Efesto il dio del fuoco, il fabbro delle opere di ingegno. Colui che forgiava armi nella sua grande officina dentro il vulcano Etna. Era così forte che per assistenti aveva i Ciclopi, giganti forzuti con un solo occhio, e per schiavi progettò e costruì un’armata di automi d’acciaio, una specie di robot.
Efesto, grande architetto degli dei, figlio di Zeus e di Era. Fu lui a costruire le armi per Achille, fu lui a forgiare l’arco e le frecce per Apollo e Artemide, fu lui a costruire l’elmo e i sandali alati di Ermes, e fece pure, tra le tante opere, l’arco e le frecce di Heros. Lui, Efesto,plasmò nel fuoco dei suoi forni la bella Pandora, e altre opere che passeranno alla storia degli dei. Ma Efesto era un dio dall’aspetto orribile: basso, tozzo, capelli rossi e untuosi, naso enorme adunco, sguardo truce, e, in particolare, con una sola gamba. Per questo lassù, nell’Olimpo, lo chiamavano “il dio storpio”. Infine era silenzioso e irascibile: un tipaccio dunque. Sì, bisogna dirlo, nonostante tutta la perfezione degli immortali, la dea Era, la grande regina, e Zeus, il signore re assoluto, forgiarono un figlio venuto male.
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