Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
Download on the App Store

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 13] Commento: ...ben più di Giona c'è qui...
    Come la regina del sud venne a Gerusalemme per ascoltare la sapienza di Salomone, così Giona fu inviato presso la città pagana di Nìnive affinché si convertisse. Due episodi tratti dall’Antico Testamento sono presentati nella liturgia odierna. Gesù stesso utilizza questi esempi per mostrare come la Sapienza divina possa servirsi di qualsiasi strumento per operare la conversione dei cuori. Il Dio della misericordia non dimentica mai chi ha bisogno di aiuto ed è sempre sollecito nella sua azione. Il popolo pagano di Nìnive accolse subito la predicazione di Giona e il suo invito alla vera conversione, segno di un Dio che agisce sempre per la salvezza. Nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza si compie in Cristo, quando lo stesso popolo di Israele si era allontanato dalla genuinità dell’insegnamento affidato da Dio a Mosè. La salvezza non giunge più per mezzo di un profeta, ma con il vero Profeta; non è più soltanto annunciata, ma si realizza concretamente e si manifesta in un uomo: il Figlio di Dio, Gesù Cristo. Che reazione ci si poteva attendere dai contemporanei di Gesù? Soprattutto ricordando la prontezza degli abitanti pagani di Nìnive? Poiché Gesù annuncia il Regno con la sua persona, era logico supporre un’accoglienza diversa da quella che Egli sperimentò. Nel rimprovero di Gesù alla sua generazione emergono il desiderio e l’attesa che Egli venga accolto come il vero Messia. Gesù, rivelatore dell’amore del Padre, è pronto a indicare l’abbraccio misericordioso verso quanti si dimostrano pronti alla conversione. La durezza dei cuori che gli si oppone equivale al rifiuto del Gesù Salvatore, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo; significa non credere all’amore del Padre. La generazione di Gesù, in definitiva, ritiene che questo Gesù non sia utile alla loro salvezza e preferisce confidare nella propria sapienza e intelligenza. Possiamo allora porci una domanda che riguarda il nostro cuore: di chi ci fidiamo? Solo delle nostre forze? Ci riteniamo autosufficienti? Siamo disposti ad accogliere il vero segno di Giona riconoscendo nel Mistero Pasquale di Cristo il Mistero d’amore e di redenzione?
    3 min
  • [Lun 13] Vangelo: Rm 1, 1-7; Sal.97; Lc 11, 29-32.
    In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
    «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione.
    Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
    Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
    1 min
  • [Dom 12] Commento: La salvezza del Signore è per tutti i popoli.
    Non si trovò nessuno, al di fuori di questo straniero, che tornasse a rendere gloria a Dio. Gesù, diretto a Gerusalemme, attraversa la Samaria e, entrato nel territorio giudaico, gli si presentano dieci lebbrosi. Essi si tengono a distanza, come prescriveva la legge dell’epoca, sia a causa della virulenza del contagio di una malattia allora e oggi così terribile, sia perché la lebbra era vista come conseguenza del peccato. Nonostante queste limitazioni, i dieci lebbrosi riescono ad avvicinarsi a Gesù con la loro invocazione di aiuto. Egli li guarisce tutti, invitandoli a presentarsi ai sacerdoti. Questo invito, all’imminenza della sua Passione, ha un doppio significato: da un lato è il riconoscimento del sacerdozio vigente e, dall’altro, il dono ai dieci guariti di una nuova vita civile e religiosa. I dieci uomini, pur soddisfatti per la guarigione ricevuta, quasi tutti non sentono la necessità di tornare a ringraziare chi li ha salvati. Solo uno di loro, un samaritano • proveniente da un territorio considerato nemico • torna a lodare Dio in Gesù. Nel suo ringraziamento si manifesta una fede sincera e autentica, a differenza degli altri nove, di religione giudaica, che non mostrano la stessa fede. Gesù loda l’atto di fede del samaritano: per questo lui non è soltanto guarito nel corpo, ma anche salvato nell’anima. L’episodio di oggi ci invita a riflettere su alcuni punti essenziali per la nostra vita: innanzitutto a liberare il cuore da pregiudizi, poiché i gesti più puri e nobili possono venire da persone giudicate inferiori, e questo solo già basti per alimentare la nostra preghiera personale. Ma possiamo anche chiederci cosa domandiamo a Gesù nelle nostre preghiere: ci interessa la conversione che conduce alla salvezza, o pensiamo solo al benessere del corpo? La premura di Gesù nel guarire i dieci lebbrosi mostra quanto sia importante anche la guarigione fisica, soprattutto se restituisce dignità civile; ma ancora più importante è la salvezza dell’anima, quella che ci fa rinascere a una vita nuova e vera. Questo interrogativo ci raggiunge nel profondo, invitandoci a riconoscere le vere priorità della nostra esistenza. Infine, possiamo chiederci quante volte “torniamo” a ringraziare Gesù per i suoi doni, riconoscendo il suo intervento nella nostra vita, o se invece diamo tutto per scontato come un diritto dovuto.
    3 min
  • [Dom 12] Vangelo: 2 Re 5, 14-17; Sal 97; 2 Tm 2, 8-13; Lc 17, 11-19.
    Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
    Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi!". Appena li vide, Gesù disse loro: "Andate a presentarvi ai sacerdoti". E mentre essi andavano, furono purificati.
    Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
    Ma Gesù osservò: "Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?". E gli disse: "Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!".
    1 min
  • [Sab 11] Commento: Beato tu... No, beati noi!
    Beato il grembo che ti ha portato! Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio. Un piccolo brano del Vangelo che racchiude una grande verità e può essere letto su due piani differenti. Nel primo si concepisce la salvezza come opera dell’uomo, che Dio si limita a ratificare verificandone l’efficacia; è il piano delle sole aspettative umane, attuato tramite norme predefinite. Nel secondo, invece, l’opera della salvezza è un dono gratuito di Dio che l’uomo accoglie e corrisponde con la coerenza della propria vita. Ci poniamo allora sul piano di Dio, dove si aprono relazioni nuove e spesso inaspettate, il piano della Grazia, in cui si compie ciò che umanamente non può essere previsto. Leggiamo dunque il brano di oggi sul piano puramente umano: Gesù, che sta parlando, viene interrotto da una donna • precisazione non irrilevante • che benedice il grembo che lo ha generato e il seno da cui ha preso il latte, un atto di fede che avrebbe potuto spingere Gesù a lodare la propria madre, Maria. La risposta di Gesù però risuona inaspettata e quasi ingrata verso la donna; sembra mortificare quell’atto di fede. Leggendo lo stesso episodio sul piano di Dio, Gesù, senza negare la sua origine umana, invita a una diversa beatitudine, quella dei Figli di Dio. Nasce una relazione nuova, di amore, in cui Maria occupa un posto privilegiato come prima discepola di Cristo. Nel piano di Dio, la lode verso Maria è più piena e completa, perché si riconosce in lei colei che ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha veramente messa in pratica. L’invito per noi è allora leggere la nostra storia secondo il piano di Dio, per farla diventare una storia di salvezza.
    2 min
  • [Ven 10] Vangelo: Gl 1,13-15; 2,1-2; Sal.9; Lc 11, 15-26.
    In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
    Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
    Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
    Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
    Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: "Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito". Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».
    2 min
  • [Ven 10] Commento: La forza del dito di Dio.
    Nel Vangelo odierno ci viene rivelata una realtà concreta e spesso sottovalutata: la lotta contro il male e contro il demonio, una costante nella vita di Gesù. In essa troviamo una testimonianza decisiva della sua messianicità. Il Cristo, l’Unto, il Figlio di Dio, non combatte per la nostra salvezza contro i regni e le potenze terrene, ma va al cuore stesso dell’uomo, la sede più profonda dove i profeti leggevano la vera legge di Dio e dove si svolge la lotta perenne tra il bene e il male. Non comprendere questa realtà significa non accogliere il Messia e il suo piano di salvezza. Su questo crinale si colloca la domanda del Vangelo: in nome di chi Gesù agisce contro il demonio? La sua risposta è illuminante per la nostra fede, perché in questa lotta antica e sempre attuale vi è la sicura supremazia del Bene sul male. Da qui deriva per noi un insegnamento importante: evitare due opposte esagerazioni. C’è chi nega l’esistenza del male e del demonio come realtà esterna all’uomo, riducendo tutto a dinamismi psicologici o determinismi controllabili, vanificando così l’opera redentrice di Gesù; e c’è chi invece attribuisce ogni cosa al demonio, annullando di fatto la libertà e la responsabilità dell’uomo. Riconoscere l’esistenza di una forza esterna, che tuttavia non è allo stesso livello del Bene supremo, impegna l’uomo a non aderire al male. La fede in Gesù ci permette di vincere pienamente il male, non con le nostre sole forze, ma con il Dito di Dio: così si compie in noi il suo piano di salvezza.
    2 min
  • [Gio 9] Commento: L'insistenza della preghiera.
    Il vangelo della liturgia odierna sottolinea l’importanza della preghiera insistente. La parabola dell’amico inopportuno ci insegna che, per crescere anche nella carità, non possiamo prescindere dalla preghiera costante e fiduciosa. L’amico inopportuno rappresenta ciascuno di noi nella nostra insistenza nel chiedere al Padre, confidando nel suo amore e nella sua benevolenza. Dobbiamo sempre mostrare nella preghiera la fede in un Padre che ascolta e accoglie ogni nostra richiesta, anche quando sembra che il Signore non risponda subito; è allora importante domandarci con quanta fede preghiamo, poiché la preghiera con fede dà già per scontato l’esaudimento. Gesù, invitandoci a pregare senza stancarci, ci ricorda però di non perdere mai di vista le vere priorità: la preghiera è anche un cammino di adesione alla pedagogia di Dio, un ascolto vero che ci aiuta a scoprire la nostra vocazione autentica. Solo attraverso la docilità allo Spirito e la fede nella Parola possiamo comprendere il vero valore di ogni preghiera. L’invocazione allo Spirito Santo è il fondamento della preghiera autentica, che diventa trinitaria perché rivolta al Padre, nel nome del Figlio e con l’azione dello Spirito. Questo ascolto profondo si esprime fin dall’inizio nella preghiera con il segno della Croce, non come gesto magico, ma come atteggiamento di apertura all’ascolto della volontà di Dio. L’autenticità della preghiera cristiana non obbliga Dio a soddisfare i nostri desideri, ma trasforma noi affinché aderiamo al suo volere. In questo senso, la preghiera fatta con fede è sempre esaudita.
    2 min
  • [Mer 8] Commento: La preghiera del Padre Nostro.
    L’evangelista Luca narra le circostanze in cui Gesù insegnò il Padre Nostro ai suoi discepoli, uno dei doni più preziosi lasciatici nella sua missione terrena, nato da una richiesta specifica dei discepoli stessi. Essi erano abituati a vedere il Maestro pregare frequentemente: Gesù sceglieva luoghi e momenti particolari per rivolgersi al Padre, come le veglie notturne, la solitudine di un monte, il silenzio del deserto, condizioni ideali per la preghiera. I discepoli notarono un’altra particolarità: Gesù non pregava come gli altri maestri del tempo, ma la sua preghiera era un legame intimo e profondo con il Padre. Pur sentendosi quasi esclusi da questo suo modo di pregare, restavano attenti e discreti, aspettando che completasse la preghiera prima di rivolgerGli la loro richiesta, non solo per rispetto, ma per la consapevolezza dell’importanza e della particolarità di quel momento. Così i discepoli furono testimoni di una rivelazione che si svolgeva nel silenzio della preghiera stessa e attesero fiduciosi senza interrompere quel tempo prezioso. Sul monte della preghiera di Gesù, quasi un altro monte Tabor della rivelazione, i discepoli desideravano partecipare per gustare la dolcezza di quel momento così intimo. Chiediamo allora allo Spirito Santo che anche la nostra preghiera diventi un momento di profonda unione con Dio, perché Egli si riveli nella nostra vita.
    2 min

About Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

From the publisher's feed

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

More shows like Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

The Pope's Voice by Radio Vaticana - Vatican News

The Pope's Voice

63 Listeners

A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore by Le Apostole della Vita Interiore

A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore

3 Listeners

Briciole di Vangelo by Non di Solo Pane

Briciole di Vangelo

1 Listeners

Il Vangelo tutti i giorni by Diocesi Tivoli e Palestrina

Il Vangelo tutti i giorni

0 Listeners

Liturgia del Giorno (Breviario e Vangelo) by TV Pater Limited

Liturgia del Giorno (Breviario e Vangelo)

1 Listeners