Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 21] Vangelo: Ef 4,1-7.11-13; Sal 18; Mt 9, 9-13.
    In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
    Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
    Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
    1 min
  • [Lun 21] Commento: Dal banco delle imposte alla sequela di Cristo
    Fra le tante curiosità che vorremmo soddisfare sulla persona di Cristo c'è anche quella di poter ascoltare la sua voce; ciò non tanto per sentirne l'accento, ma per poterne comprendere la profondità e il fascino che esercitava sugli ascoltatori. Oggi lo sentiamo ancora una volta scandire un comando a una persona che per il ruolo che svolgeva, molti evitavano e non suscitava sicuramente simpatia; poi l'immediata risposta: «Egli si alzò e lo seguì». Il banco delle imposte dove sedeva Matteo poteva essere anche considerato una comoda poltrona e un buon mestiere, che garantiva un reddito sicuro e un discreto prestigio oltre che incutere timore. Non è perciò facile distogliere dalla loro posizione persone così ben accomodate e apparentemente soddisfatte. Gesù lo fa con un imperativo categorico: «Seguimi». Evidentemente il Signore voleva sin dal primo impatto rivelare una grandissima verità al suo futuro apostolo ed evangelista: la forza divina della sua Parola, quella parola che Matteo riporterà fedelmente nel suo Vangelo e che risuona ancora, grazie a lui, in tutto il mondo. Voleva poi che egli in prima persona potesse godere di una predilezione sicuramente immeritata ed insperata affinché potesse raccontare al mondo che Gesù non è venuto per i sani che non hanno bisogno del medico, ma per i malati. Voleva fare di Matteo, convertito dai suoi meschini e forse anche illeciti guadagni, un cantore della misericordia divina; voleva che proprio un pubblicano intonasse quel canto, che tanti e tante hanno poi ripreso e cantato con identico fervore. Voleva infine far comprendere a tutti che i chiamati da Cristo non sono santi prefabbricati, ma anime che, avendolo incontrato e ascoltato la sua voce, hanno il coraggio di seguirlo da vicino dando con tutta la vita una risposta di gratitudine al bene ricevuto dalla divina misericordia. Vediamo perciò in Matteo un primo anello di una catena d'oro, che ha portato la voce viva di Cristo fino a noi, con l'immediatezza con cui egli stesso l'ha accolta e ne ha goduto. Egli ci invita ad accogliere le sollecitazioni divine che ancora giungono a noi per farci conoscere la verità e renderci capaci di viverla nella gioia.
    3 min
  • [Dom 20] Commento: La gratuità di Dio oltre le nostre logiche.
    Se ai tempi del Signore fossero esistite le moderne istituzioni che tutelano i diritti dei lavoratori, sicuramente avrebbero trovato un valido appiglio per contestare l’operato del padrone della vigna nei confronti degli operai chiamati a lavorarvi. I primi ad essere chiamati lavorano per tutto il giorno e giustamente affermano: «Abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Gli ultimi hanno lavorato solo per poche ore; il compenso, però, è uguale per tutti. Qui scopriamo, ancora una volta, che le nostre valutazioni non corrispondono a quelle di Dio: Egli ci ha avvertito: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie». Il motivo fondamentale della differenza di giudizio e di valutazione deriva dal fatto che Dio è infinito nelle sue perfezioni e noi, limitatissimi nelle nostre visioni. Dio sa coniugare perfettamente giustizia e amore, equità e benevolenza, giudizio e misericordia. Sicuramente Egli non commisura la ricompensa al reddito delle nostre azioni o al rendimento che ne abbiamo procurato. Egli vede piuttosto la nostra disponibilità ad accogliere le sue divine sollecitazioni, in qualsiasi momento esse arrivino, e ciò è per lui già motivo per darci la ricompensa tutta intera. Agli operai della prima ora, che protestano perché si ritengono vittime di una grave ed evidente ingiustizia, il padrone, rispondendo ad uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vàttene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Sì, rischiamo, con il pretesto di affermare il nostro umano e limitato concetto di giustizia, di contestare la bontà e la magnanimità di Dio. Rischiamo di essere invidiosi perché egli è buono. Accade qualcosa di simile quando il Padre, dopo aver accolto il figlio scapestrato, che ha dissipato malamente tutte le sue sostanze, lo accoglie a braccia aperte ed organizza per lui una grande festa, che però suscita l’indignazione del fratello maggiore. Anch’egli si ritiene, ingiustamente, vittima di una evidente discriminazione. Dio, nella sua infinita bontà, fa dei suoi beni quello che vuole e perciò può accadere che gli ultimi diventino i primi, se hanno risposto con piena disponibilità al suo invito. È importante, allora, farsi trovare pronti e disponibili in qualsiasi ora della nostra lunga giornata, perché egli, il Signore, passa e bussa alla porta del cuore di ogni uomo per rendere operosa e feconda la nostra vita.
    3 min
  • [Sab 19] Commento: Il seme è la parola di Dio.
    Oggi siamo invitati a meditare su una delle parabole più note dei Vangeli: quella del seminatore che esce a seminare. I discepoli esortano Gesù a fornire la spiegazione della parabola ed Egli riassume tutto in un’affermazione precisa. Scompare, nelle parole di Gesù, la figura del seminatore, che sembrava essere il centro della parabola stessa. L’attenzione è tutta rivolta al seme ed all’accoglienza della Parola. È una Parola missionaria perché cade dappertutto e per tutti. Il messaggio è universale, lo dice lo stesso Gesù quando parla con i suoi discepoli. A loro affida un compito che diventa missione su tutta la terra. Il seme può e deve poter germogliare se accolto nel terreno buono. È nostro compito rendere il cuore pronto all’accoglienza. Un insegnamento di Gesù rivolto ai suoi discepoli diventa esortazione per tutti noi, diventa necessità di sostenere un profondo esame di coscienza nel nostro metterci di fronte al Mistero di Gesù. E non dobbiamo disperare quando ci sembra che la Parola sia rimasta sepolta sotto il dolore personale, le difficoltà della vita o il disordine interiore. Può accadere che quel seme, rimasto nascosto nel profondo del cuore, trovi finalmente il suo tempo e, a primavera, sbocci e porti frutto.
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  • [Ven 18] Commento: Il gruppo di donne al seguito di Gesù.
    l gruppo dei discepoli di Cristo si infoltisce sempre di più. L’evangelista San Luca inserisce l’elenco che ci propone il brano evangelico d’oggi. Le donne, chiamate per nome, sono probabilmente persone che hanno avuto delle guarigioni da parte di Cristo; la loro presenza richiama quindi l’amore, la misericordia e la potenza di Nostro Signore. La presenza femminile in San Luca non è secondaria; le donne sono sempre presenti nei momenti più duri e difficili. Dimostrano una fede profonda e coraggiosa. Maria, la sorella di Marta, è pronta all’ascolto docile ed umile, con una disponibilità e una profonda sensibilità di cuore e di pensiero. Questo gruppo fornisce anche un aiuto materiale, che è prontamente rilevato da San Luca. Il possesso di beni non è un peccato in quanto tale: il loro uso invece può diventare cattivo o buono; in questo caso sono posti direttamente al servizio dell’altro e non come un mero accumulo o un uso sbagliato. Vengono usati, offerti, donati a Gesù e alla comunità degli apostoli, con bontà, con generosità, con affetto. È uno di quei metodi per cui i nostri nomi saranno scritti nel cielo… E quante donne anche oggi, con la loro generosità silenziosa e concreta, sostengono non solo le opere della Chiesa, ma le stesse chiese e i sacerdoti. A loro va la nostra gratitudine, perché spesso attraverso il loro amore, la loro disponibilità e il loro sacrificio la vita della comunità può continuare e il Vangelo può essere annunciato.
    2 min
  • [Gio 17] Commento: L'amore penitente.
    È bella e coinvolgente l’immagine che ci viene offerta dal Vangelo di oggi: una donna peccatrice è prostrata ai piedi di Gesù. Ha cosparso di prezioso unguento i piedi di Gesù e, come un’umile schiava, prostrata dinanzi al suo Signore, li copre di baci e li asciuga con i suoi lunghi capelli. Rivela quella donna peccatrice un amore davvero grande, è l’amore che ha sperimentato la gratuità del perdono, che gode di sentirsi interiormente rinnovata. Deve dire e ridire perciò al suo amato la propria gratitudine, sta cercando di ricambiare quanto ha ricevuto… Quei piedi che lei bacia ripetutamente si sono mossi verso di lei per farle gustare una gioia mai prima sperimentata. Ora è a mensa con Lui, è diventata commensale e familiare di Cristo; tocca e unge quel corpo che sarà martirizzato sulla croce perché il perdono, di cui lei beata già gode, diventi un dono per tutti. Come suonano stridenti le meschine considerazioni del fariseo, ancora legato al suo sterile legalismo. Chi non è capace di amore non sa comprendere chi esprime amore anche nel modo più candido. La grettezza crea i sepolcri dell’amore e ammanta di ipocrisia. Siamo capaci di condividere i sentimenti della peccatrice se anche noi, dopo una bella confessione, abbiamo sperimentato la gioia del perdono, il gaudio per una vita rinnovata e la nostra rinascita in Cristo. Che differenza tra il ritualismo tutto esteriore e sterile di Simone e la testimonianza accorata della donna che si sente amata e perdonata! Lei sperimenta finalmente la libertà di amare, la gioia di amare, la freschezza di sentire l’animo sgombro dal male. Il suo debito è stato completamente condonato e lei sa che «Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato». Si sente salvata e redenta completamente dal suo male, che per tanto tempo l’ha pervasa nell’anima e nel corpo, sente già quella pace profonda che tra breve lo stesso Gesù le annunzierà: «Ti sono perdonati i tuoi peccati» e «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». È una delle formule con cui il sacerdote confessore conclude il rito della confessione: ripete ad ogni pentito lo stesso augurio di salvezza e di pace.
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  • [Mer 16] Commento: I bambini che non vogliono giocare.
    Nel richiamare un antico proverbio ebraico Gesù ci propone la scena di un gruppo di bambini sordi a qualsiasi esortazione per iniziare un gioco. La pigrizia di questi fanciulli è paragonata alla sordità che il popolo d’Israele sta dimostrando nel rifiutare gli insegnamenti, prima di Giovanni il Battista e poi di Gesù stesso. Gesù smaschera, una volta per tutte, questo atteggiamento, rivelando la profonda ipocrisia in esso contenuta. Dietro a quest’atteggiamento passivo si nasconde, in realtà, una durezza di cuore, dura a qualsiasi esortazione. La sordità d’Israele potrebbe essere, in realtà, anche la nostra incapacità di riconoscere la vera salvezza. Il rifiuto al gioco diventa per noi il rifiuto di qualcosa di ben più grande. La perdita maggiore è la nostra, tutte le volte che non accettiamo questo invito che Gesù stesso ci propone. Il Signore continua a chiamarci, ma noi (e qualche volta per pigrizia, qualche volta per la nostra sordità interiore) possiamo sempre trovare una ragione per non ascoltare. Il rischio è quello di diventare sordi proprio quando la salvezza ci viene offerta.
    2 min
  • [Mar 15] Vangelo: Eb 5, 7-9; Sal 30; Gv 19, 25-27.
    In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
    Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
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  • [Mar 15] Commento: Madre ecco tuo figlio.
    Maria è presente in due episodi significativi del Vangelo di San Giovanni: all’inizio, quando esorta il figlio alla sua prima manifestazione divina pubblica, con il miracolo alle nozze di Cana, ed ora, dove il Figlio ha la sua massima manifestazione e glorificazione sotto la Croce. I significati teologici di questi episodi sono profondi; ci interessa però vedere cosa può dire ciò per il nostro oggi. Maria ci ha donato il suo Figlio nella mangiatoia di Betlemme ed ora Gesù ci dona, attraverso il discepolo Giovanni, una madre, Maria. Ella diventa, proprio nella scena della Croce, la madre di tutti i cristiani. Proprio lei, che non è fuggita nell’ora suprema della morte del Figlio, assume nel suo cuore il dolore profondo di una madre che perde il figlio; proprio lei ha ora una nuova maternità. È l’indicazione che alla Croce di Gesù noi possiamo portare i nostri dolori, le nostre sofferenze, perché il Signore le possa purificare e farle diventare strumento di salvezza per noi e per gli altri. È la speranza dei cristiani che si affidano a Maria nel momento massimo del dolore; è la speranza che guarda al di sopra e al di là delle vicende terrene, ma che si realizza su questa terra. Maria, infatti, trova una nuova casa presso l’apostolo San Giovanni; a lei è affidato un nuovo compito: l’assistenza spirituale e nella preghiera della prima comunità cristiana, che era ancora disorientata per la morte di Gesù e per tutti gli avvenimenti prodigiosi dei primi giorni. La realizzazione della promessa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, che darà nuove forze ed illuminazione spirituale ai primi cristiani, troverà la comunità raccolta in preghiera attorno alla figura di Maria. In Maria abbiamo l’esempio della carità che si manifesta nell’adempimento della volontà del Signore. All’annuncio gioioso dell’angelo della sua maternità divina, Maria risponde recandosi presso la sua parente Elisabetta per offrirle la sua assistenza materiale. Nel momento doloroso della Croce, Maria è d’aiuto alla prima comunità cristiana. Le gioie ed i dolori che la vita ci presenta sono esortazione per vivere la carità che ci indica il Signore.
    3 min
  • [Lun 14] Vangelo: Nm 21, 4-9; Sal 77; Fil 2, 6-11; Gv 3, 13-17.
    In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
    «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
    Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
    Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
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