News – Radio Onda d`Urto

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  • GUERRA ISRAELE-IRAN: CI SARA’ L’ATTACCO STATUNITENSE? QUAL E’ L’OBIETTIVO ISRAELIANO E COME STA ANDANDO IL CONFLITTO?

    Al netto dell’imprevedibilità e della variabile Trump, ci sarà l’attacco statunitense all’Iran che sembrava imminente? Come sta andando il conflitto e cosa si propone Israele. “Credo che non ci sarà un intervento perchè in questo sul piano della politica internazionale sarebbe eccessivamente costoco e non c’è alcuna certezza di un risultato militare reale. La realtà,come stanno dicendo con chiarezza  alcuni osservatori stranieri, è che l‘Iran può essere in difficoltà interna ed economica ma è una potenza regionale” afferma Raffaele Crocco, direttore del portale www.atlanteguerre.it – un dato certo è che Israele comincia ad essere in difficoltà sul piano militare, quindi è possibile che in realtà nelle prossime ore cominci a farsi strada l’ipotesi di un negoziato con un negoziatore terzo, la Cina forse?”

    Per l’editorialista del Manifesto esperto di questioni internazionali Alberto Negri però Israele e di conseguenza gli Stati Uniti puntano a creare il caos il caos, “perchè il caos permette a Israele di rimanere l’unica super potenza della regione; il problema non è mai stato stabilizzare l’Iraq , la siria ma rendere questi stati completamente inutili, tutte queste situazioni di disgregazione fanno comodo ad Israele. ” Da questo punto di vista l’attacco israeliano all’Iran è anche un intimidazione verso gli altri paesi dell’area: “è un avvertimento potentissimo a tutti gli stati del Golfo e agli stati arabi; Israele in ogni momento può decidere della vita e della morte di interi popoli e nazioni, come ha fatto a Gaza.”

    L’intervista a Raffaele Crocco, direttore del Progetto Atlante delle guerre e dei conflitti del Mondo www.atlanteguerre.it Ascolta o scarica

    L’intervista a Alberto Negri, editorialista del Manifesto esperto di questioni internazionali Ascolta o scarica

    10 min
  • BRESCIA: PRIMA UDIENZA “TECNICA” DEL PROCESSO CONTRO IL PROPRIETARIO DELLO STABILE DOVE È MORTO MIRKO “SICK” SERPELLONI

    Si è aperto ufficialmente oggi, mercoledì 18 giugno, il processo contro il proprietario dello stabile dove nel settembre 2023 è morto sul lavoro Mirko “Sick” Serpelloni, 27enne musicista e illustratore, vittima di una caduta da 6 metri dopo il crollo di un lucernario all’interno della Errepi Interni di Manerbio. 

    Questa prima udienza arriva dopo che il giudice aveva deciso di rigettare la richiesta di non luogo a procedere nei confronti del proprietario della Errepi, Claudio Pignoli, e un primo rinvio. Pignoli ha tuttavia scelto la formula del dibattimento, dunque l’udienza di oggi era un’udienza tecnica, di ammissione prove, ma che ha di fatto dato il via al processo.

    “L’udienza è terminata con l’ammissione di tutte le prove da parte del giudice e il rinvio dell’udienza a novembre. Il processo è ufficialmente iniziato”, ha comunicato all’uscita dal Tribunale di Brescia Ilaria Ciocchi, avvocata della famiglia Serpelloni, ai solidali che si erano riuniti in presidio davanti al Palazzo di Giustizia bresciano per sostenere la famiglia e gli amici di Mirko Serpelloni nella loro lotta per ottenere giustizia e per sensibilizzare sul tema delle morti sul lavoro.

    Radio Onda d’Urto era presente al presidio e ha raccolto le loro voci, compresi i commenti dei rappresentanti sindacali presenti e il resoconto dell’avvocata Ilaria Ciocchi al termine dell’udienza Ascolta o scarica 

    24 min
  • L’AQUILA: “LA RESISTENZA NON SI PROCESSA”. PRESIDIO IN OCCASIONE DI UNA NUOVA UDIENZA DEL PROCESSO CONTRO ANAN, ALI, MANSOUR

    Oggi nuova udienza presso il tribunale de L’Aquila all’interno del processo contro gli attivisti palestinesi Anan, Alì e Mansour. Sono accusati di terrorismo per aver, secondo accuse formulate dalle autorità israeliane, finanziato la Brigata Tulkarem, attiva nella resistenza palestinese nei territori occupati. Fuori dal tribunale de L’Aquila un presidio di solidarietà a partire dalle ore 13.

    Luigia, del Coordinamento abruzzese per la Palestina Ascolta o scarica 

    4 min
  • “MARCIA GLOBALE PER GAZA: UN SOGNO DI SOLIDARIETA’ CONTRO LA REALTA’ GEOPOLITICA”. INTERVISTA A CECILIA CANAZZA

    Cecilia Canazza è una scrittrice e attivista italiana attualmente a Tunisi. Dopo una carriera nella comunicazione internazionale legata a grandi eventi sportivi, ha deciso di concentrarsi su cause umanitarie e politiche decoloniali. Il suo lavoro si focalizza oggi sulle interconnessioni tra diritti umani, giustizia ambientale e lotte di liberazione — in particolare in Palestina. Abbiamo raccolto la sua testimonianza quando è stata espulsa dal Cairo verso Istanbul. Raccogliamo oggi le sue considerazioni sulla Global March To Gaza da dove si trova ora, a Tunisi.

    Intervista a Cecilia Canazza autrice dell’articolo “Marcia globale per Gaza: un sogno di solidarieta’ contro la realta’ geopolotica” Ascolta o scarica  

    “Quella che doveva essere una manifestazione globale senza precedenti si è trasformata in uno scontro con la realtà geopolitica. La Marcia Globale per Gaza era pensata come una dimostrazione pacifica e coordinata per chiedere la fine dell’assedio in corso contro Gaza. La Palestina vive da oltre 80 anni sotto un’occupazione illegale da parte di Israele e, a giugno 2025, più di 60.000 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio dell’offensiva israeliana nell’ottobre 2023.

    Questo ha acceso appelli crescenti in tutto il mondo per porre fine a ciò che le organizzazioni per i diritti umani continuano a definire un blocco llegale. Il sogno iniziato con 54 delegazioni da tutti i continenti — via terra, mare e aria — si è sfilacciato rapidamente, rivelando crepe interne, complicità internazionali e i limiti della modalità attivista occidentale in contesti non occidentali.

    La marcia, collegata per mare alla Freedom Flotilla Coalition e via terra al Convoglio Soumoud (un’iniziativa nordafricana che ha percorso oltre 2000 km a tratta), mirava a unire il Nord e il Sud globale. Ma mentre la visione era storica, l’esecuzione ha posto in luce tensioni radicate da decenni.

    Facevo parte della delegazione italiana, giunta a Il Cairo l’11 giugno. Avevo speranza e realismo: speranza per il potenziale storico; realismo per la situazione politica e l’allineamento strategico dell’Egitto con Israele e l’Occidente. Gli organizzatori avevano assicurato che la marcia si sarebbe svolta solo con l’approvazione del governo egiziano—condizione sancita negli accordi di partecipazione. Ma quell’ok non è mai arrivato. Già al nostro arrivo, le autorità, sotto minaccia di azione militare delle forse isrealiane, avevano iniziato a soffocare l’iniziativa.

    Alle prime ore del 12 giugno, all’aeroporto, nonostante il visto approvato sono stata fermata: passaporto e telefono confiscati, condotta in una sala con circa 70 persone di oltre dieci nazionalità. Nessuna spiegazione, solo un silenzio burocratico inquietante. Ne seguì uno stallo di 12 ore, teso ma non violento. I tentativi di contattare le ambasciate sono stati ignorati: solo l’Algeria ha risposto. Le delegazioni europee — inclusa la nostra — sono state abbandonate: un chiaro segnale che gli interessi strategici con Israele contano più dei diritti dei cittadini.

    Non si è trattato solo di omissione diplomatica, ma di una complicità silenziosa. Eppure, nonostante isolamento e incertezza, il morale era alto.  Abbiamo cantato per la Palestina e condiviso visioni di solidarietà e pace globale: un momento di rara solidarietà, carica di elettricità. Ci siamo rifiutati di lasciare il paese finché non fosse stata garantita la telefonata  alle ambasciate—una protesta rivolta non contro l’Egitto, ma contro i nostri governi europei e la loro complicità con il genocidio palestinese. Un ufficiale ha  ammesso: «Sì, lo so, ma non posso».

    Alla fine sono stata espulsa su un volo per Istanbul, senza sapere la destinazione fino all’imbarco. Altri partecipanti hanno subito lo stesso trattamento. Ma questo evento rimane solo un sintomo di una frattura più ampia. Quello che  poteva essere un momento di unità globale si è trasformato in un’esposizione  delle iniquità tra delegazioni occidentali e arabe.

    La manifesta inconsapevolezza di molti attivisti occidentali del contesto egiziano—che ha ignorato gli avvertimenti sulle restrizioni — ha aggravato i rischi. La mancanza di consapevolezza politica e culturale, sintomo di attivismo performativo, ha finito per favorire la repressione già pesante in Egitto, e ha innescato potenzialmente reazioni a catena oltre il paese.

    Il Convoglio Soumoud, respinto al confine egiziano, è rimasto bloccato in Libia in condizioni molto precarie: circa 7.000 persone attendono ancora, ad oggi 16 giugno, che termino le trattative con le forze libiche per il rilascio. È difficile ignorare il legame tra la stretta egiziana e questa escalation libica. Il peso della repressione è caduto su chi era meno protetto dalle istituzioni internazionali — una dinamica che accompagna da sempre i movimenti di solidarietà con la Palestina.

    Il sogno di un fronte unito per Gaza ha urtato contro il muro duro della geopolitica. Ma in questo scenario emergono anche lezioni illuminanti. Il Convoglio Soumoud è la componente più riuscita della campagna. Pur non essendo arrivati a Gaza, hanno ispirato migliaia di persone in Nord Africa. Attraverso Algeria, Tunisia e Libia hanno radunato comunità, amplificando un messaggio di giustizia con chiarezza strategica. Al ritorno stanno ricevendo accoglienza da eroi nazionali.

    La loro esperienza ci ricorda che la solidarietà autentica non si esprime solo con la presenza: richiede consapevolezza, strategia e rispetto. Come attivisti, giornalisti, e cittadini dobbiamo interrogarci: si può davvero agire in movimenti non propri senza prendere coscienza delle voci di chi subisce? Siamo consapevoli di come il nostro privilegio occidentale possa distorcere le lotte che dovremmo sostenere?

    L’occupazione della Palestina non sussiste solo con le armi, ma con una complicità globale — silenziosa o esplicita. Se movimenti come questo vogliono sopravvivere e avere impatto, dovranno essere guidati da strategia, umiltà e una netta consapevolezza delle asimmetrie di rischio, potere e conseguenze. La Global March to Gaza forse non ha spezzato l’assedio, ma ha infranto l’illusione che bastino le buone intenzioni. Chi vuole sfidare davvero i poteri oppressivi deve prima sfidare se stesso”.

     

    Aggiornamenti del 17/6/2025

    #Soumoud_Convoy si trova attualmente a Sliten, in Libia. Rimarrà in questo punto di raccolta e organizzerà quotidianamente pullman per il rientro in Tunisia, in modo sicuro e coordinato, al fine di ridurre al minimo i rischi durante il tragitto. La carovana non lascerà la Libia finché non sarà garantita la liberazione di tutte le persone attualmente detenute.

    Al momento, i nomi dei detenuti confermati sono:

    1. Alaa Ben Ammara (tunisino) in fase di rilascio…

    2. Adib Ali Al-Bakkoush (libico)
    3. Musab Youssef Al-Fares (libico)
    4. Abu Ajila Ali Abu Al-Qatif (libico)
    5. Mohamed Nour Mohamed Ali (sudanese)
    6. Bilal Al-Fitouri (libico)

    0 min
  • VERSO LO SCIOPERO PER GAZA DEL 20 GIUGNO: A MILANO CORTEO DA PIAZZA SANTO STEFANO ALLA SCALA

    Il prossimo 20 giugno è stato convocato dal sindacalismo di base uno sciopero generale per Gaza. A Milano ci sara’ un corteo da Piazza Santo Stefano alle 9.30 fino alla Scala. E’ stato scritto un appello per socializzare lo sciopero e farne una grande manifestazione del lavoro a Milano al di là di ogni appartenenza e non appartenenza sindacale.

    IO SCIOPERO PER GAZA. E TU?

    Il nostro compito è lottare per un lavoro degno, sicuro, garantito e retribuito. Giusto, eppure incompleto. Nostro compito è anche tornare a casa consapevoli di aver fatto la nostra parte per ciascun* e non solo per noi stess*.

    Questo appello parte da lavoratrici e lavoratori della città e invita chiunque, nel settore pubblico e privato, oltre ogni appartenzenza o non appartenenza sindacale, a costruire un fronte ampio di sostegno allo sciopero generale del prossimo 20 giugno.
    Mentre il mondo chiude gli occhi davanti al genocidio del popolo palestinese per mano dell’alleato israeliano, noi non saremo complici di questo crimine. Invitiamo colleghe e colleghi a dedicare questa giornata di sciopero non tanto all’astensione dal lavoro, ma a partecipare una grande manifestazione del lavoro a Milano.

    CONTRO COLONIALISMO E GENOCIDIO, PER L’AUTODETERMINAZIONE

    BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO, NON UN’ARMA A ISRAELE
    NESSUN AUMENTO DELLE SPESE MILITARI, CHE SOTTRAGGONO RISORSE A TUTT* PER GLI INTERESSI DI POCHI

    Scegliamo la parte degli aggrediti, fermiamo l’economia di guerra, denunciamo la pulizia etnica del governo sionista, rigettiamo qualunque forma e qualunque accusa di antisemitismo, non dimentichiamo nessuna vittima di Gaza, l’attacco sistematico ai suoi ospedali, alle sue infrastrutture, alle sue case, al suo futuro.

    Le nostre figlie e i nostri figli ci guardano, Gaza ci guarda, le decine di migliaia di palestinesi uccis*, incarcerat*, torturat*, sfollat*, affamat*, ci chiedono di rompere il silenzio ora.

    Ven. 20 giugno, ore 09.30 | Corteo dello sciopero generale con concentramento a Milano in Piazza Santo Stefano.

    La presentazione con Alberto Abo Di Monte nostro collaboratore e Rsu Comune di Milano Ascolta o scarica

    11 min
  • MILANO: PROCESSO PER 11 ANARCHICI SOLIDALI CON ALFREDO COSPITO. MARTEDÌ 17 GIUGNO PRESIDIO ORE 19.00

    AGGIORNAMENTO MARTEDI 17 GIUGNO – Oggi a Milano la sentenza di primo grado del processo per il corteo dell’11 febbraio 2023, contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo e a sostegno dell’anarchico Alfredo Cospito. 11 le persone imputate, con richieste fino a 6 anni. I giudici hanno disposto 10 condanne, da 1 anno e 6 mesi a 4 anni e 7 mesi, e un’assoluzione per – a vario titolo – resistenza aggravata, danneggiamento e travisamento.

    COMUNICATO

    Stamattina si è concluso il primo grado del processo per il corteo in solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo Cospito dell’11 febbraio 2023. Corteo che ad un certo punto era stato bloccato e poi caricato dalla polizia in seguito al tentativo delle persone di restare in strada e proseguire. Dopo alcuni momenti di scontro e un fitto lancio di lacrimogeni, il corteo era stato inseguito e caricato più volte dalla polizia per alcuni chilometri.
    Nonostante i lacrimogeni, le manganellate, le violenze costanti della polizia, nonostante la tortura sistematica nei confronti de* prigionier* al 41 bis e in generale nelle galere, a pagarne il prezzo è ancora una volta chi prova a mettersi di traverso e a lottare per una società migliore.
    Il primo grado del processo finisce infatti con pene per tutte le persone imputate (tranne un’assoluzione) che vanno da 1 anno e 6 mesi a 4 anni e 7 mesi. Come se non bastasse, il tentativo di compagn* in aula di leggere un comunicato è stato represso con una carica da parte dei carabinieri.
    È “solo” il primo grado, certo, ma la nostra fiducia nella giustizia dei tribunali è nulla e sono sentenze molto pesanti, sostenute da accuse che parlano per l’ennesima volta un linguaggio che non ci appartiene, ed etichetta alla stregua di terroristi persone che decidono di mettere la propria vita contro le ingiustizie di questo schifo di mondo.
    Oggi ci sarà una manifestazione in solidarietà con chi oggi è stat* condannat* e con tutte le persone prigioniere.

    L’APPUNTAMENTO È ALLE 19.00 ALLE COLONNE DI SAN LORENZO A MILANO.

    INVITIAMO A PARTECIPARE PER FAR SENTIRE LORO TUTTA LA SOLIDARIETÀ DI CUI HANNO BISOGNO!

    Aggiornamento del pomeriggio con una compagna solidale Ascolta o scarica

    AGGIORNAMENTO LUNEDI 16 GIUGNO – Contro il 41 bis, l’ergastolo ostativo e a sostegno dell’anarchico Alfredo Cospito, doppio appuntamento per martedì 17 giugno a Milano. Attendendo la sentenza di primo grado del processo per il corteo dell’11 febbraio 2023, è stato organizzato un presidio davanti al Tribunale di Corso Porta Vittoria. L’accusa ha chiesto condanne dai 6 mesi ai 6 anni per 11 persone imputate del reato di solidarietà. Seconda iniziativa solidale è prevista per le ore 19 alle Colonne di San Lorenzo, dove partirà una manifestazione.

    Abbiamo fatto il punto sulla sentenza che arriverà domani e sulle iniziative solidali con una compagna dell’Assemblea milanese contro 41 bis ed ergastolo ostativo. Ascolta o scarica

    11 min
  • MILANO: “UN VERSO POETICO PER GAZA”, L’INIZIATIVA AD OLTRANZA A SOSTEGNO DEL POPOLO PALESTINESE

    Si intitola “Un verso poetico per Gaza” ed è l’iniziativa contro la guerra e a sostegno della popolazione palestinese che ha preso il via ieri, lunedì 16 giugno, in piazza Duomo a Milano.

    Un’iniziativa che intende proseguire il percorso portato avanti in questi ultimi anni dal gruppo di solidali del capoluogo lombardo Esseri umani al fianco del popolo palestinese attraverso un appuntamento rituale, aperto a tutti, “per non dimenticare il genocidio in atto”. Per almeno due settimane, attivisti e attiviste saranno infatti in piazza Duomo tutti i giorni, dalle 18,30 alle 19,30.

    “Saremo sparsi in piazza Duomo a Milano – scrivono gli organizzatori – ognuno con il proprio cartello e con versi poetici per la Palestina. Vieni anche tu quando puoi!”

    Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la presentazione dell’iniziativa di Andrea De Lotto, nostro collaboratore da Milano e parte di Esseri umani al fianco del popolo palestinese Ascolta o scarica

    9 min
  • PIANURA PADANA PIEGATA DA OZONO, TEMPERATURE ESTREME E NUBIFRAGI. MA REGIONE LOMBARDIA “SORVOLA” SULLE CAUSE

    Cambiamento climatico e Pianura Padana. Dopo giorni di temperature fino a 10 gradi sopra la media, a partire dal weekend il Nord Italia – a macchia di leopardo – si è trovato sott’acqua. Disagi, allagamenti e forti grandinate; treni fermi tra Verona e Vicenza per il vento che ha compromesso la stabilità del parapetto di un cavalcavia. Frana invece sul monte Antelao, nel Cadore, sulla Statale di Alemagna, la cosiddetta “strada delle Olimpiadi” (quelle invernali 2026) che porta a Cortina D’Ampezzo. Nel Bresciano invece, a Chiari, danni al reparto Radiologia dell’ospedale, con esami riprogrammati per il ripristino.

    Proprio la Lombardia – e il Pirellone in particolare – sono nel mirino di Legambiente, che sottolinea come la proposta di legge sul clima, in discussione al Consiglio regionale, escluda elementi chiave causa dell’inquinamento del territorio. Metano e numeri eccessivi degli allevamenti intensivi sono i grandi assenti.

    “Ormai si parla di inquinamento climatico, se non vogliamo vanificare gli investimenti dobbiamo accelerare la transizione ecologica.” Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica.

    0 min
  • USA: 2MILA MANIFESTAZIONI E MILIONI DI PERSONE IN PIAZZA PER IL “NO KINGS DAY” CONTRO LE POLITICHE DI TRUMP

    Trump annuncia una mano ancora più dura contro i migranti. “Dobbiamo ampliare gli sforzi per detenere e deportare i migranti A Los Angeles, Chicago e New York, dove vivono milioni di immigranti senza documenti”, ha detto, mentre per le strade di Los Angeles restano migliaia di caschi della Guardia Nazionale e 700 Marines, che hanno effettuato il primo arresto nei confronti di un civile statunitense.

    Contro le deportazioni dell’amministrazione Trump e le sue politiche guerrafondaie, si sono svolte lo scorso sabato 14 giugno migliaia di manifestazioni convocate dal movimento “No Kings day”. Milioni le persone in strada in tutto il Paese, mentre Donald Trump, nel giorno del suo compleanno, si trovava a Washington per festeggiare i 250 anni dell’esercito.

    Di repressione globale dei migranti si parla anche al G7 al via oggi a Kananaskis, in Alberta, Canada. La sessione sui migranti sarà affidata all’italiana Meloni. Al centro del vertice, oltre alle guerre, ci sono soprattutto i dazi. “Evitare il protezionismo” è il monito della Commissione Europea, pronta ad accettare un dazio fisso del 10% sugli scambi commerciali con gli Usa, a patto che “l’accordo sia definito con criteri chiari e condivisi” L’obiettivo è evitare tariffe più elevate su automobili, farmaceutica ed elettronica.

    Abbiamo anche fatto il punto sulla posizione del governo statunitense in seguito all’escalation dei conflitti in Medio Oriente, nell’intervista con Marina Catucci, giornalista e corrispondente da New York per Il Manifesto. Ascolta o scarica

    16 min
  • GLOBAL MARCH TO GAZA: “IMPOSSIBILE FARE QUALSIASI COSA” ATTIVISTI/E RIENTRANO IN ITALIA, MENTRE IL CONVOGLIO SUMUD PROSEGUE

    Preso atto che al Cairo in Egitto è diventato impossibile fare azioni di qualsioni genere, men che meno muoversi verso il valico di Rafah, attiviste e attivisti delle delegazioni internazionali si stanno organizzando per rientrare nei rispettivi paesi.

    La Global March to Gaza Italia è riuscita a portare al Cairo 150 persone con l’obiettivo di rompere, almeno sul piano simbolico, l’assedio israeliano del popolo palestinese e la fine del genocidio in corso. “Abbiamo lavorato per settimane tutti insieme affinché tutto questo fosse possibile abbiamo creato relazioni incontri persone che si sono conosciute e unite sotto la stessa bandiera. La Global March to Gaza e la prova che la società civile non è in silenzio non è morta è presente vuole fare sentire la propria voce vuole fare valere i propri ideali. Per questo quanto fatto finora per noi non è un punto di arrivo ma un punto di partenza, tornare in Italia e mettere la prima pietra per quello che può essere un movimento di tutti e per tutti”.

    Dal Cairo Antonietta Chiodo portavoce italiana della Global March to Gaza Ascolta o scarica 

    Intanto si sono fatti vivi due attivisti con cui erano stati perso i contatti nelle ultime 24 ore: Manuel Tapial della delegazione canadese “ha dichiarato che era appena stato liberato dopo 49 ore di detenzione ed era in aeroporto per essere espulso”. Stessa sorte per Hicham El Ghaoui rappresentante della delegazione svizzera che verrà rimpatriato nelle prossime ore. Entrambi erano presenti a Ismailia il 13 giugno.

    Sui fatti di Ismalia del 13 giugno sentiamo Fabio Merone esperto di medioriente di UniRoma RomaTre testimone diretto sul campo Ascolta o scarica

    Prosegue intanto il convoglio “Sumud”, partito il 9 giugno dalla Tunisia con l’obiettivo di arrivare al valico di Rafah. L’aggiornamento con Lucia, di Gaza Freestyle, che si trova a Tunisi. Ascolta o scarica.

    8 min

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