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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
Mentre riponevano ogni cosa, udirono dei ruggiti e dei passi pesanti da far tremare le rocce. Odisseo e i suoi, terrorizzati, corsero in fondo alla caverna nascondendosi dietro un masso. Ed ecco entrare un gigante. Un essere immondo dall’aspetto spaventoso, con un solo occhio nella fronte. Si accoccolò sulla soglia, e disse con una voce roca sgraziata: – Venite qui, mie pecorelle. Venite da Polifemo per essere munte. – Odisseo ebbe un sussulto e sgranò gli occhi. Aveva sentito parlare di Polifemo e dei ciclopi e sapeva che erano nei guai.
Drammaturgia e messa in voce di Gaetano Marino
[…] Quella sera, durante la cena, Calipso cercò per l’ultima volta di convincere Odisseo a restare. Ricorse ad ogni parola possibile e senza ritegno, mise a confronto persino la sua bellezza con quella della moglie di Odisseo, Penelope; la quale non poteva certo competere. Certo non furono parole giuste, né e onorevoli né di rispetto, quelle di Calipso, soprattutto nei confronti di un’altra donna, una sposa. Ma, ahimè, bisogna dirlo, l’amore di una donna – che è un amore vero, che chiede tutto perché dona tutto – spesso è amore immerso in un sano desiderio di egoismo; così da non avere confini, né ritegno. […]
Drammaturgia e messa in voce di Gaetano Marino
“Cittadini di Tebe, guardate. Questo è Edipo, colui che fu nostro re. Egli sciolse l’enigma crudele della temibile Fenice, liberando la città dalla carestia e dal terrore. Tutti sappiamo quale fu il suo valore tra gli uomini, e anche per questo molti lo invidiarono. Ora guardate, o Tebani, a quale disperata vita lo ha condotto il destino, funesto, crudele e beffardo. Che nessuno giudichi mai felice un uomo, chiunque esso sia, prima che egli non abbia compiuto fino all’ultimo respiro il suo camino di vita e sofferto nel dolore.”
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino
[…] Intanto si videro nelle strade fiumi di sangue scorrere. I guerrieri greci furono spietati e uccidevano con una ferocia inaudita. Avevano un rabbia che si portava dentro, implacabile, dieci anni di guerra, di morti e dispersi, per questo non vollero dare scampo, nessuna pietà. Sapevano che quella era la battaglia della vittoria finale. L’ordine era: uomini e bambini dovranno essere trafitti a morte, fatti a pezzi, e le donne incatenate, fatte schiave e rapite. I Troiani in fuga, che avevano seguito l’ordine di Enea, si ritrovarono in riva al mare, in mezzo a molti altri uomini e donne e bambini. Arrivato anche lui al mare, il principe Enea depose a terra il padre Anchise, mentre il piccolo figliuolo Ascanio, obbediente agli ordini del padre, non disse una sola parola. […]
Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino, Sigla di Simon Balestrazzi.
Medusa era una delle tre Gorgoni, l’unica mortale, e abitava con le sorelle in una caverna nel giardino delle Esperidi, vicino al regno dei morti. Le tre Gorgoni erano figlie delle divinità marine, Forcide e Ceto ed erano bellissime, si chiamavano: Steno (la Forte), Euriale (l’Ampia) e Medusa (l’Astuta). Quest’ultima era anche la più bella delle tre e fece innamorare Poseidone, il dio del mare, che si incontrò con lei in un piccolo tempio dedicato ad Athena dove si amarono follemente. Atena, accortasi del grave affronto, volle vendicarsi trasformando Medusa, da donna bellissima, in una creatura mostruosa portatrice di morte. […]
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