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Memos episodes

  • Nazareno, chi? Il patto non esiste, ma in tv si vede. Intervista con Marco Mele.
    La Tv in Italia? Sembra essere cambiato poco dall'apice del berlusconismo televisivo, dieci anni fa. Rispetto ad allora gli interessi, non solo televisivi, di Berlusconi continuano a spadroneggiare. Colpa del patto del Nazareno? «Non ce n'è bisogno», racconta a Memos Marco Mele, giornalista del Sole 24 ore che da anni scrive di tv e media. «Il patto del Nazareno c'entra poco. C'entra, invece, il fatto che esiste una cultura di governo – anche in questo governo di centrosinistra – che non va a smuovere gli assetti del sistema televisivo nazionale. Accade di default, senza che ci sia bisogno del patto». L'ultima vicenda è quella che riguarda i canoni per i diritti d'uso delle frequenze televisive su cui il governo è intervenuto, un paio di giorni fa, per confermare uno sconto ad hoc su quel canone a favore di Rai e Mediaset. «L'unica cosa certa – dice Mele – è che oltre al favore a Mediaset si rischia di aggravare la situazione delle tv locali, con un danno al pluralismo». A Memos Marco Mele fa alcune ipotesi attorno alle ragioni delle ultime mosse in casa Fininvest, in particolare la cessione di quasi l'8% delle azioni Mediaset. E infine la riforma della governance della Rai, invocata ancora l'altro ieri da Renzi, ma che ancora non esiste, nemmeno sulla carta.
    24 min
  • Nazareno, chi? Il patto non esiste, ma in tv si vede. Intervista con Marco Mele.
    La Tv in Italia? Sembra essere cambiato poco dall'apice del berlusconismo televisivo, dieci anni fa. Rispetto ad allora gli interessi, non solo televisivi, di Berlusconi continuano a spadroneggiare. Colpa del patto del Nazareno? «Non ce n'è bisogno», racconta a Memos Marco Mele, giornalista del Sole 24 ore che da anni scrive di tv e media. «Il patto del Nazareno c'entra poco. C'entra, invece, il fatto che esiste una cultura di governo – anche in questo governo di centrosinistra – che non va a smuovere gli assetti del sistema televisivo nazionale. Accade di default, senza che ci sia bisogno del patto». L'ultima vicenda è quella che riguarda i canoni per i diritti d'uso delle frequenze televisive su cui il governo è intervenuto, un paio di giorni fa, per confermare uno sconto ad hoc su quel canone a favore di Rai e Mediaset. «L'unica cosa certa – dice Mele – è che oltre al favore a Mediaset si rischia di aggravare la situazione delle tv locali, con un danno al pluralismo». A Memos Marco Mele fa alcune ipotesi attorno alle ragioni delle ultime mosse in casa Fininvest, in particolare la cessione di quasi l'8% delle azioni Mediaset. E infine la riforma della governance della Rai, invocata ancora l'altro ieri da Renzi, ma che ancora non esiste, nemmeno sulla carta.
    24 min
  • Nazareno, chi? Il patto non esiste, ma in tv si vede. Intervista con Marco Mele.
    La Tv in Italia? Sembra essere cambiato poco dall'apice del berlusconismo televisivo, dieci anni fa. Rispetto ad allora gli interessi, non solo televisivi, di Berlusconi continuano a spadroneggiare. Colpa del patto del Nazareno? «Non ce n'è bisogno», racconta a Memos Marco Mele, giornalista del Sole 24 ore che da anni scrive di tv e media. «Il patto del Nazareno c'entra poco. C'entra, invece, il fatto che esiste una cultura di governo – anche in questo governo di centrosinistra – che non va a smuovere gli assetti del sistema televisivo nazionale. Accade di default, senza che ci sia bisogno del patto». L'ultima vicenda è quella che riguarda i canoni per i diritti d'uso delle frequenze televisive su cui il governo è intervenuto, un paio di giorni fa, per confermare uno sconto ad hoc su quel canone a favore di Rai e Mediaset. «L'unica cosa certa – dice Mele – è che oltre al favore a Mediaset si rischia di aggravare la situazione delle tv locali, con un danno al pluralismo». A Memos Marco Mele fa alcune ipotesi attorno alle ragioni delle ultime mosse in casa Fininvest, in particolare la cessione di quasi l'8% delle azioni Mediaset. E infine la riforma della governance della Rai, invocata ancora l'altro ieri da Renzi, ma che ancora non esiste, nemmeno sulla carta.
    24 min
  • Grecia, ultima chiamata dall'Europa? Intervista con Andrea Boitani e Gabriele D'Ottavio.
    L'ultimatum lanciato dai 18 ministri della finanze dei paesi dell'euro alla Grecia (il diciannovesimo paese euro) è una richiesta di capitolazione: o accettate le vecchie regole dell'austerità (contenute nel famigerato Memorandum della Troika) oppure non ci sarà spazio per nuovi piani. Dall'Eurogruppo, di fatto, è come se fosse partita una richiesta ad Atene di arrendersi di fronte alla Troika. Il governo Tsipras, infatti, se vorrà rispettare la sua principale promessa elettorale di fine dell'austerità, non potrà accettare una proroga del Memorandum. Le posizioni in campo appaiono inconciliabili, ma lo spazio per trattare è ancora aperto. “Raggiungeremo un accordo entro 48 ore”, diceva ancora ieri sera il ministro delle finanze greco Janis Varoufakis con un sfoggio di ottimismo tattico. Della situazione greca, del peso schiacciante esercitato dal governo tedesco nella trattativa, del ruolo defilato assunto invece dai governi di Parigi e Roma, Memos ne ha parlato oggi con Andrea Boitani, economista dell'Università Cattolica di Milano, e con Gabriele D'Ottavio, storico, ricercatore all'istituto italo-germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento.
    27 min
  • Grecia, ultima chiamata dall'Europa? Intervista con Andrea Boitani e Gabriele D'Ottavio.
    L'ultimatum lanciato dai 18 ministri della finanze dei paesi dell'euro alla Grecia (il diciannovesimo paese euro) è una richiesta di capitolazione: o accettate le vecchie regole dell'austerità (contenute nel famigerato Memorandum della Troika) oppure non ci sarà spazio per nuovi piani. Dall'Eurogruppo, di fatto, è come se fosse partita una richiesta ad Atene di arrendersi di fronte alla Troika. Il governo Tsipras, infatti, se vorrà rispettare la sua principale promessa elettorale di fine dell'austerità, non potrà accettare una proroga del Memorandum. Le posizioni in campo appaiono inconciliabili, ma lo spazio per trattare è ancora aperto. “Raggiungeremo un accordo entro 48 ore”, diceva ancora ieri sera il ministro delle finanze greco Janis Varoufakis con un sfoggio di ottimismo tattico. Della situazione greca, del peso schiacciante esercitato dal governo tedesco nella trattativa, del ruolo defilato assunto invece dai governi di Parigi e Roma, Memos ne ha parlato oggi con Andrea Boitani, economista dell'Università Cattolica di Milano, e con Gabriele D'Ottavio, storico, ricercatore all'istituto italo-germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento.
    27 min
  • Grecia, ultima chiamata dall'Europa? Intervista con Andrea Boitani e Gabriele D'Ottavio.
    L'ultimatum lanciato dai 18 ministri della finanze dei paesi dell'euro alla Grecia (il diciannovesimo paese euro) è una richiesta di capitolazione: o accettate le vecchie regole dell'austerità (contenute nel famigerato Memorandum della Troika) oppure non ci sarà spazio per nuovi piani. Dall'Eurogruppo, di fatto, è come se fosse partita una richiesta ad Atene di arrendersi di fronte alla Troika. Il governo Tsipras, infatti, se vorrà rispettare la sua principale promessa elettorale di fine dell'austerità, non potrà accettare una proroga del Memorandum. Le posizioni in campo appaiono inconciliabili, ma lo spazio per trattare è ancora aperto. “Raggiungeremo un accordo entro 48 ore”, diceva ancora ieri sera il ministro delle finanze greco Janis Varoufakis con un sfoggio di ottimismo tattico. Della situazione greca, del peso schiacciante esercitato dal governo tedesco nella trattativa, del ruolo defilato assunto invece dai governi di Parigi e Roma, Memos ne ha parlato oggi con Andrea Boitani, economista dell'Università Cattolica di Milano, e con Gabriele D'Ottavio, storico, ricercatore all'istituto italo-germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento.
    27 min
  • Principi fondamentali, articolo 1. Conversazioni sulla Costituzione. Con Carlo Smuraglia e Paolo Caretti.
    Inizia oggi un ciclo di trasmissioni dedicate alla Costituzione. “Principi fondamentali, conversazioni sulla Costituzione”: è il titolo di questa serie che tutti i lunedì, all'interno di Memos, ripercorrerà i primi 12 articoli della nostra Carta fondamentale. Ne parleremo mettendoli alla prova della loro attualità, confrontandone il significato che avevano voluto darne i costituenti con il significato che hanno assunto oggi. Si comincia con l'articolo 1. Ospiti Carlo Smuraglia, presidente dell'Anpi, partigiano, giurista; e Paolo Caretti, costituzionalista dell'università di Firenze (I diritti fondamentali. Libertà e diritti sociali, Giappichelli, 2011). Articolo 1 Cost.: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
    26 min
  • Principi fondamentali, articolo 1. Conversazioni sulla Costituzione. Con Carlo Smuraglia e Paolo Caretti.
    Inizia oggi un ciclo di trasmissioni dedicate alla Costituzione. “Principi fondamentali, conversazioni sulla Costituzione”: è il titolo di questa serie che tutti i lunedì, all'interno di Memos, ripercorrerà i primi 12 articoli della nostra Carta fondamentale. Ne parleremo mettendoli alla prova della loro attualità, confrontandone il significato che avevano voluto darne i costituenti con il significato che hanno assunto oggi. Si comincia con l'articolo 1. Ospiti Carlo Smuraglia, presidente dell'Anpi, partigiano, giurista; e Paolo Caretti, costituzionalista dell'università di Firenze (I diritti fondamentali. Libertà e diritti sociali, Giappichelli, 2011). Articolo 1 Cost.: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
    26 min
  • Principi fondamentali, articolo 1. Conversazioni sulla Costituzione. Con Carlo Smuraglia e Paolo Caretti.
    Inizia oggi un ciclo di trasmissioni dedicate alla Costituzione. “Principi fondamentali, conversazioni sulla Costituzione”: è il titolo di questa serie che tutti i lunedì, all'interno di Memos, ripercorrerà i primi 12 articoli della nostra Carta fondamentale. Ne parleremo mettendoli alla prova della loro attualità, confrontandone il significato che avevano voluto darne i costituenti con il significato che hanno assunto oggi. Si comincia con l'articolo 1. Ospiti Carlo Smuraglia, presidente dell'Anpi, partigiano, giurista; e Paolo Caretti, costituzionalista dell'università di Firenze (I diritti fondamentali. Libertà e diritti sociali, Giappichelli, 2011). Articolo 1 Cost.: «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
    26 min
  • Lampedusa, il dovere di aiutare. Perchè l'Europa non vuole permetterselo? Intervista con Cécile Kyenge.
    Cécile Kyenge è una deputata europea. E' stata ministra dell'Integrazione nel governo Letta dall'aprile 2013 al febbraio 2014. Era dunque una ministra del governo italiano quando fu decisa l'operazione Mare Nostrum, dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui morirono 366 persone. Un'operazione che era mirata principalmente al soccorso in mare dei migranti e che poi è stata abbandonata e sostituita – dal primo gennaio di quest'anno – con la cosiddetta operazione Triton, limitata al solo pattugliamento di una zona ristretta di mare. Perchè Mare Nostrum è stata abbandonata? Perchè il governo italiano non l'ha fatta diventare un perno della sua politica sull'immigrazione? Perchè, poi, l'Europa non vuole permettersi il dovere del soccorso in mare dei migranti? «Perchè oggi – dice Cécile Kyenge, ospite di Memos - visto che non abbiamo una politica comune europea, prevalgono logiche ideologiche, economiche che portano ciascuno a voler proteggere il proprio territorio, a chiedere una chiusura delle frontiere». Kyenge difende la decisione del governo di cui faceva parte. «L'Italia, dopo la strage del 2013, aveva fatto vedere qual era la strada da percorrere. Mare Nostrum, come operazione italiana, doveva avere una vita breve, perchè doveva servire come passaggio verso un allargamento su scala europea dei suoi principi. Mare Nostrum era una sfida all'Europa: senza il primato della vita anche nelle politiche dell'immigrazione non esiste una soluzione». Perchè poi il governo italiano chiude Mare Nostrum? «Per logiche interne, politiche, visto che a gestire la questione c'era il ministro Alfano – dice Kyenge -. E anche per pressioni esterne, neanche velate, di commissari europei che si occupavano di immigrazione e che accusavano Mare Nostrum di aprire le porte dell'Europa ai migranti».
    28 min

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