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  • Mediaset e Lega, le uniche ditte ora in movimento della destra in Italia. Intervista con Eric Jozsef.
    Silvio Berlusconi tra meno di una settimana, il 9 marzo, finirà di scontare la pena per la condanna definitiva per frode fiscale. L'ex capo del governo si libera così di un peso, ma altri ne restano: l'incandidabilità fino al novembre del 2019 e poi un partito, Forza Italia, logorato da uno scontro, oramai lungo, tra i vari gruppi e cerchie di potere. Nella paralisi del partito l'unica cosa che si muove, in quella che era la galassia della destra berlusconiana in senso stretto, sono le aziende del leader di Forza Italia: tra cessioni di partecipazioni per far cassa (quasi l'8% di Mediaset) e gli annunci di campagne acquisti (Rcs Libri e RaiWay), Fininvest e Mediaset stanno cercando in queste ultime settimane nuove posizioni di potere e di influenza, non solo economica e finanziaria. L'altro polo in movimento nella destra italiana è quello leghista, con un Matteo Salvini che non si capisce ancora se brilli di luce propria o di quella riflessa dalla debolezza politica di Berlusconi. Il lessico profondo, viscerale, della destra salviniana – al di là delle incipriature mediatiche - resta quello ruvido del ceppo originario del Carroccio: un lessico fascistoide o fascista dove impera la cultura del capro espiatorio da individuare e colpire (“gli immigrati, terroristi o portatori di malattie”) e del popolo da discriminare su base etnica (“i rom ladri”). Di tutto questo Memos ha parlato oggi con Eric Jozsef, giornalista, corrispondente da Roma del quotidiano francese Liberation, autore di un libro uscito di recente che si intitola: “Il vero Berlusconi. L'uomo, l'imprenditore, il politico”(Cavinato). E' un libro-intervista a Dario Rivolta, dirigente di Forza Italia della prima ora, capo dello staff di Berlusconi per una decina d'anni, fino al '94, tra i fondatori di Forzitalia.
    29 min
  • Mediaset e Lega, le uniche ditte ora in movimento della destra in Italia. Intervista con Eric Jozsef.
    Silvio Berlusconi tra meno di una settimana, il 9 marzo, finirà di scontare la pena per la condanna definitiva per frode fiscale. L'ex capo del governo si libera così di un peso, ma altri ne restano: l'incandidabilità fino al novembre del 2019 e poi un partito, Forza Italia, logorato da uno scontro, oramai lungo, tra i vari gruppi e cerchie di potere. Nella paralisi del partito l'unica cosa che si muove, in quella che era la galassia della destra berlusconiana in senso stretto, sono le aziende del leader di Forza Italia: tra cessioni di partecipazioni per far cassa (quasi l'8% di Mediaset) e gli annunci di campagne acquisti (Rcs Libri e RaiWay), Fininvest e Mediaset stanno cercando in queste ultime settimane nuove posizioni di potere e di influenza, non solo economica e finanziaria. L'altro polo in movimento nella destra italiana è quello leghista, con un Matteo Salvini che non si capisce ancora se brilli di luce propria o di quella riflessa dalla debolezza politica di Berlusconi. Il lessico profondo, viscerale, della destra salviniana – al di là delle incipriature mediatiche - resta quello ruvido del ceppo originario del Carroccio: un lessico fascistoide o fascista dove impera la cultura del capro espiatorio da individuare e colpire (“gli immigrati, terroristi o portatori di malattie”) e del popolo da discriminare su base etnica (“i rom ladri”). Di tutto questo Memos ha parlato oggi con Eric Jozsef, giornalista, corrispondente da Roma del quotidiano francese Liberation, autore di un libro uscito di recente che si intitola: “Il vero Berlusconi. L'uomo, l'imprenditore, il politico”(Cavinato). E' un libro-intervista a Dario Rivolta, dirigente di Forza Italia della prima ora, capo dello staff di Berlusconi per una decina d'anni, fino al '94, tra i fondatori di Forzitalia.
    29 min
  • Principi fondamentali, articolo 3. Conversazioni sulla Costituzione. Con Stefano Rodotà.
    Terza puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Ogni lunedì Memos racconta uno dei primi dodici articoli della nostra Carta fondamentale. Tema di oggi, l'articolo 3: l'uguaglianza. Ospite: Stefano Rodotà, giurista, professore emerito all'Università La Sapienza di Roma dove ha insegnato per anni Diritto Civile. Lo studio dei diritti attraversa tutta la storia della ricerca scientifica del professor Rodotà. “Solidarietà, un'utopia necessaria” (Laterza, 2014) è il titolo del suo ultimo libro. «L'articolo 3 è un articolo straordinario», dice Rodotà. «Se noi, ancora oggi, lo confrontiamo con gli articoli delle altre costituzioni - a cominciare dalla costituzione tedesca del 1949 e dalle altre successive costituzioni – notiamo che non c'è alcun articolo che sia così forte, lungimirante e che abbia innovato profondamente rispetto alle parole chiave dell'eredità della Rivoluzione francese (libertà, eguaglianza, fraternità)». Il professor Rodotà racconta anche dei vuoti presenti nei principi fondamentali della costituzione italiana, in particolare di quel principio della “laicità della repubblica” affermato invece nella costituzione francese. Ma è soprattutto sull'articolo 3 che Rodotà si sofferma in questa puntata di “Principi fondamentali”: «L'articolo 3 della nostra Costituzione, insieme ad altri, ha la virtù di cui parlava Piero Calamandrei: aver creato una “costituzione presbite”, una costituzione capace di guardare lontano. Oggi un articolo come il 3 della nostra Costituzione, sull'uguaglianza – in un momento in cui tragicamente il mondo è prigioniero delle disuguaglianze – mi sembra una guida sicura».
    34 min
  • Principi fondamentali, articolo 3. Conversazioni sulla Costituzione. Con Stefano Rodotà.
    Terza puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Ogni lunedì Memos racconta uno dei primi dodici articoli della nostra Carta fondamentale. Tema di oggi, l'articolo 3: l'uguaglianza. Ospite: Stefano Rodotà, giurista, professore emerito all'Università La Sapienza di Roma dove ha insegnato per anni Diritto Civile. Lo studio dei diritti attraversa tutta la storia della ricerca scientifica del professor Rodotà. “Solidarietà, un'utopia necessaria” (Laterza, 2014) è il titolo del suo ultimo libro. «L'articolo 3 è un articolo straordinario», dice Rodotà. «Se noi, ancora oggi, lo confrontiamo con gli articoli delle altre costituzioni - a cominciare dalla costituzione tedesca del 1949 e dalle altre successive costituzioni – notiamo che non c'è alcun articolo che sia così forte, lungimirante e che abbia innovato profondamente rispetto alle parole chiave dell'eredità della Rivoluzione francese (libertà, eguaglianza, fraternità)». Il professor Rodotà racconta anche dei vuoti presenti nei principi fondamentali della costituzione italiana, in particolare di quel principio della “laicità della repubblica” affermato invece nella costituzione francese. Ma è soprattutto sull'articolo 3 che Rodotà si sofferma in questa puntata di “Principi fondamentali”: «L'articolo 3 della nostra Costituzione, insieme ad altri, ha la virtù di cui parlava Piero Calamandrei: aver creato una “costituzione presbite”, una costituzione capace di guardare lontano. Oggi un articolo come il 3 della nostra Costituzione, sull'uguaglianza – in un momento in cui tragicamente il mondo è prigioniero delle disuguaglianze – mi sembra una guida sicura».
    34 min
  • Principi fondamentali, articolo 3. Conversazioni sulla Costituzione. Con Stefano Rodotà.
    Terza puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Ogni lunedì Memos racconta uno dei primi dodici articoli della nostra Carta fondamentale. Tema di oggi, l'articolo 3: l'uguaglianza. Ospite: Stefano Rodotà, giurista, professore emerito all'Università La Sapienza di Roma dove ha insegnato per anni Diritto Civile. Lo studio dei diritti attraversa tutta la storia della ricerca scientifica del professor Rodotà. “Solidarietà, un'utopia necessaria” (Laterza, 2014) è il titolo del suo ultimo libro. «L'articolo 3 è un articolo straordinario», dice Rodotà. «Se noi, ancora oggi, lo confrontiamo con gli articoli delle altre costituzioni - a cominciare dalla costituzione tedesca del 1949 e dalle altre successive costituzioni – notiamo che non c'è alcun articolo che sia così forte, lungimirante e che abbia innovato profondamente rispetto alle parole chiave dell'eredità della Rivoluzione francese (libertà, eguaglianza, fraternità)». Il professor Rodotà racconta anche dei vuoti presenti nei principi fondamentali della costituzione italiana, in particolare di quel principio della “laicità della repubblica” affermato invece nella costituzione francese. Ma è soprattutto sull'articolo 3 che Rodotà si sofferma in questa puntata di “Principi fondamentali”: «L'articolo 3 della nostra Costituzione, insieme ad altri, ha la virtù di cui parlava Piero Calamandrei: aver creato una “costituzione presbite”, una costituzione capace di guardare lontano. Oggi un articolo come il 3 della nostra Costituzione, sull'uguaglianza – in un momento in cui tragicamente il mondo è prigioniero delle disuguaglianze – mi sembra una guida sicura».
    34 min
  • Europa, la grande trattativa è iniziativa. In gioco non solo la Grecia. Intervista con Giovanni Dosi.
    Il governo Tsipras ha presentato il suo piano per ottenere i finanziamenti europei. L'Europa ha dato ad Atene una prima risposta positiva. Più critici i rilievi di Bce e Fmi. E' il punto di partenza di una trattativa tra Atene e i governi europei che dovrebbe durare due mesi (entro fine aprile) e trasformare la proposta greca in un vero e proprio accordo. Sarà una trattativa in cui in gioco non c'è solo la Grecia, ma anche il futuro dell'Unione Europea. Ospite di Memos è Giovanni Dosi, economista, direttore dell'istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Dosi, insieme ad altri 300 economisti europei, ha firmato un appello ai governi europei (vedi Memos del 10 febbraio scorso) a favore del governo greco: «una politica di minacce, di ultimatum, di ostinazione e di ricatti – scrivono gli economisti - significherebbe agli occhi di tutti il fallimento morale politico ed economico del progetto europeo». A Memos Dosi definisce, anche con un po' di ironia, un successo il progetto di Atene: «E' un documento che solo i migliori democristiani italiani di cinquant'anni fa sarebbero riusciti a scrivere così! E' un documento importante per la Grecia perchè quegli aspetti contenuti nel progetto, e che sembrano concessioni, in realtà sono cose che la Grecia deve fare in ogni caso, con o senza l'Europa: far pagare le tasse, eliminare il contrabbando, eliminare i prepensionamenti generosi nel pubblico impiego e nelle banche. Se Tsipras avesse detto “aumentiamo l'iva”, allora sarebbe stata una sconfitta». Gli altri governi europei, alla fine, accetteranno il progetto di Atene o un compromesso su quel testo? «Secondo me sì, a meno che non prevalga l'isteria rigorista tedesca. Alla fine, tutti lo sappiamo, la Grecia non riuscirà a pagare il proprio debito. Quindi i prossimi mesi di trattativa dovranno essere dedicati alla ristrutturazione generale del debito greco».
    28 min
  • Europa, la grande trattativa è iniziativa. In gioco non solo la Grecia. Intervista con Giovanni Dosi.
    Il governo Tsipras ha presentato il suo piano per ottenere i finanziamenti europei. L'Europa ha dato ad Atene una prima risposta positiva. Più critici i rilievi di Bce e Fmi. E' il punto di partenza di una trattativa tra Atene e i governi europei che dovrebbe durare due mesi (entro fine aprile) e trasformare la proposta greca in un vero e proprio accordo. Sarà una trattativa in cui in gioco non c'è solo la Grecia, ma anche il futuro dell'Unione Europea. Ospite di Memos è Giovanni Dosi, economista, direttore dell'istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Dosi, insieme ad altri 300 economisti europei, ha firmato un appello ai governi europei (vedi Memos del 10 febbraio scorso) a favore del governo greco: «una politica di minacce, di ultimatum, di ostinazione e di ricatti – scrivono gli economisti - significherebbe agli occhi di tutti il fallimento morale politico ed economico del progetto europeo». A Memos Dosi definisce, anche con un po' di ironia, un successo il progetto di Atene: «E' un documento che solo i migliori democristiani italiani di cinquant'anni fa sarebbero riusciti a scrivere così! E' un documento importante per la Grecia perchè quegli aspetti contenuti nel progetto, e che sembrano concessioni, in realtà sono cose che la Grecia deve fare in ogni caso, con o senza l'Europa: far pagare le tasse, eliminare il contrabbando, eliminare i prepensionamenti generosi nel pubblico impiego e nelle banche. Se Tsipras avesse detto “aumentiamo l'iva”, allora sarebbe stata una sconfitta». Gli altri governi europei, alla fine, accetteranno il progetto di Atene o un compromesso su quel testo? «Secondo me sì, a meno che non prevalga l'isteria rigorista tedesca. Alla fine, tutti lo sappiamo, la Grecia non riuscirà a pagare il proprio debito. Quindi i prossimi mesi di trattativa dovranno essere dedicati alla ristrutturazione generale del debito greco».
    29 min
  • Europa, la grande trattativa è iniziativa. In gioco non solo la Grecia. Intervista con Giovanni Dosi.
    Il governo Tsipras ha presentato il suo piano per ottenere i finanziamenti europei. L'Europa ha dato ad Atene una prima risposta positiva. Più critici i rilievi di Bce e Fmi. E' il punto di partenza di una trattativa tra Atene e i governi europei che dovrebbe durare due mesi (entro fine aprile) e trasformare la proposta greca in un vero e proprio accordo. Sarà una trattativa in cui in gioco non c'è solo la Grecia, ma anche il futuro dell'Unione Europea. Ospite di Memos è Giovanni Dosi, economista, direttore dell'istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Dosi, insieme ad altri 300 economisti europei, ha firmato un appello ai governi europei (vedi Memos del 10 febbraio scorso) a favore del governo greco: «una politica di minacce, di ultimatum, di ostinazione e di ricatti – scrivono gli economisti - significherebbe agli occhi di tutti il fallimento morale politico ed economico del progetto europeo». A Memos Dosi definisce, anche con un po' di ironia, un successo il progetto di Atene: «E' un documento che solo i migliori democristiani italiani di cinquant'anni fa sarebbero riusciti a scrivere così! E' un documento importante per la Grecia perchè quegli aspetti contenuti nel progetto, e che sembrano concessioni, in realtà sono cose che la Grecia deve fare in ogni caso, con o senza l'Europa: far pagare le tasse, eliminare il contrabbando, eliminare i prepensionamenti generosi nel pubblico impiego e nelle banche. Se Tsipras avesse detto “aumentiamo l'iva”, allora sarebbe stata una sconfitta». Gli altri governi europei, alla fine, accetteranno il progetto di Atene o un compromesso su quel testo? «Secondo me sì, a meno che non prevalga l'isteria rigorista tedesca. Alla fine, tutti lo sappiamo, la Grecia non riuscirà a pagare il proprio debito. Quindi i prossimi mesi di trattativa dovranno essere dedicati alla ristrutturazione generale del debito greco».
    29 min
  • L'ultimo treno per l'industria italiana. Finmeccanica vende Ansaldo Breda ed esce dall'industria ferroviaria. Intervista con Stefano Sylos Labini.
    Un altro colpo per l'industria italiana. La Finmeccanica – società statale, il più grande gruppo italiano dell'alta tecnologia (difesa, aerospazio e sicurezza) – ha venduto ai giapponesi della Hitachi la Ansaldo Breda e la Ansaldo Sts. L'Italia esce così da un settore strategico come quello dell'industria ferroviaria. Alla Breda lavorano 2 mila persone. Alla Sts sono in 4 mila. Gli stabilimenti si trovano a Pistoia, Napoli e Reggio Calabria. E' singolare - anche se i due eventi non sono strettamente collegati - che ieri, quasi contemporaneamente, mentre il governo italiano diceva un altro sì al progetto dell'alta velocità ferroviaria Torino-Lione (nel vertice Renzi-Hollande), la Finmeccanica annunciasse l'uscita dell'Italia dall'industria dei treni. Memos oggi ha ospitato Stefano Sylos Labini, studioso di economia ambientale ed energia, ricercatore dell'Enea. Sylos Labini è autore, insieme a Giorgio Ruffolo, di un libro uscito un paio d'anni fa dal titolo: “Il film della crisi. La mutazione del capitalismo” (Einaudi, 2012). La tesi del libro: la crisi che stiamo attraversando non è una crisi qualunque. Dopo di essa le cose non torneranno piú come prima, perché è avvenuta una mutazione profonda del capitalismo, sostengono Sylos Labini e Ruffolo. E il caso Finmeccanica-Hitachi è anche un segno di questa mutazione.
    27 min
  • L'ultimo treno per l'industria italiana. Finmeccanica vende Ansaldo Breda ed esce dall'industria ferroviaria. Intervista con Stefano Sylos Labini.
    Un altro colpo per l'industria italiana. La Finmeccanica – società statale, il più grande gruppo italiano dell'alta tecnologia (difesa, aerospazio e sicurezza) – ha venduto ai giapponesi della Hitachi la Ansaldo Breda e la Ansaldo Sts. L'Italia esce così da un settore strategico come quello dell'industria ferroviaria. Alla Breda lavorano 2 mila persone. Alla Sts sono in 4 mila. Gli stabilimenti si trovano a Pistoia, Napoli e Reggio Calabria. E' singolare - anche se i due eventi non sono strettamente collegati - che ieri, quasi contemporaneamente, mentre il governo italiano diceva un altro sì al progetto dell'alta velocità ferroviaria Torino-Lione (nel vertice Renzi-Hollande), la Finmeccanica annunciasse l'uscita dell'Italia dall'industria dei treni. Memos oggi ha ospitato Stefano Sylos Labini, studioso di economia ambientale ed energia, ricercatore dell'Enea. Sylos Labini è autore, insieme a Giorgio Ruffolo, di un libro uscito un paio d'anni fa dal titolo: “Il film della crisi. La mutazione del capitalismo” (Einaudi, 2012). La tesi del libro: la crisi che stiamo attraversando non è una crisi qualunque. Dopo di essa le cose non torneranno piú come prima, perché è avvenuta una mutazione profonda del capitalismo, sostengono Sylos Labini e Ruffolo. E il caso Finmeccanica-Hitachi è anche un segno di questa mutazione.
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