Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 29] Commento: A te cantiamo , Signore, davanti ai tuoi angeli.
    A te cantiamo, Signore, davanti ai tuoi angeli. E noi, in questa festa dei santi Arcangeli vogliamo fare proprio quel che fanno le schiere angeliche, le schiere celesti. Vogliamo dare gloria a Lui, gloria a Dio. Nella liturgia gli angeli vengono chiamati cooperatori, cooperatori del disegno di salvezza, sono al servizio di Dio e del Figlio dell'uomo, di Cristo.
    Non sappiamo molto degli angeli, anche se la Bibbia spesso ci presenta questi amici di Dio. Daniele nella prima lettura parla degli angeli in forma misteriosa. Nella profezia sul Figlio d'uomo Daniele dice: "Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a Lui, mille migliaia lo servivano e dieci mila miriadi lo assistevano". Il profeta non nomina gli angeli, parla di fuoco, parla di miriadi, parla veramente con un linguaggio misterioso... Noi spesso rappresentiamo gli angeli come uomini, uomini dal viso dolce, soave... Nella Scrittura invece loro appaiono come esseri terribili, esseri che incutono timore, perché sono la manifestazione della Potenza di Dio, della Santità di Dio. Dobbiamo però notare una cosa importante, una cosa che spesso ci sfugge. Abbiamo parlato degli Angeli nella profezia di Daniele. Ma se la rileggiamo bene, ci accorgiamo che in quel brano, non sono gli Angeli gli esseri più importanti... Dopo la Epifania di Dio, la manifestazione di Dio vediamo "uno, simile ad un figlio d'uomo". Ed è proprio lui e non gli Angeli ad essere introdotto fino al trono di Dio. È a lui che il Vegliardo "da' il potere, la gloria e il regno", è "a lui che tutti i popoli serviranno". L cosa simile osserviamo anche nel brano evangelico di oggi... "Vedrete i cieli aperti e gli angeli di Dio salire a scendere sul Figlio d'uomo". Anche qui gli angeli sono al servizio del Figlio d'uomo, di Gesù Cristo. Vediamo allora come la liturgia purifica il nostro culto, il nostro servizio. La nostra lode, la nostra adorazione non è rivolta ai santi, nemmeno quando si tratta degli angeli o arcangeli. La nostra lode e il nostro culto va indirizzato solo a Dio e al Figlio di Dio. Gli angeli sono solo servitori suoi che Dio, nella sua immensa bontà, mette anche al nostro servizio.
    Che cos'è che ci insegna questa festa di oggi, che cos'è che impariamo oggi dai santi Arcangeli? San Michele ci insegna il "Chi se non Dio!"... Come far significare nella/colla nostra vita che solo Dio importa, che solo Lui è il Signore della nostra vita, a Lui solo vogliamo dar la nostra gloria. San Gabriele, il grande annunciatore della volontà di Dio, del progetto di Dio. Egli ci dice come riconoscere il progetto divino nella nostra vita, come accettarlo... San Raffaele, colui che guida, colui che accompagna, conduce il mondo, noi verso il Signore...
    Chiediamo al Signore perché ci faccia veramente comprendere la sua santità, maestà, potenza perché possiamo dargli gloria, reverenza in mezzo ai suoi Angeli.
    4 min
  • [Lun 28] Commento: Chi è il più grande?
    La competizione, l’emulazione, le spinte positive che spronano al bene e al sempre meglio, spesso degenerano in lotta e sfida serrata. È l’orgoglio dell’uomo, radice di ogni peccato, che fa desiderare i primi posti. La gerarchia la si stabilisce secondo criteri umani, per cui i primi sulla terra potrebbero essere gli ultimi nei cieli. Il Signore, infatti, esalta gli umili, rimanda i ricchi a mani vuote e disperde i superbi. Gli stessi apostoli e discepoli di Gesù non sono esenti dalla tentazione della mania di grandezza. Giacomo e Giovanni si fanno raccomandare dalla loro madre per sedere, uno a destra e uno a sinistra, nell’ipotetico regno che avrebbe dovuto essere fondato dal grande Maestro. Non erano ancora in grado di comprendere che la richiesta era rivolta al Verbo incarnato, di cui poi san Paolo dirà, in un memorabile inno: “Egli, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”. Per convincersi di ciò bisogna accogliere e assimilare nello spirito l’innocenza e la semplicità dei bambini. Bisogna essere capaci di recuperare e praticare le virtù della povertà e dell’umiltà della Vergine Madre, che canta: “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Sempre la virtù dell’umiltà apre poi alle più ampie e giuste dimensioni della fede: la forza di Dio non la si può racchiudere negli angusti spazi del nostro freddo calcolo umano: chi agisce in buona fede e con rettitudine di coscienza non abuserà mai del nome di Cristo. Proviamo ad esercitarci oggi nell’umiltà.
    3 min
  • [Dom 27] Commento: Li riconoscerete dalle loro opere.
    Con Dio non ci è consentito di fingere. Con lui le mascherine non funzionano: egli scruta i cuori e tutto vede nella verità. «Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce», dice il Signore. Anche le più subdole forme di ipocrisia appaiono evidenti ai suoi occhi, in tutta la loro malizia. Gli scribi e i farisei, quasi tutti i capi religiosi del tempo, con arroganza si ritengono i depositari unici e incontestabili della verità. Ignorano però l’essenziale: il compiere e il praticare realmente la volontà di Dio. Le novità di Cristo risuonano perciò in loro come inquietanti eresie da combattere e lo stesso Signore appare come una persona scomoda, da eliminare. Il sommo sacerdote Caifa affermerà solennemente: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un sol uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». È in questo contesto che leggiamo la parabola odierna, pervasa di sottile ironia. Gesù conduce così i suoi nemici dichiarati a un’inattesa autocondanna. Prende lo spunto dal comportamento radicalmente opposto dei due figli, rappresentanti di altrettante categorie di persone. Essi ricevono dal padre lo stesso mandato: andare a lavorare nella vigna. Il primo dichiara verbalmente la propria disponibilità, ma poi non esegue quanto promesso. Il secondo, invece, dichiara inizialmente di non avere voglia di eseguire quell’ordine, ma poi, pentito, compie il comando ricevuto. Ed ecco la domanda coinvolgente del Signore: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». La santità vera non è mai un dato acquisito definitivamente. Non è un’etichetta che ciascuno può incollarsi addosso. Richiede lo sforzo quotidiano e la consapevolezza di essere sempre in cammino di conversione. È ricorrente, non solo ai tempi di Gesù, la tentazione di credere che la semplice appartenenza a determinate categorie privilegiate possa essere già una garanzia di santità. L’unico punto di riferimento per una giusta valutazione è la risposta che siamo chiamati a dare al Signore, se veramente siamo umili cercatori ed esecutori della sua santissima volontà. Può perciò accadere che i pubblici peccatori e persino le prostitute, quando prendono coscienza del loro disagio morale e si muovono verso una sincera conversione, possano precedere in cielo coloro che gratuitamente si ritengono giusti e santi.
    3 min
  • [Sab 26] Commento: Il Figlio dell'uomo consegnato in mano degli uomini...
    Gesù rivela ai suoi discepoli la verità sulla sua missione. Non è una previsione di gloria, ma il preannuncio di un futuro difficile. I discepoli non riescono ancora a comprendere questa nuova prospettiva della glorificazione della Croce e vorrebbero allontanare da sé questi pensieri di morte, di persecuzione e di dolore. La giustizia, per loro, non può passare attraverso la morte di un innocente. Il futuro appare loro buio e tenebroso. Non tutti saranno in grado di accettare questa nuova missione. È difficile adattare le proprie aspirazioni ai desideri del Signore. Anche a noi sarà capitato tante volte di sperimentare la durezza di questa realtà. La possibilità della salvezza passa proprio attraverso la capacità di accettare e portare la nostra croce quotidiana.
    1 min
  • [Ven 25] Vangelo: Qo 3, 1-11; Sal 143; Lc 9, 18-22.
    Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
    Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
    Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
    1 min
  • [Ven 25] Commento: Chi sono Io?
    Voci diverse e contrastanti parlano di Gesù: la voce stonata di Erode, le dicerie e le chiacchiere della gente, le false insinuazioni degli scribi e dei farisei, nemici dichiarati di Cristo. In un momento di intimità e di preghiera, in un luogo appartato, lontano dalle voci e dai rumori del mondo, lo stesso Signore rivolge ai suoi una domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Egli aveva detto loro: «A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli» (Mt 13,11). Si attende perciò una risposta sicura, diversa da quella delle folle. E difatti il Signore la ottiene per bocca di Pietro, che, prendendo la parola, risponde: «Tu sei il Cristo di Dio». Gesù, a sua volta, dirà: «Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». Comprendere la piena verità di Cristo non è frutto della carne e del sangue, ma è dono di Dio mediante la fede. È un dono che dovremmo chiedere incessantemente anche per noi.
    2 min
  • [Gio 24] Commento: Chi è dunque costui?
    Chi era Gesù per Erode? Il rimorso non gli dà tregua: aveva fatto uccidere Giovanni Battista. Era ben consapevole che era stato perpetrato un turpe omicidio. La sua volontà era stata abilmente raggirata da Salomè ed Erodìade, la cui gelosia aveva fatto scatenare la follia omicida per mettere a tacere un uomo il cui unico torto era quello di proclamare la verità, anche quando era scomoda. Ora Erode si trova di fronte a un’altra figura potente e forte: Gesù di Nazareth. Gli riappaiono i fantasmi che da tempo turbano le sue giornate. Gesù, per il cuore di Erode, non rappresenta l’àncora di salvezza, pronta ad accogliere qualsiasi peccatore, ma è la coscienza stessa che gli ricorda le verità che già conosce e che non vuole ammettere. Le figure titubanti, paurose e deboli, che si lasciano trascinare da una sensualità senza scrupoli, rappresentano le prede più facili del diavolo.
    1 min
  • [Mer 23] Commento: La missione dei Dodici.
    Gesù sta formando il gruppo degli Apostoli. Essi sono ormai da un po’ di tempo alla sua sequela. Ne conoscono la potenza e sanno che egli ha una missione difficile da compiere, anche se ogni tanto chiedono ulteriori spiegazioni, perché il suo messaggio non appartiene a quelli facili da comprendere. E Gesù stesso li sta introducendo, a poco a poco, nel grande mistero della sua persona, perché possano poi comprendere pienamente la sua missione. È giunto il momento che anche per i Dodici cominci la loro missione e Gesù ne stabilisce le modalità. Avranno potere e autorità, come Gesù, sul diavolo, ma - dice - non avranno onori e non saranno loro concessi beni materiali. La loro missione dovrà essere un completo abbandono alla fiducia in Dio, ma sarà compiuta anche nel segno della carità e della misericordia. Il dono della salvezza deve essere elargito gratuitamente, come gratuitamente lo hanno ricevuto. Saranno poi i destinatari di questo messaggio a decidere se accettarlo o meno. E «allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni».
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  • [Mar 22] Vangelo: Prv 21, 1-6.10-13; Sal 118; Lc 8, 19-21.
    In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
    Gli fecero sapere: "Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti".
    Ma egli rispose loro: "Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica".
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  • [Mar 22] Commento: Chi sono i miei fratelli?
    Gesù è attorniato dalla folla. Le sue opere e i suoi insegnamenti sono ormai molto popolari e la sua fama si è accresciuta notevolmente. È difficile, in queste condizioni, poterlo avvicinare, anche per la madre e per i familiari più prossimi. La frase pronunciata da Gesù non vuole indicare un distacco sgarbato nei confronti di sua madre, ma vuole specificare quale sia la sua missione. A chi è dunque rivolta questa sua esortazione? A Maria che, dopo il suo fantastico «Sì» all’angelo, ha seguito sempre Gesù con devozione e affetto? O piuttosto a questa folla che lo preme, interessata più all’aspetto esteriore del suo messaggio che al suo contenuto più vero? O anche a tutti noi, pronti, come nella parabola evangelica, a dire un «sì» al Signore con le sole labbra, ma senza farvi corrispondere le opere? «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». Proviamo oggi ad ascoltare la sua Parola e, appunto, a metterla in pratica.
    2 min

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