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La mummia (1999), remake non troppo fedele dell'omonimo film del '32, si inserisce in una lunga tradizione di film d'avventura che mischiano azione, commedia ed alcuni elementi horror soprannaturali. Il film all'epoca fu un grosso successo e diede vita a numerosi seguiti e spin-off, dalla qualità progressivamente più bassa.
Pulp Fiction (1994) arriva come un fulmine a ciel sereno a metà degli anni Novanta e rivoluziona il cinema mainstream. Prodotto a basso budget, il film di Quentin Tarantino si rivela un enorme successo commerciale e stupisce tutti per la narrazione frammentata, i dialoghi vulcanici ed un gusto irriverente nell'unire la violenza e la comicità.
Il cigno nero (2010) di Darren Aronofksy è un thriller psicologico che racconta il lato nascosto delle arti performative e della vita dell'artista. Ambientato nel mondo della danza classica, il film affronta temi come l'abuso e le molestie (fisiche e non), l'ossessione per la perfezione e la disperata ricerca di un equilibrio nella vita.
Insomma, un altro episodio allegro e frizzante come piace a noi.
The Batman (2022) di Matt Reeves, ennesima trasposizione cinematografica del celebre supereroe, riesce nella non facile impresa di avere un'identità propria,- sia estetica che narrativa - diversa dalle visioni di Snyder, Nolan e Burton. In questo thriller investigativo Batman si aggira tra le strade di una Gotham City dalle atmosfere piovose e noir, indagando sugli omicidi dell'Enigmista ma allo stesso tempo cercando se stesso ed interrogandosi su cosa significhi essere un eroe.
Il sesto senso (1999) è stato un successo completamente inaspettato: scritto e diretto dall'allora semi-esordiente M. Night Shyamalan, il film è diventato il secondo incasso dell'anno ed è entrato rapidamente nell'immaginario collettivo. Oggi andiamo a vedere come questo horror atipico gioca costantemente con lo spettatore ed il linguaggio cinematografico.
La saga di Twilight è stato un fenomeno di enorme successo commerciale, ma anche incredibilmente divisivo. Se è vero che all'epoca aveva un'agguerritissima e fedelissima fanbase, dall'altra ha anche attirato una valanga di critiche, alcune puntuali e condivisibili, altre decisamente esagerate e pretestuose. In questo episodio analizziamo il primo capitolo, andando a vedere le ragioni di una e dell'altra parte.
Zootropolis (2016) per essere un film di animazione Disney è un film sorprendentemente politico, che parla di stereotipi etnici e di genere, di discriminazione e di manipolazione delle notizie da parte dei media e della politica. Ma questa chiara allegoria purtroppo non è priva di contraddizioni interne, il che la espone a critiche e letture molto diverse da quelle che erano nelle intenzioni degli autori.
Uscito nel lontano 1975, il musical The Rocky Horror Picture Show conserva ancora oggi tutta la sua carica eversiva. La sua esaltazione del diverso, dell'anticonvenzionale e del 'freak' ne hanno fatto un manifesto per la libertà sessuale e l'affermazione delle minoranze LGBTQ+ per quasi cinquant'anni.
Fight Club, adattamento di David Fincher del 1999 dell'omonimo libro di Chuck Palahniuk, è in breve tempo diventato un cult ed è stato inserito da diverse riviste specializzate nelle classifiche dei migliori film della storia del cinema. Ricordato per la sua feroce critica antisistema, l'umorismo nero e la violenza esplicita, il film possiede anche una vena satirica verso un certo tipo di mentalità che spesso viene trascurata. Ne parliamo in questo episodio.
L'adattamento del 1999 del romanzo L'incubo di Hill House di Shirley Jackson riesce a fare tutte le scelte sbagliate. Mal scritto, con una fotografia inappropriata, un setting stereotipato ed effetti speciali cartooneschi, Haunting - Presenze (The Haunting) di Jan de Bont è da molti considerato un film so bad it's good. Vediamo se si merita questo titolo.
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