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Memos episodes

  • La sentenza Mannino e la trattativa stato-mafia. Intervista con Salvatore Borsellino
    «Sono anni – dice Borsellino - che lotto per la verità e la giustizia per la strage di via d'Amelio. Da anni sostengo che ad accelerare l'assassinio di mio fratello è stato il fatto che si era messo di traverso rispetto a questa trattativa, non appena l'aveva conosciuta. E a quel punto per portare avanti quella trattativa è stato necessario eliminarlo. Ieri mi sono sentito mancare il terreno sotto i piedi, ho pensato in un primo momento che questo significasse un cadere di tutte le ipotesi sulla trattativa». Salvatore Borsellino solo in un secondo momento racconta di essersi sentito meno disorientato. «Esaminando poi, e leggendo più nel dettaglio sulla sentenza, ho visto che non si nega l'esistenza della trattativa, ma solo che Mannino vi abbia partecipato. Implicitamente la sentenza ammette l'esistenza della trattativa, anche se dovremo leggerne le motivazioni». In ogni caso Salvatore Borsellino non nasconde l'amarezza per le conseguenze la sentenza Mannino potrà avere. «Di una cosa mi sono reso conto, ieri: non basteranno gli anni che ancora mi restano da vivere per vedere la verità e la giustizia sulla strage di via d'Amelio. L'Italia è un paese in cui a decenni di distanza non si è ancora arrivati alla verità sulle tante stragi di stato. Gli anni della mia vita che mi restano non mi permetteranno di vederla, la verità. Ma questo non significa che verità e giustizia alla fine non verranno fuori».
    31 min
  • Renzi, i commissari e la sinistra. Intervista con Luca Alessandrini.
    Piovono commissari sulla politica italiana. E a mandarli è il capo del governo Renzi. Negli ultimi giorni si è parlato molto di commissari, anche per alcune coincidenze temporali come la decadenza di Marino da sindaco di Roma e la fine dell'Expo. La cacciata di Marino dal Campidoglio ha portato alla nomina al suo posto, come prevede la legge, di un commissario prefettizio al comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, fino ad un attimo prima prefetto di Milano Quasi contemporaneamente la chiusura dell'Expo milanese è stata accompagnata dalla celebrazione del rito ambrosiano dei grandi eventi e del suo sacerdote, Giuseppe Sala (amministratore delegato di Expo Spa) che è stato anche commissario unico del governo per l'Expo. Sala sta riempiendo le cronache politiche di questi giorni anche perchè da commissario del governo si appresterebbe a diventare candidato sindaco di Milano. E gli altri commissari, chi sono? Un paio di mesi fa il governo ha nominato il prefetto di Roma Franco Gabrielli commissario unico per il Giubileo. E ancora, un altro commissario: Raffaele Cantone, il magistrato anticamorra. Il governo Renzi lo ha voluto a capo dell'autorità anticorruzione nel giugno del 2014, mentre lo scandalo per l'inchiesta della procura di Milano sulle tangenti all'Expo (con i redivivi Greganti e Frigerio) rischiava di bloccare sul nascere il grande evento. Ecco, dunque, la squadra dei commissari renziani. Cosa rappresentano? Sono i tecnici che riempiono un vuoto della politica, come si diceva qualche tempo fa, oppure sono solo emissari, mandatari di una politica che invece conta e che sta al centro della scena? Memos ne ha parlato oggi con Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Ferruccio Parri di Bologna.
    31 min
  • Renzi, i commissari e la sinistra. Intervista con Luca Alessandrini.
    Piovono commissari sulla politica italiana. E a mandarli è il capo del governo Renzi. Negli ultimi giorni si è parlato molto di commissari, anche per alcune coincidenze temporali come la decadenza di Marino da sindaco di Roma e la fine dell'Expo. La cacciata di Marino dal Campidoglio ha portato alla nomina al suo posto, come prevede la legge, di un commissario prefettizio al comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, fino ad un attimo prima prefetto di Milano Quasi contemporaneamente la chiusura dell'Expo milanese è stata accompagnata dalla celebrazione del rito ambrosiano dei grandi eventi e del suo sacerdote, Giuseppe Sala (amministratore delegato di Expo Spa) che è stato anche commissario unico del governo per l'Expo. Sala sta riempiendo le cronache politiche di questi giorni anche perchè da commissario del governo si appresterebbe a diventare candidato sindaco di Milano. E gli altri commissari, chi sono? Un paio di mesi fa il governo ha nominato il prefetto di Roma Franco Gabrielli commissario unico per il Giubileo. E ancora, un altro commissario: Raffaele Cantone, il magistrato anticamorra. Il governo Renzi lo ha voluto a capo dell'autorità anticorruzione nel giugno del 2014, mentre lo scandalo per l'inchiesta della procura di Milano sulle tangenti all'Expo (con i redivivi Greganti e Frigerio) rischiava di bloccare sul nascere il grande evento. Ecco, dunque, la squadra dei commissari renziani. Cosa rappresentano? Sono i tecnici che riempiono un vuoto della politica, come si diceva qualche tempo fa, oppure sono solo emissari, mandatari di una politica che invece conta e che sta al centro della scena? Memos ne ha parlato oggi con Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Ferruccio Parri di Bologna.
    31 min
  • Renzi, i commissari e la sinistra. Intervista con Luca Alessandrini.
    Piovono commissari sulla politica italiana. E a mandarli è il capo del governo Renzi. Negli ultimi giorni si è parlato molto di commissari, anche per alcune coincidenze temporali come la decadenza di Marino da sindaco di Roma e la fine dell'Expo. La cacciata di Marino dal Campidoglio ha portato alla nomina al suo posto, come prevede la legge, di un commissario prefettizio al comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, fino ad un attimo prima prefetto di Milano Quasi contemporaneamente la chiusura dell'Expo milanese è stata accompagnata dalla celebrazione del rito ambrosiano dei grandi eventi e del suo sacerdote, Giuseppe Sala (amministratore delegato di Expo Spa) che è stato anche commissario unico del governo per l'Expo. Sala sta riempiendo le cronache politiche di questi giorni anche perchè da commissario del governo si appresterebbe a diventare candidato sindaco di Milano. E gli altri commissari, chi sono? Un paio di mesi fa il governo ha nominato il prefetto di Roma Franco Gabrielli commissario unico per il Giubileo. E ancora, un altro commissario: Raffaele Cantone, il magistrato anticamorra. Il governo Renzi lo ha voluto a capo dell'autorità anticorruzione nel giugno del 2014, mentre lo scandalo per l'inchiesta della procura di Milano sulle tangenti all'Expo (con i redivivi Greganti e Frigerio) rischiava di bloccare sul nascere il grande evento. Ecco, dunque, la squadra dei commissari renziani. Cosa rappresentano? Sono i tecnici che riempiono un vuoto della politica, come si diceva qualche tempo fa, oppure sono solo emissari, mandatari di una politica che invece conta e che sta al centro della scena? Memos ne ha parlato oggi con Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Ferruccio Parri di Bologna.
    31 min
  • A chi serve il lavoro “debole”? Intervista con Walter Cerfeda
    I lavoratori poveri in Italia sono cresciuti di quasi il 50% tra il 2008 e il 2013. Lo ha raccontato il presidente dell'Inps Tito Boeri nella sua relazione annuale presentata al parlamento l'8 luglio scorso. I lavoratori poveri in Italia sono 2 milioni e 640 mila tra i dipendenti e 756 mila tra gli autonomi. Lo dicono i dati dell'Istat riferiti al 2011 e contenuti in un rapporto del Cnel del 2014. Sono soprattutto i giovani a subire questa condizione di lavoro a rischio povertà. Sono lavoratori e lavoratrici “deboli”, indeboliti nella possibilità di “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”, come recita l'articolo 36 della nostra Costituzione. Ma il lavoro “debole” è anche quello con meno diritti e garanzie: è debole il lavoro più facilmente licenziabile, demansionabile, controllabile come è quello che risulta dalle nuove norme contenute nel Jobs Act. A chi serve, allora, il lavoro debole? A quale idea dello sviluppo di un paese risponde? Memos ha girato queste e altre domande ad un sindacalista di lungo corso come Walter Cerfeda, 68 anni, presidente dell'Ires-Cgil (Istituto di Ricerche economiche e sociali) della Marche, una vita passata nel sindacato da Matera a Torino, da Roma a Bruxelles, ai vertici della Confederazione europea dei sindacati (Ces).
    29 min
  • A chi serve il lavoro “debole”? Intervista con Walter Cerfeda
    I lavoratori poveri in Italia sono cresciuti di quasi il 50% tra il 2008 e il 2013. Lo ha raccontato il presidente dell'Inps Tito Boeri nella sua relazione annuale presentata al parlamento l'8 luglio scorso. I lavoratori poveri in Italia sono 2 milioni e 640 mila tra i dipendenti e 756 mila tra gli autonomi. Lo dicono i dati dell'Istat riferiti al 2011 e contenuti in un rapporto del Cnel del 2014. Sono soprattutto i giovani a subire questa condizione di lavoro a rischio povertà. Sono lavoratori e lavoratrici “deboli”, indeboliti nella possibilità di “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”, come recita l'articolo 36 della nostra Costituzione. Ma il lavoro “debole” è anche quello con meno diritti e garanzie: è debole il lavoro più facilmente licenziabile, demansionabile, controllabile come è quello che risulta dalle nuove norme contenute nel Jobs Act. A chi serve, allora, il lavoro debole? A quale idea dello sviluppo di un paese risponde? Memos ha girato queste e altre domande ad un sindacalista di lungo corso come Walter Cerfeda, 68 anni, presidente dell'Ires-Cgil (Istituto di Ricerche economiche e sociali) della Marche, una vita passata nel sindacato da Matera a Torino, da Roma a Bruxelles, ai vertici della Confederazione europea dei sindacati (Ces).
    29 min
  • A chi serve il lavoro “debole”? Intervista con Walter Cerfeda
    I lavoratori poveri in Italia sono cresciuti di quasi il 50% tra il 2008 e il 2013. Lo ha raccontato il presidente dell'Inps Tito Boeri nella sua relazione annuale presentata al parlamento l'8 luglio scorso. I lavoratori poveri in Italia sono 2 milioni e 640 mila tra i dipendenti e 756 mila tra gli autonomi. Lo dicono i dati dell'Istat riferiti al 2011 e contenuti in un rapporto del Cnel del 2014. Sono soprattutto i giovani a subire questa condizione di lavoro a rischio povertà. Sono lavoratori e lavoratrici “deboli”, indeboliti nella possibilità di “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”, come recita l'articolo 36 della nostra Costituzione. Ma il lavoro “debole” è anche quello con meno diritti e garanzie: è debole il lavoro più facilmente licenziabile, demansionabile, controllabile come è quello che risulta dalle nuove norme contenute nel Jobs Act. A chi serve, allora, il lavoro debole? A quale idea dello sviluppo di un paese risponde? Memos ha girato queste e altre domande ad un sindacalista di lungo corso come Walter Cerfeda, 68 anni, presidente dell'Ires-Cgil (Istituto di Ricerche economiche e sociali) della Marche, una vita passata nel sindacato da Matera a Torino, da Roma a Bruxelles, ai vertici della Confederazione europea dei sindacati (Ces).
    29 min
  • Lezione di antimafia: Nando dalla Chiesa
    Prima appuntamento del ciclo "Lezioni di antimafia" con la Scuola di Formazione politica Caponnetto e coordinato da Lele Liguori. La lezione tenuta da Nando dalla Chiesa si è svolta nell'Auditorium di Radio Popolare il 26 ottobre 2015. Ascolterete la sintesi della lezione curata da Lele Liguori.
    40 min
  • Lezione di antimafia: Nando dalla Chiesa
    Prima appuntamento del ciclo "Lezioni di antimafia" con la Scuola di Formazione politica Caponnetto e coordinato da Lele Liguori. La lezione tenuta da Nando dalla Chiesa si è svolta nell'Auditorium di Radio Popolare il 26 ottobre 2015. Ascolterete la sintesi della lezione curata da Lele Liguori.
    40 min
  • Lezione di antimafia: Nando dalla Chiesa
    Prima appuntamento del ciclo "Lezioni di antimafia" con la Scuola di Formazione politica Caponnetto e coordinato da Lele Liguori. La lezione tenuta da Nando dalla Chiesa si è svolta nell'Auditorium di Radio Popolare il 26 ottobre 2015. Ascolterete la sintesi della lezione curata da Lele Liguori.
    40 min

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