i desideri di tanti. C’è chi avrebbe voluto che questo Dio invisibile avesse donato cibo per tutti, per eliminare la fame dal mando. Qualcun altro avrebbe desiderato la pace e l’eliminazione di tutte le guerre. Altri, ricchezze e l’eliminazione della povertà. Dio invece ha dato Suo Figlio, l’agnello senza peccato venuto “per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Mc 10:45) rendendo giusti davanti a [Dio] un gran numero di uomini [e donne], perché si è addossato i loro peccati” (Isa 53:11). Dunque, in 3 punti oggi vedremo come Isaia ci parla di ciò che Dio ha promesso e compiuto per il Suo popolo, ossia:
    1.    La liberazione dalle tenebre (8:23 e 9:3)
    2.    La concessione della luce (9:1 e 9:4)
    3.    Il dono del Figlio (9:2 e 9:5-6)
    40 min
  • 14. La bellezza dell’amorevole guida
    Esser ricolmi di Spirito o saturi della Parola (v.18) è la condizione indispensabile affinché un credente possa praticare il comando della reciproca sottomissione nelle varie relazioni sociali di cui Paolo parla nel cap 5 e 6, tra mariti e mogli, tra genitori e figli, e tra schiavi o lavoratori e padroni: “…siate ricolmi di Spirito,” affinché vi possiate… 21 sottomettere gli uni agli altri nel timore di Cristo.”
    Al v. 22 Paolo comincia con l’applicare il principio della reciproca sottomissione nell’istituzione divina del matrimonio, essendo la coppia il nucleo più elementare non solo della famiglia, ma anche della chiesa, e della società. Non è certo una regola matematica, ma è risaputo che un sano matrimonio solitamente genera una sana famiglia. Tanti sani matrimoni generano famiglie sane che contribuiscono a loro volta ad avere chiese più stabili e forti.
    Paolo, dunque, ci dice che per mantenere unito e sano un matrimonio, nonostante il matrimonio stesso è l’unione tra due peccatori, esso per non deragliare sotto il peso del peccato deve viaggiare su due specifici binari: sottomissione e amorevole autorità.
    A colpo d’occhio si vede subito che Paolo scrive ai mariti il triplo dei versi rispetto alle mogli. Infatti, per ben tre volte l’apostolo comanda ai mariti di amare le loro mogli (vv. 25, 28, 33). Dunque, oggi vedremo il comando rivolto ai mariti di:
    1.    Amare la moglie come Cristo ama la chiesa
    2.    Amare la moglie come se stessi
    3.    Implicazioni dell’amorevole sottomissione e guida nel matrimonio
    39 min
  • 13. La bellezza della sottomissione biblica
    È probabile che tu abbia già sentito le tristi e sconfortanti statistiche su scala mondiale che affermano che 1 matrimonio su 2 finisce con il divorzio. Recenti studi hanno anche dimostrato che la percentuale più attendibile di divorzi tra i credenti, pur non essendo così alta come quella tra i non credenti (50%) si aggira però intorno al 33% (1 credente su 3 divorzia), una percentuale questa che risulta comunque dolorosamente troppo alta!
    Non dobbiamo pensare che sia più facile tenere in vita un matrimonio cristiano rispetto a quello non cristiano. Anzi, le battaglie che arrivano dall’esterno e dall’interno, per certi versi, sono anche maggiori trai credenti. La domanda oggi è, quale è la salute del tuo matrimonio? O, per chi vorrebbe, ma non è ancora sposato, su quali basi pensi di fondare il tuo matrimonio?
    Il matrimonio come istituzione divina tra uomo e donna è il nucleo vitale di ogni famiglia e chiesa. Ma, affinché il matrimonio sia ciò che Dio ha stabilito che debba essere, ossia una prefigurazione terrena dell’unione celeste tra Cristo e la chiesa, ci sono due “binari” fondamentali su cui esso deve viaggiare. Paolo dal v. 22 definisce il contributo biblico delle mogli prima, per passare dal v.25 in poi a trattare il contributo biblico che marito deve dare.
    Oggetto di questo sermone sarà soltanto il primo di questi due binari matrimoniali, pertinente al ruolo della moglie, ossia:
    1.    Il come deve esser esercitata la sottomissione
    2.    Il perché deve esser esercitata la sottomissione
    47 min
  • 12. Bada a come cammini
    Se un genitore rivolgendosi al proprio figlio dicesse, “mi raccomando, bada bene a come cammini!” probabilmente non penseresti che gli sta chiedendo di prestare attenzione al suo modo di deambulare, ma… capiresti subito che il genitore sta usando un comune modo di dire per esortare il figlio a comportarsi degnamente nella sua vita quotidiana.
    In tutta l’epistola Paolo usa il modo di dire Ebraico del “camminare degnamente” per esortare i credenti a comportarsi da figli di Dio. Il nostro cammino o comportamento cristiano, egli scrive, non deve più esser in accordo al nostro vecchio uomo, né tantomeno secondo come il mondo cammina (4:17). Invece deve esser degno della chiamata di Dio, camminando “nell’amore” e come “figli di luce” (4:1 e 5:1, 8).
    E tu, come consideri e curi il tuo camminare?
    Soffermandoci gli imperativi di questi versi odierni, vediamo come Paolo esorta gli Efesini e tutti noi a:
    1.    Camminare sapientemente (vv. 15-16)
    2.    Camminare intelligentemente (v. 17)
    3.    Camminare spiritualmente (vv. 18-21)
    45 min

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