Narrativa - scritti in voce di autori moderni e contemporanei

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Narrativa - scritti in voce di autori moderni e contemporanei episodes

  • Il diavolo nel campanile. Un racconto di Edgar Allan Poe
    [...] Chissà a quale disperato atto di vendetta si sarebbero sollevati gli abitanti di fronte a quell'immorale aggressione se non fosse intervenuto un fatto importantissimo: mancava soltanto un secondo a mezzogiorno. La campana stava per suonare le ore, ed era questione di assoluta e preminente necessità che ognuno tenesse d'occhio il proprio orologio. Era evidente però che in quel preciso momento il tizio dentro la torre campanara stava combinando coll'orologio qualcosa che non aveva il minimo diritto di fare, ma dato che proprio allora la campana cominciò a suonare, nessuno ebbe tempo di badare alle sue manovre, perché tutti quanti dovevano contare i rintocchi. [...]
    22 min
  • Il Silenzio, ovvero, una favola. Di Edgar Allan Poe
    [...] «Le acque del fiume hanno un colore malaticcio, simile al color pallido dello zafferano: ed esse non scorrono verso il mare, ma vanno in sempiterno versò l'occhio infuocato del sole tumultuoso. Per miglia e miglia si estende, su entrambi i lati del letto melmoso del fiume, un pallido deserto di gigantesche ninfee. Esse sospirano, l'una verso l'altra, in quella solitudine, e protendono verso il cielo i loro lunghi colli spettrali, tentennando le teste che sanno di immortalità. E mormorano indistintamente tra loro, come vi fosse acqua di sotterranea meraviglia. [...]
    11 min
  • Il gatto nero. Un racconto di Edgar Allan Poe
    [...] Quando, al mattino, ritornò la ragione, provai un sentimento di orrore, di rimorso per ciò ce avevo fatto; ma era tutt'al più un sentimento debole ed equivoco, e l'anima non ne fu toccata. Di nuovo mi diedi agli stravizi, e ben presto affogai nel vino ogni ricordo del mio atto.
    Nel frattempo, il gatto lentamente guarì. L'orbita dell'occhio perduto era, è vero, spaventosa a vedersi, ma pareva che non ne soffrisse più. Girava per la casa come al solito ma, ovviamente, fuggiva terrorizzato ogni volta che mi avvicinavo. Rimanevo afflitto di fronte a quella ripugnanza, soprattutto da parte di una creatura che una volta mi aveva tanto amato. Ma a questo sentimento subentrò ben presto l’indignazione mia, potrei dire irritazione. E poi, a mia definitiva e irrevocabile rovina, sopraggiunse la PERVERSITÀ. [...]
    27 min
  • Morella. Un racconto di Edgar Allan Poe
    [...] E allora - allora, quando, meditando su pagine proibite, sentivo accendersi dentro di me uno spirito proibito, Morella posava la sua gelida mano sulla mia, e dalle ceneri di una filosofia morta riesumava sommesse, parole singolari, il cui strano significato si stampava a fuoco nella mia memoria. E allora, ora dopo ora, indugiavo al suo fianco, intento alla musica della sua voce, sinché alla fine la sua melodia non si incrinava di terrore e un'ombra mi cadeva sull'anima, ed io impallidivo, rabbrividendo dentro di me a quei toni ultraterreni. E così, all'improvviso, la gioia si estingueva nell'orrore, e ciò che era più bello diveniva il più laido. [...]
    17 min
  • Ombra. Un racconto di Edgar Allan Poe
    La storia è raccontata da un'anima passata nell'Inferno da molti secoli. Si tratta del greco Oinos (che vuol dire "Vino") il quale assieme a sette amici si trova una sera in una casa della città libica Tolemaide. Gli ospiti stanno banchettando allegramente, recitando alcuni versi del poeta Anacreonte e bevendo coppe e calici di vino quando Oinos comincia a sentire un'oscura presenza e forti brividi gli percorrono la schiena. Infatti trova tutto molto strano in quell'ambiente compresa una colossale porta di bronzo.
    Ad un tratto Oinos si riprende dallo stordimento e si rende conto che sta banchettando alla presenza di un cadavere ucciso dalla peste disteso sulla tavola ellittica...
    12 min
  • Il cuore rivelatore. Un racconto di Edgar Allan Poe
    Il racconto è la confessione dell'omicidio di un vecchio.
    L'anonimo protagonista puntualizza immediatamente di essere sano di mente anche se un po' nervoso; durante tutto il racconto vorrà dimostrare la sua lucidità mentale nel premeditare e compiere il crimine.
    L'assassino amava il vecchio con cui viveva, ma non sopportava il suo occhio chiaro da avvoltoio, quell'occhio sempre incombente, vitreo, che lo innervosiva, lo faceva letteralmente diventare matto.
    18 min
  • Cassandra, il passato può attendere.
    E ora, io dico a te, Cassandra.
    Che tu sia maledetta. Sarai scacciata da tutti come una folle. Biasimata dalla tua gente, e dalla tua famiglia. Avrai il potere di conoscere il futuro, potrai guardarci dentro, ma nessuno ascolterà le tue parole. Saprai ogni dolore futuro, ogni profezia di sventura e di morte, urlerai fuori dalla ragione. Nessuno ti ascolterà! [...]
    15 min
  • Fileddu, il Dandy. Di Gianni Pititu
    In un palcoscenico in cui sfilano tutti gli attori e si dipanano tutte le situazioni e tutte le condizioni del vivere non poteva mancare l’interprete della labilità mentale, l'essere che passa nella vita come in un sogno, certo delle sue istintive abitudini, spettatore di un mondo visto con sguardo di puro disincanto. Una condizione di suprema, serafica certezza che nulla e nessuno possono far vacillare, imperforabile al dubbio, ignara di ogni inganno, felice a modo suo. Così viveva Fileddu, l’inconsapevole dandy, in una Nuoro che proprio di lui aveva bisogno, ché rappresentava la coscienza incosciente della coscienza collettiva. I signori del caffè Tettamanzi si sentivano appagati vedendo Fileddu, l’umile loro servitore, e allo stesso tempo si mettevano in pace l’anima perché era proprio Fileddu a credersi uno di loro e a condividerne la quotidianità.
    Dal Libro Nuoro nella belle Epoque, Di Gianni Pititu. AM&D Edizioni
    27 min
  • Don Menotti Gallisay, Capopopolo. Di Gianni Pititu
    Un vecchio nuorese ha dato di don Menotti la definizione più completa: era un pazzo geniale. È risaputo che l’intelligenza, quando trabocca, si congiunge con qualcosa che assomiglia alla pazzia. Bizzarro era, don Menotti, certamente. E sempre cupo. Di una cupezza che rifletteva un animo dubbioso, tormentato, una mente rimuginante chissà quali frustrazioni, un temperamento propenso a disfarsi di non si sa quali nemici. Capopopolo. Odiava i signori, anzi i nobili. Ma nobile era egli stesso, anche se decaduto. Forse per questa decadenza di una condizione un tempo florida, forse per uggia verso il parentado, egli coltivava quell’odio che non accennava a placarsi. Questioni di eredità, che a Nuoro hanno sempre avuto il loro peso, costituendo motivo di dicerie, insieme ai fallimenti e alle vicende di cuore. Ma odiava anche gli altri. Meglio, li ignorava. Passava sotto il suo sguardo a volte fiero a volte dimesso il fiume della vita e degli uomini, che considerava divisi in due categorie: gli ignoranti che si fanno schiavi senza rendersene conto e che quindi meritano la loro condizione e i padroni che sfruttano gli imbecilli e che non hanno alcun merito, proprio perché le loro vittime sono ignare.
    34 min
  • Francesco Ganga Predischedda, il Maestro. Di Gianni Pititu
    Maestro Ganga era un primattore di quella vita comunitaria in cui nulla accadeva se non il trascorrere dei giorni, le nascite, i matrimoni, i processi e i funerali. Egli tuttavia offre qualche elemento di variazione, quindi di vita, staccandosi in modo netto da quei nuoresi «sterili», che «non ridono mai». Un gaudente, si direbbe, per la personalità estroversa, l’eccentricità, la propensione alla poesia, al canto, alla musica, per lo scorrere incontenibile dei suoi lazzi, per la composizione acuta delle sue “laudi”, che diventano, appena uscite dalla sua penna, patrimonio di tutti i nuoresi. Perché a Nuoro tutto è lecito, tutto è ammesso e consentito, purché scaturisca da intelligenza e probità. E il Nostro era intelligente e probo. Per il resto sono mugugni e condanne.
    Da "Nuoro nella Belle Epoque" di Gianni Pititu. AM&D Edizioni
    32 min

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