Nel corso della Storia e della Filosofia - Tolandus Redivivus

Nel corso della Storia e della Filosofia - Tolandus Redivivus

By Fabrizio PucaHistory
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Nel corso della Storia e della Filosofia - Tolandus Redivivus episodes

  • Aut-aut - Kierkegaard 3

    La prima opera di Kierkegaard delinea i tre possibili stadi dell’esistenza. Soltanto due di essi, la vita estetica e la vita etica, vengono chiaramente illustrati. Il terzo stadio, la vita religiosa, viene solo accennato nel finale.

    L’uomo estetico prende la vita come un gioco, resta sempre alla superficie senza mai realizzarsi nella concretezza. La sua caratteristica è la disperazione, la sua personalità è frammentaria e non suscettibile di evoluzione. Il seduttore è il simbolo della vita estetica.
    Al contrario l’uomo etico, rappresentato dal giudice Wilhelm, è caratterizzato da serietà e capacità di scelta. Il matrimonio è il suggello di questa possibilità di esistenza, che si attua nella comunità e nei compiti tipicamente borghesi.
    Potrebbe sembrare che la vita estetica sia del tutto desiderabile. In realtà la vita estetica è limitata. Essa è in conflitto con la vita religiosa e non può cogliere l’idealità. Infatti quando l’uomo etico sceglie, la sua libertà si rivela fittizia, perché ciò che viene scelto è già stato posto dal Signore. Quando si sceglie il proprio io, lo si scopre gravato dal peccato originale. Non c’è soluzione, se non abbandonarsi alla vita religiosa.

    1 hr 3 min
  • Scelte di scrittura - Kierkegaard 2

    Per comprendere le idee di Kierkegaard non si può prescindere dalla riflessione sulle sue singolari scelte stilistiche e comunicative. Egli distingue tra comunicazione diretta (costituita dagli interventi pubblici, in buona parte articoli comparsi sul giornale “Il momento”, da lui stesso fondato e scritto), e la comunicazione indiretta, realizzata nelle opere a stampa, caratterizzate da pseudonimi che incarnano ciascuno una possibilità di esistenza, e da differenti varietà di scrittura. Kierkegaard in questo modo cerca di indirizzarsi non ad un pubblico indistinto, ma ad individui singoli, che non possono essere appiattiti e omologati. Kierkegaard mira a comunicare ai lettori non idee astratte, ma un saper fare; non una filosofia teoretica, ma bensì una filosofia che rispecchia la vita pratica del singolo, che si esprime attraverso l’esistenza concreta. Sull’esempio di Socrate e Cristo, che non hanno avuto bisogno di scrivere. Per questo la comunicazione indiretta, la comunicazione in maschera, viene anche chiamata comunicazione di esistenza. Il lettore dovrebbe essere attirato in maniera sottile, attraverso un “colpire alle spalle” finalizzato all’esercizio del cristianesimo. Tali scelte di scrittura, criticabili quanto si vuole, nascono anche dal rifiuto da parte del filosofo nei confronti dalla falsa oggettività del giornalismo di massa nella società liberale, che mira non alla verità ma alla rassicurazione. La comunicazione di massa è fasulla e ingannevole, giacché chi scrive non “reduplica” nella sua esistenza quel che dice. Le critiche di Kierkegaard non risparmiano il cristianesimo del suo tempo, a suo giudizio colpevole di essersi mondanizzato, imborghesito, ridotto a declamazioni ipocrite in contrasto con la condotta di vita dei sedicenti cristiani.

    46 min
  • Vita e Opere - Kierkegard 1

    Søren Kierkegaard nasce a Copenaghen in una famiglia numerosa e agiata, ma la sua esistenza rivela sin da bambino i caratteri del tormento e della sofferenza. La severa educazione religiosa da parte del padre e la fragilità fisica spingono Søren ai confini con la pazzia. La difficoltà della sua vita interiore viene espressa nel “Diaro”, opera enorme, frammentaria e complessa. Dopo un periodo di libertinaggio, Kierkegaard si laurea in teologia ed eredita beni che gli consentiranno di vivere di rendita, dedicandosi completamente alla scrittura. L’abbandono della sua fidanzata Regina Olsen sancisce il rifiuto della vita borghese. Conservatore in politica e in religione, il filosofo si consuma in infinite polemiche pubbliche, che alla fine lo conducono ad uno scontro aperto con la Chiesa luterana danese. Le sue opere vengono scritte in un periodo di tempo relativamente breve, e Søren muore prematuramente.

    46 min
  • Darwin - Positivismo 10

    Esistono anticipatori dell’evoluzionismo biologico anche nel Settecento (Maupertuis, Buffon, Diderot). All’inizio dell’Ottocento Jean-Baptiste Lamarck ipotizzò che la vita si evolva in specie sempre più complesse, fino alla più complessa di tutte, ovvero la specie umana. Ogni organismo, di fronte alle minacce della natura, modifica la propria organizzazione: tende a usare un organo o una parte del corpo, e a non usare un altro organo. Se la giraffa deve raggiungere le foglie in alto per nutrirsi, lo sforzo fa allungare il suo collo. Secondo Lamarck i nuovi caratteri acquisiti dagli individui vengono trasmessi ereditariamente ai discendenti, e possono affermarsi come caratteri della specie. Questo processo trasforma alcune specie in altre.

    Charles Darwin partecipò ad un viaggio intorno al mondo sul brigantino “Beagle”. Egli osservò animali leggermente diversi in territori vicini, e ipotizzò che in ogni zona un gruppo di animali avesse sostituito il gruppo precedente, in relazione ai cambiamenti ambientali. Una variazione lenta e continua nel tempo. A Darwin sembra che le specie si modifichino poco a poco, ma non per l’azione dell’ambiente esterno, e non (a differenza di quel che aveva scritto Lamarck) per volontà degli organismi. Gli organismi si adattano all’ambiente in base a variazioni di cui Darwin non capisce il meccanismo e che si possono in un certo senso chiamare casuali; variazioni che vengono trasmesse ai discendenti. Le variazioni favorevoli all’ambiente vengono mantenute, le variazioni sfavorevoli all’ambiente vengono distrutte. A volte gli individui modificati si adattano meglio all’ambiente. Dunque hanno più probabilità di sopravvivere rispetto agli altri, e di sopravvivere fino all’età dell’accoppiamento. I caratteri mutati si adattano all’ambiente, e si stabilizzano. Prevalgono nella lotta per l’esistenza, ovvero per l’alimentazione e per la riproduzione. Al contrario, le tante variazioni che non si adattano all’ambiente, che non facilitano la nutrizione e la riproduzione, non vengono conservate. Si tratta del principio della selezione naturale. Così questi caratteri si affermano. Sono utili alla sopravvivenza all’interno della situazione ambientale in cui appaiono. Darwin parla di sopravvivenza del più adatto (survival of the fittest).
    Questa videolezione cerca di collocare Darwin all’interno di un contesto. Parliamo dell’anticipazione della teoria darwiniana (divulgata tardivamente nella celebre opera “L’origine delle specie”), da parte di Alfred Wallace. Spieghiamo come Wallace facesse parte di quel gruppo (piuttosto numeroso) che accettava l’evoluzionismo darwiniano pur rifiutandone le implicazioni relative all’uomo.
    Nell’“Origine delle specie” non si parla della derivazione dell’uomo da un’altra specie animale. Tuttavia ciò era implicito. Preceduto da Huxley, Darwin intervenne sulla questione con il testo “L’origine dell’uomo e la scelta sessuale”. Darwin non si sofferma tanto sulle somiglianze fisiche tra uomo e scimmia, dandole per acquisite, quanto piuttosto sull’origine delle facoltà morali e intellettuali dell’uomo, che lo distinguono notevolmente dai primati. Darwin mostra che tra le qualità psichiche dell’uomo e degli animali vi è una differenza di grado, non una differenza di essenza qualitativa, e quindi l’intelletto dell’uomo può derivare da quello degli animali. La morale umana è anch’essa un affinamento evolutivo di qualità che derivano dagli animali.

    53 min
  • Lombroso e il positivismo italiano - Positivismo 9

    Il positivismo italiano si sviluppò soprattutto a partire dall’Unità, e diede i suoi risultati migliori nelle scienze settoriali, come la criminologia (con Lombroso), la pedagogia (con Gabelli e Angiulli), la storiografia (con Villari), la medicina (con Tommasi e Murri); mentre nell’ambito propriamente filosofico il positivista italiano più importante è sicuramente Roberto Ardigò.

    Cesare Lombroso elaborò una teoria di sociologia del crimine che si delinea come una teoria generale della delinquenza. Lombroso ritiene che i criminali non delinquano in base ad una libera volontà, ma perché nascono con una tendenza innata al crimine. Il crimine infatti scaturisce in maniera necessaria da una organizzazione psichica e fisica diversa dal normale. In questo modo Lombroso nega le cause ambientali e sociali della criminalità. Lombroso precisa quali sarebbero le caratteristiche anatomiche, fisiologiche e psicologiche dei criminali (scarsezza dei peli, fronte sfuggente, sviluppo enorme della mandibola e degli zigomi, e così via). Naturalmente si tratta di una teoria pseudoscientifica: la pretesa di dedurre il carattere, e in particolare il carattere delinquenziale e patologico, dall’aspetto fisico. Purtroppo Lombroso deriva dalle sue idee considerazioni razziste.
    Troviamo positivisti italiani anche nel campo della medicina, come Salvatore Tommasi e Augusto Murri, o Pasquale Villari che applica il metodo positivistico alla storiografia. La storiografia positivistica, come la critica letteraria e la critica d’arte di stampo positivistico, mettono in primo piano il contesto sociale concreto in cui opera il personaggio storico, oppure lo scrittore, oppure l’artista. I fattori sociali e materiali contano più di quelli ideologici. Il positivismo italiano ha contribuito anche al rinnovamento della pedagogia, e si è inserito nel dibattito sulla scuola e la sua organizzazione dopo l’unità d’Italia. Per questo parliamo di figure come Aristide Gabelli.
    Da un punto di vista strettamente filosofico, l’autore più importante del positivismo italiano è senza dubbio Roberto Ardigò. Egli è favorevole ad una psicologia materialistica, che bandisca ogni residuo di spiritualismo. In psicologia bisogna usare il metodo scientifico, gli strumenti scientifici e i metodi statistici. Solo la scienza va in cerca dei fatti, li nota, li accerta. Ardigò afferma la centralità del fatto. Esso ha una propria realtà un sé, che non è alterabile. Diverso dal fatto è l’astratto. Il fatto è oggettivo fuori di noi. L’astratto invece lo formiano noi. Secondo Ardigò l’induzione è l’unico metodo scientifico. La filosofia non è scienza dei princìpi primi, bensì scienza del limite (ovvero peratologia). La filosofia cerca di superare i limiti delle scienze particolari per raggiungere per intuizione la natura come uno-tutto. Secondo il filosofo italiano la natura è soggetta ad una legge generale di evoluzione. Mentre Spencer ritiene che l’evoluzione sia un passaggio dall’omogeneo all’eterogeneo, Ardigò vede l’evoluzione universale della natura come un passaggio dall’indistinto al distinto. Non solo le sensazioni evolvono dall’indistinto al distinto, ma tutti gli aspetti della realtà. Da un’unità originaria indistinta derivano tutti gli infiniti fenomeni, sia nel mondo fisico, sia nel mondo psichico.

    35 min
  • Haeckel e il positivismo tedesco - Positivismo 8

    L’impetuoso sviluppo industriale in Germania favorisce la diffusione delle idee del positivismo. Il positivismo tedesco e si presenta come una forma di rigido materialismo. Tuttavia questi materialisti prendono qualcosa dal romanticismo: la visione di un universo dinamico, unitario e pieno di forze.

    Il fisiologo Jacob Moleschott sostiene che la materia si trasforma continuamente alternando processi di generazione e processi di corruzione, e in questo modo dà vita a tutti gli esseri. Quindi non vi è opposizione, non vi è vera distinzione tra minerali, vegetali e animali, oppure tra mente e corpo. La vita circola da un essere all’altro, e in questo processo la ripetizione prevale sull’evoluzione.
    Nello stesso periodo il biologo e chimico Karl Vogt critica la distinzione tra corpo e anima, e quindi critica la teoria dell’immaterialità e dell’immortalità dell’anima. Vogt sostiene che tutte quelle che noi chiamiamo capacità psichiche altro non sono che funzioni di un organo materiale quale il cervello. Vogt è l’autore di una famosa metafora: «I pensieri si trovano nello stesso rapporto, rispetto al cervello, della bile rispetto al fegato o dell’urina rispetto ai reni».
    Il personaggio più famoso del positivismo materialistico tedesco è senza alcun dubbio il biologo Ernst Haeckel. Egli rafforza le idee dei personaggi che abbiamo già citato, idee sulla continuità tra spirito e materia e tra uomo e natura, alla luce delle teorie darwiniane. Le svariate forme viventi sarebbero la variazione di un unico tipo, di unico modello ideale originario. Le analogie tra gli organismi sono la prova della loro discendenza da antenati comuni. Si tratta di un’interpretazione evoluzionistica della morfologia. Haeckel enuncia quella che viene ricordata come la “legge di Haeckel”, che tuttora viene discussa in embriologia. L’ontogenesi (lo sviluppo dell’individuo) è una ripetizione, una ricapitolazione della filogenesi (ovvero dello sviluppo della specie). In base ai differenti stadi di sviluppo dell’embrione si possono riconoscere gli stadi precedenti dell’evoluzione della specie a cui l’embrione appartiene. Viene così affermata la continuità tra tutte le forme viventi, tra l’uomo e gli altri animali che lo hanno preceduto nel sentiero dell’evoluzione.
    Haeckel non si considerava materialista, bensì monista.
    Haeckel è una figura centrale della prima fase del darwinismo sociale. Tradendo le idee di Darwin, Haeckel utilizza con toni molto duri la teoria biologica dell’evoluzione per trarne conseguenze politiche e sociali. I suoi detrattori considerano Haeckel uno dei padri del razzismo pseudoscientifico post-darwiniano.
    Questa videolezione si occupa anche di altri personaggi, come Ludwig Büchner e Emil Du Bois-Reymond.

    21 min
  • Spencer - Positivismo 7

    Herbert Spencer amplia la visione evoluzionistica lamarckiano-darwiniana, ipotizzando che l’evoluzione sia un principio generale dell’universo.

    A differenza di altri esponenti importanti del positivismo, Spencer non rifiuta la religione, assegnando anzi ad essa il merito di avere da sempre segnalato l’esistenza dell’inconoscibile, ovvero di qualcosa che va al di là dell’esperienza. Anche la scienza, man mano che scopre nuove cose, conferma l’esistenza di un inconoscibile. Dunque religione e scienza sono correlative.
    Spencer vede la scienza come una serie successiva di generalizzazioni, dalle più semplici alle più complesse, ma anche i princìpi primi della scienza rappresentano un sistema solo parzialmente unificato. La filosofia può essere considerata come un ulteriore generalizzazione della scienza, che delinea un sistema totalmente unificato.
    L’esperienza ci mostra che i princìpi primi della scienza sono tre: l’indistruttibilità della materia, la continuità del movimento, la persistenza della forza. Essi delineano un universo in continuo e incessante mutamento. La legge di questo mutamento è l’evoluzione. La legge dell’evoluzione unifica questi tre princìpi primi della scienza. La legge dell’evoluzione, filosoficamente e universalmente intesa, ha tre caratteristiche: il passaggio dal meno coerente al più coerente, il passaggio dall’omogeneo all’eterogeneo, il passaggio dall’indefinito al definito. L’evoluzionismo spenceriano possiede venature fortemente ottimistiche: l’universo tende verso la perfezione.
    In biologia, Spencer ritiene che l’evoluzione selezioni il più adatto, in base però non a modificazioni casuali (come dirà Darwin), bensì a modificazioni indotte dall’ambiente (come asseriva Lamarck) che si trasmettono ereditariamente. A differenza di Comte, Spencer crede nella psicologia come scienza autonoma. Nella coscienza individuale vi sono caratteri a priori; quindi la mente umana non è “tabula rasa” alla nascita.
    Spencer osteggia Comte nella visione della sociologia, che secondo lui deve essere modellata sull’individuo e non deve rischiare di togliere diritti ai singoli. Spencer vede lo Stato e il parlamento come dei nemici, che tendono a limitare la libertà dei cittadini.
    Spencer si dimostra conservatore in morale e in politica, poiché determinati presupposti biologici ed evoluzionisti non posso essere modificati. L’evoluzione non può essere abbreviata, e di certo l’educazione e l’istruzione non possono farlo.

    50 min
  • Mill 2 Logica - Positivismo 6

    Mill elabora le sue teorie sulla logica nell’opera “Sistema di logica raziocinativa e induttiva”, pubblicata nel 1843.

    Mill cerca di dimostrare che le proposizioni generali non corrispondono a nulla che possa essere colto dall’esperienza, la quale ci fa conoscere solo casi particolari. Le proposizioni generali non sono altro che espedienti abbreviativi per conservare nella memoria una serie di eventi singoli. La proposizione generale “Tutti gli uomini sono mortali” sostituisce “A è morto, B è morto, C è morto…”. Ovvero è anch’essa una verità derivata dall’esperienza. Anche quando supponiamo che, se A è morto e B è morto, anche C morirà, passiamo da particolari a particolari. Secondo Mill tutte le dimostrazioni avvengono da particolari a particolari. Ciò dimostra che il sillogismo aristotelico è inutile alla conoscenza, perché una premessa universale del tipo “Tutti gli uomini sono mortali” già contiene in sé la presunta conclusione “Il duca di Wellington è mortale”. Mill sostiene che tutte nostre conoscenze siano di natura empirica - persino la geometria.
    Ma se tutte le nostre conoscenze si basano su osservazione e esperienza, e le nostre esperienze riguardano solo un numero limitato di casi, come possiamo formulare proposizioni generali o leggi scientifiche? Come facciamo ad affermate che, siccome A e B sono morti, anche tutti gli esseri umani del passato sono morti, e tutti quelli del futuro moriranno? Questo è il problema dell’induzione, e Mill crede nell’induzione.
    L’esperienza può essere generalizzata, quando i casi singoli osservati appartengono a oggetti della stessa classe e si somigliano nelle loro caratteristiche essenziali.
    Il fondamento della generalizzazione induttiva è il principio di induzione. Esso è espresso da formule come “Il corso della natura è uniforme”, “L’universo è governato da leggi”, o “il futuro somiglierà al passato”.
    Il principio di induzione non è dimostrato a priori, né è autoevidente, né deriva da un sillogismo. Anche il princìpio di induzione deriva dall’esperienza, dall’induzione. Deriva da induzioni particolari, le più semplici è più ricorrenti: “Il fuoco brucia”, oppure “l’acqua bagna”, vanno considerate leggi generali. Da questi primi princìpi deriva l’idea che ogni evento dipende da una legge generale, ovvero il principio di induzione. Il principio di induzione è stato accusato di circolo vizioso. Ovvero, sembrerebbe che le induzioni particolari (per esempio l’acqua bagna in tantissimi casi che io ho visto, quindi l’acqua bagna sempre) fondi il princìpio di induzioni. Ma per affermare le induzioni particolari (l’acqua bagna in tantissimi casi che io ho visto, quindi l’acqua bagna sempre), io non sto forse già adoperando il princìpio di induzione prima di averlo dimostrato? In realtà Mill insiste nell’affermare che le nostre osservazioni particolari dimostrano insieme la teoria particolare e il principio generale. L’esperienza è il criterio di validità dell’esperienza.

    26 min
  • Mill 1 Politica - Positivismo 5

    Il liberalismo di John Stuart Mill, come quello di Jeremy Bentham, presenta caratteristiche radicali. Da questo punto di vista i due pensatori possono essere utilmente paragonati in molti ambiti. Ad esempio entrambi rifiutano la religione, anche se Bentham lo fa in maniera più netta (fondò il primo collegio universitario in cui la partecipazione alle funzioni religiose non era richiesta), mentre Mill ipotizza l’esistenza di un Dio non onnipotente, che rappresenta una “speranza” su cui però nulla di dimostrativo si può affermare. In tal senso Mill anticipa la teoria di Spencer sull’inconoscibile. Entrambi accusano Comte di autoritarismo, e difendono la democrazia rappresentativa e i diritti dell’individuo. In fondo autori come Bentham, Mill o altri liberali inglesi, possono essere considerati positivisti fino ad un certo punto: essi rinunciano alla sociologia come strumento per dominare e governare la società da parte di pochi scienziati sociali. Il loro positivismo si limita al tentativo di elaborare la psicologia o altre scienze umane come scienze sperimentali. Pur essendo anch’egli utilitarista in morale, Mill critica il suo maestro Bentham per aver privilegiato il piacere fisico a scapito di quello intellettuale. Mill in economia propugna la “teoria dell’indipendenza”, in base alla quale i ceti più poveri dovrebbero trovare da sé le modalità per migliorare la loro condizione (non dovrebbero essere i più ricchi a prescriverla).

    Notevolissima è la difesa della parità intellettuale delle donne e la rivendicazione dei loro diritti sociali e politici, sostenuta nell’opera “Sulla libertà delle donne”, scritta a quattro mani insieme alla moglie Harriet Taylor.
    Mill è famoso per la sua difesa della libertà dell’individuo. Le sue riflessioni si incentrano sul tema della limitazione delle libertà che si stava verificando nelle società democratiche, le quali si rivelano solo apparentemente tolleranti, giacché spesso impediscono l’espressione dei talenti e dei gusti dei cittadini attraverso la “dittatura della maggioranza” e il “sentimento prevalente”. Il conformismo, l’omologazione, schiacciano l’effettiva manifestazione della personalità umana. Mill mette in evidenza che, oltre alle tradizionali libertà di espressione, di stampa, di culto, sarebbe necessario prestare maggiore attenzione alla “libertà di gusto”, ovvero al diritto di condurre la propria vita come si vuole, anche nelle piccole scelte quotidiane. La cosiddetta maggioranza silenziosa non ha più bisogno di leggi repressive per reprimere le minoranze. Nessuno sulla carta ti vieta di vestirti e comportarti in maniera in maniera eccentrica, ma di fatto questo ti viene impedito dalla riprovazione sociale che ti esclude e ti marginalizza.
    Mill al contrario pensa che una nazione diventi più forte se al suo interno le idee e i gusti sono molteplici, estremamente diversificati, e persino anticonformisti, stravaganti, bizzarri. Nessuno, neanche gli estremisti, dovrebbero essere censurati.
    Secondo Mill la libertà di un individuo può essere limitata solo quando invade la sfera della libertà dell’altro. L’individuo prevale sullo Stato. Il potere politico non può impedire al cittadino di danneggiare se stesso, ad esempio assumendo alimenti o sostanze dannose (Mill è un antiprobizionista ante litteram). Lo Stato non può impormi una morale o un’ideologia.
    Il trattato “On Liberty” di John Stuart Mill, è una delle più limpide e appassionate difese delle libertà dell’individuo che siano mai state scritte.

    44 min
  • Bentham - Positivismo 4

    Jeremy Bentham è il sistematore della morale utilitaristica. Quest’ultima, a differenza delle teorie morali deontologiche, fa risiedere il bene e il male non nell’azione in sé o nell’intenzione che la determina, bensì nelle conseguenze dell’azione. Ne consegue la relativizzazione della morale, giacché una medesima azione può essere considerata giusta o ingiusta in base alle circostanze. La massima utilitaristica che presiede la scelta morale prescrive il conseguimento della “massima felicità per il maggior numero di persone”. La felicità è identificata con il piacere. Al fine di ottenere la massimizzazione della felicità generale, bisogna impegnarsi in un complesso calcolo delle conseguenze di ogni azione: tale algebra morale prende in considerazione diversi parametri: non solo l’intensità del piacere, ma anche la sua durata, la sua certezza, la sua capacità di evitare dolori, e così via. Così potrei, ad esempio, preferire un piacere meno forte ma più prolungato nel tempo, oppure un piacere meno forte ma esente dal rischio di attirare infelicità su di me.

    Vengono esaminate le principali obiezioni all’utilitarismo, sostenute tra gli altri da Alessandro Manzoni. Gli avversari di Bentham mettono in evidenza la difficoltà, se non l’impossibilità, di calcolare tutte le possibili conseguenze delle differenti azioni, che rende totalmente incerta la decisione, e il rischio di giustificare il crimine, anche il più efferato, se esso procura felicità a molte persone. Bentham, che era anche un giurista, risponde che il calcolo morale non può essere affidato al singolo individuo (il che creerebbe anarchia e disgregazione sociale), bensì al legislatore che elabora leggi in base all’interesse generale.

    38 min

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Ciao, sono Fabrizio Puca, professore di storia e filosofia del triennio superiore. Registro lezioni precise, dettagliate e spero non troppo noiose con la mia gatta Sophie.