vedi libro: https://www.libri.it/stanze-segrete-di-monsieur-perronet
L’amatissimo illustratore catanese Antonio Bonanno torna a incantare con il raffinato tratteggio a china, le atmosfere vittoriane e i personaggi bizzarri e surreali che rendono il suo stile squisitamente inconfondibile.
Questa storia inizia con un funerale, quello dell’eccentrico monsieur Perronnet.
Parenti, amici e conoscenti giungono da ogni dove per dare l’estremo saluto a questo anziano e stravagante signore, famoso soprattutto per l’abitudine di indossare tutti i giorni l’alta uniforme e farsi chiamare Ammiraglio pur non avendo mai avuto altra flotta che quella delle barchette di carta che si divertiva a far navigare sulle onde della sua folta e lunghissima barba…
I lettori più affezionati di Bonanno riconosceranno senz’altro in Perronnet uno dei barbuti protagonisti del catalogo Mustacchi; e infatti l’autore crea volutamente una rete di collegamenti e rimandi tra tutti i suoi libri, costruendo un microcosmo creativo aperto i cui personaggi possono circolare liberamente da un volume all’altro. Allo stesso modo, i riferimenti al circo Napoléon e alla donna proiettile rievocano la storia narrata nell’Orologio, mentre nel corteo funebre spiccano un trampoliere proveniente dallo stesso circo e un palombaro già incontrato in Mustacchi.
A narrare questa vicenda è un bambino, nipote di Perronnet, che si trasferisce con i genitori nella villa ereditata dall’eccentrico nonno.
Nel testamento del vecchio signore si legge, tra le altre cose, che le tre Stanze segrete al secondo piano della villa avrebbero dovuto rimanere intatte. Si tratta di tre stanze in cui il vecchio passava lunghe ore e che erano precluse a tutti gli altri. Una volta ultimato il trasloco, i familiari del defunto decidono di varcarne finalmente la soglia, in religioso silenzio.
Tre vecchie chiavi aprono le porte di queste misteriose camere e la voce del nipotino ci guida nella penombra per presentarci gli oggetti più cari a Perronnet: ricordi e simboli che con la sua morte sono rimasti improvvisamente sprovvisti del loro intimo significato...
Con la consueta cura del dettaglio e la passione per la catalogazione, Bonanno si cimenta nella minuziosa rappresentazione di questi oggetti, muti custodi di una vita straordinaria e intrisa di mistero.
La prima tappa del tour è la “Stanza degli oggetti riparati”, dove ogni difetto diventa un’opportunità per creare qualcosa di nuovo e unico. Qui troveremo un bizzarro assortimento di ibridi come una tazza-pipa, un ventaglio riparato con delle forchette, uno strano assemblaggio tra una sedia e un cavallo a dondolo, un ombrello dal manico di violino e un orsacchiotto a cui sono stati cuciti il braccio e la gamba di un bambolotto.
La seconda porta si apre sulla “Stanza degli oggetti inutili”, che raccoglie le invenzioni più ingegnosamente fini a sé stesse: dal macchinario trita aria a quello per produrre olio di gomito, dalla lampada per fare buio alla radio senza cassa, passando per l’orologio senza lancette e per i contenitori d’acqua traforati. Infine, la “Stanza degli oggetti riordinati” trabocca di vecchie e grosse valigie, ciascuna delle quali contiene una collezione unica nel suo genere: bottoni persi, calzini spaiati, orologi fermi, vecchi giornali, lettere mai spedite, coppe e medaglie dei premi mai vinti, souvenir dei viaggi mai fatti e foto di ogni singola persona incontrata nel corso di una vita. Una raccolta, quest’ultima, dove i fan di Bonanno troveranno parecchie facce note.
Dopo i repertori di baffi (Mustacchi) e acconciature (Coiffures), Bonanno si cimenta nel suggestivo inventario degli oggetti che ciascuno di noi lascia al termine del proprio passaggio sulla terra, carichi di significati per alcuni e totalmente indecifrabili per altri, e che continuano a raccontare a chi resta le storie di chi se ne è andato.
Mirta Cimmino