Memos

Memos

By Radio PopolareNews
Download on the App Store

Memos episodes

  • Non solo euro, il potere della moneta fiscale
    «Dentro l'euro ma anche oltre i vincoli dell'euro: senza compiere quel vero e proprio “salto nel buio” costituito dall’uscita unilaterale dall’euro, che provocherebbe effetti economici e politici non prevedibili e probabilmente disastrosi». E’ l’idea di fondo della proposta di “moneta fiscale” contenuta nella presentazione del libro “Per una moneta fiscale gratuita” (Micromega 2015, ebook gratuito). Un libro che porta diverse firme insieme a quella del grande sociologo e studioso, scomparso un anno e mezzo fa, Luciano Gallino. Gli estensori della proposta sono Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini. Le prime ipotesi di “moneta fiscale” risalgono al 2012, due anni dopo il professor Gallino e gli altri economisti lanciarono un appello “per uscire dall’austerità senza spaccare l’euro”. La settimana scorsa il Movimento Cinque Stelle ha deciso di inserire la “moneta fiscale” nel proprio programma. L’economista Gennaro Zezza l’ha spiegata con un articolo sul blog beppegrillo.it, prima del clamoroso errore di Luigi Di Maio sul “defunto psicologo Gallini”. Memos oggi ha ospitato uno degli estensori della proposta originaria di “moneta fiscale”, l’economista Stefano Sylos Labini. Ospite anche Luca Fantacci, economista dell’università Bocconi, esperto di moneta e finanza.
    29 min
  • Non solo euro, il potere della moneta fiscale
    «Dentro l'euro ma anche oltre i vincoli dell'euro: senza compiere quel vero e proprio “salto nel buio” costituito dall’uscita unilaterale dall’euro, che provocherebbe effetti economici e politici non prevedibili e probabilmente disastrosi». E’ l’idea di fondo della proposta di “moneta fiscale” contenuta nella presentazione del libro “Per una moneta fiscale gratuita” (Micromega 2015, ebook gratuito). Un libro che porta diverse firme insieme a quella del grande sociologo e studioso, scomparso un anno e mezzo fa, Luciano Gallino. Gli estensori della proposta sono Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini. Le prime ipotesi di “moneta fiscale” risalgono al 2012, due anni dopo il professor Gallino e gli altri economisti lanciarono un appello “per uscire dall’austerità senza spaccare l’euro”. La settimana scorsa il Movimento Cinque Stelle ha deciso di inserire la “moneta fiscale” nel proprio programma. L’economista Gennaro Zezza l’ha spiegata con un articolo sul blog beppegrillo.it, prima del clamoroso errore di Luigi Di Maio sul “defunto psicologo Gallini”. Memos oggi ha ospitato uno degli estensori della proposta originaria di “moneta fiscale”, l’economista Stefano Sylos Labini. Ospite anche Luca Fantacci, economista dell’università Bocconi, esperto di moneta e finanza.
    29 min
  • Il diritto di avere diritti in Calabria
    Sesto appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Sabrina Garofalo, sociologa, collaboratrice di ricerca presso il Centro di Women’s Studies Milly Villa dell’Università della Calabria. Sabrina Garofalo si occupa di studi di genere, migrazioni, Mediterraneo, mafie ed antimafia. La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 27 marzo 2017.
    29 min
  • Il diritto di avere diritti in Calabria
    Sesto appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Sabrina Garofalo, sociologa, collaboratrice di ricerca presso il Centro di Women’s Studies Milly Villa dell’Università della Calabria. Sabrina Garofalo si occupa di studi di genere, migrazioni, Mediterraneo, mafie ed antimafia. La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 27 marzo 2017.
    29 min
  • Il diritto di avere diritti in Calabria
    Sesto appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Sabrina Garofalo, sociologa, collaboratrice di ricerca presso il Centro di Women’s Studies Milly Villa dell’Università della Calabria. Sabrina Garofalo si occupa di studi di genere, migrazioni, Mediterraneo, mafie ed antimafia. La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 27 marzo 2017.
    29 min
  • Pio La Torre e il riscatto sociale contro le mafie
    Festival dei beni confiscati alle mafie a Milano, da oggi e fino a domenica 2 aprile (qui il programma e gli organizzatori). ..Come si è arrivati in Italia alla confisca dei beni dei mafiosi e al loro riutilizzo sociale? A Memos sono stati ospiti oggi Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, e Ilaria Meli, ricercatrice dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’università di Milano. La storia della confisca dei beni dei mafiosi in Italia ha un punto di riferimento imprescindibile nella figura di Pio La Torre, ucciso da Cosa Nostra il 30 aprile del 1982, insieme al suo autista Rosario Di Salvo. Pio La Torre è stato dirigente del movimento contadino siciliano, dirigente regionale e nazionale del Pci, parlamentare in più legislature. Ha combattuto la mafia per tutta la vita. Dalla fine degli anni ‘40, quando guidava le proteste dei braccianti. Agli anni ‘70 da membro della commissione parlamentare antimafia, quando denunciava le collusioni con Cosa nostra di esponenti di primo piano della Dc: da Vito Ciancimino a Salvo Lima a Giovanni Gioia. Nel marzo dell‘81 presentò in parlamento la proposta di legge che gli costò la vita. «Uno spartiacque, una rivoluzione», l’ha definita oggi a Memos Vito Lo Monaco. Quel progetto prevedeva l’introduzione nel codice penale del reato di associazione di tipo mafioso e la confisca obbligatoria dei beni dei mafiosi. «Quella legge – racconta a Memos Lo Monaco - indica uno spartiacque tra un prima e un dopo. Il prima in cui si poteva negare l’esistenza della mafia e il dopo in cui non era più possibile farlo». La proposta di Pio La Torre diventerà legge cinque mesi dopo il suo assassinio. Il 13 settembre del 1982, dieci giorni dopo l’uccisione del prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, il parlamento la approverà definitivamente. A Memos Vito Lo Monaco ha ripercorso i passaggi più importanti della biografia di Pio La Torre, mentre Ilaria Meli ha spiegato il significato delle due leggi fondamentali sui beni confiscati: quella del 1982 di La Torre e poi quella del 1996 sul riutilizzo sociale dei patrimoni confiscati ai mafiosi.
    29 min
  • Pio La Torre e il riscatto sociale contro le mafie
    Festival dei beni confiscati alle mafie a Milano, da oggi e fino a domenica 2 aprile (qui il programma e gli organizzatori). ..Come si è arrivati in Italia alla confisca dei beni dei mafiosi e al loro riutilizzo sociale? A Memos sono stati ospiti oggi Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, e Ilaria Meli, ricercatrice dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’università di Milano. La storia della confisca dei beni dei mafiosi in Italia ha un punto di riferimento imprescindibile nella figura di Pio La Torre, ucciso da Cosa Nostra il 30 aprile del 1982, insieme al suo autista Rosario Di Salvo. Pio La Torre è stato dirigente del movimento contadino siciliano, dirigente regionale e nazionale del Pci, parlamentare in più legislature. Ha combattuto la mafia per tutta la vita. Dalla fine degli anni ‘40, quando guidava le proteste dei braccianti. Agli anni ‘70 da membro della commissione parlamentare antimafia, quando denunciava le collusioni con Cosa nostra di esponenti di primo piano della Dc: da Vito Ciancimino a Salvo Lima a Giovanni Gioia. Nel marzo dell‘81 presentò in parlamento la proposta di legge che gli costò la vita. «Uno spartiacque, una rivoluzione», l’ha definita oggi a Memos Vito Lo Monaco. Quel progetto prevedeva l’introduzione nel codice penale del reato di associazione di tipo mafioso e la confisca obbligatoria dei beni dei mafiosi. «Quella legge – racconta a Memos Lo Monaco - indica uno spartiacque tra un prima e un dopo. Il prima in cui si poteva negare l’esistenza della mafia e il dopo in cui non era più possibile farlo». La proposta di Pio La Torre diventerà legge cinque mesi dopo il suo assassinio. Il 13 settembre del 1982, dieci giorni dopo l’uccisione del prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, il parlamento la approverà definitivamente. A Memos Vito Lo Monaco ha ripercorso i passaggi più importanti della biografia di Pio La Torre, mentre Ilaria Meli ha spiegato il significato delle due leggi fondamentali sui beni confiscati: quella del 1982 di La Torre e poi quella del 1996 sul riutilizzo sociale dei patrimoni confiscati ai mafiosi.
    29 min
  • Pio La Torre e il riscatto sociale contro le mafie
    Festival dei beni confiscati alle mafie a Milano, da oggi e fino a domenica 2 aprile (qui il programma e gli organizzatori). ..Come si è arrivati in Italia alla confisca dei beni dei mafiosi e al loro riutilizzo sociale? A Memos sono stati ospiti oggi Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, e Ilaria Meli, ricercatrice dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’università di Milano. La storia della confisca dei beni dei mafiosi in Italia ha un punto di riferimento imprescindibile nella figura di Pio La Torre, ucciso da Cosa Nostra il 30 aprile del 1982, insieme al suo autista Rosario Di Salvo. Pio La Torre è stato dirigente del movimento contadino siciliano, dirigente regionale e nazionale del Pci, parlamentare in più legislature. Ha combattuto la mafia per tutta la vita. Dalla fine degli anni ‘40, quando guidava le proteste dei braccianti. Agli anni ‘70 da membro della commissione parlamentare antimafia, quando denunciava le collusioni con Cosa nostra di esponenti di primo piano della Dc: da Vito Ciancimino a Salvo Lima a Giovanni Gioia. Nel marzo dell‘81 presentò in parlamento la proposta di legge che gli costò la vita. «Uno spartiacque, una rivoluzione», l’ha definita oggi a Memos Vito Lo Monaco. Quel progetto prevedeva l’introduzione nel codice penale del reato di associazione di tipo mafioso e la confisca obbligatoria dei beni dei mafiosi. «Quella legge – racconta a Memos Lo Monaco - indica uno spartiacque tra un prima e un dopo. Il prima in cui si poteva negare l’esistenza della mafia e il dopo in cui non era più possibile farlo». La proposta di Pio La Torre diventerà legge cinque mesi dopo il suo assassinio. Il 13 settembre del 1982, dieci giorni dopo l’uccisione del prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, il parlamento la approverà definitivamente. A Memos Vito Lo Monaco ha ripercorso i passaggi più importanti della biografia di Pio La Torre, mentre Ilaria Meli ha spiegato il significato delle due leggi fondamentali sui beni confiscati: quella del 1982 di La Torre e poi quella del 1996 sul riutilizzo sociale dei patrimoni confiscati ai mafiosi.
    29 min
  • Referendum lavoro: "il governo ha temuto la sconfitta nelle urne”, Danilo Barbi (Cgil)
    «Il decreto del governo per noi è un successo. Ma noi proseguiamo fino alla legge». La Cgil non smobilita. La sua campagna per i due quesiti referendari del prossimo 28 maggio va avanti. Aspetta l’approvazione definitiva del decreto del governo su voucher e appalti prima di considerare chiusa la partita. Soltanto dopo il voto finale del parlamento la Corte di cassazione deciderà se annullare o meno la consultazione del 28 maggio. Ospite di Memos Danilo Barbi, fino a due mesi fa segretario nazionale della Cgil, oggi in forze alla Cgil Emilia Romagna. «Il decreto del governo non è una svolta», dice Barbi. «Non è l’espressione di una nuova cultura di rispetto del lavoro, di cui ci invece ci sarebbe bisogno. Con quel decreto però è stata fermata una deriva». Nel corso della trasmissione di oggi Memos ha ospitato anche Matteo Moretti (Filctem-Cgil) che sta seguendo la vertenza sui 187 licenziamenti dei lavoratori della K-Flex di Roncello (MB) arrivata al 65 esimo giorno di sciopero consecutivo.
    27 min
  • Referendum lavoro: "il governo ha temuto la sconfitta nelle urne”, Danilo Barbi (Cgil)
    «Il decreto del governo per noi è un successo. Ma noi proseguiamo fino alla legge». La Cgil non smobilita. La sua campagna per i due quesiti referendari del prossimo 28 maggio va avanti. Aspetta l’approvazione definitiva del decreto del governo su voucher e appalti prima di considerare chiusa la partita. Soltanto dopo il voto finale del parlamento la Corte di cassazione deciderà se annullare o meno la consultazione del 28 maggio. Ospite di Memos Danilo Barbi, fino a due mesi fa segretario nazionale della Cgil, oggi in forze alla Cgil Emilia Romagna. «Il decreto del governo non è una svolta», dice Barbi. «Non è l’espressione di una nuova cultura di rispetto del lavoro, di cui ci invece ci sarebbe bisogno. Con quel decreto però è stata fermata una deriva». Nel corso della trasmissione di oggi Memos ha ospitato anche Matteo Moretti (Filctem-Cgil) che sta seguendo la vertenza sui 187 licenziamenti dei lavoratori della K-Flex di Roncello (MB) arrivata al 65 esimo giorno di sciopero consecutivo.
    27 min

About Memos

From the publisher's feed

Memos, il promemoria sull'attualità di Radio Popolare.

More shows like Memos

Giornale Radio by Radio Popolare

Giornale Radio

6 Listeners

Note dell’autore by Radio Popolare

Note dell’autore

0 Listeners

Esteri by Radio Popolare

Esteri

2 Listeners

Esteri - La rassegna stampa internazionale by Radio Popolare

Esteri - La rassegna stampa internazionale

0 Listeners

Cult by Radio Popolare

Cult

1 Listeners

Jazz Anthology by Radio Popolare

Jazz Anthology

1 Listeners

Labirinti Musicali by Radio Popolare

Labirinti Musicali

0 Listeners

Senti un po' by Radio Popolare

Senti un po'

0 Listeners

Itaca by Radio Popolare

Itaca

0 Listeners

Doppio Click by Radio Popolare

Doppio Click

0 Listeners