Meditazione e vita quotidiana - Lunedì non ti temo

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Meditazione e vita quotidiana - Lunedì non ti temo episodes

  • Il Buco - Meditazione Guidata 29
    #meditazioneguidata #autostima #prendersicura

    Una meditazione guidata tratta dal meraviglioso libro illustrato "Il buco" di Anna Llenas che parla di una bimba con un buco nella pancia che non le piace per niente e di tutti i suoi tentativi di riempire quel vuoto per farlo scomparire.

    Una splendida storia che parla di ognun* di noi.
    Ogni persona ha un buco, personale e profondo che tenta di colmare.

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    24 min
  • Di Alberto Cortese - Citazione 3
    Ci sono pensieri, poesie o preghiere che varrebbe la pensa ripetersi ogni giorno. Alcune le ho raccolte in questa serie perchè possano essere quanto più possibile vicine ad ognuno di noi.

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    2 min
  • Drenchen Rema - Donne di Saggezza 5
    #donnedisaggezza #donnenelbuddhismo #spiritualitàfemminile
    Torniamo con la rubrica Donne di Saggezza, nata per raccontare storie di donne alla ricerca della loro spiritualità, spesso poco conosciute ma che possono essere spunti importanti per articolare la nostra esperienza.⠀
    ⠀
    Oggi raccontiamo la biografia di Drenchen Rema così come tramandata dai suoi discepoli. Una donna forte e determinata che fin da piccola aveva le idee chiare. La sua storia iniziò quando la madre le disse che le ragazze non potevano praticare il Dharma (ovvero gli insegnamenti del Buddha) e che era meglio che si sposasse in fretta, Rema rispose: “Le proverò che si sbaglia!”.⠀

    La rubrica “Donne di Saggezza” racconta storie di donne che hanno illuminato il nostro cammino.

    Nasce dalla lettura dell’omonimo libro di Tsultrim Allione e dalla consapevolezza che la nostra cultura presenta molto raramente biografie di donne alla ricerca della loro spiritualità, eppure le storie degli altri -anzi delle altre- sono punti di riferimento importanti per articolare la nostra esperienza.

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    13 min
  • Togliere le maschere - #PrideMonth 🏳️‍🌈 - Meditazione Guidata 28
    #mindfulnesslgbt #queermindulness #pridemonth

    Fare coming out è rischioso. Non possiamo sapere come risponderanno gli altri o cosa cambierà da quel momento in poi. Ci rende vulnerabili ed esposti, per questo è fondamentale che ognuno rispetti se stess* e i propri tempi: nessuna forzatura, nessun “dovresti” che arrivi dall’interno o dall’esterno.

    L’autenticità molto spesso non significa andare sul sicuro, anzi, significa essere molto vulnerabili ed è un rischio che possiamo decidere se compiere o meno in base al tipo di relazione che cerchiamo. A volte facciamo coming out con gli amici ma non in famiglia. O sul lavoro.

    Ogni situazione è a sè ed è importante partire, come sempre, dall’ascolto di sè.

    Fare coming out può dare la possibilità di togliere una maschera, di prendere possesso della nostra vita e di chi siamo.
    Non è semplice ma a volte è più difficile passare tutta la vita a fuggire da chi siamo, a vivere secondo le regole di qualcun altro.

    Quando passiamo tutta la vita a cercare di reprimere, scappare, cancellare, estirpare parti di noi che pensiamo non si conformino, non siano adatte, non si integrino con l’immagine che vorremmo di noi o con l’ideale che qualcuno ci ha passato, facciamo un sacco di fatica.

    Si tratta di un percorso graduale che parte dalla connessione con noi stessi, dalla volontà e dal coraggio di incontrare tutte le nostre parti con gentilezza, con compassione, per poi trovare quel senso di connessione con noi e con gli altri.

    Scopriamo la bellezza dell’appartenenza che esiste tra le persone quando si sentono viste, sentite, apprezzate… quando possono essere loro stesse in un rapporto dove non c’è giudizio ma c’è sostegno e connessione.

    Molto diverso dall’integrarsi cercando un modo di essere approvati, imparando a valutare le situazioni per intuire cosa può essere accettato, quanto possiamo esporci e come possiamo plasmarci nelle varie situazioni.

    Il senso di appartenenza non ha nulla di tutto questo, non richiede di cambiare chi siamo o di scegliere di mostrare solo dei pezzi. Il senso di appartenenza è essere chi siamo.

    E anche se gli altri non dovessero accettarci, essere autentici con noi stessi e con loro è uno dei più grandi doni che possiamo fare a noi stessi e alle persone che amiamo: mostrare loro che ci si può abbracciare nella vulnerabilità ed amare così come siamo.

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    18 min
  • Togliere le maschere - #PrideMonth
    #mindfulnesslgbt #queermindulness #pridemonth

    Fare coming out è rischioso. Non possiamo sapere come risponderanno gli altri o cosa cambierà da quel momento in poi. Ci rende vulnerabili ed esposti, per questo è fondamentale che ognuno rispetti se stess* e i propri tempi: nessuna forzatura, nessun “dovresti” che arrivi dall’interno o dall’esterno.

    L’autenticità molto spesso non significa andare sul sicuro, anzi, significa essere molto vulnerabili ed è un rischio che possiamo decidere se compiere o meno in base al tipo di relazione che cerchiamo. A volte facciamo coming out con gli amici ma non in famiglia. O sul lavoro.

    Ogni situazione è a sè ed è importante partire, come sempre, dall’ascolto di sè.

    Fare coming out può dare la possibilità di togliere una maschera, di prendere possesso della nostra vita e di chi siamo.
    Non è semplice ma a volte è più difficile passare tutta la vita a fuggire da chi siamo, a vivere secondo le regole di qualcun altro.

    Quando passiamo tutta la vita a cercare di reprimere, scappare, cancellare, estirpare parti di noi che pensiamo non si conformino, non siano adatte, non si integrino con l’immagine che vorremmo di noi o con l’ideale che qualcuno ci ha passato, facciamo un sacco di fatica.

    Si tratta di un percorso graduale che parte dalla connessione con noi stessi, dalla volontà e dal coraggio di incontrare tutte le nostre parti con gentilezza, con compassione, per poi trovare quel senso di connessione con noi e con gli altri.

    Scopriamo la bellezza dell’appartenenza che esiste tra le persone quando si sentono viste, sentite, apprezzate… quando possono essere loro stesse in un rapporto dove non c’è giudizio ma c’è sostegno e connessione.

    Molto diverso dall’integrarsi cercando un modo di essere approvati, imparando a valutare le situazioni per intuire cosa può essere accettato, quanto possiamo esporci e come possiamo plasmarci nelle varie situazioni.

    Il senso di appartenenza non ha nulla di tutto questo, non richiede di cambiare chi siamo o di scegliere di mostrare solo dei pezzi. Il senso di appartenenza è essere chi siamo.

    E anche se gli altri non dovessero accettarci, essere autentici con noi stessi e con loro è uno dei più grandi doni che possiamo fare a noi stessi e alle persone che amiamo: mostrare loro che ci si può abbracciare nella vulnerabilità ed amare così come siamo.
    18 min
  • Stare bene con noi stess* - #PrideMonth 🏳️‍🌈 - Meditazione Guidata 27
    #lgbtmindfulness #queermindfulness #meditazionelgbt

    L’omofobia, ovvero tutto quell’insieme di credenze e stereotipi che discriminano una persona in base all’orientamento sessuale, non è solo un fattore che riguarda gli altri ma spesso diventa interno ed è fonte di grande sofferenza.⠀
    ⠀
    Così una persona gay, lesbica, bisessuale o trans* può arrivare a rifiutare il proprio orientamento, a viverlo con vergogna, spietato giudizio o senso di inferiorità tanto da non riuscire a comunicare agli altri alcune parti di sè per il timore di essere rifiutat* o denigrat*.⠀
    ⠀
    A questo si aggiunge il senso di colpa nei confronti della famiglia, per averla delusa o fatta soffrire o per aver tradito le sue aspettative. ⠀
    ⠀
    Come sentirsi veramente bene con noi stess* in mezzo a tutto questo?⠀
    ⠀
    Iniziando a sentirci a casa dentro di noi. 

Siamo così poco abituati a questo che la sola idea di stare in contatto con le nostre sofferenze è spaventoso. Dove rischio di perdermi se lo faccio? E poi c’è quella vocina con le sue manie di perfezione che dice: “comunque tu non dovresti stare così male o essere così triste… dovresti essere/fare…”⠀
    ⠀
    Quali altre frasi ci diciamo, nella privacy delle nostre teste?⠀
    ⠀
    Prendere contatto con le nostre emozioni e i nostri stati d’animo non è semplice… ma vivere tutta una vita cercando di scansarle è altrettanto faticoso. Così come è faticoso vivere tutta una vita nelle scarpe di qualcun altro.⠀
    ⠀
    Gran parte della cultura occidentale insegna a “tenere duro” a farsi “andare bene le cose”. Ci è stato insegnato che non dobbiamo lamentarci, che c’è chi sta peggio e quindi si “deve tirare avanti”. Se ci troviamo in una situazione difficile o stressante, raramente ci concediamo il tempo di fermarci un attimo e riconoscere quanto sia difficile per noi in quel momento.⠀
    ⠀
    Eppure siamo tutti fatti di punti di forza e di debolezza. Abbiamo tutti parti imperfette, spaventate o tristi. Non siamo sol*.⠀
    E quelle parti non sono sbagliate o da cambiare o da aggiustare. Sono solo parti di noi, da riconoscere e accogliere.⠀
    ⠀
    Invece di condannarci per sbagli, fallimenti, aspettative non corrisposte… possiamo fare esperienza di questa sofferenza per allargare il cuore. Per abbandonare le scarpe altrui e trovare finalmente le nostre, del numero e della forma giusta.⠀

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    19 min
  • Stare bene con noi stess* - #PrideMonth
    #lgbtmindfulness #queermindfulness #meditazionelgbt

    L’omofobia, ovvero tutto quell’insieme di credenze e stereotipi che discriminano una persona in base all’orientamento sessuale, non è solo un fattore che riguarda gli altri ma spesso diventa interno ed è fonte di grande sofferenza.⠀
    ⠀
    Così una persona gay, lesbica, bisessuale o trans* può arrivare a rifiutare il proprio orientamento, a viverlo con vergogna, spietato giudizio o senso di inferiorità tanto da non riuscire a comunicare agli altri alcune parti di sè per il timore di essere rifiutat* o denigrat*.⠀
    ⠀
    A questo si aggiunge il senso di colpa nei confronti della famiglia, per averla delusa o fatta soffrire o per aver tradito le sue aspettative. ⠀
    ⠀
    Come sentirsi veramente bene con noi stess* in mezzo a tutto questo?⠀
    ⠀
    Iniziando a sentirci a casa dentro di noi. 

Siamo così poco abituati a questo che la sola idea di stare in contatto con le nostre sofferenze è spaventoso. Dove rischio di perdermi se lo faccio? E poi c’è quella vocina con le sue manie di perfezione che dice: “comunque tu non dovresti stare così male o essere così triste… dovresti essere/fare…”⠀
    ⠀
    Quali altre frasi ci diciamo, nella privacy delle nostre teste?⠀
    ⠀
    Prendere contatto con le nostre emozioni e i nostri stati d’animo non è semplice… ma vivere tutta una vita cercando di scansarle è altrettanto faticoso. Così come è faticoso vivere tutta una vita nelle scarpe di qualcun altro.⠀
    ⠀
    Gran parte della cultura occidentale insegna a “tenere duro” a farsi “andare bene le cose”. Ci è stato insegnato che non dobbiamo lamentarci, che c’è chi sta peggio e quindi si “deve tirare avanti”. Se ci troviamo in una situazione difficile o stressante, raramente ci concediamo il tempo di fermarci un attimo e riconoscere quanto sia difficile per noi in quel momento.⠀
    ⠀
    Eppure siamo tutti fatti di punti di forza e di debolezza. Abbiamo tutti parti imperfette, spaventate o tristi. Non siamo sol*.⠀
    E quelle parti non sono sbagliate o da cambiare o da aggiustare. Sono solo parti di noi, da riconoscere e accogliere.⠀
    ⠀
    Invece di condannarci per sbagli, fallimenti, aspettative non corrisposte… possiamo fare esperienza di questa sofferenza per allargare il cuore. Per abbandonare le scarpe altrui e trovare finalmente le nostre, del numero e della forma giusta.⠀
    19 min
  • Mi vergogno di me - #PrideMonth 🏳️‍🌈 - Meditazione Guidata 26
    #mindfulnesslgbt #queermindfulness #pridemonth

    Brenè Brown racconta la storia di una donna che, a un certo punto, ha il coraggio di dire alla sua vicina di casa che è un ex alcolista. La vicina di casa, dopo la confessione, le dice che la cosa la spaventa e non vuole più che i rispettivi figli giochino insieme.⠀
    ⠀
    La donna con estremo coraggio ed enorme compassione risponde: “I nostri figli giocano insieme da due anni e mi sembra che vada tutto bene. Io sono sobria da vent’anni e non sono cambiata rispetto a dieci minuti fa. Perché invece sei cambiata tu?” ⠀
    ⠀
    Confessarsi a qualcuno e fare #comingout su un aspetto della propria vita non è semplice. ⠀
    ⠀
    Ci si vergogna, si teme quello che è successo alla donna della storia: che gli altri non ci vedano più con gli stessi occhi, che l’intero rapporto ne esca compromesso per sempre o distrutto. Abbiamo paura che rivelando la nostra storia ci crolli addosso tutto.⠀
    ⠀
    Superare vergogna e paura non è semplice ma è possibile. Così come è possibile che non siano loro a determinare le scelte della nostra vita o a spingerci a tenere una parte di noi chiusa nell’armadio. ⠀
    ⠀
    Tutti proviamo vergogna o paura per qualche parte di noi ma tutti abbiamo anche la possibilità di rispondere in maniera positiva: iniziando dal riconoscere le nostre emozioni e riconoscere che non siamo i soli o le sole a provarle.⠀
    ⠀
    Ognuno ha i suoi tempi.⠀
    ⠀
    A volte vorremmo arrivare subito alla meta, a stare meglio… ma la realtà è che il cammino interiore è fatto di piccoli passi che hanno bisogno di pazienza. Per rivelare il nostro vero sé, è necessario passare in mezzo alla vergogna, al dolore, alla paura, a tutte quelle emozioni e quei sentimenti che normalmente cerchiamo di evitare. Non si tratta di masochismo, ma di una profonda e amorevole immersione in tutte le nostre parti, in tutte le nostre zone, quelle più in luce, quelle più in ombra. ⠀
    ⠀
    Rivelare la nostra storia o un aspetto del nostro sé ci sembra un’esperienza che può seppellirci, quando in realtà -come ci insegna la donna del nostro racconto- è solo un frammento di ciò che siamo. ⠀
    ⠀
    Coltiviamo l’amore per noi stessi quando permettiamo alla nostra parte più vulnerabile di essere vista e conosciuta in profondità. 

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    18 min
  • Mi vergogno di me - #PrideMonth
    #mindfulnesslgbt #queermindfulness #pridemonth

    Brenè Brown racconta la storia di una donna che, a un certo punto, ha il coraggio di dire alla sua vicina di casa che è un ex alcolista. La vicina di casa, dopo la confessione, le dice che la cosa la spaventa e non vuole più che i rispettivi figli giochino insieme.⠀
    ⠀
    La donna con estremo coraggio ed enorme compassione risponde: “I nostri figli giocano insieme da due anni e mi sembra che vada tutto bene. Io sono sobria da vent’anni e non sono cambiata rispetto a dieci minuti fa. Perché invece sei cambiata tu?” ⠀
    ⠀
    Confessarsi a qualcuno e fare #comingout su un aspetto della propria vita non è semplice. ⠀
    ⠀
    Ci si vergogna, si teme quello che è successo alla donna della storia: che gli altri non ci vedano più con gli stessi occhi, che l’intero rapporto ne esca compromesso per sempre o distrutto. Abbiamo paura che rivelando la nostra storia ci crolli addosso tutto.⠀
    ⠀
    Superare vergogna e paura non è semplice ma è possibile. Così come è possibile che non siano loro a determinare le scelte della nostra vita o a spingerci a tenere una parte di noi chiusa nell’armadio. ⠀
    ⠀
    Tutti proviamo vergogna o paura per qualche parte di noi ma tutti abbiamo anche la possibilità di rispondere in maniera positiva: iniziando dal riconoscere le nostre emozioni e riconoscere che non siamo i soli o le sole a provarle.⠀
    ⠀
    Ognuno ha i suoi tempi.⠀
    ⠀
    A volte vorremmo arrivare subito alla meta, a stare meglio… ma la realtà è che il cammino interiore è fatto di piccoli passi che hanno bisogno di pazienza. Per rivelare il nostro vero sé, è necessario passare in mezzo alla vergogna, al dolore, alla paura, a tutte quelle emozioni e quei sentimenti che normalmente cerchiamo di evitare. Non si tratta di masochismo, ma di una profonda e amorevole immersione in tutte le nostre parti, in tutte le nostre zone, quelle più in luce, quelle più in ombra. ⠀
    ⠀
    Rivelare la nostra storia o un aspetto del nostro sé ci sembra un’esperienza che può seppellirci, quando in realtà -come ci insegna la donna del nostro racconto- è solo un frammento di ciò che siamo. ⠀
    ⠀
    Coltiviamo l’amore per noi stessi quando permettiamo alla nostra parte più vulnerabile di essere vista e conosciuta in profondità.
    18 min
  • Mi accetto così come sono - #PrideMonth 🏳️‍🌈 - Meditazione Guidata 25
    #mindfulnesslgbt #queermindfulness #pridemonth

    Quando preparavo il materiale per queste meditazioni, ho letto un sacco di studi sul “Minority Stress”, un termine che viene utilizzato per indicare un insieme di disagi psicologici dovuti all’appartenenza ad una minoranza.

    Partiamo con il sottolineare che i disagi NON sono direttamente collegati al fatto di appartenere ad una minoranza (o in questo caso specifico all'orientamento sessuale/identità di genere) ma alle condizioni di vita sociali a cui spesso le persone LGBT+ sono sottoposte: stress dovuto alla paura di essere “scopert*”, al giudizio, al rapporto con ambienti o persone ostili se non vere e proprie violenze.

    Lo stress da minoranza è un’esperienza continua in una società in cui vi è un gruppo dominante che definisce norme e valori ma soprattutto, al centro della condizione di stress, vi è quell’iniziale senso di incongruenza tra la cultura in cui si vive e i propri bisogni.

    A quel senso di incongruenza possiamo dare ascolto durante la meditazione.

    Possiamo contattare e respirare in questo spazio di frizione tra società e spinte interne.

    Le regole del gruppo dominante, se ci cresciamo, diventano le nostre idee, le nostre convinzioni. Prendere contatto con quel senso di incongruenza permette di avvicinarci a noi stess* e pian piano riconoscere le regole del gruppo dominante come semplici regole del gruppo dominante.

    Diventa possibile accettare anche di non far parte di quel gruppo dominante e di non dover seguire quelle regole.

    Accettare.

    Una parola “magica” che ritornerà tante volte nella meditazione guidata di oggi.

    Prima di guardare fuori, agli altr*.
    Prima ancora di chiedere di essere vist* o accettat*.

    Prendiamoci cura della relazione più importante che abbiamo: quella con noi stess*.
    Preoccupiamoci di vederci davvero, tutti.
    Diamoci spazio, ascolto, comprensione.
    Preoccupiamoci di accettarci così come siamo, con tutte le parti che abbiamo.

    Serve tempo e pazienza ma in fondo, il cammino interiore - il cammino di accettazione di sé - è un po’ come una storia d’amore: ha bisogno di cura, di presenza, di costanza e attenzione… è un passo imprescindibile.

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    15 min

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