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Strage senza fine sul lavoro: in Lombardia due morti soltanto questa mattina. Un operaio è morto schiacciato dai detriti nel Comasco, un’altro è stato vittime di una dinamica simile in una cava del Bresciano.
In un’azienda di Faloppio, un uomo di 57 anni ha perso la vita schiacciato da un masso che si è staccato per cause ancora da accertare. A Botticino, in provincia di Brescia, è morto sul lavoro un operaio di 54 anni. Mentre lavorava all’estrazione e lavorazione del marmo in una cava, è stato travolto da una lastra, per cause in corso di accertamento. La cava è stata posta sotto sequestro.
Il commento di Fabio Mascia segretario generale Fillea CGIL Brescia. Ascolta o scarica
Sabato 21 giugno, a Roma, si sono svolte due manifestazioni nazionali contro la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza.
Sono stati circa 30mila i/le partecipanti del corteo “Disarmiamoli”, indetto da una ottantina di realtà tra cui Potere al Popolo, Usb, Giovani palestinesi, Movimento No Tav. La manifestazione è sfilata dall’Esquilino fino ai Fori Imperiali, facendo registrare una massiccia presenza giovanile e, come ha dichiarato Giorgio Cremaschi ai nostri microfoni, “superando ogni più rosea aspettativa”.
Un corteo partecipato da oltre 100.000 persone, secondo gli organizzatori, ha invece sfilato nella stessa giornata da Ostiense al Colosseo dietro lo slogan “Stop Rearm Europe – Welfare, not Warfare” della campagna europea “Ferma il riarmo”. Una manifestazione che ha visto coinvolte più di 450 realtà tra società civile, associazionismo, sindacati (come la Cgil), partiti (PRC, AVS, M5S, Sinistra Anticapitalista) e uno spezzone di movimento animato dalla rete “Reset Against the War“.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, una trasmissione dedicata alle due piazze con il resoconto di Giorgio Cremaschi di Potere al popolo e quello di Iacopo del centro sociale La strada di Roma e della rete Reset Againt the War Ascolta o scarica
Il mondo resta in attesa di capire cosa accadrà dopo che tra sabato 21 e domenica 22 giugno gli Stati Uniti sono entrati in guerra a fianco di Israele contro l’Iran bombardando i 3 siti nucleari iraniani di Fordow, Isfahan e Natanz.
Il presidente Usa Trump ha parlato di un “grande successo” degli attacchi che – dice – avrebbero annientato “tutti i siti nucleari”, notizia che però non trova conferme. Al contrario, il regime di Teheran, avvertito dagli Usa dei raid imminenti, prima degli attacchi avrebbe trasferito in località segrete le materie prime e i macchinari per mettere in sicurezza il programma nucleare.
Il tycoon – smentendo ancora una volta se stesso, il suo staff e gli altri esponenti del suo governo – è anche tornato a fare riferimento all’opzione del cosiddetto “regime change” nonostante lui stesso avesse più volte affermato che questo non rientra negli obiettivi Usa: “Se l’attuale regime iraniano non è in grado di rendere l’Iran di nuovo grande, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime?”, ha scritto provocatoriamente sul suo social network lanciando il surreale acronimo “MIGA, Make Iran Great Again”.
Il Parlamento iraniano, intanto, discuterà un disegno di legge sulla sospensione della cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Non solo, dopo gli attacchi delle scorse ore l’Iran ha minacciato di “serie conseguenze” gli Stati Uniti, facendo riferimento a un “ampliamento” della guerra.
Intanto oggi, lunedì 23 giugno, il ministro degli esteri iraniano Araghchi incontra il presidente russo Putin per chiedere maggiore sostegno alla Federazione russa. Un cambio di regime non può avvenire per decisione di “paesi terzi”, ha detto il portavoce del Cremlino Peskov. Allineato, su questo, il ministro degli esteri francese Barrot, mentre la Repubblica popolare cinese ha chiesto di nuovo che i lavori per una de-escalation.
Le attenzioni degli stati, degli attori economici internazionali, ma anche di lavoratori e lavoratrici di tutto il mondo, alle prese con il carovita e condizioni sempre più dure anche a causa di guerre e riarmo, si concentra anche sulle conseguenze economiche dell’ulteriore escalation in Medio oriente segnata dai raid Usa in Iran. Il prezzo del petrolio, infatti, è già salito di oltre il 4 per cento, quello del gas è aumentato di due punti percentuali.
Se Teheran dovesse decidere di chiudere lo stretto di Hormuz, dal quale transita il 30% per cento del petrolio mondiale e un quinto del gas naturale liquefatto, le conseguenze sull’economia globale, in particolare sul costo dell’energia, sarebbero pesanti. La decisione finale sulla chiusura spetta al Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano. A pagare il prezzo maggiore sarebbe l’Europa. In caso di chiusura di Hormuz, infatti, Bruxelles non avrebbe altra scelta che comprare tutto il petrolio e il gas di cui necessita dagli Stati Uniti, gli unici a guadagnarci, vista anche l’impossibilità di acquistare dalla Russia per via delle sanzioni relative alla guerra in Ucraina.
Continuano intanto gli attacchi incrociati tra Israele e Iran. Nelle ultime ore si segnalano bombardamenti intorno alla capitale iraniana Teheran e sui siti nucleari iraniani. I caccia di Tel Aviv hanno colpito di nuovo anche la sede della tv pubblica, mentre l’Iran continua a lanciare batterie di missili balistici dirette verso lo stato israeliano. Nel sud di Israele è stata colpita un’importante infrastruttura elettrica e l’energia risulta interrotta.
A partire dalla mattinata di lunedì 23 giugno 2025, la redazione di Radio Onda d’Urto raccoglie analisi e commenti sulla situazione:
Oltre 200 persone hanno partecipato al presidio di solidarietà con il popolo palestinese che si è tenuto domenica 22 giugno a Pisogne (Bs).
L’iniziativa – promossa da L’Italia che R/Esiste Valcamonica – risponde alla necessità del gruppo di tornare in piazza “perché non si può più tacere di fronte a questo genocidio e al silenzio dei media” e dopo le molte iniziative solidali dei mesi scorsi, il gruppo voleva provare a coinvolgere su questo tema ancora più persone.
Obiettivo centrato come ci racconta Alessandro della nostra redazione Valcamonica che annincia la messa in onda delle tante interviste da lui realizzate nella puntata della redazione locale di mercoledi prossimo alle 18.30. Ascolta o scarica
Il 25, 26, 27 giugno si terranno al tribunale dell’Aquila tre udienze consecutive del processo ad Anan, Alì e Mansour, tre compagni palestinesi accusati di proselitismo e finanziamento del terrorismo. Negli stessi giorni sono previste alcune giornate di mobilitazione lanciate da numerose realta’ del territorio che si definiscono “complici e solidali”.
“La corte ha intenzione di arrivare alla sentenza entro il 10 luglio. Le iniziative proposte in queste tre giornate sono quindi un occasione unica per fare sentire la nostra solidarietà” scrivono nell’appello di lancio dell’iniziativa. “Questo processo è la conseguenza del servilismo dello Stato italiano al sionismo e una prova della sua collaborazione al genocidio in corso in Palestina. Questo processo farsa ha lo scopo di criminalizzare la legittima resistenza palestinese, mentre l’unico vero terrorista è Israele che sta uccidendo migliaia di vittime innocenti distruggendo ed invadendo Gaza. Lo Stato italiano è complice di questo genocidio e lo dimostra anche attraverso l’ ignobile montatura di cui sono vittime i tre palestinesi”.
Mercoledi 25 giugno, ore 9.30 ci sara’ un presidio al tribunale dell’Aquila e dalle 18 un corteo con partenza da prato di Collemaggio. Giovedì 26 giugno, h 10.30 presidio al tribunale dell’ Aquila e al termine un assemblea allo spazio sociale “CaseMatte”. Venerdi 27 giugno alle 9,30 presidio al tribunale dell’Aquila. Durante la tre giorni sarà disponibile un campeggio presso “CaseMatte”.
“Difendere Anan Alì e Mansour significa difendere la resistenza del popolo palestinese”. Laura attivista di “complici e solidali” coordinamento di realta’ abruzzesi che ha promosso la tre giorni di mobilitazione a cui hanno dato adesione anche i Giovani Palestinesi e Udap. Ascolta o scarica
“Abolizionismo – piccoli passi per” è il nuovo podcast a cura dell’Associazione Yairahia onlus. A partire da domenica 15 giugno 2025, durante i mesi di giugno e luglio, andrà in onda sulle frequenze di Radio Onda d’Urto ogni domenica alle ore 12. La collaborazione proseguirà anche dopo l’estate, con una nuova collocazione nel palinsesto.
“Yairahia, che conta 20 volontari a piede libero e circa 300 aderenti dalle carceri, è un’associazione nata con lo scopo di tutelare i diritti di detenuti e detenute tramite l’ascolto delle denunce che provengono dagli stessi detenuti”, spiega ai nostri microfoni Zoe Ermini, di Yairahia e tra le curatrici del podcast “Abolizionismo – piccoli passi per”. “Il tentativo, però – aggiunge – è quello di affrontare le questioni che emergono dal carcere non tanto da un punto di vista individuale, come un problema che riguarda solo il singolo, ma da un punto di vista e una dimensione collettiva, affrontando questioni che riguardano la popolazione carceraria nel complesso”.
Inoltre, l’Associazione Yairahia si occupa da sempre anche di creare reti e organizzare incontri informativi perché, spiega Zoe Ermini, “non si può prospettare il superamento del carcere se non c’è innanzitutto una consapevolezza diffusa tra le persone di ciò che il carcere è e delle ragioni per cui è fondamentale superarlo”. Le prime puntatesono costruite proprio a partire da una rassegna di incontri che porta lo stesso titolo nel quartiere Pigneto, a Roma.
La presentazione del podcast “Abolizionismo – piccoli passi per” sulle frequenze di Radio Onda d’Urto con Zoe Ermini, dell’Associazione Yairahia onlus e tra le curatrici della trasmissione. Ascolta o scarica.
Pubblichiamo di seguito i podcast delle puntate andate in onda sulle frequenze di Radio Onda d’Urto:
Due giorni contro guerra, riarmo, genocidio e repressione globale: sciopero generale del sindacalismo di base venerdì 20 giugno, mentre sabato 21 giugno duplice corteo a Roma, con le coalizioni nazionali “Stop Rearm Europe” e “Disarmiamoli”.
Venerdi 20 giugno lo sciopero generale per la Palestina, indetto tra parole d’ordine analoghe da diversi sindacati di base Cub, Usb, Sgb, Adl Cobas e Si Cobas, insieme ai movimenti sociali, realtà palestinesi, singoli lavoratori e lavoratrici (CLICCA QUI PER LA DIRETTA DALLE PIAZZE). A Milano corteo alle 9.30 da piazza Santo Stefano fino alla Scala. Scelta non casuale, visto che proprio dalla Scala è stata cacciata dal luogo di lavoro la lavoratrice, impiegata come maschera che, a maggio, “osò” urlare Palestina Libera prima di uno spettacolo, alla presenza della Meloni.
Su Milano l’intervista di Radio Onda d’Urto a Roberto D’Ambrosio, lavoratore del teatro meneghino e della Cub Informazione e Spettacolo.Ascolta o scarica
Lo sciopero del sindacalismo di base, che inizia a mezzanotte, riguarda tutti i settori, a partire dai trasporti, ma non solo. Uno sciopero fortemente politico e allo stesso tempo rivendicativo, visto che nelle parole d’ordine si mettono insieme il genocidio in Palestina, il riarmo generalizzato e i fondi che così vengono sottratti a salari, welfare e diritti. Oltre all’astensione dal lavoro previsti cortei in diverse città d’Italia, da Bologna a Padova, da Torino a Biandrate, Novara – a 4 anni esatti dall’omicidio del lavoratore e compagno Adil, del Si Cobas – E ancora: da Roma a Napoli, da Bologna a Firenze, da Trento a Genova, da La Spezia a Catania. Da qui Daphne, Usb Sicilia. Ascolta o scarica
SABATO 21 GIUGNO – Sabato invece indette 2 piazze nazionali a Roma, contro guerra e riarmo.
Dall’Esquilino, manifestazione nazionale “Disarmiamoli”, con un’ottantina di realtà di base e di movimento: tra gli altri, Potere al popolo, Movimento studenti palestinesi, Giovani palestinesi, Usb, Osa, Movimento No Tav e Movimento per il diritto all’abitare di Roma, Calp e No Ponte Calabria. Questo corteo, che riprende lo sciopero generale del 20 giugno con il sindacalismo di base, mette con maggior evidenza in discussione la rimozione “dell’attore chiave della militarizzazione del pianeta, la Nato… Perché non basta opporsi ai piani di aumento di spesa militare. Il regime di guerra che ci viene imposto si accompagna a un’ulteriore torsione autoritaria. In guerra esistono solo amici o nemici. Chi si oppone a guerra e militarismo è tacciato di alto tradimento. È considerato alla stregua del nemico. E contro il nemico si usa il pugno duro, il carcere, la repressione”.
Il commento di Guido Lutrario di USB – Unione Sindacale di Base. Ascolta o scarica.
Da Ostiense invece il corteo di 450 realtà tra società civile, associazionismo ma pure partiti (Rifondazione Comunista, AVS, M5S, mentre il Pd manderà solo una delegazione) con la Campagna europea “Stop Rearm Europe” ripresa in Italia da Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia: “siamo una marea di persone e organizzazioni – si legge nell’indizione – che da sempre e ogni giorno lottano per disarmare il nostro Paese, l’Europa e il mondo, per fermare tutte le guerre e i conflitti, le occupazioni, le ingiustizie, lo sfruttamento, il patriarcato, la repressione, per la democrazia, il lavoro, i diritti, la giustizia sociale e climatica e la pace. Ciascuno a suo modo, ciascuno con i suoi strumenti. Ma questo è un momento troppo tragico e pericoloso: per impedire la guerra globale, abbiamo bisogno di unire le forze, mettere insieme ciò che ci unisce, riconoscerci gli uni con gli altri e lottare insieme”.
All’interno del corteo “Stop Rearm Europe” ci sarà anche uno spezzone della Rete Reset Against the War, ne parliamo con Giorgio di Connessioni Precarie e della Rete Reset Againt the War. Ascolta o scarica.
Oggi, venerdì 20 giugno 2025, in Italia è sciopero generale per la Palestina e contro il riarmo che ruba soldi a salari, welfare e diritti, dispensando invece repressione, con Cub, Si Cobas, Sgb, Usb, Adl Cobas, insieme ai movimenti sociali, realtà palestinesi, singoli lavoratori e lavoratrici.
Oltre allo sciopero, di 24 ore, indetti cortei e presidi a Roma, Bologna, Firenze, Trento, Genova, La Spezia, Padova, Trento, Catania e Milano, con corteo da piazza Santo Stefano fino alla Scala.
Da Milano primo collegamento alle 11.15 con Francesco, inviato dalla nostra Redazione Ascolta o scarica
Primo blocco di interviste realizzate dalla nostra redazione al corteo di Milano Ascolta o scarica
Secondo blocco di interviste realizzate dalla nostra redazione al corteo di Milano Ascolta o scarica
Terzo blocco di interviste realizzate al corteo di Milano Ascolta o scarica
Il collegamento al termine del corteo con Andrea della nostra redazione Ascolta o scarica
A Firenze, manifestazione presso la sede della Leonardo Spa con partenza da Campi Bisenzio.
Il collegamento con Paola della CUB SanitàAscolta o scarica
Ancora sciopero: da segnalare blocchi e picchetti in diversi poli della logistica, come a Biandrate (Novara) dove 4 anni fa fu ucciso il lavoratore e sindacalista Si Cobas Adil Belakhdim, e alla Gls di Frattamaggiore, Napoli; qui nella notte la Celere ha provato a forzare il picchetto dei lavoratori e solidali.
Da Napoli Eddy del Si Cobas per raccontarci questa giornata di sciopero come è iniziata Ascolta o scarica
Sciopero generale nella logistica anche sul torinese dove tanti lavoratori hanno deciso di disertare il lavoro per protestare contro sfruttamento e guerre e rivendicare migliori condizioni a partire da forti aumenti di salario.
Da Pescarito (To) il collegamento con Mahoomud Si Cobas Torino Ascolta o scarica
AGGIORNAMENTO DI SABATO MATTINA: Con il redattore di Radio Onda d’Urto redazione locale di Valle Camonica Alessandro Bono ricostruiamo la vicenda del tentativo di spostare il presidio per la Palestina di domenica sera in centro a Pisogne verso una zona periferica del paese. Il presidio è confermato alle ore 20,30 fino alle 22,30 in piazza Corna Pellegrini. Ascolta o scarica
La mattina di venerdì 20 giugno 2025 la rappresentante delle realtà organizzatrici del presidio contro il genocidio a Gaza in programma per domenica 22 giugno 2025 a Pisogne, in Val Camonica, provincia di Brescia, ha fatto sapere che era stata convocata in Comune, dove il locale maresciallo dei carabinieri le aveva detto che la Questura di Brescia non poteva autorizzare il presidio sul lungolago (d’Iseo) dove si doveva svolgere l’iniziativa e proponeva di spostarlo in una frazione isolata e poco visibile, Gratacasolo.
Nel pomeriggio, però, la Questura di Brescia ha smentito categoricamente di aver negato l’iniziativa di solidarietà con Gaza, come Radio onda d’Urto aveva riportato raccogliendo la testimonianza dell’organizzatrice, rilasciando l’autorizzazione per lo svolgimento.
A questo punto chiediamo che sia fatta chiarezza: chi ha cercato di boicottare il presidio per Gaza che a questo punto domenica si potrà svolgere?
Il servizio registrato venerdì nel tardo pomeriggio con Alessandro Bono, della redazione di Radio Onda d’Urto della Val Camonica, realizzato poco prima che arrivasse ufficialmente l’autorizzazione. Ascolta o scarica.
Oggi è anche sciopero di 8 ore a livello nazionale dei metalmeccanici indetto da Fiom, Fim e Uilm per riaprire le trattative del contratto collettivo, interrotto mesi fa dal padronato.
Manifestazioni regionali; tra le più partecipate Bologna, con circa 10mila tute blu che hanno invaso la tangenziale felsinea, bloccando il traffico. Diversi camionisti e automobilisti hanno suonato i clacson in solidarietà, mentre la Questura annuncia già una pioggia di denunce. A Genova invece il corteo, partito da Cornigliano, ha bloccato tutto il Ponente cittadino, con blocchi operai in lungomare Canepa e sulla Sopraelevata. Al passaggio del corteo, uno gigantesco striscione con scritto ‘contratto subito’ è comparso in cima al palazzo del Matitone, dove hanno sede molto uffici comunali.
Per la Lombardia, invece, i sindacati metalmeccanici hanno scelto Bergamo, con 5mila tute blu in corteo dalla stazione a piazza Vittorio Veneto.
Da Bergamo Sara Agostinelli, nostra collaboratrice Ascolta o scarica
Le interviste a lavoratori e lavoratrici presenti al corteo Ascolta o scarica
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