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L’eterno ritorno dell’uguale viene definito da Zarathustra il pensiero più abissale, il più centrale. Tuttavia (o forse proprio per questo) egli non lo spiega chiaramente. L’interpretazione più accreditata fa riferimento al tempo. In un tempo ciclico infinito la ripetizione eterna di ogni attimo, in tutte le sue combinazioni possibili, rende l’attimo meritevole di essere vissuto in sé; senza che esso risulti collegato al passato e al futuro, come avviene nel tempo lineare finalistico ed escatologico dei cristiani. L’attimo è privo di senso, ma proprio per questo modo acquista un nuovo tipo di senso che non punta ad un fine. Solo il superuomo può desiderare la ripetizione eterno dell’attimo, anche quando questo fosse doloroso.
“Così parlò Zarathustra” è l’opera in cui Nietzsche annuncia i contenuti più peculiari della sua filosofia. La morte di Dio apre la strada ai superuomini, che hanno scarsi riferimenti storici e che Nietzsche presenta come archetipi per l’avvenire. Il superuomo si afferma e si espande mostrando una volontà di potenza sconosciuta agli uomini comuni. L’interpretazione di questi concetti è controversa. Lo stile volutamente enigmatico e metaforico dell’opera non aiuta la comprensione. L’individualismo, l’antistatalismo e il rifiuto di ogni gerarchia da parte dei superuomini escludono la lettura nazista e razzista del superuomo, che ora per fortuna è stata abbandonata dalla storiografia filosofica dopo essere stata a lungo in voga.
Nietzsche spiega come le azioni apparentemente nobili non nascano da presunte essenze alte e del medesimo tipo, bensì da cose basse, ignobili, spesso vergognose, e opposte. I valori tradizionali sono solo menzogne. Ogni uomo è determinato esclusivamente dal principio di piacere. Tuttavia il nichilismo del nostro filosofo è un “nichilismo attivo”. Lo spirito libero e il viandante, archetipi della ricerca nietzschiana, gettano dietro di loro tutti i valori e le credenze della tradizione, e si mettono in cerca di nuovi valori. Viene annunciata la morte di Dio. Ovvero il crollo di tutte le certezze. L’uomo, nella sua concretezza e fisicità, deve mettersi in qualche modo al posto di Dio, e forgiare da sé nuovi valori del tutto lontani dalla morale tradizionale. Siamo al livello della filosofia del mattino. Quando arriverà il meriggio?
Nietzsche abbandona l’illusione giovanile per la funzione palingenetica dell’arte, e si rivolge alla scienza e all’illuminismo, intesi nel senso critico-distruttivo del termine. Egli cerca di svelare l’inconsistenza di tutte le realtà eterne e le essenze metafisiche, interpretando il mondo, e in particolare le figure morali e le credenze religiose, come l’esito di casuali scontri di forze privi di finalità e di senso. Tutto è cangiante e relativo. La “critica genealogica” mette in evidenza l’origine storica e i continui mutamenti nel tempo di qualunque realtà che la civiltà occidentale abbia cercato di spacciare come invariabile, salda e fondante. Con crudo realismo Nietzsche, rifacendosi ai moralisti francesi del Seicento ed esprimendosi con aforismi, trova l’origine dei sentimenti e delle azioni egoistiche in un egoismo mascherato. Le credenze tradizionali svelano il nulla sul quale erano edificate.
Ci occupiamo delle altre opere nietzschiane della fase artistico-giovanile, scritte alcuni anni dopo la più celebre “Nascita della tragedia”.
Inizialmente Nietzsche ritiene che il vero si disveli attraverso l’arte. In alcune forme d’arte e di religione popolare, e soprattutto nella tragedia, il popolo greco avrebbe affrontato il dionisiaco, ovvero il lato irrazionale, istintuale e distruttivo della vita, rendendolo creativo e fecondo attraverso l’opposizione di un principio opposto, ovvero l’apollineo. L’apollineo è armonia, razionalità, luce. Ma è anche ottimismo, finalismo, stabilità. Durante l’“età tragica” dei greci, il dionisiaco era in primo piano, mentre l’apollineo era riconosciuto come un’illusione. La stessa tragedia avrebbe avuto origine dai seguaci mascherati del dio Dioniso. L’“età tragica” dei greci, secondo Nietzsche, è l’età arcaica, non quella classica. Al contrario il nostro filosofo pensa che proprio nell’Atene di Pericle si sarebbe affermato l’inganno del razionalismo e dell’ottimismo. Euripide, interprete delle idee di Socrate, uccide la tragedia. La società occidentale si costruisce su filosofie teoretiche, antitragiche, tranquillizzanti. L’apollineo viene scambiato per realtà, e il dionisiaco viene eliminato. Ma Nietzsche profetizza il prossimo ritorno dello spirito eroico dei greci. In questa lezione la prima opera importante di Nietzsche viene illustrata in tutti i suoi aspetti.
La vita di Nietzsche è costellata da difficoltà familiari, amici che si diradano, viaggi errabondi, problemi di salute che sfoceranno nella completa follia. Quest’uomo mite nel comportamento e terribile nella scrittura, ci ha lasciato testimonianze scritte spesso in maniera enigmatica che hanno preconizzato le inquietudini e le crisi del ventesimo secolo.
Nella “Malattia mortale” Kierkegaard estende a tutti gli uomini la categoria di disperazione, che in passato aveva attribuito solo all’uomo estetico. L’essere umano rifiuta il proprio io, ma esso è posto dal Signore e non può cambiare.
Soltanto il singolo, il soggetto, è esistente. In polemica con Hegel, Kierkegaard si oppone all’idea che l’esistenza possa essere dedotta da un sistema di pensiero. Non è pensabile che l’individuo possa arrivare a Dio attraverso una mediazione razionale, perché esiste un baratro tra l’uomo è Dio. Dio non pensa propriamente, Dio non esiste propriamente. Esistenza ed eternità non possono trovare un punto di incontro. La decisione e la ripresa sono le categorie della vita religiosa, che necessita di un salto verso la trascendenza.
L’incompatibilità e la profonda contraddizione tra la vita etica e la vita religiosa, già accennata al termine di “Aut-aut”, viene espressa in “Timore e tremore” dalla storia biblica di Abramo, al quale il Signore ordina di uccidere il proprio figlio Isacco nonostante ciò sia in contrasto con la legge morale che lo stesso Jahvè gli ha rivelato. Nel silenzio e nell’assurdo Abramo si arrovella nella scelta.
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