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Memos episodes

  • Lezioni di antimafia. Presentazione del ciclo che inizia stasera nell'Auditorium di Rp.
    Il ciclo “Lezioni di antimafia” che inizia oggi è un progetto della Scuola di Formazione Politica “Antonino Caponnetto” che Radio Popolare ha accolto e ha deciso di promuovere. L'idea è semplice quanto impegnativa: per combattere le mafie bisogna conoscerle, studiarle, uscire dai luoghi comuni e dalle rappresentazioni semplicistiche. Le lezioni cercheranno di raggiungere questo obiettivo. Si comincia stasera, come dicevamo, con l'introduzione al corso di Nando dalla Chiesa, che è anche presidente della Scuola “Antonino Caponnetto”. Le lezioni verranno poi trasmesse – in una sintesi ampia – il lunedì successivo all'appuntamento in Auditorium, a partire dalle 12:50 circa nello spazio di Memos. Il ciclo è aperto a tutti ed è gratuito. Vi terremo informati sulle prossime lezioni attraverso il nostro nuovo sito radiopopolare.it e in onda. Infine, con l'avvio delle “Lezioni di antimafia” cambia il palinsesto di Memos: il lunedì sarà dedicato, in modo alternato, alla trasmissione della sintesi delle lezioni in Auditorium e alla riproposizione del ciclo di “Principi fondamentali”, le conversazioni sulla Costituzione. Si parte lunedì 2 novembre alle 12:50 con la prima lezione di antimafia e lunedì 9 novembre alle 13 con la prima delle interviste sulla Costituzione.
    21 min
  • Lezioni di antimafia. Presentazione del ciclo che inizia stasera nell'Auditorium di Rp.
    Il ciclo “Lezioni di antimafia” che inizia oggi è un progetto della Scuola di Formazione Politica “Antonino Caponnetto” che Radio Popolare ha accolto e ha deciso di promuovere. L'idea è semplice quanto impegnativa: per combattere le mafie bisogna conoscerle, studiarle, uscire dai luoghi comuni e dalle rappresentazioni semplicistiche. Le lezioni cercheranno di raggiungere questo obiettivo. Si comincia stasera, come dicevamo, con l'introduzione al corso di Nando dalla Chiesa, che è anche presidente della Scuola “Antonino Caponnetto”. Le lezioni verranno poi trasmesse – in una sintesi ampia – il lunedì successivo all'appuntamento in Auditorium, a partire dalle 12:50 circa nello spazio di Memos. Il ciclo è aperto a tutti ed è gratuito. Vi terremo informati sulle prossime lezioni attraverso il nostro nuovo sito radiopopolare.it e in onda. Infine, con l'avvio delle “Lezioni di antimafia” cambia il palinsesto di Memos: il lunedì sarà dedicato, in modo alternato, alla trasmissione della sintesi delle lezioni in Auditorium e alla riproposizione del ciclo di “Principi fondamentali”, le conversazioni sulla Costituzione. Si parte lunedì 2 novembre alle 12:50 con la prima lezione di antimafia e lunedì 9 novembre alle 13 con la prima delle interviste sulla Costituzione.
    21 min
  • Rosarno, il riscatto di una generazione. Intervista con Serena Uccello.
    «Con “Generazione Rosarno” ho cercato di raccontare quella che può essere in questo momento la nuova frontiera della lotta alle mafie». Serena Uccello, giornalista del Sole 24 Ore, autrice di inchieste sulla criminalità economica parla in questo modo del suo ultimo libro, edito da Melampo. «Rosarno – dice - è una terra straordinaria e di grandi contraddizioni: da un lato c'è un'associazionismo che lavora sui quartieri, con i migranti e che ha una vocazione all'impegno molto forte; dall'altro c'è un'assenza altrettanto forte di qualsiasi percezione dello stato e di ciò che significa lo stato». La “Generazione Rosarno” raccontata da Serena Uccello è quella degli studenti del liceo “Raffaele Piria”. Sono ragazzi e ragazze che si portano sulle spalle il peso di vivere in quella Calabria terra di 'ndrangheta e che allo stesso tempo sono protagonisti di un riscatto possibile. «Il liceo Piria – dice - rappresenta la presenza dello stato. Quella scuola è stata trasformata rispetto alla condizione di abbandono in cui si trovava e questa trasformazione è stata l'esempio più chiaro di cosa può fare lo stato quando decide di agire, di strappare un luogo alla criminalità organizzata».
    28 min
  • Rosarno, il riscatto di una generazione. Intervista con Serena Uccello.
    «Con “Generazione Rosarno” ho cercato di raccontare quella che può essere in questo momento la nuova frontiera della lotta alle mafie». Serena Uccello, giornalista del Sole 24 Ore, autrice di inchieste sulla criminalità economica parla in questo modo del suo ultimo libro, edito da Melampo. «Rosarno – dice - è una terra straordinaria e di grandi contraddizioni: da un lato c'è un'associazionismo che lavora sui quartieri, con i migranti e che ha una vocazione all'impegno molto forte; dall'altro c'è un'assenza altrettanto forte di qualsiasi percezione dello stato e di ciò che significa lo stato». La “Generazione Rosarno” raccontata da Serena Uccello è quella degli studenti del liceo “Raffaele Piria”. Sono ragazzi e ragazze che si portano sulle spalle il peso di vivere in quella Calabria terra di 'ndrangheta e che allo stesso tempo sono protagonisti di un riscatto possibile. «Il liceo Piria – dice - rappresenta la presenza dello stato. Quella scuola è stata trasformata rispetto alla condizione di abbandono in cui si trovava e questa trasformazione è stata l'esempio più chiaro di cosa può fare lo stato quando decide di agire, di strappare un luogo alla criminalità organizzata».
    28 min
  • Rosarno, il riscatto di una generazione. Intervista con Serena Uccello.
    «Con “Generazione Rosarno” ho cercato di raccontare quella che può essere in questo momento la nuova frontiera della lotta alle mafie». Serena Uccello, giornalista del Sole 24 Ore, autrice di inchieste sulla criminalità economica parla in questo modo del suo ultimo libro, edito da Melampo. «Rosarno – dice - è una terra straordinaria e di grandi contraddizioni: da un lato c'è un'associazionismo che lavora sui quartieri, con i migranti e che ha una vocazione all'impegno molto forte; dall'altro c'è un'assenza altrettanto forte di qualsiasi percezione dello stato e di ciò che significa lo stato». La “Generazione Rosarno” raccontata da Serena Uccello è quella degli studenti del liceo “Raffaele Piria”. Sono ragazzi e ragazze che si portano sulle spalle il peso di vivere in quella Calabria terra di 'ndrangheta e che allo stesso tempo sono protagonisti di un riscatto possibile. «Il liceo Piria – dice - rappresenta la presenza dello stato. Quella scuola è stata trasformata rispetto alla condizione di abbandono in cui si trovava e questa trasformazione è stata l'esempio più chiaro di cosa può fare lo stato quando decide di agire, di strappare un luogo alla criminalità organizzata».
    28 min
  • Bergoglio, il Sinodo e i “family day”. Intervista con Iacopo Scaramuzzi.
    La Chiesa di Jorge Maria Bergoglio farà da sponda ai vari “Family Day” oppure sarà un argine alla protesta dei cattolici conservatori contro l'allargamento di diritti fondamentali agli omosessuali? Per capirlo bisognerà leggere le conclusioni del Sinodo sulla famiglia, la grande assise della Chiesa cattolica (oltre trecento tra cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti) convocata ai primi di ottobre dal Papa e che si chiuderà nel prossimo fine settimana. Ma in attesa delle conclusioni ufficiali si possono fare delle ipotesi. In questo ci aiuta il vaticanista Iacopo Scaramuzzi che è stato ospite oggi a Memos. «Credo – dice Scaramuzzi - che la Chiesa di Bergoglio non sarà a fianco, per usare un'immagine, del Family Day (FD). Un esempio: nel 2007 il cardinale Camillo Ruini, spalleggiato da Benedetto XVI, fu un protagonista del FD in piazza San Giovanni. Pochi mesi fa, invece, c'è stato un FD e monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei molto vicino a Papa Francesco, ha tolto l'adesione dei vescovi italiani a quella manifestazione. La differenza tra quanto accaduto nelle due date, 2007 e 2015, dà la sensazione di quanto la Chiesa di Bergoglio non intenda fare di questi temi una battaglia del proprio pontificato. Dico sempre che Papa Francesco non la pensa in modo significativamente diverso dai suoi predecessori su tematiche come aborto, omosessualità, contraccezione. La differenza è che mentre i suoi predecessori insistevano molto su questi temi, ne facevano il centro dottrinale, magisteriale del loro pontificato, Papa Francesco, invece, parla di immigrati di poveri di ecologia nove volte su dieci. Bisognerà vedere se il Papa avrà un seguito». Iacopo Scaramuzzi ha appena pubblicato un libro dal titolo: “Tango Vaticano. La Chiesa ai tempi di Francesco”. (Edizioni Dell'Asino).
    29 min
  • Bergoglio, il Sinodo e i “family day”. Intervista con Iacopo Scaramuzzi.
    La Chiesa di Jorge Maria Bergoglio farà da sponda ai vari “Family Day” oppure sarà un argine alla protesta dei cattolici conservatori contro l'allargamento di diritti fondamentali agli omosessuali? Per capirlo bisognerà leggere le conclusioni del Sinodo sulla famiglia, la grande assise della Chiesa cattolica (oltre trecento tra cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti) convocata ai primi di ottobre dal Papa e che si chiuderà nel prossimo fine settimana. Ma in attesa delle conclusioni ufficiali si possono fare delle ipotesi. In questo ci aiuta il vaticanista Iacopo Scaramuzzi che è stato ospite oggi a Memos. «Credo – dice Scaramuzzi - che la Chiesa di Bergoglio non sarà a fianco, per usare un'immagine, del Family Day (FD). Un esempio: nel 2007 il cardinale Camillo Ruini, spalleggiato da Benedetto XVI, fu un protagonista del FD in piazza San Giovanni. Pochi mesi fa, invece, c'è stato un FD e monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei molto vicino a Papa Francesco, ha tolto l'adesione dei vescovi italiani a quella manifestazione. La differenza tra quanto accaduto nelle due date, 2007 e 2015, dà la sensazione di quanto la Chiesa di Bergoglio non intenda fare di questi temi una battaglia del proprio pontificato. Dico sempre che Papa Francesco non la pensa in modo significativamente diverso dai suoi predecessori su tematiche come aborto, omosessualità, contraccezione. La differenza è che mentre i suoi predecessori insistevano molto su questi temi, ne facevano il centro dottrinale, magisteriale del loro pontificato, Papa Francesco, invece, parla di immigrati di poveri di ecologia nove volte su dieci. Bisognerà vedere se il Papa avrà un seguito». Iacopo Scaramuzzi ha appena pubblicato un libro dal titolo: “Tango Vaticano. La Chiesa ai tempi di Francesco”. (Edizioni Dell'Asino).
    29 min
  • Bergoglio, il Sinodo e i “family day”. Intervista con Iacopo Scaramuzzi.
    La Chiesa di Jorge Maria Bergoglio farà da sponda ai vari “Family Day” oppure sarà un argine alla protesta dei cattolici conservatori contro l'allargamento di diritti fondamentali agli omosessuali? Per capirlo bisognerà leggere le conclusioni del Sinodo sulla famiglia, la grande assise della Chiesa cattolica (oltre trecento tra cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi e sacerdoti) convocata ai primi di ottobre dal Papa e che si chiuderà nel prossimo fine settimana. Ma in attesa delle conclusioni ufficiali si possono fare delle ipotesi. In questo ci aiuta il vaticanista Iacopo Scaramuzzi che è stato ospite oggi a Memos. «Credo – dice Scaramuzzi - che la Chiesa di Bergoglio non sarà a fianco, per usare un'immagine, del Family Day (FD). Un esempio: nel 2007 il cardinale Camillo Ruini, spalleggiato da Benedetto XVI, fu un protagonista del FD in piazza San Giovanni. Pochi mesi fa, invece, c'è stato un FD e monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei molto vicino a Papa Francesco, ha tolto l'adesione dei vescovi italiani a quella manifestazione. La differenza tra quanto accaduto nelle due date, 2007 e 2015, dà la sensazione di quanto la Chiesa di Bergoglio non intenda fare di questi temi una battaglia del proprio pontificato. Dico sempre che Papa Francesco non la pensa in modo significativamente diverso dai suoi predecessori su tematiche come aborto, omosessualità, contraccezione. La differenza è che mentre i suoi predecessori insistevano molto su questi temi, ne facevano il centro dottrinale, magisteriale del loro pontificato, Papa Francesco, invece, parla di immigrati di poveri di ecologia nove volte su dieci. Bisognerà vedere se il Papa avrà un seguito». Iacopo Scaramuzzi ha appena pubblicato un libro dal titolo: “Tango Vaticano. La Chiesa ai tempi di Francesco”. (Edizioni Dell'Asino).
    29 min
  • Austerità addio? La finanziaria 2016 di Renzi rinvia la svolta. Intervista con Guglielmo Epifani.
    La legge di stabilità del governo Renzi, a quasi una settimana dall'approvazione del Consiglio dei ministri, non è ancora arrivata in Parlamento. Non esiste quindi ancora un testo ufficiale a disposizione delle Camere. Lo conferma a Memos Guglielmo Epifani, deputato del Pd, presidente della Commissione attività produttive. La svolta dell'uscita dall'austerità, più volte promessa da Renzi, neanche quest'anno è arrivata con la legge di stabilità. Epifani, però, vede ugualmente dei segnali “espansivi”: «C'è un carattere espansivo – dice Epifani - perchè la legge di stabilità evita che scattino le cosiddette clausole di salvaguardia, cioè l'aumento dell'Iva e delle accise, e lo fa non attraverso tagli di spesa, ma grazie ad un aumento della flessibilità sul debito concessa dall'Europa». Cosa manca a questa manovra? «La vera critica da fare alla finanziaria – racconta Epifani - riguarda il Mezzogiorno. In questi anni la distanza tra il Sud e il resto del paese è aumentata. Il Sud si sta lentamente desertificando. Occorre dotarsi di strumenti – legati ai fondi europei – che garantiscano chi vuole fare impresa nel Mezzogiorno». Renzi aveva annunciato lo stop all'austerità, ma non è così. Perchè? «Secondo me è successo questo: attorno all'austerità si sono costruiti strumenti di controllo, una cultura, una politica, e poi ci si è resi conto che paesi che hanno particolari difficoltà (evidente è il caso della Grecia) muoiono. Quindi si sta superando nei fatti una logica di pura e rigida applicazione di quei trattati, ma senza dirlo. C'è una specie di doppia coscienza: da una parte si dice che c'è un rispetto delle regole e dall'altra non si fa così».
    28 min
  • Austerità addio? La finanziaria 2016 di Renzi rinvia la svolta. Intervista con Guglielmo Epifani.
    La legge di stabilità del governo Renzi, a quasi una settimana dall'approvazione del Consiglio dei ministri, non è ancora arrivata in Parlamento. Non esiste quindi ancora un testo ufficiale a disposizione delle Camere. Lo conferma a Memos Guglielmo Epifani, deputato del Pd, presidente della Commissione attività produttive. La svolta dell'uscita dall'austerità, più volte promessa da Renzi, neanche quest'anno è arrivata con la legge di stabilità. Epifani, però, vede ugualmente dei segnali “espansivi”: «C'è un carattere espansivo – dice Epifani - perchè la legge di stabilità evita che scattino le cosiddette clausole di salvaguardia, cioè l'aumento dell'Iva e delle accise, e lo fa non attraverso tagli di spesa, ma grazie ad un aumento della flessibilità sul debito concessa dall'Europa». Cosa manca a questa manovra? «La vera critica da fare alla finanziaria – racconta Epifani - riguarda il Mezzogiorno. In questi anni la distanza tra il Sud e il resto del paese è aumentata. Il Sud si sta lentamente desertificando. Occorre dotarsi di strumenti – legati ai fondi europei – che garantiscano chi vuole fare impresa nel Mezzogiorno». Renzi aveva annunciato lo stop all'austerità, ma non è così. Perchè? «Secondo me è successo questo: attorno all'austerità si sono costruiti strumenti di controllo, una cultura, una politica, e poi ci si è resi conto che paesi che hanno particolari difficoltà (evidente è il caso della Grecia) muoiono. Quindi si sta superando nei fatti una logica di pura e rigida applicazione di quei trattati, ma senza dirlo. C'è una specie di doppia coscienza: da una parte si dice che c'è un rispetto delle regole e dall'altra non si fa così».
    28 min

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