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Una multa da 25mila euro, una vittoria ad Assen e uno shoey diventato un gesto iconico.
Nel Long Lap di Mig Babol, Jack Miller ripercorre con ironia la nascita della sua esultanza più famosa e racconta il gusto di vivere sempre in movimento: da pilota, marito e padre, con la famiglia pronta a seguirlo anche dall’altra parte del mondo.
Poi si fa più serio. Nessun rimpianto per una carriera in cui il titolo MotoGP non è arrivato: Miller guarda agli errori come a lezioni e si prepara alla nuova sfida in Superbike, orgoglioso di poter tornare in ogni box a testa alta. Tra la vittoria perfetta in Giappone, il primo trionfo in Qatar, le stoppie, gli amici del paddock e il rispetto per chi corre al Tourist Trophy, saluta Mig con una promessa semplice: un giorno si torna a casa, in Australia. Ma intanto, c’è ancora da dare gas.
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@migbabol
Il team di Mig Babol di questa puntata: Andrea Migno – Host; Samuele Andruccioli – Produzione e Social Media; Nina Dubois – Produzione, Regia e Social Media.
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Jack Miller saluta la MotoGP, ma non ha ancora nessuna intenzione di smettere di correre. Alla vigilia del suo passaggio in Superbike, l’asso australiano si racconta a Mig Babol con la schiettezza e l’ironia che lo hanno reso uno dei piloti più amati del paddock.
Dalla fattoria di Townsville, dove consumava duecento litri di benzina in sella alla sua 85, al trasferimento in Europa con la famiglia dentro un vecchio camper. I sacrifici dei genitori, più di ventotto ossa rotte prima dei quattordici anni, i soldi finiti e la decisione di diventare adulto quando era ancora un ragazzo. Poi il grande salto direttamente dalla Moto3 alla MotoGP, le vittorie con Ducati e una carriera costruita senza smettere di rischiare.
Miller racconta anche la MotoGP di oggi: le moto diventate bestie estreme, il caldo che brucia attraverso la tuta, la pressione che a volte disumanizza e un calendario che rischia di consumare piloti e pubblico. Ma c’è spazio anche per la magia della 8 Ore di Suzuka, per il futuro della Yamaha e per il sogno di scoprire se, con le nuove 850 e le gomme Pirelli, sarebbe potuto tornare davanti.
Un’intervista senza filtri, tra cadute, famiglia, ambizione e gratitudine. E un messaggio che riassume perfettamente Jack Miller: non dire mai di no a un’opportunità, perché non puoi sapere dove ti porterà.
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Il team di Mig Babol di questa puntata: Andrea Migno – Host; Rosario Triolo – Co-Host; Samuele Andruccioli – Produzione e Social Media; Nina Dubois – Produzione, Regia e Social Media.
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Per la prima puntata live nella storia di Mig Babol, Andrea Migno e Rosario Triolo accolgono sul palco di Cattolica, alla vigilia del Gran Premio di Misano, una voce leggendaria del Motomondiale: Paolo Beltramo. C’è anche Vale Rossi in mezzo al pubblico.
Dal primo pass stampa del 1977 alla nascita dell’inviato dai box, Paolone attraversa cinquant’anni di corse raccontando il paddock prima dei telefonini, dei social e delle hospitality: il Continental Circus, i camper guidati dai piloti, le trasferte infinite, le sigarette in griglia e personaggi irripetibili come Barry Sheene.
Tra aneddoti esilaranti, interviste impossibili e incontri ravvicinati con Valentino Rossi, Max Biaggi e tanti altri campioni, il racconto arriva al legame più profondo: quello con Marco Simoncelli. Un’amicizia che per Paolone è stata una forma d’amore e che ancora oggi rappresenta il senso più autentico del suo lavoro.
Una puntata piena di risate, memoria e commozione, per scoprire che raccontare le moto non significa parlare soltanto di gomme, motori e tempi sul giro: significa trasmettere l’umanità, il dolore e la felicità di un mondo capace di far dimenticare, almeno per qualche ora, tutti i problemi della vita.
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Il team di Mig Babol di questa puntata: Andrea Migno – Host; Rosario Triolo – Co-Host; Samuele Andruccioli – Produzione e Social Media; Nina Dubois – Produzione, Regia e Social Media.
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Tra pochi mesi Nicolò Jarod Bulega salirà per la prima volta su una MotoGP, occasione conquistata grazie ad una strepitosa stagione in Superbike.
Ospite della prima parte della puntata live di Mig Babol in piazza a Cattolica, Bulegas racconta l’attesa e i desideri per il debutto.
C’è spazio per un’affascinante lezione tecnica sulle differenze tra Superbike e MotoGP, tra aerodinamica, elettronica e il passaggio dalle Michelin alle Pirelli. Bulega spiega perché Toprak sta soffrendo sulla Yamaha, ridimensiona il presunto vantaggio che avrà conoscendo già le nuove gomme e ricorda che, in MotoGP, persino l’ultimo della griglia è un fenomeno.
Poi il racconto prende la deriva meravigliosamente folle da Mig Babol: la microcar con gli sportelli che si aprivano nelle rotonde, Pecco Bagnaia salvato al volo prima di cadere dall’auto, un tamponamento con Andrea Migno e una spa giapponese sommersa dalla schiuma insieme a Stefano Manzi. Quando correvano tutti nello Sky Racing Team VR46, racconta Bulega, Pecco era l’unico “sano”.
Una mezz’ora di moto, tecnica, amicizia e risate che mostra le due facce di Nicolò Bulega: il pilota maturo che sta per affrontare la sfida più importante della carriera e il “Bubi” cresciuto nel paddock insieme ad Andrea Migno.
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Un anno fa Jorge Martín, dopo il terribile incidente in Qatar, non sapeva se sarebbe mai tornato su una moto. Non riusciva a camminare per più di un minuto e continuava a perdere sangue da un polmone. Oggi è di nuovo lì davanti, a giocarsi il Mondiale. Come abbia fatto, lo scoprite in questa puntata top di Mig Babol.
Jorge parla degli infortuni, delle operazioni e della paura, ma anche della fede scoperta nel momento più difficile: prima di ogni gara legge un versetto della Bibbia, non per chiedere di vincere, ma per ringraziare di essere ancora vivo. Poi riavvolge il nastro: una famiglia normale, i soldi che finiscono, le porte chiuse e quella Rookies Cup che doveva vincere per forza, altrimenti sarebbe tornato a casa.
Dentro ci sono anche il titolo MotoGP, la ferita Ducati, l’Aprilia scelta di cuore e poi quasi portata in tribunale, il rapporto con Bezzecchi — da rivale con cui rischiava di fare a botte a compagno vero — e persino una chitarra nel motorhome.
Il vero Jorge Martín: campione, sopravvissuto e ancora terribilmente affamato.
Perché adesso lo sa: può cadere ancora. Ma sa anche di poter tornare in piedi. Sempre.
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Torniamo ad un annetto fa. Settembre 2025: dai Mig Studios passa Dani Pedrosa, uno dei più grandi talenti dell'epoca d'oro della MotoGP, uno che ha lottato contro Vale Rossi, Marc Marquez, Jorge Lorenzo.
Ma lo sapete che non avevate visto tutto di questa puntata? C'è una coda clamorosa, con chiacchiere totalmente senza filtri tra Mig, Dani, Samu e soprattutto lo storico meccanico di Dani, Denis Pazzaglini... non capita mai di sentire dei professionisti parlare così tanto a ruota libera, come se i microfoni non ci fossero...
Dani, rispondendo alle domande da casa, torna sulle battaglie con Valentino, racconta di quando pensò di smettere per la pressione del manager Alberto Puig, riapre il caso Valencia 2015 e spiega il significato dei misteriosi messaggi “TTT” comparsi sui tabelloni. Mig, in cambio, gli svela l’origine del soprannome “Torero Camomillo”, coniato da Guido Meda.
Poi arriva la bomba: Pazzaglini sostiene che, in alcuni momenti della storia recente della MotoGP, determinate forniture di gomme siano state utilizzate per penalizzare alcuni piloti e favorirne altri. E fa due nomi pesantissimi, vittima di queste forniture: Valentino Rossi e Pecco Bagnaia!
Questa esclusiva è solo l'antipasto di un menù di prossime puntate pazzesco...
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Il team di Mig Babol di questa puntata: Andrea Migno – Host; Samuele Andruccioli – Co-Host; Denis Pazzaglini – Co-Host – Nina Dubois – Produzione, Regia e Social Media.
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Nel Long Lap di Mig Babol, Fabiano Sterlacchini risponde alle domande della community e ci accompagna ancora più a fondo dentro un box di MotoGP. Che cosa ha portato in Aprilia? Che cosa ha imparato nei quasi vent’anni trascorsi in Ducati, lavorando con figure come Filippo Preziosi, Claudio Domenicali, Livio Suppo e Gigi Dall’Igna? E perché la cultura "fuoristrada" della KTM può diventare un limite quando si passa alle corse su pista?
Tra il progetto della moto 2027, l’incognita delle nuove gomme Pirelli e un’aerodinamica attiva capace di valere fino a un secondo al giro, Sterlacchini racconta la sfida di sviluppare una MotoGP senza perdere di vista la sostenibilità dello sport. C’è spazio anche per lo “snowball” su richiesta di un misterioso ascoltatore di nome Marco Bez 72, fotografia dello spirito di allegria che caratterizza il box Aprilia…
Nel finale, Mig prova a mettere sotto pressione Fabiano ipotizzando situazioni che impongono scelte improvvise: slick o gomme da pioggia? Il pilota dice no, ma i dati dicono sì: che si fa? E all’ultima gara, con il Mondiale a portata di mano, si attacca per vincere oppure si rinuncia alla vittoria? Le risposte spiegano la filosofia del direttore tecnico Aprilia: rischiare con giudizio, fidarsi dei dati e ricordare che un campione deve sapere anche quando non vincere. Manuale di serena determinazione, tutto da studiare.
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Il team di Mig Babol di questa puntata: Andrea Migno – Host; Filippo Carloni – Co-Host; Samuele Andruccioli – Produzione e Social Media; Nina Dubois – Produzione, Regia e Social Media.
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A dodici anni si presentò da solo nell’officina di uno zio. A quindici ricostruì un motore; pochi anni dopo, senza aver mai preso un aereo, volò fino in Australia per entrare nel Motomondiale. Oggi Fabiano Sterlacchini è il direttore tecnico di Aprilia Racing e uno dei cervelli della sua rinascita. A Mig Babol porta una puntata semplicemente gustosissima: ordini di scuderia, intelligenza artificiale, segreti aerodinamici, l’addio alla KTM e la storica battaglia del “cucchiaio” Ducati, combattuta al fianco di Gigi Dall’Igna contro Massimo Rivola, allora rivale e oggi amministratore delegato che l’ha voluto in Aprilia.
Ma dietro il grande tecnico emerge soprattutto un uomo sorprendente: non poteva permettersi l’università, trovò la propria strada grazie a una professoressa di italiano e trasformò passione, sacrifici e ostacoli in energia. Una lezione di MotoGP, filosofia e vita, tra Albert Einstein e una galleria del vento... che fa addirittura commuovere Mig.
Ascoltandolo, forse si capisce meglio perché Aprilia sia così in alto… grazie ad un angelo custode che c’è dietro Bez e Martín.
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Il Long Lap con Matteo Bertelle è una chiacchierata tra amici che rispondono alle curiosità dei followers: ci sono ancora “Frigno” e “Tonu” che insieme al Mig tirano in mezzo Matteo tra risate, speranze e discorsi da paddock.
Matteo ha un sogno preciso: la MotoGP! Perché, arrivando lì, potrà finalmente… “magnare” di gusto, non limitandosi solo a pollo e riso a cui costringono le rigide regole di peso della Moto3…! Ovviamente si scherza, ed è il modo migliore per far uscire un ritratto molto autentico di una giovane promessa: tra dialetto veneto, autovelox e telemetrie infinite, Matteo racconta l’importanza delle minimoto, il rapporto con il freno posteriore e il suo modo molto diretto di leggere quello che succede in pista: “Se la moto fa così, fa così”.
C’è spazio per i circuiti preferiti, per gli idoli, per nomi di piloti sottovalutati e per un progetto Moto2 molto complesso da realizzare. Ma anche per una paura più profonda: quella di non riuscire a soddisfare se stesso. E quando arriva il momento dei ringraziamenti, ci si emoziona anche un po’, pensando a famiglie e morose che supportano sempre, adeguandosi a ritmi di vita non consueti…
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Il team di Mig Babol di questa puntata: Andrea Migno – Host; Alessandro Tonucci – Co-Host; Federico Fergnani – Co-Host; Samuele Andruccioli – Produzione e Social Media; Nina Dubois – Produzione, Regia e Social Media.
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Matteo Bertelle aveva cominciato il 2025 dominando la Moto3: due pole position e tre gare chiuse al quinto, quarto e terzo posto. Poi un gravissimo incidente in allenamento ha fermato tutto, costringendolo a ripartire dalle cose più semplici: ritrovare l’equilibrio, tornare a stare bene e risalire su una moto per sentirsi di nuovo pilota.
Nel salotto di Mig Babol, Matteo racconta senza filtri la riabilitazione, le difficoltà del rientro e la conferma cercata per mesi ("Ora sto da re"). Una risposta arrivata con i podi del 2026: «Matteo, ci sei ancora?». Sì, c’è ancora. E ora guarda alla top five mondiale e sogna il passaggio in Moto2. Ha tanta storia dietro di sé ma soprattutto tantissimo futuro davanti. Ad accompagnarlo ci sono “Tonu” Alessandro Tonucci, ex pilota e oggi suo team manager, e “Frigno” Federico Fergnani, capo tecnico e presenza fondamentale al suo fianco dal 2017. Tra ricordi delle minimoto, retroscena del box, talento, sfortuna e inevitabili prese in giro, emerge il ritratto di un pilota che non smette di crederci e per il quale viene voglia di fare il tifo!
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