Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mar 21] Vangelo: Rm 5,12.15.17-19.20-21; Sal.39; Lc 12, 35-38.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
    Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
    E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!».
    1 min
  • [Lun 20] Commento: Accumulare tesori senza arricchire dinanzi a Dio.
    I desideri umani, se non guidati dalla sapienza dello Spirito, sfociano inevitabilmente nella cupidigia; le necessità della vita, sull’onda dell’umana insaziabilità, si moltiplicano senza limite, fino a farci credere di dover vivere sempre e soltanto nella situazione terrena. Ci convinciamo anche di essere noi soli i padroni del tempo e della vita e i destinatari delle nostre cose, chiudendoci in un insanabile egoismo. Siamo tentati, come l’uomo ricco di cui ci parla il Vangelo di oggi, a pensare: una volta acquisite le nostre sicurezze e i nostri beni, riempiti i granai delle nostre bramosie, possiamo dirci: «Hai a disposizione molti beni per molti anni; riposati, mangia e bevi e datti alla gioia». Il Signore dà un giudizio completamente diverso della situazione in cui quell’uomo crede di trovarsi. Lo definisce «stolto» perché ha sbagliato completamente i conti: ha saputo misurare l’entità delle sue ricchezze, ma non ha valutato la caducità del tempo e la vera destinazione di quei beni. Ha pensato a una felicità solo terrena e si è dimenticato dell’eternità. Ecco perché il Signore non intende immischiarsi in faccende di eredità: troppo spesso, proprio in quelle circostanze, emergono in modo violento l’attaccamento al denaro e agli interessi puramente umani. Dovremmo ricordarci che la nostra vera vita non è quaggiù, dove tutto perisce, ma nell’eternità di Dio, dove le vere ricchezze si tramutano in gioia perenne.
    2 min
  • [Lun 20] Vangelo: Rm 4, 20-25; Sal.da Lc 1; Lc 12, 13-21.
    In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
    E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
    Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse •: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!". Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
    2 min
  • [Dom 19] Commento: Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?
    Nella parabola del Vangelo di oggi, Gesù lega in modo indissolubile due temi importanti per la vita dei cristiani: la necessità e l’insistenza della preghiera. La necessità dell’insistenza nella preghiera sembra essere il tema principale della parabola del giudice disonesto. Come egli esaudisce le richieste continue della vedova, così il Padre sarà pronto a soddisfare le nostre preghiere. Potremo sviluppare questo tema con gli elementi importanti che Gesù stesso fornisce nella parabola. Eppure mancherebbe qualcosa di veramente decisivo. La scelta dei personaggi, per esempio, è significativa. La vedova era una persona che non aveva molte tutele, che oggi chiameremmo sociali. La stessa legge mosaica aveva cercato di offrire protezione alle vedove e ad altre categorie deboli come gli orfani e gli stranieri. Negli Atti degli Apostoli, l’istituzione dei diaconi è sorta proprio per rispondere alle necessità delle vedove. Il giudice, dunque, non vuole dare ascolto alla voce di questa donna per non sentirsi troppo compromesso: preferisce esercitare il suo ufficio spianando le difficoltà. Non possiamo però leggere la parabola senza interrogarci con la domanda stessa che Gesù pone sulla fede. In essa risuona una provocazione forte che riguarda tutti. Già dal modo in cui è formulata la domanda comprendiamo che ciascuno di noi è interlocutore di Gesù. I Vangeli sono Parola di Dio e per questo eterni nel loro messaggio, destinati a tutti e in ogni tempo. Nella parabola odierna, Gesù esplicitamente si rivolge a tutti. La questione della fede diventa allora fondamentale e da qui possiamo leggere l’intero racconto. La preghiera, anche perseverante, sarà inefficace se non nascerà da un cuore formato dall’amore della fede. La fede è dono di Dio da coltivare, anche mediante la preghiera. E allora comprendiamo meglio la domanda di Gesù. Essa contiene anche una promessa: il suo ritorno nella gloria.
    Preghiamo dunque che, in questa attesa fiduciosa, la nostra fede cresca in una vita di amore e di sollecitudine verso il prossimo, soprattutto il più debole. Il mondo di oggi ce ne presenta tanti esempi.
    3 min
  • [Sab 18] Commento: Designati e mandati.
    San Luca nel suo Vangelo ci racconta oggi la sua chiamata. Anch'egli, chiamato dal Signore, è entrato nel gruppo dei settantadue discepoli, che seguono e aiutano Gesù e gli Apostoli nella loro missione. È loro compito di preparare la strada al Signore nei luoghi dove egli poi sopraggiungerà per dare il suo annuncio di salvezza. Gesù innanzitutto li sollecita alla preghiera perché: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!". Apparentemente pare che il Signore li invii come poveri pellegrini, carichi di un gravissimo compito e spogli di ogni umana sicurezza: "Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali". Hanno il compito di guarire i malati, (Luca, che è medico, sente particolarmente l'importanza di questo compito), annunciare la pace e l'avvento del Regno di Dio a coloro che li accolgono, ma senza avere la garanzia che quei doni siano poi accolti da tutti. Dovranno radunarsi nelle piazze e scuotere la polvere dai loro calzari contro coloro che non avranno voluto riceverli e avranno rifiutato il loro annuncio. Gesù aveva già detto: "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato". Questa, con il dono dello Spirito Santo, è l'unica garanzia di cui possono godere. Così è accaduto nel corso dei secoli e così ancora accade. La missione è sempre la medesima, le modalità sono rimaste essenzialmente identiche. Cambiano solo i protagonisti, i seguaci di Luca e degli Apostoli, i missionari e i testimoni di oggi.
    2 min
  • [Ven 17] Commento: Il lievito dei farisei.
    Gesù parla alle folle accalcate ad ascoltarlo, ma mostra una particolare predilezione per i suoi discepoli, chiamati ad accogliere, annunciare e testimoniare il suo mandato. Li ammonisce a non imitare il comportamento dei farisei, evitando di cadere nella loro ipocrisia. La falsità può rimanere nascosta per un tempo, ingannare i più semplici e non essere riconosciuta dagli uomini, ma Gesù avverte: «Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto, ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato sui tetti». Il giudizio di Dio riguarderà la nostra sincera lealtà interiore, e ogni menzogna sarà scoperta dalla sua luce. Ai suoi occhi brillerà la verità nella sua interezza per ristabilire la giustizia, violata da falsità e ipocrisie. Solo allora ci accorgeremo che le vere vittime non sono coloro che in buona fede sono stati ingannati, ma coloro che hanno perpetrato i raggiri e le violenze. In questa luce va letta la conclusione del brano evangelico di oggi. Il Signore vuole rassicurare i suoi e tutti quelli che subiranno persecuzioni corporali e spirituali: una speciale protezione divina non mancherà per loro: «Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri».
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  • [Gio 16] Commento: I sepolcri dei perseguitati.
    I «guai» proclamati nel Vangelo si contrappongono alle beatitudini e segnano l’inizio di severe condanne che Gesù rivolge ai falsi e agli ipocriti del suo tempo e di ogni epoca. L’ipocrisia si presenta in molte forme, spesso subdola, mascherata da zelo e rivestita di religiosità. Il Signore vede e denuncia simili atteggiamenti: è segno di falsità costruire splendide tombe per i profeti, proprio quelli che furono perseguitati e che ancora oggi vengono respinti. Lo stesso comportamento viene ripetuto nei confronti di Cristo: giorno dopo giorno, anche a Gesù si prepara una tomba, dopo aver tramato contro di Lui e averlo condannato in modo ingiusto. È davvero triste la condizione del popolo eletto: Dio lo ha scelto, lo ha guidato personalmente, ha inviato i suoi messaggeri di verità e infine il suo stesso Figlio, ma ha trovato ancora resistenza, rifiuto, persecuzione e condanna. Di tutto ciò, alla fine, bisognerà rendere conto davanti a Dio. È grave per l’uomo rifiutare il suo amore, non accogliere i suoi inviati e tradire la sua verità. I falsi profeti di ogni tempo sono ancor più colpevoli, poiché si nascondono dietro una maschera e si presentano come inviati di Dio, pretendendo di essere i soli depositari e interpreti della verità; in realtà, però, non sono in grado di riconoscerla e impediscono agli altri di entrarvi nella vera luce. Cristo stesso ci mette in guardia: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete».
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  • [Mer 15] Commento: Chi si esalta sarà umiliato...
    Gesù, annunziando il Regno, non ha mai taciuto di fronte all’ipocrisia dei suoi ascoltatori, rivolgendosi spesso ai farisei e ai dottori della legge. Dal brano evangelico di oggi comprendiamo perché, talvolta, le parole di Gesù risultino dure: Egli non desidera che la legge affidata da Dio a Mosè venga trascurata, anzi, ne sottolinea il valore autentico. Oggi sembra che Gesù si rivolga proprio a chi conosce bene la Legge, invitando i farisei a scoprire il vero fondamento della legge mosaica. Essi, pur attenti all’osservanza delle norme esteriori, trascurano la giustizia e l’amore di Dio. Gesù, con il suo insegnamento, sollecita una comprensione profonda della Legge, che è sempre finalizzata al bene dell’uomo nell’amore e nella giustizia. Tralasciare questi aspetti significa, di fatto, non osservare la vera Legge di Mosè. I farisei a cui Gesù si rivolge ritengono di poter vivere una religiosità superficiale, basata esclusivamente su norme e precetti. I dottori della legge, invece, appaiono colpevoli di un’altra forma di incoerenza: pur conoscendo ogni dettaglio della Legge, la applicano solo agli altri, sentendosi già giusti per diritto e dispensati dal dover aderire personalmente alle regole. Così si fanno norma a se stessi e impongono agli altri un rigore eccessivo. Due atteggiamenti, quello dei farisei e quello dei dottori della legge, che, sebbene in forme diverse, possono insinuarsi anche in noi. Interroghiamoci dunque: la nostra partecipazione all’Eucaristia è davvero un incontro privilegiato con il Signore, o soltanto un modo per mettere a tacere la coscienza e sentirci buoni cristiani? Oppure, consideriamo il battesimo, dono gratuito di Cristo, come una garanzia sufficiente, trascurando di rinnovare la nostra adesione e il nostro impegno nella vita quotidiana?
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  • [Mar 14] Commento: Un invito a pranzo... da chi?
    Un fariseo invita Gesù a pranzo, ma la presenza di Gesù suscita inquietudine perché, contravvenendo a una norma religiosa ormai divenuta convenzione sociale, Egli non si lava le mani. Il fariseo reagisce con sorpresa, se non con scandalo, senza interrogarsi su chi sia veramente Gesù; lo considera probabilmente una persona di rilievo quantomeno per la notorietà che lo accompagna. Ecco perché ha ritenuto Gesù degno della sua tavola, convinto di concedergli un favore e non mostrando quella gratitudine che, per esempio, Zaccheo manifestò quando accolse Gesù con gioia nella sua casa. Forse il fariseo ha agito più per convenienza, approfittando della popolarità di Gesù, che per autentico desiderio di ospitarlo. Possiamo immaginare il suo pensiero quando si accorge che Gesù non corrisponde alle sue aspettative; la mancata osservanza della norma delle abluzioni potrebbe avergli fatto rimpiangere l’invito. Il fariseo non si preoccupava di regole igieniche moderne, ma considerava fondamentale il rispetto della legge religiosa. Di fronte a questa situazione, la reazione di Gesù è determinata: Egli non teme di confrontarsi con il fariseo che lo aveva invitato e non mostra alcuna soggezione, cogliendo invece ogni occasione per insegnare la vera legge, quella dell’amore e della carità. Chiediamo di accogliere Gesù nei nostri cuori con gioia, liberandoci da ogni ipocrisia, così che anche noi possiamo dichiarare, con le parole di Gesù: "oggi la salvezza è entrata in questa casa".
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  • [Mar 14] Vangelo: Rm 1, 16-25; Sal.18; Lc 11, 37-41.
    In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
    Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».
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