Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 4] Commento: I frutti della vigna.
    Fra le tante suggestive immagini a cui il nostro Dio si paragona, è molto attraente quella del vignaiolo che si prende amorevolmente cura della sua vigna. La cura, la difende, pianta le viti prescelte, le migliori… attendendo poi il momento del raccolto per godere degli attesi frutti. Così il Signore Dio si comporta con il suo popolo prediletto. Nulla lascia di intentato perché la sua vigna abbondi di splendidi grappoli. Purtroppo, le legittime attese del Signore restano ripetutamente deluse per colpa delle infedeltà dei suoi amati, che al posto dell’uva buona gli portano l’amara e acerba uva selvatica. Che triste delusione! San Paolo è ben consapevole che spesso le infedeltà al Signore derivano dalle eccessive preoccupazioni per le cose della terra, quelle che ci fanno trascurare quelle ben più preziose del cielo. Vincere allora le inquietudini, le eccessive preoccupazioni, assumendo un interiore atteggiamento di fiducioso e filiale abbandono al Padre, nel fervore della preghiera, significa riassumere la linfa vitale che garantisce i frutti migliori e più abbondanti. Occorrono i doni dello Spirito per essere sapienti e saggi. Non solo un popolo prediletto può sperimentare l’infedeltà, ma perfino i capi religiosi: quelli che dovrebbero essere i primi testimoni, sacerdoti, dottori della legge, scribi e farisei, cadono nella tentazione della falsità e dell’ipocrisia. La responsabilità in questi casi si accresce a dismisura e il peccato diventa di una particolare gravità. Non solo non si compie il bene, ma si impedisce ad altri di compierlo. Il peccato diventa motivo di gravissimo scandalo ed è duramente condannato dal Signore: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare”. Accogliere con infinita gratitudine la parola di Dio e coloro che ce la porgono è uno dei doveri principali del cristiano. È la garanzia che rende veramente fruttuosa la nostra vita agli occhi di Dio e anche del nostro prossimo. Cosa ricordarci per oggi, anche nella festa di San Francesco, patrono del creato? Forse di cercare di essere buoni agricoltori, buoni amministratori di quella vigna verde, curata e piena di uva buona, perché quel che abbiamo ricevuto noi in dono possa rimanere anche un nostro dono ai nostri figli… Il Signore ce lo conceda.
    3 min
  • [Sab 3] Commento: Il potere di camminare sui serpenti.
    Gesù, affidando la sua missione agli apostoli e ai loro successori, li dota di poteri speciali, garantisce loro la sua assistenza e la sua presenza perenne, fuga da loro ogni paura, li rende pronti ad ogni evenienza, anche all’insuccesso e alle persecuzioni. Li manda come agnelli in mezzo ai lupi, ma profetizza per loro una vittoria finale certa: “non prevarranno”. Comprendiamo in questo contesto la gioia, quasi esplosiva, dei discepoli che, al ritorno da una missione, hanno potuto constatare, quasi toccare con mano, la verità delle promesse di Cristo. Essi hanno sperimentato che la potenza del Signore si è trasferita in ciascuno di loro: “anche i demòni si sottomettono nel tuo nome”. Gesù condivide la loro gioia, esulta nello Spirito Santo, rende grazie al Padre per aver rivelato ai “piccoli” i misteri del suo Regno e ribadisce le sue promesse, esplicitandole ulteriormente. Oggi ben comprendiamo cosa significhi nella realtà storica “camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico”; quel “sopra” ci indica l’oggetto della nostra fede e la dimensione umana ed escatologica della missione che Cristo ha affidato a tutti noi credenti. Ci ricorda anche che i criteri di giudizio per valutare l’efficacia del nostro operare per Lui sono anch’essi al di sopra dei raziocini umani. Egli ha voluto però donarci una speciale promessa, insita nella natura stessa della missione e del mandato e che sarà il motivo più profondo della nostra gioia: “rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in cielo”.
    2 min
  • [Ven 2] Commento: Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.
    La liturgia fa oggi la memoria degli Angeli custodi. Sulla pagina delle letture troverete anche il formulario della Messa della memoria. Noi, invece, vi proponiamo il commento alle letture del giorno, per non interrompere la “lectio continua”. Così leggiamo che le città d’Israele hanno visto molti miracoli e, tuttavia, non hanno creduto in quei segni compiuti da Dio. E non si sono convertite. Gesù stesso ha sperimentato il rifiuto, ma guai a chi rifiuta la propria salvezza. Per questo il giudizio su queste città d’Israele sarà estremamente rigoroso, più del giudizio riservato alle città pagane. Esse hanno rifiutato il Vangelo, che i Settantadue discepoli, quasi a significare tutte le nazioni della terra, sono inviati ad annunziare a nome di Cristo. Il profeta dei nostri giorni è colui che ci propone, con le parole e con la vita, la verità del Vangelo. Capita ancora che questi profeti autentici siano rifiutati e perfino perseguitati. Ma quale responsabilità dinanzi a Dio!
    2 min
  • [Gio 1] Commento: La vostra pace scenderà su di lui.
    San Luca distingue due missioni di Gesù: quella dei Dodici e quella dei Settantadue discepoli. Poveri, inviati da un povero ai poveri, sono i missionari. Anche se i tempi oggi sono cambiati, ai tempi di Gesù era la Comunità che si occupava dei poveri e non direttamente il curato; oggi, invece, spesso, in mancanza dello Stato, è proprio la Chiesa, attraverso il prete, a dover, qualche volta mettendo in repentaglio la propria vita, occuparsi degli Ultimi… Ma questa povertà è e rimane uno degli imperativi del tempo della Chiesa, tempo decisivo, che non ha bisogno di crearsi sicurezze al di fuori della certezza della prossimità di Dio. La partecipazione all’esistenza di Cristo, che ha nell’Eucaristia il suo momento forte, pone in stato di libertà, di povertà, di cammino. Quale sarà il giudizio che Gesù pronuncerà sulla nostra esistenza, personale e comunitaria? Perché non sappiamo costruire, accogliere e diffondere la pace? Forse siamo disorientati da troppe false proposte, da falsi profeti di pace e meno attenti a Colui che è autore della vera pace? In questo mese di ottobre, il mese di preghiera per le missioni, offriamo il nostro sostegno ai missionari che, delle volte nella povertà estrema, lavorano per l'espansione della Buona novella.
    2 min
  • [Mer 30] Commento: Io ti seguirò dovunque tu vada.
    Il mestiere di seguire Gesù è molto impegnativo: non consente distrazioni; è un’occupazione a tempo pieno. Il Cristo è un maestro diverso dagli altri: l’aderire a lui non si presenta come un sedersi attorno a una cattedra, ma è un “camminare dietro”, un instancabile protendersi in avanti. Bisogna seguirlo e diventare suoi discepoli con prontezza e decisività: è una via difficile, di disagio, di povertà, di stenti, ma anche la via sicura, quella che consente di pensare e credere di spendere la vita nel modo migliore possibile. Non possiamo mai dimenticare chi è colui che chiama, chi seguiamo, dove egli vuole condurci, quali strumenti di grazia egli ci offre per renderci possibile la sequela. I veri discepoli di Cristo ci affascinano per la loro vita, per i loro esempi, per la loro pace profonda. Anche oggi sono molti i chiamati, pochi coloro che hanno il coraggio di rispondere con generosità e sollecitudine. Se magari tu senti la voce del Signore che chiama ad una sequela “più da vicino”, non necessariamente nella vita dei voti religiosi, non esitare a rispondere. Di’ con la Madonna Santissima: “Eccomi! Fiat voluntas tua”.
    2 min
  • [Mar 29] Commento: A te cantiamo , Signore, davanti ai tuoi angeli.
    A te cantiamo, Signore, davanti ai tuoi angeli. E noi, in questa festa dei santi Arcangeli vogliamo fare proprio quel che fanno le schiere angeliche, le schiere celesti. Vogliamo dare gloria a Lui, gloria a Dio. Nella liturgia gli angeli vengono chiamati cooperatori, cooperatori del disegno di salvezza, sono al servizio di Dio e del Figlio dell'uomo, di Cristo.
    Non sappiamo molto degli angeli, anche se la Bibbia spesso ci presenta questi amici di Dio. Daniele nella prima lettura parla degli angeli in forma misteriosa. Nella profezia sul Figlio d'uomo Daniele dice: "Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a Lui, mille migliaia lo servivano e dieci mila miriadi lo assistevano". Il profeta non nomina gli angeli, parla di fuoco, parla di miriadi, parla veramente con un linguaggio misterioso... Noi spesso rappresentiamo gli angeli come uomini, uomini dal viso dolce, soave... Nella Scrittura invece loro appaiono come esseri terribili, esseri che incutono timore, perché sono la manifestazione della Potenza di Dio, della Santità di Dio. Dobbiamo però notare una cosa importante, una cosa che spesso ci sfugge. Abbiamo parlato degli Angeli nella profezia di Daniele. Ma se la rileggiamo bene, ci accorgiamo che in quel brano, non sono gli Angeli gli esseri più importanti... Dopo la Epifania di Dio, la manifestazione di Dio vediamo "uno, simile ad un figlio d'uomo". Ed è proprio lui e non gli Angeli ad essere introdotto fino al trono di Dio. È a lui che il Vegliardo "da' il potere, la gloria e il regno", è "a lui che tutti i popoli serviranno". L cosa simile osserviamo anche nel brano evangelico di oggi... "Vedrete i cieli aperti e gli angeli di Dio salire a scendere sul Figlio d'uomo". Anche qui gli angeli sono al servizio del Figlio d'uomo, di Gesù Cristo. Vediamo allora come la liturgia purifica il nostro culto, il nostro servizio. La nostra lode, la nostra adorazione non è rivolta ai santi, nemmeno quando si tratta degli angeli o arcangeli. La nostra lode e il nostro culto va indirizzato solo a Dio e al Figlio di Dio. Gli angeli sono solo servitori suoi che Dio, nella sua immensa bontà, mette anche al nostro servizio.
    Che cos'è che ci insegna questa festa di oggi, che cos'è che impariamo oggi dai santi Arcangeli? San Michele ci insegna il "Chi se non Dio!"... Come far significare nella/colla nostra vita che solo Dio importa, che solo Lui è il Signore della nostra vita, a Lui solo vogliamo dar la nostra gloria. San Gabriele, il grande annunciatore della volontà di Dio, del progetto di Dio. Egli ci dice come riconoscere il progetto divino nella nostra vita, come accettarlo... San Raffaele, colui che guida, colui che accompagna, conduce il mondo, noi verso il Signore...
    Chiediamo al Signore perché ci faccia veramente comprendere la sua santità, maestà, potenza perché possiamo dargli gloria, reverenza in mezzo ai suoi Angeli.
    4 min
  • [Lun 28] Commento: Chi è il più grande?
    La competizione, l’emulazione, le spinte positive che spronano al bene e al sempre meglio, spesso degenerano in lotta e sfida serrata. È l’orgoglio dell’uomo, radice di ogni peccato, che fa desiderare i primi posti. La gerarchia la si stabilisce secondo criteri umani, per cui i primi sulla terra potrebbero essere gli ultimi nei cieli. Il Signore, infatti, esalta gli umili, rimanda i ricchi a mani vuote e disperde i superbi. Gli stessi apostoli e discepoli di Gesù non sono esenti dalla tentazione della mania di grandezza. Giacomo e Giovanni si fanno raccomandare dalla loro madre per sedere, uno a destra e uno a sinistra, nell’ipotetico regno che avrebbe dovuto essere fondato dal grande Maestro. Non erano ancora in grado di comprendere che la richiesta era rivolta al Verbo incarnato, di cui poi san Paolo dirà, in un memorabile inno: “Egli, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”. Per convincersi di ciò bisogna accogliere e assimilare nello spirito l’innocenza e la semplicità dei bambini. Bisogna essere capaci di recuperare e praticare le virtù della povertà e dell’umiltà della Vergine Madre, che canta: “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Sempre la virtù dell’umiltà apre poi alle più ampie e giuste dimensioni della fede: la forza di Dio non la si può racchiudere negli angusti spazi del nostro freddo calcolo umano: chi agisce in buona fede e con rettitudine di coscienza non abuserà mai del nome di Cristo. Proviamo ad esercitarci oggi nell’umiltà.
    3 min
  • [Dom 27] Commento: Li riconoscerete dalle loro opere.
    Con Dio non ci è consentito di fingere. Con lui le mascherine non funzionano: egli scruta i cuori e tutto vede nella verità. «Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce», dice il Signore. Anche le più subdole forme di ipocrisia appaiono evidenti ai suoi occhi, in tutta la loro malizia. Gli scribi e i farisei, quasi tutti i capi religiosi del tempo, con arroganza si ritengono i depositari unici e incontestabili della verità. Ignorano però l’essenziale: il compiere e il praticare realmente la volontà di Dio. Le novità di Cristo risuonano perciò in loro come inquietanti eresie da combattere e lo stesso Signore appare come una persona scomoda, da eliminare. Il sommo sacerdote Caifa affermerà solennemente: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un sol uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». È in questo contesto che leggiamo la parabola odierna, pervasa di sottile ironia. Gesù conduce così i suoi nemici dichiarati a un’inattesa autocondanna. Prende lo spunto dal comportamento radicalmente opposto dei due figli, rappresentanti di altrettante categorie di persone. Essi ricevono dal padre lo stesso mandato: andare a lavorare nella vigna. Il primo dichiara verbalmente la propria disponibilità, ma poi non esegue quanto promesso. Il secondo, invece, dichiara inizialmente di non avere voglia di eseguire quell’ordine, ma poi, pentito, compie il comando ricevuto. Ed ecco la domanda coinvolgente del Signore: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». La santità vera non è mai un dato acquisito definitivamente. Non è un’etichetta che ciascuno può incollarsi addosso. Richiede lo sforzo quotidiano e la consapevolezza di essere sempre in cammino di conversione. È ricorrente, non solo ai tempi di Gesù, la tentazione di credere che la semplice appartenenza a determinate categorie privilegiate possa essere già una garanzia di santità. L’unico punto di riferimento per una giusta valutazione è la risposta che siamo chiamati a dare al Signore, se veramente siamo umili cercatori ed esecutori della sua santissima volontà. Può perciò accadere che i pubblici peccatori e persino le prostitute, quando prendono coscienza del loro disagio morale e si muovono verso una sincera conversione, possano precedere in cielo coloro che gratuitamente si ritengono giusti e santi.
    3 min
  • [Sab 26] Commento: Il Figlio dell'uomo consegnato in mano degli uomini...
    Gesù rivela ai suoi discepoli la verità sulla sua missione. Non è una previsione di gloria, ma il preannuncio di un futuro difficile. I discepoli non riescono ancora a comprendere questa nuova prospettiva della glorificazione della Croce e vorrebbero allontanare da sé questi pensieri di morte, di persecuzione e di dolore. La giustizia, per loro, non può passare attraverso la morte di un innocente. Il futuro appare loro buio e tenebroso. Non tutti saranno in grado di accettare questa nuova missione. È difficile adattare le proprie aspirazioni ai desideri del Signore. Anche a noi sarà capitato tante volte di sperimentare la durezza di questa realtà. La possibilità della salvezza passa proprio attraverso la capacità di accettare e portare la nostra croce quotidiana.
    1 min
  • [Ven 25] Commento: Chi sono Io?
    Voci diverse e contrastanti parlano di Gesù: la voce stonata di Erode, le dicerie e le chiacchiere della gente, le false insinuazioni degli scribi e dei farisei, nemici dichiarati di Cristo. In un momento di intimità e di preghiera, in un luogo appartato, lontano dalle voci e dai rumori del mondo, lo stesso Signore rivolge ai suoi una domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Egli aveva detto loro: «A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli» (Mt 13,11). Si attende perciò una risposta sicura, diversa da quella delle folle. E difatti il Signore la ottiene per bocca di Pietro, che, prendendo la parola, risponde: «Tu sei il Cristo di Dio». Gesù, a sua volta, dirà: «Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». Comprendere la piena verità di Cristo non è frutto della carne e del sangue, ma è dono di Dio mediante la fede. È un dono che dovremmo chiedere incessantemente anche per noi.
    2 min

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