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  • Alain Touraine: diritti, dignità contro la guerra di civiltà
    I francesi non vogliono rischiare un Patriot Act americano...Alain Touraine, sociologo francese di fama internazionale, è sicuro che il suo paese non attraverserà una delle pagine più buie della storia dei diritti civili negli Stati Uniti.  ..Il professor Touraine, 90 anni, oggi è stato ospite di Memos. Il grande sociologo è venuto a trovarci nella sede di Radio Popolare. ..Iniziamo l’intervista parlando del presidente francese Hollande, delle sue dichiarazioni davanti al parlamento riunito a Versailles dopo le stragi di Parigi di venerdì scorso: “siamo in guerra”, “saremo impietosi”, “la repubblica distruggerà il terrorismo”, ha detto con tono marziale il capo dell’Eliseo. Era inevitabile questo tono, professor Touraine? «In parte sì, perché Hollande ha poche possibilità di vincere le prossime elezioni presidenziali. Durante tutti questi anni di presidenza, Hollande ha avuto meno del 20% dei consensi. In un certo modo è una drammatizzazione. C'è un aspetto strategico politico e personale, voler apparire come una persona di fronte al nemico di Daesh, una minaccia contro la repubblica». Alain Touraine definisce “drammatica” la situazione, la definisce una minaccia che va presa sul serio.
    29 min
  • Alain Touraine: diritti, dignità contro la guerra di civiltà
    I francesi non vogliono rischiare un Patriot Act americano...Alain Touraine, sociologo francese di fama internazionale, è sicuro che il suo paese non attraverserà una delle pagine più buie della storia dei diritti civili negli Stati Uniti.  ..Il professor Touraine, 90 anni, oggi è stato ospite di Memos. Il grande sociologo è venuto a trovarci nella sede di Radio Popolare. ..Iniziamo l’intervista parlando del presidente francese Hollande, delle sue dichiarazioni davanti al parlamento riunito a Versailles dopo le stragi di Parigi di venerdì scorso: “siamo in guerra”, “saremo impietosi”, “la repubblica distruggerà il terrorismo”, ha detto con tono marziale il capo dell’Eliseo. Era inevitabile questo tono, professor Touraine? «In parte sì, perché Hollande ha poche possibilità di vincere le prossime elezioni presidenziali. Durante tutti questi anni di presidenza, Hollande ha avuto meno del 20% dei consensi. In un certo modo è una drammatizzazione. C'è un aspetto strategico politico e personale, voler apparire come una persona di fronte al nemico di Daesh, una minaccia contro la repubblica». Alain Touraine definisce “drammatica” la situazione, la definisce una minaccia che va presa sul serio.
    29 min
  • Alain Touraine: diritti, dignità contro la guerra di civiltà
    I francesi non vogliono rischiare un Patriot Act americano...Alain Touraine, sociologo francese di fama internazionale, è sicuro che il suo paese non attraverserà una delle pagine più buie della storia dei diritti civili negli Stati Uniti.  ..Il professor Touraine, 90 anni, oggi è stato ospite di Memos. Il grande sociologo è venuto a trovarci nella sede di Radio Popolare. ..Iniziamo l’intervista parlando del presidente francese Hollande, delle sue dichiarazioni davanti al parlamento riunito a Versailles dopo le stragi di Parigi di venerdì scorso: “siamo in guerra”, “saremo impietosi”, “la repubblica distruggerà il terrorismo”, ha detto con tono marziale il capo dell’Eliseo. Era inevitabile questo tono, professor Touraine? «In parte sì, perché Hollande ha poche possibilità di vincere le prossime elezioni presidenziali. Durante tutti questi anni di presidenza, Hollande ha avuto meno del 20% dei consensi. In un certo modo è una drammatizzazione. C'è un aspetto strategico politico e personale, voler apparire come una persona di fronte al nemico di Daesh, una minaccia contro la repubblica». Alain Touraine definisce “drammatica” la situazione, la definisce una minaccia che va presa sul serio.
    29 min
  • Parigi, l'eclissi della ragione. Intervista con Adriano Prosperi e Alessandro Politi.
    Tre giorni dopo la strage di Parigi. Oggi a Memos sono stati ospiti Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa e Alessandro Politi, analista strategico. Due punti di vista su quella strage, le sue cause, le sue implicazioni. «Mi è sembrata – ha raccontato il professor Prosperi - una discesa di un gradino molto alto nella cupezza di questi tempi, nello smarrimento per tutti. Una sensazione di freddo e di cupezza spaventosa». Politi indaga le ragioni della tempistica di quella strage. «Una delle ipotesi che è andata per la maggiore – dice - è quella del tentativo di impedire la visita del presidente iraniano Rohani in Francia e in Italia. E' possibile, ma allo stesso tempo direi che è chiedere troppo ad un attentato terroristico».
    38 min
  • Parigi, l'eclissi della ragione. Intervista con Adriano Prosperi e Alessandro Politi.
    Tre giorni dopo la strage di Parigi. Oggi a Memos sono stati ospiti Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa e Alessandro Politi, analista strategico. Due punti di vista su quella strage, le sue cause, le sue implicazioni. «Mi è sembrata – ha raccontato il professor Prosperi - una discesa di un gradino molto alto nella cupezza di questi tempi, nello smarrimento per tutti. Una sensazione di freddo e di cupezza spaventosa». Politi indaga le ragioni della tempistica di quella strage. «Una delle ipotesi che è andata per la maggiore – dice - è quella del tentativo di impedire la visita del presidente iraniano Rohani in Francia e in Italia. E' possibile, ma allo stesso tempo direi che è chiedere troppo ad un attentato terroristico».
    38 min
  • Parigi, l'eclissi della ragione. Intervista con Adriano Prosperi e Alessandro Politi.
    Tre giorni dopo la strage di Parigi. Oggi a Memos sono stati ospiti Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa e Alessandro Politi, analista strategico. Due punti di vista su quella strage, le sue cause, le sue implicazioni. «Mi è sembrata – ha raccontato il professor Prosperi - una discesa di un gradino molto alto nella cupezza di questi tempi, nello smarrimento per tutti. Una sensazione di freddo e di cupezza spaventosa». Politi indaga le ragioni della tempistica di quella strage. «Una delle ipotesi che è andata per la maggiore – dice - è quella del tentativo di impedire la visita del presidente iraniano Rohani in Francia e in Italia. E' possibile, ma allo stesso tempo direi che è chiedere troppo ad un attentato terroristico».
    38 min
  • Michela Marzano: basta paura e confusione sui diritti
    Vigilantes anti-gender. A ciò sono state piegate alcune istituzioni della Repubblica per tentare di placare un'ossessione omofoba e coltivare la paura delle differenze. Prima scena: Padova, gabinetto del sindaco Massimo Bitonci, della Lega. Così viene motivata la decisione di impedire alla filosofa e deputata del Pd Michela Marzano di presentare il suo libro “Papà, mamma e gender” in una sala comunale. “Il consiglio comunale, con mozione 2015/0070 approvata il 5 ottobre 2015 ha impegnato sindaco e giunta comunale a vigilare affinché non venga introdotta e promossa la ‘teoria del gender’ e affinché venga al contempo rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità”. Seconda scena: Milano, mozione del Consiglio regionale della Lombardia, approvata un mese fa, il 6 ottobre: “Il Consiglio regionale della Lombardia (...) impegna la Giunta regionale (…) a fare in modo che la teoria del gender non venga introdotta negli istituti scolastici”. Sono solo due casi che coinvolgono istituzioni pubbliche in una campagna di intolleranza, satura di pregiudizi e luoghi comuni, attorno a temi fondamentali: stiamo parlando dell'educazione alla civiltà, alla non discriminazione, alla libertà. L'ultima a finire impigliata in questa rete è stata Michela Marzano con il suo “Papà, mamma e gender” (Utet). Dopo il no del sindaco leghista Bitonci, la filosofa ha ricevuto l'invito da parte del rettore dell'università di Padova a presentare il suo libro in un'aula dell'università. «Mi ha fatto piacere rendermi conto che Padova è anche un'altra cosa rispetto al sindaco Bitonci», racconta Michela Marzano ospite oggi a Memos.
    27 min
  • Michela Marzano: basta paura e confusione sui diritti
    Vigilantes anti-gender. A ciò sono state piegate alcune istituzioni della Repubblica per tentare di placare un'ossessione omofoba e coltivare la paura delle differenze. Prima scena: Padova, gabinetto del sindaco Massimo Bitonci, della Lega. Così viene motivata la decisione di impedire alla filosofa e deputata del Pd Michela Marzano di presentare il suo libro “Papà, mamma e gender” in una sala comunale. “Il consiglio comunale, con mozione 2015/0070 approvata il 5 ottobre 2015 ha impegnato sindaco e giunta comunale a vigilare affinché non venga introdotta e promossa la ‘teoria del gender’ e affinché venga al contempo rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità”. Seconda scena: Milano, mozione del Consiglio regionale della Lombardia, approvata un mese fa, il 6 ottobre: “Il Consiglio regionale della Lombardia (...) impegna la Giunta regionale (…) a fare in modo che la teoria del gender non venga introdotta negli istituti scolastici”. Sono solo due casi che coinvolgono istituzioni pubbliche in una campagna di intolleranza, satura di pregiudizi e luoghi comuni, attorno a temi fondamentali: stiamo parlando dell'educazione alla civiltà, alla non discriminazione, alla libertà. L'ultima a finire impigliata in questa rete è stata Michela Marzano con il suo “Papà, mamma e gender” (Utet). Dopo il no del sindaco leghista Bitonci, la filosofa ha ricevuto l'invito da parte del rettore dell'università di Padova a presentare il suo libro in un'aula dell'università. «Mi ha fatto piacere rendermi conto che Padova è anche un'altra cosa rispetto al sindaco Bitonci», racconta Michela Marzano ospite oggi a Memos.
    27 min
  • Michela Marzano: basta paura e confusione sui diritti
    Vigilantes anti-gender. A ciò sono state piegate alcune istituzioni della Repubblica per tentare di placare un'ossessione omofoba e coltivare la paura delle differenze. Prima scena: Padova, gabinetto del sindaco Massimo Bitonci, della Lega. Così viene motivata la decisione di impedire alla filosofa e deputata del Pd Michela Marzano di presentare il suo libro “Papà, mamma e gender” in una sala comunale. “Il consiglio comunale, con mozione 2015/0070 approvata il 5 ottobre 2015 ha impegnato sindaco e giunta comunale a vigilare affinché non venga introdotta e promossa la ‘teoria del gender’ e affinché venga al contempo rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità”. Seconda scena: Milano, mozione del Consiglio regionale della Lombardia, approvata un mese fa, il 6 ottobre: “Il Consiglio regionale della Lombardia (...) impegna la Giunta regionale (…) a fare in modo che la teoria del gender non venga introdotta negli istituti scolastici”. Sono solo due casi che coinvolgono istituzioni pubbliche in una campagna di intolleranza, satura di pregiudizi e luoghi comuni, attorno a temi fondamentali: stiamo parlando dell'educazione alla civiltà, alla non discriminazione, alla libertà. L'ultima a finire impigliata in questa rete è stata Michela Marzano con il suo “Papà, mamma e gender” (Utet). Dopo il no del sindaco leghista Bitonci, la filosofa ha ricevuto l'invito da parte del rettore dell'università di Padova a presentare il suo libro in un'aula dell'università. «Mi ha fatto piacere rendermi conto che Padova è anche un'altra cosa rispetto al sindaco Bitonci», racconta Michela Marzano ospite oggi a Memos.
    27 min
  • Italia, superpotenza culturale. L'arma spuntata della politica estera di Renzi. Intervista con Germano Dottori e Alberto Negri.
    “Non saremo mai una superpotenza economica, nemmeno militare, ma siamo una superpotenza culturale”.E’ la frase ripetuta come un mantra dal capo del governo Matteo Renzi nei suoi ultimi viaggi internazionali (Cile, Peru, Colombia, Arabia Saudita). L’Italia di Renzi ha finito così per essere rappresentata all’estero da un’attività di promozione di un nuovo brand, lo potremmo chiamare il “thought in Italy” da sostituire all’ormai datato “made in Italy”.....Ecco di cosa si tratta. La crisi durissima di questi anni ha colpito la manifattura italiana e il “made in Italy” che ne è stato il fulcro. Vista la crisi occorreva cercare un nuovo marchio. E Renzi lo ha trovato: ha sostituito all’orgoglio patrio per la manifattura, per ciò che viene fatto, prodotto, costruito in Italia (il “made in Italy”, appunto), l’orgoglio per ciò che viene pensato ideato creato in Italia, il “thought in Italy”, se così lo vogliamo chiamare. Renzi pensa alla cultura, al capitale umano, al patrimonio artistico: «se manterremo il ruolo di superpotenza culturale – ha scritto il capo del governo su Facebook un mese fa – tra 20 anni l’Italia sarà una guida per il mondo».Nel frattempo, però, la politica estera italiana resta chiusa tra il sogno di diventare guida, superpotenza culturale, e la necessità concreta di fare affari, oggi. A Memos ne abbiamo parlato con Alberto Negri, inviato speciale del Sole-24Ore e Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss di Roma.
    30 min

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