“Non sei solo, solo” è una poesia che attraversa la solitudine senza combatterla, ma imparando ad abitarla.
In questo episodio di Tamside, la solitudine non è più un nemico da evitare, ma uno spazio da ascoltare. Le stanze vuote, i silenzi, gli oggetti immobili diventano presenze leggere, capaci di restituire una forma nuova al tempo e ai pensieri.
È un viaggio intimo, fatto di piccoli gesti invisibili: parlare piano alle cose, raccogliere frammenti di giorno, restare anche quando sarebbe più facile fuggire. Qui, la voce non cerca risposte, ma si lascia attraversare da un’eco gentile — quella di un mondo che, in silenzio, continua a rispondere.
“Non sei solo, solo” è un sussurro che si ripete fino a diventare luce. Non promette salvezza, ma presenza. Non riempie il vuoto, lo trasforma in spazio.
Uno spazio dove anche l’assenza può imparare a restare, senza fare male.