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  • Lampedusa, il dovere di aiutare. Perchè l'Europa non vuole permetterselo? Intervista con Cécile Kyenge.
    Cécile Kyenge è una deputata europea. E' stata ministra dell'Integrazione nel governo Letta dall'aprile 2013 al febbraio 2014. Era dunque una ministra del governo italiano quando fu decisa l'operazione Mare Nostrum, dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui morirono 366 persone. Un'operazione che era mirata principalmente al soccorso in mare dei migranti e che poi è stata abbandonata e sostituita – dal primo gennaio di quest'anno – con la cosiddetta operazione Triton, limitata al solo pattugliamento di una zona ristretta di mare. Perchè Mare Nostrum è stata abbandonata? Perchè il governo italiano non l'ha fatta diventare un perno della sua politica sull'immigrazione? Perchè, poi, l'Europa non vuole permettersi il dovere del soccorso in mare dei migranti? «Perchè oggi – dice Cécile Kyenge, ospite di Memos - visto che non abbiamo una politica comune europea, prevalgono logiche ideologiche, economiche che portano ciascuno a voler proteggere il proprio territorio, a chiedere una chiusura delle frontiere». Kyenge difende la decisione del governo di cui faceva parte. «L'Italia, dopo la strage del 2013, aveva fatto vedere qual era la strada da percorrere. Mare Nostrum, come operazione italiana, doveva avere una vita breve, perchè doveva servire come passaggio verso un allargamento su scala europea dei suoi principi. Mare Nostrum era una sfida all'Europa: senza il primato della vita anche nelle politiche dell'immigrazione non esiste una soluzione». Perchè poi il governo italiano chiude Mare Nostrum? «Per logiche interne, politiche, visto che a gestire la questione c'era il ministro Alfano – dice Kyenge -. E anche per pressioni esterne, neanche velate, di commissari europei che si occupavano di immigrazione e che accusavano Mare Nostrum di aprire le porte dell'Europa ai migranti».
    28 min
  • Lampedusa, il dovere di aiutare. Perchè l'Europa non vuole permetterselo? Intervista con Cécile Kyenge.
    Cécile Kyenge è una deputata europea. E' stata ministra dell'Integrazione nel governo Letta dall'aprile 2013 al febbraio 2014. Era dunque una ministra del governo italiano quando fu decisa l'operazione Mare Nostrum, dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui morirono 366 persone. Un'operazione che era mirata principalmente al soccorso in mare dei migranti e che poi è stata abbandonata e sostituita – dal primo gennaio di quest'anno – con la cosiddetta operazione Triton, limitata al solo pattugliamento di una zona ristretta di mare. Perchè Mare Nostrum è stata abbandonata? Perchè il governo italiano non l'ha fatta diventare un perno della sua politica sull'immigrazione? Perchè, poi, l'Europa non vuole permettersi il dovere del soccorso in mare dei migranti? «Perchè oggi – dice Cécile Kyenge, ospite di Memos - visto che non abbiamo una politica comune europea, prevalgono logiche ideologiche, economiche che portano ciascuno a voler proteggere il proprio territorio, a chiedere una chiusura delle frontiere». Kyenge difende la decisione del governo di cui faceva parte. «L'Italia, dopo la strage del 2013, aveva fatto vedere qual era la strada da percorrere. Mare Nostrum, come operazione italiana, doveva avere una vita breve, perchè doveva servire come passaggio verso un allargamento su scala europea dei suoi principi. Mare Nostrum era una sfida all'Europa: senza il primato della vita anche nelle politiche dell'immigrazione non esiste una soluzione». Perchè poi il governo italiano chiude Mare Nostrum? «Per logiche interne, politiche, visto che a gestire la questione c'era il ministro Alfano – dice Kyenge -. E anche per pressioni esterne, neanche velate, di commissari europei che si occupavano di immigrazione e che accusavano Mare Nostrum di aprire le porte dell'Europa ai migranti».
    28 min
  • Un promemoria storico per Charlie Hebdo, ad un mese dagli attentati di Parigi. Intervista con Adriano Prosperi.
    E' passato un mese dalla manifestazione di Parigi dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato ebraico di Porte de Vincennes. Sono state centinaia di migliaia le persone che sono scese in piazza contro la violenza terroristica, per ricordare le 17 vittime e per affermare i valori repubblicani di libertà. Nessun bavaglio alla satira, la libertà di critica non può essere limitata. Memos oggi ha ospitato Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Prosperi – che ha appena pubblicato un articolo sul magazine online Eutopia – ha raccontato le radici storiche di quella che definisce “la pratica dell'irrisione deliberata concentrata sull'immagine di Maometto”. Ripercorre gli anni della propaganda religiosa di matrice cristiana, nel XVI secolo, con lo scontro a colpi di immagini dissacranti tra la chiesa romana e quella riformata. E prima ancora la propaganda della chiesa medievale contro gli ebrei con “l'odio antigiudaico che si diffuse in Spagna fino all'espulsione degli ebrei del 1492”. Contemporaneamente la Costantinopoli islamica del sultano era terra di cultura e di tolleranza religiosa, dove si rifugiavano cristiani ed ebrei perseguitati. Una situazione che cambia radicalmente – secondo il ragionamento di Prosperi – col passare dei secoli, fino all'apparizione sulla scena di quel volto violento dell'islamismo. “Chi cerca i responsabili della versione violenta e terroristica del Jihad – scrive Prosperi - deve guardare non al testo del Corano, ma all'imperialismo francese e inglese del Settecento e dell'Ottocento e a quello americano del Novecento”.
    29 min
  • Un promemoria storico per Charlie Hebdo, ad un mese dagli attentati di Parigi. Intervista con Adriano Prosperi.
    E' passato un mese dalla manifestazione di Parigi dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato ebraico di Porte de Vincennes. Sono state centinaia di migliaia le persone che sono scese in piazza contro la violenza terroristica, per ricordare le 17 vittime e per affermare i valori repubblicani di libertà. Nessun bavaglio alla satira, la libertà di critica non può essere limitata. Memos oggi ha ospitato Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Prosperi – che ha appena pubblicato un articolo sul magazine online Eutopia – ha raccontato le radici storiche di quella che definisce “la pratica dell'irrisione deliberata concentrata sull'immagine di Maometto”. Ripercorre gli anni della propaganda religiosa di matrice cristiana, nel XVI secolo, con lo scontro a colpi di immagini dissacranti tra la chiesa romana e quella riformata. E prima ancora la propaganda della chiesa medievale contro gli ebrei con “l'odio antigiudaico che si diffuse in Spagna fino all'espulsione degli ebrei del 1492”. Contemporaneamente la Costantinopoli islamica del sultano era terra di cultura e di tolleranza religiosa, dove si rifugiavano cristiani ed ebrei perseguitati. Una situazione che cambia radicalmente – secondo il ragionamento di Prosperi – col passare dei secoli, fino all'apparizione sulla scena di quel volto violento dell'islamismo. “Chi cerca i responsabili della versione violenta e terroristica del Jihad – scrive Prosperi - deve guardare non al testo del Corano, ma all'imperialismo francese e inglese del Settecento e dell'Ottocento e a quello americano del Novecento”.
    29 min
  • Un promemoria storico per Charlie Hebdo, ad un mese dagli attentati di Parigi. Intervista con Adriano Prosperi.
    E' passato un mese dalla manifestazione di Parigi dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo e nel supermercato ebraico di Porte de Vincennes. Sono state centinaia di migliaia le persone che sono scese in piazza contro la violenza terroristica, per ricordare le 17 vittime e per affermare i valori repubblicani di libertà. Nessun bavaglio alla satira, la libertà di critica non può essere limitata. Memos oggi ha ospitato Adriano Prosperi, storico alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Prosperi – che ha appena pubblicato un articolo sul magazine online Eutopia – ha raccontato le radici storiche di quella che definisce “la pratica dell'irrisione deliberata concentrata sull'immagine di Maometto”. Ripercorre gli anni della propaganda religiosa di matrice cristiana, nel XVI secolo, con lo scontro a colpi di immagini dissacranti tra la chiesa romana e quella riformata. E prima ancora la propaganda della chiesa medievale contro gli ebrei con “l'odio antigiudaico che si diffuse in Spagna fino all'espulsione degli ebrei del 1492”. Contemporaneamente la Costantinopoli islamica del sultano era terra di cultura e di tolleranza religiosa, dove si rifugiavano cristiani ed ebrei perseguitati. Una situazione che cambia radicalmente – secondo il ragionamento di Prosperi – col passare dei secoli, fino all'apparizione sulla scena di quel volto violento dell'islamismo. “Chi cerca i responsabili della versione violenta e terroristica del Jihad – scrive Prosperi - deve guardare non al testo del Corano, ma all'imperialismo francese e inglese del Settecento e dell'Ottocento e a quello americano del Novecento”.
    29 min
  • Doppio appello: firme contro il TTIP e 300 economisti per la Grecia. Con Alberto Zoratti e Mario Pianta.
    Una raccolta di firme contro i negoziati per il Trattato Transatlantico tra Unione Europea e Stati (TTIP). E' stata lanciata da “stop-ttip.org”: in Italia aderiscono, tra gli altri, Attac, Fairwatch, Movimento Consumatori, Legambiente, Cgil Funzione pubblica. A Memos Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch. “Per il rispetto delle decisioni del popolo greco” è, invece, il titolo di un documento scritto da 300 economisti internazionali ed inviato ai governi europei e alle istituzioni internazionali. Ospite di Memos oggi uno dei firmatari: Mario Pianta, economista all'Università di Urbino, animatore del sito sbilanciamoci.info.
    27 min
  • Doppio appello: firme contro il TTIP e 300 economisti per la Grecia. Con Alberto Zoratti e Mario Pianta.
    Una raccolta di firme contro i negoziati per il Trattato Transatlantico tra Unione Europea e Stati (TTIP). E' stata lanciata da “stop-ttip.org”: in Italia aderiscono, tra gli altri, Attac, Fairwatch, Movimento Consumatori, Legambiente, Cgil Funzione pubblica. A Memos Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch. “Per il rispetto delle decisioni del popolo greco” è, invece, il titolo di un documento scritto da 300 economisti internazionali ed inviato ai governi europei e alle istituzioni internazionali. Ospite di Memos oggi uno dei firmatari: Mario Pianta, economista all'Università di Urbino, animatore del sito sbilanciamoci.info.
    27 min
  • Doppio appello: firme contro il TTIP e 300 economisti per la Grecia. Con Alberto Zoratti e Mario Pianta.
    Una raccolta di firme contro i negoziati per il Trattato Transatlantico tra Unione Europea e Stati (TTIP). E' stata lanciata da “stop-ttip.org”: in Italia aderiscono, tra gli altri, Attac, Fairwatch, Movimento Consumatori, Legambiente, Cgil Funzione pubblica. A Memos Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch. “Per il rispetto delle decisioni del popolo greco” è, invece, il titolo di un documento scritto da 300 economisti internazionali ed inviato ai governi europei e alle istituzioni internazionali. Ospite di Memos oggi uno dei firmatari: Mario Pianta, economista all'Università di Urbino, animatore del sito sbilanciamoci.info.
    27 min
  • Renzi e le modifiche alla Costituzione: a sua immagine e somiglianza? Intervista con Enzo Balboni.
    Enzo Balboni è ordinario di istituzioni di diritto pubblico all'Università Cattolica di Milano. E' un costituzionalista e appartiene a quel filone cattolico-democratico della dottrina giuridica italiana. Delle modifiche alla Costituzione proposte dal governo Renzi, e in discussione alla Camera, ha un giudizio critico anche se non vede il rischio di una “deriva autoritaria”. In quel testo, però, ravvisa l'impronta decisiva del progetto politico di Renzi di voler rafforzare i poteri del governo, anche sul Parlamento. «Certamente i poteri del governo nel processo legislativo aumentano – sostiene Baldoni - Tutta la vicenda della riforma costituzionale è sotto un segno “politico”: Renzi chiede il consenso sulle modifiche alla Costituzione nello stesso modo in cui chiede i voti su tutti gli altri provvedimenti del suo governo. Renzi si sente sicuro di vincere la partita e per questo ha annunciato, attraverso il ministro Boschi, che ci sarà comunque il referendum confermativo. Un fatto inedito, una sfida alla maggioranza». Il peso del governo negli equilibri istituzionali potrebbe aumentare ancora di più. Infatti, oltre alle modifiche costituzionali, vanno considerati anche gli effetti fortemente maggioritari che avrà la futura legge elettorale, se sarà approvata nella forma in discussione oggi alla Camera, il cosiddetto Italicum. Quel progetto di legge elettorale dà una maggioranza assoluta ampia alla lista che vince le elezioni e quindi al governo che viene sostenuto da quella maggioranza. Ma su questo punto Balboni non se la sente di parlare di rischio di “svolte autoritarie o – dice il professore – cose di questo tipo”.
    27 min
  • Renzi e le modifiche alla Costituzione: a sua immagine e somiglianza? Intervista con Enzo Balboni.
    Enzo Balboni è ordinario di istituzioni di diritto pubblico all'Università Cattolica di Milano. E' un costituzionalista e appartiene a quel filone cattolico-democratico della dottrina giuridica italiana. Delle modifiche alla Costituzione proposte dal governo Renzi, e in discussione alla Camera, ha un giudizio critico anche se non vede il rischio di una “deriva autoritaria”. In quel testo, però, ravvisa l'impronta decisiva del progetto politico di Renzi di voler rafforzare i poteri del governo, anche sul Parlamento. «Certamente i poteri del governo nel processo legislativo aumentano – sostiene Baldoni - Tutta la vicenda della riforma costituzionale è sotto un segno “politico”: Renzi chiede il consenso sulle modifiche alla Costituzione nello stesso modo in cui chiede i voti su tutti gli altri provvedimenti del suo governo. Renzi si sente sicuro di vincere la partita e per questo ha annunciato, attraverso il ministro Boschi, che ci sarà comunque il referendum confermativo. Un fatto inedito, una sfida alla maggioranza». Il peso del governo negli equilibri istituzionali potrebbe aumentare ancora di più. Infatti, oltre alle modifiche costituzionali, vanno considerati anche gli effetti fortemente maggioritari che avrà la futura legge elettorale, se sarà approvata nella forma in discussione oggi alla Camera, il cosiddetto Italicum. Quel progetto di legge elettorale dà una maggioranza assoluta ampia alla lista che vince le elezioni e quindi al governo che viene sostenuto da quella maggioranza. Ma su questo punto Balboni non se la sente di parlare di rischio di “svolte autoritarie o – dice il professore – cose di questo tipo”.
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