Lectio Continua

Lectio Continua

Download on the App Store

Lectio Continua episodes

  • 03. La sessione: La triplice soluzione divina alla triplice miseria umana
    Quest’oggi ci soffermiamo invece sul terzo evento dell’esaltazione di Cristo, ossia sulla Sua sessione, o sul Suo essersi seduto in gloria “alla destra della Maestà nei luoghi altissimi,” cioè alla destra di Dio Padre.
    Il Cristo asceso che si siede alla destra del Padre non significa soltanto il ritorno dell’eterno Figlio di Dio laddove Egli era prima di incarnarsi, cioè nella gloria celeste, ma sedere alla destra di Dio Padre che è Spirito, significa che il Dio-uomo ora asceso ha ricevuto pubblicamente l’onore e l’autorità del Suo inaugurato Regno eterno e dal momento che Egli si è “seduto,” sta regnando tanto sui cieli quanto sulla terra.
    La sessione di Cristo non è un sedersi passivamente e stare a guardare mentre questo mondo si auto distrugge, ma il Suo sedersi è un evento che ci parla invece di un’attività costante e continuativa del ministerio celeste di Cristo. Mentre noi viviamo, Egli è nella Sua posizione di onore, controllo, dominio e gloria assoluta, intento a svolgere il Suo triplice ufficio di Mediatore eterno, continuando a risolvere il problema della
    1. Triplice miseria umana
    2. Triplice soluzione divina:
    a. Cristo nostro grande Profeta
    b. Cristo nostro onnipotente Re
    c. Cristo nostro sommo Sacerdote
    40 min
  • 02. L’ascensione: il Dio-uomo che ci attende in gloria
    Nel corso dei secoli, purtroppo, l’attenzione della chiesa è andata via via focalizzandosi maggiormente verso la commemorazione della nascita (Natale), la morte (Venerdì Santo) e la risurrezione (Pasqua) di Cristo, trascurando il significato dell'ascensione. Oggigiorno si tende ad assumere erroneamente che l'ascensione di Cristo in gloria sia semplicemente una sorta di “Una volta che Gesù ha finito sulla terra, se né tornato da dove è venuto.” Di conseguenza, se non diamo il giusto peso teologico all’ascensione di Cristo, manchiamo di cogliere le sue importanti implicazioni pastorali. L’ascensione è un evento chiave da mettere ben a fuoco nel quadro più completo dell’opera redentiva di Cristo, avente una profonda importanza per la vita terrena ed eterna dei credenti.
    L’ascensione è si la meta finale del ministero terreno di Gesù Cristo, ma essa è anche l’inizio del Suo perpetuo ministero celeste. L’ascensione è come una cerniera che collega l’opera terrena con l’opera celeste di Cristo.
    Dunque, facendo eco alla gloria della risurrezione, in questo sermone vediamo la gloria dell’ascensione di Cristo soffermandoci su tre aspetti in particolare:
    1. L’entrata nel Santuario Celeste
    2. L’inaugurazione del Nuovo Patto
    3. La costituzione del Nuovo Popolo
    44 min
  • 01. La risurrezione: dove la vergona della croce muta in gloria eterna
    Se la croce rappresenta il culmine della sofferenza terrena di Cristo, quest’oggi vedremo invece come la risurrezione di Cristo è il culmine della Sua e della nostra gloria sia terrena che eterna. Infatti, vedremo come, proprio grazie alla risurrezione, la vergona della croce viene mutata in gloria, e laddove sembrava che la morte stesse trionfando sulla croce, inequivocabilmente, la risurrezione e la tomba vuota ci pongono dinnanzi il glorioso trionfo della vita!
    In questo sermone mediteremo sulla gloria della risurrezione analizzando:
    1.    La divina opera della risurrezione (vv. 1-4)
    2.    La divina rivelazione della risurrezione (vv. 5-6) 3.    La divina gloria condivisa nella risurrezione (vv. 7-8)
    Se confidi in Colui che ti è offerto nel vangelo così come delineato in 1 Corinzi 15:3-4, “che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture,” allora la Sua venuta sarà per te l'evento più gioioso che hai mai sperimentato, perché nella tua unione con Cristo sarai pubblicamente riconosciuto giusto e figlio di Dio.
    Ma se non stai confidando in Gesù Cristo così come Egli è ti offerto nel Vangelo, allora la Sua venuta sarà per te la cosa più terribile che potrai mai immaginare e sperimentare, perché sarai sottoposto al giudizio di Dio e berrai interamente il calice della Sua furente ira. Assicurati dunque adesso che Cristo non verrà per il tuo giudizio e la tua eterna vergogna ma per condividere con te la Sua eterna gloria. Come puoi essere sicuro di questo? Confidando nel Cristo Gesù così come ti è offerto nel vangelo. Credi in Lui, credi in ciò che la Bibbia dice di Lui. Confidando in Lui, riponendo tutta la speranza del tuo passato, presente e futuro nelle Sue mani e dicendo: “Signore, io credo che sei risorto dai morti e sei risorto anche per me!”
    46 min
  • 03. La croce: dove l’infinita malignità del peccato incontra la santa giustizia divina
    Quel che accade sulla croce è sia il centro che l’apice della rivelazione divina. E tutte le generazioni e il creato stesso, volenti o nolenti devono prima o poi scontrarsi con essa. La croce è l’ignominioso altare di morte scelto da Cristo per offrire il Suo sacrificio perfetto, per riportare in vita noi peccatori morti nei nostri falli e peccati. Sulla croce Cristo realizza la riconciliazione tra Dio e l’uomo e tra Giudeo e Gentile (Ef 2:14). Ed è attraverso quel corpo insanguinato appeso alla rozza croce romana che noi entriamo nel ‘Luogo Santissimo’ (Eb. 10:19) per fissare direttamente con i nostri occhi peccaminosi, impuri e indegni il trono della misericordia divina.
    Con l’aiuto del Re della sofferenza nonché nostro Re di gloria, in questo sermone vediamo insieme:
    1. Il grido d’abbandono del Signore (vv. 33-36)
    2. Il grido di vittoria del Signore (vv. 37-38)
    3. La confessione di fede del Centurione (v. 39)
    42 min
  • 06. Amore per i perduti (2)
    Quella che è ricordata da tutti come ‘la parabola del figlio prodigo,’ è la terza storia trascritta da Luca nel capitolo 15 del suo vangelo. Essa completa la trilogia delle parabole della grazia, le quali seppur con sfumature diverse, puntano tutte alla stessa verità centrale e cioè all’amore di Dio per i perduti e alla conseguente gioia che Egli prova quando un sol peccatore si ravvede.
    La verità rivelata da questa parabola è tanto importante per noi oggi, quanto lo è stata per l’uditorio originale del Signore. Che lo vogliamo accettare o meno, tutti noi dobbiamo misurarci con la drammatica verità che, alla fine, ognuno di noi può ricadere in una soltanto delle due categorie qui rappresentate dai due figli: il ribelle peccatore penitente rappresentato dal giovane figlio da una parte, e dall’altra, l’orgoglioso peccatore, nella fattispecie il fratello maggiore, che invece rimane in uno stato di ribellione contro il padre. L’appartenere ad una categoria piuttosto che all’altra ha risvolti eterni totalmente diversi.
    Analizzeremo questa parabola considerando:
    1.    La conversione del figlio perduto
    2.    L’attesa del padre compassionevole
    3.    L’ostinatezza del fratello adirato
    41 min
  • 05. Amore per i perduti (1)
    Il capitolo 15 del Vangelo di Luca è uno dei capitoli più conosciuti e amati di tutta la Bibbia contenenti tre parabole, quella sulla pecora perduta, quella sulla dramma perduta e l’ultima sul figlio perduto (o come meglio conosciuta, sul figlio prodigo), che fanno emergere la gioia di Dio quando il peccatore perduto “viene ritrovato” (espressione usata nelle parabole) cioè è salvato dalla grazia salvifica in Cristo. Non a caso, questo capitolo è stato chiamato “il vangelo nel vangelo,” poiché esso contiene l'essenza stessa distillata della buona notizia che Gesù Cristo è venuto a portare nella disperazione di questo mondo.
    Anche se oggi ci concentreremo sulle prime due parabole, ciascuna delle tre presenti nel cap. 15, seppur con proprie sfumature distintive, punta verso la stessa verità centrale: che Dio ama i peccatori e li va a cercare per salvarli, ed ovviamente lo fa attraverso il Suo Spirito e la Sua vivente Parola predicata ai peccatori dalla Sua chiesa.
    Tali parabole puntano sia all’amorevole costanza del Dio incarnatosi in Cristo Gesù per chiamare a salvezza le anime dei Suoi eletti perduti, ma, al contempo stesso, esse incoraggiano la chiesa ad avere un pressante peso per i perduti, per gli eletti non ancora salvati, per quelle pecore smarrite che non sono ancora state portate nella sicurezza dell’ovile del loro sommo Pastore.
    Attraverso le parabole della pecora e della dramma smarrita vedremo dunque:
    1. Lo scandaloso amore di Cristo (vv. 1-2)
    2. Il persistente amore di Cristo (vv. 3-5, 8)
    3. Il gioioso amore di Cristo (vv. 6-7, 9-10)
    36 min
  • 21. Resisti pregando (4)
    Perché mai subito dopo aver esortato la chiesa a vestire costantemente la completa armatura di Dio per resistere e stare in piedi nel proprio giorno malvagio, Paolo, esorta i credenti di Efeso a pregare “in ogni tempo, per mezzo dello Spirito” (v.18)? Quale è la connessione che dobbiamo leggere tra l’armatura di Dio e la nostra preghiera?
    Alcuni hanno suggerito che la preghiera in sé pe se sia il settimo e culminante elemento dell’armatura divina. Probabilmente non è così. Se ricordate, ognuno dei sei elementi dell’armatura rappresenta sia il carattere di Dio che la finita e salvifica opera che Cristo stesso ha compiuto per noi. La connessione sta nel fatto che la preghiera deve invece essere quella perseverante attitudine che in battaglia testimonia circa la nostra costantedipendenza dal Dio che ci ha fornito l’armatura affinché in Lui stiamo saldi.
    La preghiera, è quel mezzo ordinario della grazia, o se vogliamo, quel telefono, o quella linea di comunicazione che Dio ci ha concesso per ricevere mediante il Suo Spirito e la Sua Parola ogni istruzione/direzione per muoverci non nella nostra, ma nella Sua volontà, mentre giornalmente battagliamo nella nostra trincea, sia come chiesa che come singoli credenti, combattendo con efficacia e non allo sbaraglio la nostra doppia battaglia contro Satana e contro la nostra natura di peccato.
    Nella preghiera noi non facciamo altro che stracciare la nostra agenda personale, rinunciando alla nostra fallace volontà per ricevere invece l’agenda di Dio e la sua perfetta volontà. Per questo negli ultimi versi di questa epistola, Paolo esorta gli Efesini e tutti noi a perseverare nella preghiera al fine di resistere e compiere quel che in risposta al vangelo ci vien chiesto di compiere, mostrandoci:
    1.    Quando pregare
    2.    Come pregare
    3.    Per chi pregare, per poi salutare la chiesa con
    4.    La benedizione di Cristo sul suo popolo
    40 min
  • 20. Resisti appropriandoti della fede, la salvezza e della Parola di Dio (3)
    “E se la guerra non si fermasse soltanto li in Ucraina, a circa 1000 km dai nostri confini? E se tutto ciò fosse l’inizio di un copione già visto 80 anni or sono, quando la Germania di Hitler non si fermò affatto con la presa della Polonia, ma fece assaggiare il sapore della distruzione e morte a tutta l’Europa?” Timori questi, che da giovedì scorso lecitamente possono rimbalzare nella nostra testa. È vero, abbiamo ragione ad esser preoccupati. Come anche di tener costantemente l’orecchio sulle ultime notizie delle testate giornalistiche.
    Ma c’è d’esser ancor più preoccupati per ben altro, per qualcosa che i giornali e le televisioni non ci diranno mai a riguardo della più cruda ed eterna realtà che noi tutti siamo già in guerra sin dalla nostra nascita. Una guerra, che invece Paolo ci invita a non ignorare perché, anche se di questa guerra noi non ne udiamo i boati delle sue bombe, né le urla delle sue sirene per scappare verso il più vicino rifugio sotterraneo, questa guerra che noi tutti tendiamo ad ignorare ha risvolti eterni perché attenta primariamente alle nostre anime. È spirituale, è costante, e la combattiamo come abbiamo già detto su due fronti, contro (1) noi stessi e la nostra natura peccato e (2) contro Satana che, facendo leva sulla nostra corruzione, cerca inesorabilmente di annientarci.
    Si, siamo in guerra! Siamo in una guerra totale e senza tregua, non combattuta contro carne e sangue, scrive Paolo agli Efesini, ma contro Satana e le sue orde infernali!
    Paolo esorta gli Efesini e tutti noi in questi due versi, a prende con noi anche
    1.    Lo scudo della fede
    2.    L’elmo della salvezza
    3.    La spada dello Spirito
    41 min
  • 19. Resisti rivestendoti della verità, della giustizia e dello zelo del vangelo di Dio (2)
    La nuda e cruda realtà che noi ignoriamo è che tutti noi siamo in guerra. Se tu sei un non credente, in virtù del tuo peccato e poiché hai ignorato l’offerta di pace di Dio all’umanità in Cristo, tu sei in guerra aperta contro il Dio della Bibbia, il tuo Creatore. Ma anche te che sei un credente e che vivi tra il D-Day (la crocifissione e risurrezione) e il V-Day (la seconda venuta del Cristo vincitore) sei coinvolto in una guerra giornaliera senza tregua. Oltre a combattere contro il tuo peccato e la corruzione della tua carne, sei chiamato a resistere giorno dopo giorno contro gli attacchi di Satana.
    Però, mentre te, oh non credente, che vivi senza Cristo, sei abbandonato al tuo destino certo, ossia alla tua morte eterna certa, e sei destinato a bere il calice dell’ira furente del Dio onnipotente, te che invece hai creduto e ricevuto Cristo, in virtù della Sua Persona e opera sei ormai in pace eterna con Dio. Tu credente, non solo puoi esser certo della tua vittoria finale in Cristo, ma puoi beneficiare anche del fatto che la medesima e gloriosa armatura spirituale che il Messia stesso, il divino Guerriero, ha indossato per combattere la battaglia che nessun peccatore avrebbe mai potuto combattere e vincere (Isa 59:16-17) contro Satana, contro il peccato e la morte, quella stessa poderosa armatura ti è stata provveduta ed è a tua disposizione affinché tu possa vivere i tuoi giorni terreni praticando le opere buone che Dio ha preparato per te (Ef 2:10, 6:13) e resistendo (Ef. 6:11) contro ogni dardo infuocato che il già vinto Satana può mai decidere di sferrare contro di te.
    Il puritano William Gurnall il quale scrisse più di 1400 pagine su questi 11 versi, affermò: “In cielo non appariremo in armatura, ma in vesti di gloria; ma quaggiù, ogni pezzo dell'armatura deve essere indossato notte e giorno; dobbiamo camminare, lavorare e dormire in essa, altrimenti non siamo veri soldati di Cristo. In questa armatura dobbiamo stare saldi senza mai abbassare la nostra vigilanza, perché il tempo del sonno del santo è il momento delle tentazioni di Satana!”
    Chiesa del Signore, per questo Paolo esorta gli Efesini e tutti noi a star saldi,
    1. Cingendoci della cintura della verità
    2. Rivestendoci della corazza della giustizia
    3. Indossando la prontezza del vangelo della pace
    45 min
  • 18. Resistere nel proprio giorno malvagio (1)
    Il 6 giugno del 1944, gli Alleati sbarcarono in Normandia e quel giorno, nel gergo militare, fu chiamato il ‘D-Day’ perché fu il ‘Giorno Decisivo’ in cui fu letteralmente cambiato il corso della Seconda Guerra Mondiale, assicurando agli Alleati la vittoria finale contro il Nazifascismo che, tuttavia, arrivò soltanto 11 mesi dopo. Infatti, dopo la caduta di Berlino e la resa incondizionata della Germania agli Alleati, l’8 maggio del 1945, fu invece chiamato il ‘V-Day,’ il ‘Giorno della Vittoria,’ appunto. Ora, tra il D-Day (6 giugno 1944) e il V-Day (8 maggio 1945), gli eserciti continuarono a scontrarsi brutalmente aggiungendo altre centinaia di migliaia di vittime sia tra i civili che tra i militari. Ciononostante, il D-Day rimase comunque il Giorno Decisivo. Questione di tempo, e la liberazione dal regime di morte e la vittoria finale sarebbero arrivate.
    Allo stesso modo, per noi che abbiamo creduto in Cristo, la croce e la risurrezione sono state il nostro D-Day in cui il Signore ha vinto la battaglia decisiva sul Diavolo, assicurando per noi la vittoria certa che però sarà consumata, o pubblicamente palesata, soltanto alla Sua seconda venuta, nel grande e tremendo Giorno del Signore, quando, come scrive l'apostolo Paolo in 1 Cor. 15:26, “l’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte.” Ciò significa che ora, io e te viviamo per così dire, tra il D-Day e il V-Day, tra la croce e la Sua seconda venuta. E sebbene la vittoria del credente sia certa in Gesù Cristo e il destino di Satana sia segnato, il credente vive ancora nella morsa di una vera battaglia spirituale contro veri nemici spirituali che, purtroppo, continuano a mietere vere vittime tra il popolo di Dio. Ecco perché Paolo conclude la sua epistola agli Efesini esortando la chiesa alla vigilanza. Perché, che ci piaccia o no, dal principio alla fine, dalla conversione alla morte (o al ritorno del Signore), la vita del credente è una vita di vera battaglia e di vera sofferenza.
    Nei versi dal 10 al 20 di Efesini 6, l'apostolo Paolo esorta il credente ad essere completamente attrezzato per vivere in mezzo alla tensione esistente tra il D-Day e il V-Day, tra la croce e la seconda venuta di Cristo. Se Dio vorrà, domenica prossima vedremo nello specifico il significato delle varie parti dell’armatura di Dio, ma oggi analizzeremo invece i primi 4 versi, dal 10 al 13, nei quali Paolo esorta i credenti di Efeso e tutti noi a:
    1. Discernere la natura spirituale della battaglia nella quale ci troviamo
    2. Appropriarci dei mezzi spirituali provvedutici da Cristo
    3. Adempiere alla chiamata di star saldi in Cristo
    39 min

About Lectio Continua

From the publisher's feed

Per chiamare i peccatori a ravvedimento comunicando loro il Cristo delle Scritture, equipaggiare le 'pietre viventi' predicando loro tutto il consiglio di Dio, edificare il corpo di Cristo,…