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  • Il tunnel della stagnazione secolare. Intervista con Paolo Onofri.
    Paolo Onofri, economista dell'Università di Bologna, è stato consigliere economico di Prodi e Ciampi alla fine degli anni '90. Attualmente è anche segretario generale dell'associazione Prometeia, uno dei maggiori centri di ricerca e analisi macroeconomica in Italia. L'intervista a Memos comincia con una sua valutazione della strage di ieri in Tunisia da una particolare prospettiva, quella più volte sottolineata dalla stesso Prodi: la debolezza strutturale dell'Europa nei confronti dei paesi della costa sud del Mediterraneo. «L'Europa – dice Onofri – avrebbe dovuto sostenere una politica uniforme di investimenti in quell'area al fine di aumentarne il livello di sviluppo e anche la domanda di nostri prodotti, oltre a ridurre le differenze tra i redditi delle due sponde del Mediterraneo. Ho l'impressione, però, che questo tipo di strategia sia ormai passata, non più percorribile». La conversazione con Onofri si concentra poi sulla crisi economica in Europa, le difficili condizioni per la ripresa e quella che viene definita la “stagnazione secolare”. «Si tratta – dice Onofri – di una stagnazione strutturale, e cioè di uno stato dell'economia, in Europa così come negli Strati Uniti, in cui la crescita - una volta usciti dalla recessione – è minore dei cicli precedenti».
    28 min
  • Il tunnel della stagnazione secolare. Intervista con Paolo Onofri.
    Paolo Onofri, economista dell'Università di Bologna, è stato consigliere economico di Prodi e Ciampi alla fine degli anni '90. Attualmente è anche segretario generale dell'associazione Prometeia, uno dei maggiori centri di ricerca e analisi macroeconomica in Italia. L'intervista a Memos comincia con una sua valutazione della strage di ieri in Tunisia da una particolare prospettiva, quella più volte sottolineata dalla stesso Prodi: la debolezza strutturale dell'Europa nei confronti dei paesi della costa sud del Mediterraneo. «L'Europa – dice Onofri – avrebbe dovuto sostenere una politica uniforme di investimenti in quell'area al fine di aumentarne il livello di sviluppo e anche la domanda di nostri prodotti, oltre a ridurre le differenze tra i redditi delle due sponde del Mediterraneo. Ho l'impressione, però, che questo tipo di strategia sia ormai passata, non più percorribile». La conversazione con Onofri si concentra poi sulla crisi economica in Europa, le difficili condizioni per la ripresa e quella che viene definita la “stagnazione secolare”. «Si tratta – dice Onofri – di una stagnazione strutturale, e cioè di uno stato dell'economia, in Europa così come negli Strati Uniti, in cui la crescita - una volta usciti dalla recessione – è minore dei cicli precedenti».
    28 min
  • Storia criminale. L'Italia della corruzione e delle mafie nelle carte delle procure. Oggi Firenze, soltanto ieri Mafia-Capitale. Intervista con Francesco Grignetti e Gaetano Savatteri.
    Francesco Grignetti è un giornalista della Stampa. Gaetano Savatteri è giornalista e scrittore. Insieme hanno curato un libro uscito di recente dal titolo “Mafia capitale. L'atto d'accusa della Procura di Roma” (Melampo). La conversazione con Memos comincia dalle ultime rivelazioni dell'inchiesta di Firenze su tangenti e appalti in alcune delle principali “grandi opere” italiane. Grignetti e Savatteri raccontano le differenze e le similitudini rispetto all'inchiesta di “Mafia Capitale” che, pochi mesi fa, scoperchiò una cupola criminale a Roma nella gestione di appalti e denaro pubblico. L'organizzazione mafiosa era composta da criminalità di strada, colletti bianchi, burocrazia pubblica e imprenditori. L'intervista con i due giornalisti ripercorre i passaggi principali dell'inchiesta romana. La fonte esclusiva è quel documento importante - ricco di analisi e descrizioni – che è l'ordinanza con cui la giudice romana Flavia Costantini, a fine novembre 2014, accettò le richieste di arresto della procura guidata dallo storico magistrato antimafia Giuseppe Pignatone.
    25 min
  • Storia criminale. L'Italia della corruzione e delle mafie nelle carte delle procure. Oggi Firenze, soltanto ieri Mafia-Capitale. Intervista con Francesco Grignetti e Gaetano Savatteri.
    Francesco Grignetti è un giornalista della Stampa. Gaetano Savatteri è giornalista e scrittore. Insieme hanno curato un libro uscito di recente dal titolo “Mafia capitale. L'atto d'accusa della Procura di Roma” (Melampo). La conversazione con Memos comincia dalle ultime rivelazioni dell'inchiesta di Firenze su tangenti e appalti in alcune delle principali “grandi opere” italiane. Grignetti e Savatteri raccontano le differenze e le similitudini rispetto all'inchiesta di “Mafia Capitale” che, pochi mesi fa, scoperchiò una cupola criminale a Roma nella gestione di appalti e denaro pubblico. L'organizzazione mafiosa era composta da criminalità di strada, colletti bianchi, burocrazia pubblica e imprenditori. L'intervista con i due giornalisti ripercorre i passaggi principali dell'inchiesta romana. La fonte esclusiva è quel documento importante - ricco di analisi e descrizioni – che è l'ordinanza con cui la giudice romana Flavia Costantini, a fine novembre 2014, accettò le richieste di arresto della procura guidata dallo storico magistrato antimafia Giuseppe Pignatone.
    26 min
  • Storia criminale. L'Italia della corruzione e delle mafie nelle carte delle procure. Oggi Firenze, soltanto ieri Mafia-Capitale. Intervista con Francesco Grignetti e Gaetano Savatteri.
    Francesco Grignetti è un giornalista della Stampa. Gaetano Savatteri è giornalista e scrittore. Insieme hanno curato un libro uscito di recente dal titolo “Mafia capitale. L'atto d'accusa della Procura di Roma” (Melampo). La conversazione con Memos comincia dalle ultime rivelazioni dell'inchiesta di Firenze su tangenti e appalti in alcune delle principali “grandi opere” italiane. Grignetti e Savatteri raccontano le differenze e le similitudini rispetto all'inchiesta di “Mafia Capitale” che, pochi mesi fa, scoperchiò una cupola criminale a Roma nella gestione di appalti e denaro pubblico. L'organizzazione mafiosa era composta da criminalità di strada, colletti bianchi, burocrazia pubblica e imprenditori. L'intervista con i due giornalisti ripercorre i passaggi principali dell'inchiesta romana. La fonte esclusiva è quel documento importante - ricco di analisi e descrizioni – che è l'ordinanza con cui la giudice romana Flavia Costantini, a fine novembre 2014, accettò le richieste di arresto della procura guidata dallo storico magistrato antimafia Giuseppe Pignatone.
    26 min
  • Le svolte pericolose di Renzi: dalla Costituzione alla scuola, dalla Rai alla legge elettorale. Intervista con Nadia Urbinati.
    C'è un tratto comune nelle riforme del governo Renzi ed è un tratto che deriva da una concezione “dirigenziale” del potere. Che si parli di Costituzione o di scuola, di Rai o di legge elettorale, il segno delle riforme renziane sembra portare in un'unica direzione. E' questa la conclusione della conversazione di oggi a Memos con Nadia Urbinati. Urbinati insegna teoria politica alla Columbia University di New York. «Sia le modifiche alla Costituzione che la nuova legge elettorale – sostiene Urbinati – delineano una forma di repubblica che si allontana dalla forma parlamentare che abbiamo oggi. Il baricentro non è più il parlamento, ma l'esecutivo ovvero la maggioranza. Si rafforza quella parte del parlamento che si lega al governo. C'è una verticalizzazione del sistema che va più verso l'esecutivo che verso l'organismo deliberante per eccellenza, cioè il parlamento. Tutto ciò ha come conseguenza anche la modifica del potere della cittadinanza : se il baricentro non è più il parlamento, il nostro voto viene a cambiare assumendo solo la funzione di delega per costruire una maggioranza». Secondo Urbinati anche i progetti del governo sulla scuola e la Rai presentano caratteri simili e cioè «l'accentramento delle funzioni dirigenziali secondo il modello della “governance”, cioè secondo il modello di gestione delle corporations e delle aziende private. Sulla nuova Rai Renzi parla espressamente di “capo-azienda”. Quanto alla scuola la figura del preside diventa simile a quella degli amministratori delegati nelle aziende private».
    27 min
  • Le svolte pericolose di Renzi: dalla Costituzione alla scuola, dalla Rai alla legge elettorale. Intervista con Nadia Urbinati.
    C'è un tratto comune nelle riforme del governo Renzi ed è un tratto che deriva da una concezione “dirigenziale” del potere. Che si parli di Costituzione o di scuola, di Rai o di legge elettorale, il segno delle riforme renziane sembra portare in un'unica direzione. E' questa la conclusione della conversazione di oggi a Memos con Nadia Urbinati. Urbinati insegna teoria politica alla Columbia University di New York. «Sia le modifiche alla Costituzione che la nuova legge elettorale – sostiene Urbinati – delineano una forma di repubblica che si allontana dalla forma parlamentare che abbiamo oggi. Il baricentro non è più il parlamento, ma l'esecutivo ovvero la maggioranza. Si rafforza quella parte del parlamento che si lega al governo. C'è una verticalizzazione del sistema che va più verso l'esecutivo che verso l'organismo deliberante per eccellenza, cioè il parlamento. Tutto ciò ha come conseguenza anche la modifica del potere della cittadinanza : se il baricentro non è più il parlamento, il nostro voto viene a cambiare assumendo solo la funzione di delega per costruire una maggioranza». Secondo Urbinati anche i progetti del governo sulla scuola e la Rai presentano caratteri simili e cioè «l'accentramento delle funzioni dirigenziali secondo il modello della “governance”, cioè secondo il modello di gestione delle corporations e delle aziende private. Sulla nuova Rai Renzi parla espressamente di “capo-azienda”. Quanto alla scuola la figura del preside diventa simile a quella degli amministratori delegati nelle aziende private».
    27 min
  • Le svolte pericolose di Renzi: dalla Costituzione alla scuola, dalla Rai alla legge elettorale. Intervista con Nadia Urbinati.
    C'è un tratto comune nelle riforme del governo Renzi ed è un tratto che deriva da una concezione “dirigenziale” del potere. Che si parli di Costituzione o di scuola, di Rai o di legge elettorale, il segno delle riforme renziane sembra portare in un'unica direzione. E' questa la conclusione della conversazione di oggi a Memos con Nadia Urbinati. Urbinati insegna teoria politica alla Columbia University di New York. «Sia le modifiche alla Costituzione che la nuova legge elettorale – sostiene Urbinati – delineano una forma di repubblica che si allontana dalla forma parlamentare che abbiamo oggi. Il baricentro non è più il parlamento, ma l'esecutivo ovvero la maggioranza. Si rafforza quella parte del parlamento che si lega al governo. C'è una verticalizzazione del sistema che va più verso l'esecutivo che verso l'organismo deliberante per eccellenza, cioè il parlamento. Tutto ciò ha come conseguenza anche la modifica del potere della cittadinanza : se il baricentro non è più il parlamento, il nostro voto viene a cambiare assumendo solo la funzione di delega per costruire una maggioranza». Secondo Urbinati anche i progetti del governo sulla scuola e la Rai presentano caratteri simili e cioè «l'accentramento delle funzioni dirigenziali secondo il modello della “governance”, cioè secondo il modello di gestione delle corporations e delle aziende private. Sulla nuova Rai Renzi parla espressamente di “capo-azienda”. Quanto alla scuola la figura del preside diventa simile a quella degli amministratori delegati nelle aziende private».
    27 min
  • Principi fondamentali. Conversazioni sulla Costituzione: gli articoli 5, 6 e 12. Con Enzo Balboni.
    Quinta puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Ogni lunedì Memos racconta uno dei primi dodici articoli della nostra Carta fondamentale. La puntata di oggi riguarda un gruppo di articoli (5, 6 e 12): il principio dell'Unità nazionale e il suo simbolo (la bandiera); e poi le autonomie locali e la tutela delle minoranze linguistiche. Ospite: Enzo Balboni, costituzionalista, insegna diritto pubblico comparato all'università Cattolica di Milano. «L'articolo 5 – racconta il professor Balboni – è importante perchè fonda non soltanto il principio di autonomia, ma soprattutto il pluralismo istituzionale: è l'idea che non c'è una sola verità, non c'è un solo indirizzo politico-amministrativo che possa andar bene per tutto il paese. Secondo questo principio pluralistico i soggetti legittimati - come comuni e regioni – possono avere degli indirizzi politico-amministrativi diversi da quelli dello stato».
    28 min
  • Principi fondamentali. Conversazioni sulla Costituzione: gli articoli 5, 6 e 12. Con Enzo Balboni.
    Quinta puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Ogni lunedì Memos racconta uno dei primi dodici articoli della nostra Carta fondamentale. La puntata di oggi riguarda un gruppo di articoli (5, 6 e 12): il principio dell'Unità nazionale e il suo simbolo (la bandiera); e poi le autonomie locali e la tutela delle minoranze linguistiche. Ospite: Enzo Balboni, costituzionalista, insegna diritto pubblico comparato all'università Cattolica di Milano. «L'articolo 5 – racconta il professor Balboni – è importante perchè fonda non soltanto il principio di autonomia, ma soprattutto il pluralismo istituzionale: è l'idea che non c'è una sola verità, non c'è un solo indirizzo politico-amministrativo che possa andar bene per tutto il paese. Secondo questo principio pluralistico i soggetti legittimati - come comuni e regioni – possono avere degli indirizzi politico-amministrativi diversi da quelli dello stato».
    28 min

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