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  • Memos di martedì 08/06/2021
    Il PNRR non se ne occupa, l’opinione pubblica appare distratta da altro. Perché sembrano non interessare più le concentrazioni nel settore della comunicazione e dell’informazione? Da qui parte la conversazione di oggi a Memos con Flavia Barca, consulente ufficio studi Rai, e Vincenzo Vita, giornalista, già parlamentare e sottosegretario in governi di centrosinistra, esperto di media e informazione. “Le concentrazioni editoriali di oggi – racconta Vita - sono difensive. Gli editori del mondo analogico sono terrorizzati dai nuovi oligarchi delle piattaforme digitali (Facebook, Google, Amazon, Microsoft). I vecchi editori decidono le concentrazioni al solo scopo difensivo e nella speranza che aggregandosi possano difendersi meglio. Le concentrazioni di oggi – conclude Vita - hanno un sapore un po’ diverso da quelle che abbiamo conosciute in altre epoche degli anni ruggenti”. Per Flavia Barca ci sono due temi chiave. “Il primo tema – sostiene - è il significato delle concentrazioni. Si tratta di processi figli degli sconvolgimenti economici degli ultimi anni e che rappresentano un cambiamento radicale dei paradigmi di competizione. Oggi per competere e sopravvivere sui grandi mercati della comunicazione – racconta Flavia Barca - è necessario essere grandi, BIG, e ciò significa espandersi a livello internazionale e concentrarsi a livello nazionale. C’è un secondo tema fondamentale, riguarda l’esigenza di una spazio pubblico di discussione. Governo e cittadinanza-attiva dovrebbero contrapporre a queste concentrazioni un dibattito pubblico. La mancanza di uno spazio di discussione limita i ragionamenti sugli assetti proprietari, su ciò che queste concentrazioni producono in termini di pluralismo, di trasparenza dell’informazione”.
    27 min
  • Memos di mar 08/06/21
    Il PNRR non se ne occupa, l’opinione pubblica appare distratta da altro. Perché sembrano non interessare più le concentrazioni nel settore della comunicazione e dell’informazione? Da qui parte la conversazione di oggi a Memos con Flavia Barca, consulente ufficio studi Rai, e Vincenzo Vita, giornalista, già parlamentare e sottosegretario in governi di centrosinistra, esperto di media e informazione. “Le concentrazioni editoriali di oggi – racconta Vita - sono difensive. Gli editori del mondo analogico sono terrorizzati dai nuovi oligarchi delle piattaforme digitali (Facebook, Google, Amazon, Microsoft). I vecchi editori decidono le concentrazioni al solo scopo difensivo e nella speranza che aggregandosi possano difendersi meglio. Le concentrazioni di oggi – conclude Vita - hanno un sapore un po’ diverso da quelle che abbiamo conosciute in altre epoche degli anni ruggenti”. Per Flavia Barca ci sono due temi chiave. “Il primo tema – sostiene - è il significato delle concentrazioni. Si tratta di processi figli degli sconvolgimenti economici degli ultimi anni e che rappresentano un cambiamento radicale dei paradigmi di competizione. Oggi per competere e sopravvivere sui grandi mercati della comunicazione – racconta Flavia Barca - è necessario essere grandi, BIG, e ciò significa espandersi a livello internazionale e concentrarsi a livello nazionale. C’è un secondo tema fondamentale, riguarda l’esigenza di una spazio pubblico di discussione. Governo e cittadinanza-attiva dovrebbero contrapporre a queste concentrazioni un dibattito pubblico. La mancanza di uno spazio di discussione limita i ragionamenti sugli assetti proprietari, su ciò che queste concentrazioni producono in termini di pluralismo, di trasparenza dell’informazione”.
    27 min
  • Memos di venerdì 04/06/2021
    Il blocco che non blocca. E’ quello dei licenziamenti. La sociologa del lavoro Giustina Orientale Caputo (dell’università Federico II di Napoli) ha raccontato a Memos che le statistiche dell’Istat mostrano tutt’altra situazione rispetto al blocco dei licenziamenti. “Nel periodo aprile 2020-aprile2021 – racconta la professoressa Orientale Caputo – sono diminuiti gli occupati permanenti (con contratto a tempo indeterminato) di 222 mila unità. Mentre nello stesso anno sono stati assunti in 229 mila con contratti a tempo determinato. La realtà dell’Istat è la seguente: primo, nonostante il sacrosanto blocco dei licenziamenti, in Italia sono stati persi 222 mila posti di lavoro; secondo, le contemporanee assunzioni a termine di 229 mila lavoratori/trici potrebbero voler dire che negli ultimi decenni in Italia c’è stato un processo di sostituzione delle tipologie di lavoro. E cioè – conclude la sociologa della Federico II – che a fronte di contratti permanenti, con garanzie, gli imprenditori preferiscono assumere lavoratori senza protezioni. Le imprese dunque chiedono un lavoro meno garantito, più flessibile, a condizioni più basse e con una qualità sempre peggiore”. A Memos oggi anche il giurista Alessandro Somma (dell’università La Sapienza di Roma) per il quale il Piano per la ripresa (PNRR) contiene diverse stringenti condizionalità che lo fanno assomigliare in alcuni tratti ai vecchi Memorandun imposti dalla Troika (Bce, Fmi, Commissione europea) ai paesi europei in crisi finanziaria.
    27 min
  • Memos di ven 04/06/21
    Il blocco che non blocca. E’ quello dei licenziamenti. La sociologa del lavoro Giustina Orientale Caputo (dell’università Federico II di Napoli) ha raccontato a Memos che le statistiche dell’Istat mostrano tutt’altra situazione rispetto al blocco dei licenziamenti. “Nel periodo aprile 2020-aprile2021 – racconta la professoressa Orientale Caputo – sono diminuiti gli occupati permanenti (con contratto a tempo indeterminato) di 222 mila unità. Mentre nello stesso anno sono stati assunti in 229 mila con contratti a tempo determinato. La realtà dell’Istat è la seguente: primo, nonostante il sacrosanto blocco dei licenziamenti, in Italia sono stati persi 222 mila posti di lavoro; secondo, le contemporanee assunzioni a termine di 229 mila lavoratori/trici potrebbero voler dire che negli ultimi decenni in Italia c’è stato un processo di sostituzione delle tipologie di lavoro. E cioè – conclude la sociologa della Federico II – che a fronte di contratti permanenti, con garanzie, gli imprenditori preferiscono assumere lavoratori senza protezioni. Le imprese dunque chiedono un lavoro meno garantito, più flessibile, a condizioni più basse e con una qualità sempre peggiore”. A Memos oggi anche il giurista Alessandro Somma (dell’università La Sapienza di Roma) per il quale il Piano per la ripresa (PNRR) contiene diverse stringenti condizionalità che lo fanno assomigliare in alcuni tratti ai vecchi Memorandun imposti dalla Troika (Bce, Fmi, Commissione europea) ai paesi europei in crisi finanziaria.
    27 min
  • Memos di giovedì 03/06/2021
    Scuola, sta per finire un anno di restrizioni e pendolarismo forzato tra lezioni a distanza e in presenza. Memos ha ospitato un’insegnante di scuola elementare, Antonella Meiani, e un neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, Stefano Benzoni. “Le tracce negative di quest’anno sono sicuramente tante”, racconta Meiani. “C’è anche un desiderio che sento dai bambini e dalle bambine – aggiunge Meiani - e cioè quello di riappropriarsi del mondo, del loro corpo e di tutto quello che al corpo è stato negato”. Stefano Benzoni ha messo in evidenza quanto il malessere dei bambini e dei ragazzi fosse presente già in precedenza. “La realtà – sostiene Benzoni - è che la situazione della gestione della salute mentale era già critica in passato. Prima del Covid la situazione era la seguente: le richieste delle famiglie alle unità di neuropsichiatria infantile erano raddoppiate negli ultimi dieci anni e le risorse pubbliche dedicate dallo stato alla neuropsichiatria infantile dimezzate. Eravamo in una situazione in cui solo un utente su due riusciva ad accedere ai servizi, solo un utente su tre riusciva a ricevere un intervento e solo uno su tre riusciva ad essere accolto in un reparto per il ricovero. Oggi – prosegue Stefano Benzoni – scopriamo che non ci sono letti di neuropsichiatria infantile, ma non è l’emergenza Covid! Anche prima della pandemia i letti per la neuropsichiatria infantile non c’erano. Ma di questo non si parlava. Ora, la pandemia ci ha permesso di parlarne e questo è un bene, se ne parliamo bene. E’ un bene che si recuperi una attenzione verso il tema della salute mentale, un’attenzione che non può seguire mode e contingenze. Perchè? Perchè la metà delle persone che hanno un disturbo psichiatrico in età adulta ha avuto un esordio di problemi psicologici e psichiatrici in età infantile”. Stefano Benzoni conclude la sua ricostruzione di un quadro drammatico di disattenzione verso i problemi della salute mentale, ricordando che di fronte alla carenza cronica di risorse occorrono interventi mirati e coordinati.
    28 min
  • Memos di gio 03/06/21
    Scuola, sta per finire un anno di restrizioni e pendolarismo forzato tra lezioni a distanza e in presenza. Memos ha ospitato un’insegnante di scuola elementare, Antonella Meiani, e un neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, Stefano Benzoni. “Le tracce negative di quest’anno sono sicuramente tante”, racconta Meiani. “C’è anche un desiderio che sento dai bambini e dalle bambine – aggiunge Meiani - e cioè quello di riappropriarsi del mondo, del loro corpo e di tutto quello che al corpo è stato negato”. Stefano Benzoni ha messo in evidenza quanto il malessere dei bambini e dei ragazzi fosse presente già in precedenza. “La realtà – sostiene Benzoni - è che la situazione della gestione della salute mentale era già critica in passato. Prima del Covid la situazione era la seguente: le richieste delle famiglie alle unità di neuropsichiatria infantile erano raddoppiate negli ultimi dieci anni e le risorse pubbliche dedicate dallo stato alla neuropsichiatria infantile dimezzate. Eravamo in una situazione in cui solo un utente su due riusciva ad accedere ai servizi, solo un utente su tre riusciva a ricevere un intervento e solo uno su tre riusciva ad essere accolto in un reparto per il ricovero. Oggi – prosegue Stefano Benzoni – scopriamo che non ci sono letti di neuropsichiatria infantile, ma non è l’emergenza Covid! Anche prima della pandemia i letti per la neuropsichiatria infantile non c’erano. Ma di questo non si parlava. Ora, la pandemia ci ha permesso di parlarne e questo è un bene, se ne parliamo bene. E’ un bene che si recuperi una attenzione verso il tema della salute mentale, un’attenzione che non può seguire mode e contingenze. Perchè? Perchè la metà delle persone che hanno un disturbo psichiatrico in età adulta ha avuto un esordio di problemi psicologici e psichiatrici in età infantile”. Stefano Benzoni conclude la sua ricostruzione di un quadro drammatico di disattenzione verso i problemi della salute mentale, ricordando che di fronte alla carenza cronica di risorse occorrono interventi mirati e coordinati.
    28 min
  • Memos di martedì 01/06/2021
    La Repubblica italiana e i suoi 75 anni. Domani 2 giugno è un anniversario speciale per la Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo. Il 2 giugno 1946 si vota per il referendum monarchia-repubblica e per l’Assemblea Costituente. Per la prima vota in Italia votano anche le donne. In 75 anni di storia quante “repubbliche” ha avuto l’Italia? Memos ha chiesto ad alcuni/e studiosi/e di raccontarne almeno quattro: la repubblica dei valori civili (Maurizio Viroli, filosofo e teorico della politica), la repubblica della parità di genere (Marilisa D’Amico, costituzionalista), la repubblica della sovranità violata (Massimo Villone, costituzionalista) e la repubblica dei partiti (Simona Colarizi, storica).
    30 min
  • Memos di mar 01/06/21
    La Repubblica italiana e i suoi 75 anni. Domani 2 giugno è un anniversario speciale per la Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo. Il 2 giugno 1946 si vota per il referendum monarchia-repubblica e per l’Assemblea Costituente. Per la prima vota in Italia votano anche le donne. In 75 anni di storia quante “repubbliche” ha avuto l’Italia? Memos ha chiesto ad alcuni/e studiosi/e di raccontarne almeno quattro: la repubblica dei valori civili (Maurizio Viroli, filosofo e teorico della politica), la repubblica della parità di genere (Marilisa D’Amico, costituzionalista), la repubblica della sovranità violata (Massimo Villone, costituzionalista) e la repubblica dei partiti (Simona Colarizi, storica).
    30 min
  • Memos di venerdì 28/05/2021
    PNRR e salute. Un gruppo di scienziati ha bocciato il piano di Draghi: “non c’è alcun riferimento alla prevenzione”. A Memos il professor Francesco Forastiere, medico ed epidemiologo, ha spiegato le conseguenze di questa omissione, dopo averle scritte in un articolo per la rivista online “Scienza in rete”. Oggi a Memos siamo tornati a parlare delle origini incerte del virus Sars-Cov-2. La pandemia di Covid-19 è la conseguenza di un salto di specie dagli animali agli umani? Oppure è frutto di un errore di laboratorio? Ospite in trasmissione la dottoressa Elisa Vicenzi che è a capo dell’unità di ricerca in “Patogeni Virali e Biosicurezza” dell’Ospedale San Raffaele di Milano. “Conoscere l’origine del virus Sar-Cov-2 è importante anche per il futuro”, racconta la dottoresssa Vicenzi. “Se non conosciamo l’origine di questa pandemia – sostiene - come potremo affrontare le prossime pandemie?”
    26 min
  • Memos di ven 28/05/21
    PNRR e salute. Un gruppo di scienziati ha bocciato il piano di Draghi: “non c’è alcun riferimento alla prevenzione”. A Memos il professor Francesco Forastiere, medico ed epidemiologo, ha spiegato le conseguenze di questa omissione, dopo averle scritte in un articolo per la rivista online “Scienza in rete”. Oggi a Memos siamo tornati a parlare delle origini incerte del virus Sars-Cov-2. La pandemia di Covid-19 è la conseguenza di un salto di specie dagli animali agli umani? Oppure è frutto di un errore di laboratorio? Ospite in trasmissione la dottoressa Elisa Vicenzi che è a capo dell’unità di ricerca in “Patogeni Virali e Biosicurezza” dell’Ospedale San Raffaele di Milano. “Conoscere l’origine del virus Sar-Cov-2 è importante anche per il futuro”, racconta la dottoresssa Vicenzi. “Se non conosciamo l’origine di questa pandemia – sostiene - come potremo affrontare le prossime pandemie?”
    26 min

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