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Dura repressione delle autorità egiziane contro centinaia di attivisti e attiviste arrivati da tutto il mondo presso l’aeroporto internazionale del Cairo per partecipare alla Global March to Gaza.
Convogli di civili e migliaia di persone da tutto il mondo (7mila secondo le ultime stime dell’organizzazione, considerando anche il convoglio Sumud, via terra, partito dalla Tunisia e ora arrivato in Libia) stanno raggiungendo l’Egitto per marciare insieme verso il valico di Rafah, confine con la Striscia di Gaza, per rompere via terra l’assedio imposto da Israele e portare aiuti umanitari alla popolazione civile ridotta alla fame dalle forze di occupazione israeliane.
All’aeroporto internazionale del Cairo, a partire dalla serata di ieri, chiunque arrivasse da scali internazionali – in particolare da Italia ed Europa – è stato fermato, interrogato e in diversi casi rimpatriato.
Sono ancora in corso interrogatori e fermi: nonostante gli organizzatori fossero in contatto con la diplomazia egiziana, il Cairo ha mobilitato esercito e polizia per bloccare attivisti e attiviste. A molti di loro sono stati sequestrati passaporti e telefoni e si trovano da ore bloccati all’aeroporto. Diverse persone sono già state rimpatriate in Italia. Altre sono state deportate in Turchia e poi rimpatriate.
Il conteggio relativo a chi è in partenza dall’Italia è di 35 persone rilasciate e 7 rimpatriate. Un altro centinaio abbondante di attiviste-i sta arrivando in queste ore. Tra loro anche due giovani bresciane. Con noi Valeria Balzarini, raggiunta alle 16.00 all’aeroporto di Malpensa Ascolta o scarica
Ore 11.30 – L’aggiornamento con Antonietta Chiodo, portavoce italiana della Global March to Gaza, e Michele Borgia, del gruppo comunicazione della Freedom Flotilla. Ascolta o scarica.
Ore 9.30 – Il collegamento con Antonietta Chiodo, portavoce italiana della Global March to Gaza. Ascolta o scarica.
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Condividiamo l’appello che ci arriva da Global March To Gaza Italia:
Chiediamo a tutte le persone di tutte le nazioni di intervenire ora! Vi chiediamo di aiutarci, abbiamo persone in viaggio che hanno scelto di partire per fermare il genocidio. Stanno rimpatriando tutti: sono stati prelevati gli occidentali dagli alberghi, sono stati portati via i loro documenti e imbarcati su pullman e aerei come dei delinquenti. State permettendo la pulizia etnica del popolo palestinese. Non possiamo accettarlo. Intervenite tutti, chi starà in silenzio è complice!
Antonietta Chiodo Global March To Gaza Italia
Si è aperta mercoledì 11 giugno la nuova edizione dello Sherwood Festival.
“Lo Sherwood Festival è appuntamento sociale e politico” – ha dichiarato ai nostri microfoni il direttore artistico del Festival, Alex Favaretto – che anno dopo anno cresce e cerca di creare un altro modo di vivere la città, i suoi spazi e di stare insieme”. Costruito dal basso grazie alla passione e alla cooperazione collettiva di centinaia di attiviste e attivisti degli spazi sociali del Nord-Est, delle associazioni culturali, sportive e di volontariato sociale del territorio, il festival andrà avanti fino al 12 luglio.
Inoltre, anche in occasione di questa edizione, il festival porterà avanti la campagna “Sherwood Changes for Climate Justice”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Alex Favaretto, direttore artistico dello Sherwood Festival Ascolta o scarica
Miriam, attivista dell’Associazione Diritti per tutti, con diverse patologie ed una invalidità certificata, è finita in ospedale per accertamenti dopo essere stata coinvolta in una colluttazione provocata dall’avvocato della proprietà. Il grave episodio è avvenuto questa mattina a Brescia in via Bianchi. “Miriam si è avvicinata all’ avvocato della proprietà, Giorgio Guzzi, che stava filmando col telefonino i solidali presenti chiedendogli di smettere -raccontano i manifestanti presenti – quando un altro attivista ha cercato di abbassare la mano dell’ avvocato con cui teneva il cellulare, quest’ ultimo gli ha sferrato alcuni pugni colpendo però anche Miriam, fino a quando è stato fermato. Per la concitazione e i colpi subìti, che hanno anche provocato la rottura dei suoi occhiali, Miriam si è sentita male ed è stata portata in ospedale per accertamenti.”
L’ avvocato ha poi sostenuto che volesse fare le fotografie per denunciare le persone presenti al picchetto. Lo sfratto era per finita locazione perchè la proprietaria vuole vendere: le inquiline, un’anziana con figlia vedova e nipote minorenne, hanno un lavoro ed il reddito per pagare il canone ma non trovano altri alloggi in affitto perchè a Brescia la locazione normale sotto i 900 euro al mese ormai non esiste più. Un’ altra esecuzione pochi minuti prima era stata bloccata e rinviata a settembre nella stessa zona in via Repubblica Argentina. Alla luce di quanto accaduto questa mattina ed anche in vista dei numerosi sfratti delle prossime settimane l’Associazione Diritti per tutti ha fatto un appello alla mobilitazione straordinaria nel mese di luglio invitando tutti e tutte i solidali a partecipare ai picchetti, per il diritto a casa e dignità, contro il decreto legge sicurezza.
Il commento di Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per tutti Ascolta o scarica
L’International Jewish Anti-Zionist Network è una rete attiva in diversi paesi, tra i quali Stati Uniti, Argentina, Regno Unito, Spagna, Canada e Francia. A Londra organizza azioni e manifestazioni per sostenere il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, condannando il genocidio in corso e chiedendo “la distruzione dello Stato sionista”.
Nell’intervista abbiamo chiesto a Sam di raccontarci in che modo lo Stato di Israele tradisce la lunga storia della lotta ebraica per la liberazione e l’emancipazione dei popoli. Sam ci ha anche spiegato come Israele, e chi lo sostiene incondizionatamente, stia di fatto svuotando il significato della parola antisemitismo.
Abbiamo infine chiesto a Sam un commento rispetto alle tenue sanzioni imposte dalla Gran Bretagna ai ministri israeliani Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich per le loro posizioni su Gaza e la Cisgiordania.
L’intervista completa con Sam Weinstein della Rete Ebraica AntiSionista Internazionale. Ascolta o scarica
Un confronto a tema re-industrializzazione e riconversione bellica è in programma per questa sera, giovedì 12 giugno, a Torino.
A partire dall’inchiesta realizzata dal giornalista di Radio Popolare Massimo Alberti, gli operai della Lear, di Tubiflex, di Stellantis Mirafiori, Mopar Rivalta e Leonardo si confronteranno alle 17 presso Palazzo Nuovo sulla riconversione bellica in programma – o in fase di relizzazione – nel tessuto industriale piemontese. A fare da cornice all’evento le guerre in corso e la crisi economica ed energetica dell’Europa.
Sullo sfondo della re-industrializzazione che sta colpendo diversi settori produttivi in Italia – dall’automotive all’indotto – si rafforza infatti il piano di riarmo europeo da 800 miliardi imposto dalla Presidente della Commissione Ue Von der Leyen: i primi segnali di attuazione si sono registrati in Iveco, con la creazione dell’Iveco Defence Vehicles (IDV), una divisione di Iveco Group per produrre “veicoli per la difesa”; la riconversione bellica della francese Renault per la produzione di droni da vendere all’Ucraina; oltre che i progetti della “Cittadella dell’Aerospazio” in programma per la città di Torino.
Gli operai si confronteranno sui progetti di riconversione bellica che stanno colpendo Torino e la Regione insieme a Massimo Alberti, giornalista di Radio Popolare, che su Radio Onda d’Urto illustra l’inchiesta che ha portato avanti rispetto alla riconversione bellica in Piemonte. Ascolta o scarica.
Di seguito la locandina dell’evento
“Piantedosi stringe la mano a un criminale libico“. Lo denuncia Mediterranea Saving Humans dopo la visita ufficiale di Saddam Haftar, mercoledì 11 giugno 2025, al Ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi.
“Il figlio del generale Khalifa Haftar, Saddam Haftar – spiega il comunicato di Mediterranea – è a capo della famigerata brigata Tarek Ben Zayed, dotata tra le altre cose di un supply vessel con il quale opera catture di profughi in mare e li deporta nei lager della Cirenaica. Anche la giustizia statunitense lo cerca dal maggio di quest’anno: è accusato di rapimenti, omicidi, deportazioni di massa anche nei confronti di cittadini libici. È inoltre segnalato dalle Nazioni Unite come uno dei più influenti trafficanti libici“.
“La Libia – denuncia Mediterranea – è consegnata nelle mani di questi capi mafia, da governi senza scrupoli che pur di ottenere il ‘blocco degli sbarchi’ da poter rivendere nella campagna elettorale permanente, sono disposti a sacrificare i principi e i valori di rispetto dei diritti e della dignità umana. Le mani che ha stretto Piantedosi, sono sporche di sangue innocente“.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. Ascolta o scarica.
Qui il comunicato integrale di MSH.
Oggi, mercoledì 11 giugno, primo caso di suicidio medicalmente assistito in Toscana dopo l’approvazione della legge regionale su tempi e modalità.
“La legge toscana sul fine vita è un atto di civiltà e responsabilità che garantisce tempi certi per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, applicando quanto già stabilito dalla Corte costituzionale” – hanno subito dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – “L’impugnazione del Governo Meloni è una scelta ideologica e priva di fondamento giuridico, volta a ostacolare un diritto già riconosciuto, come anche la proposta di legge che il Governo intende presentare per sbarrare la strada alle Regioni. Intanto, troppe persone continuano a soffrire o a emigrare per morire con dignità. Invitiamo tutte le Regioni ad agire per garantire la libertà e il rispetto delle volontà delle persone”. La battaglia, dunque, prosegue e deve proseguire a livello regionale e nazionale. In questi termini, l’Associazione Luca Coscioni ha già depositato in Cassazione una seconda proposta di legge popolare per legalizzare tutte le scelte di fine vita. La raccolta firme comincerà il 26 giugno.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento di Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune di Firenze Ascolta o scarica.
Il tribunale israeliano di Ramla ha emesso una sentenza che ha disposto la custodia cautelare di otto attiviste-i internazionali, che si trovavano a bordo della nave “Madleen” della Gaza Freedom Flotilla. Per loro al momento un mese di detenzione e il divieto di mettere piede in Palestina per i prossimi 100 anni!
Nonostante le argomentazioni legali presentate da Adalah, associazione legale locale, la corte ha respinto tutti i ricorsi e ha stabilito che il blocco navale su Gaza è “legittimo” ai sensi della giurisdizione israeliana e che gli attivisti hanno agito in violazione di tale legge. Da capire ora cosa accadrà. Due le strade: espellere comunque gli 8 internazionalisti o attendere l’udienza di revisione della detenzione, fissata per l’8 luglio.
Intanto Thiago Avila, attivista brasiliano, è in sciopero della fame e dell’acqua dopo aver subito percosse e privato dell’accesso a un legale per oltre 24 ore. In sciopero della fame anche l’europarlamentare di La France Insoumise – The Left, Rima Hassan.
Entrambi sono stati messi in isolamento totale, per 7 giorni.
La loro colpa? Avere scritto “Free Palestine” sul muro della cella.
L’aggiornamento con Michele Borgia del team di comunicazione della FFC Ascolta o scarica
Da oltre 30 anni, Radio Blackout è un presidio indipendente a Torino, l’unica radio libera della città. Nata nel 1992 dall’incontro di diverse realtà del movimento torinese, è una radio comunitaria basata su autogestione, autofinanziamento e un impegno politico chiaro: antifascismo, anticapitalismo, antisessismo e antiautoritarismo. Radio Blackout è uno spazio di resistenza culturale, un luogo dove la libertà di espressione si concretizza ogni giorno attraverso musica, controinformazione e dibattito.
“Siamo una radio autogestita che trasmette voci libere, senza padroni e fuori dai palinsesti omologati. Radio Blackout esiste solo grazie a chi la ascolta, la sostiene, la vive” scrivono compagni e compagne del collettivo redazionale per presentare il Blackout Fest che si svolge dal 13 al 15 giugno.
“In una città che vende cultura a pacchetto completo – con sponsor, loghi, “valori” aziendali e accordi con le istituzioni – il Blackout Fest è un’anomalia. Nessun marchio, nessun finanziamento: solo musica, corpi, parole e relazioni che non piegati alle logiche del profitto. A Torino gli spazi liberi scompaiono, soffocati dalle trasformazioni della città e dalle logiche del mercato: speculazione, gentrificazione, militarizzazione. Se sei qui anche tu fai parte di un atto di resistenza collettiva. Da oltre 30 anni, sappiamo cosa suonare. Come ogni anno, 13 – 15 GIUGNO MANITUANA Blackout Fest” si legge nel lancio della tre giorni di largo Maurizio Vitale, 113.
La presentazione con Maria Matteo, redattrice di Radio Blackout di Torino Ascolta o scarica
Ci stiamo iniziando a muovere come convoglio globale per raggiungere Rafah il 15 giugno.
Da oltre cinquanta paesi in tutto il mondo, siamo 54 delegazioni ma in molti si uniscono anche da luoghi dove non abbiamo delegazione, i marciatori stanno per incontrarsi al Cairo per fare parte di un’azione pacifica corale, forte, coraggiosa e solidale. Un movimento nato dal basso, una risposta della società civile al silenzio assenso dei governi, compreso quello italiano.
Siamo circa in 200 dall’Italia e centinaia da altri paesi, soprattutto dall’Africa dove questa iniziativa di pace è stata ben accolta dalle popolazioni del nord che si uniranno in carovane di autobus e auto che sono in partenza proprio in queste ore. Migliaia di persone tutte con un solo obiettivo: fermare il genocidio del popolo palestinese.
Con noi la Freedom Flotilla, che è stata illegalmente fermata in acque internazionali dall’esercito israeliano, e che è stata sequestrata. Un’azione piratesca che condanniamo, fatta ai danni di solidali con la causa palestinese. Ricordiamo che la Madleen trasportava forniture mediche, latte in polvere per neonati, riso e kit di emergenza destinati a una popolazione civile sottoposta a un blocco illegale. Noi percorriamo il cammino che la Flotilla ha aperto per noi.
Al momento il “Convoglio della Resistenza” (al-Soumoud), partito due giorni fa da Tunisi, con oltre 300 automobili e 1500 persone, è entrato in Libia. Questo convoglio ha con se’ aiuti umanitari che si spera saranno consegnati alla popolazione palestinese.
In Libia la fila di auto è stata scortata da organizzazioni umanitarie libiche, tra cui la Mezzaluna Rossa Libica, e dalle forze di sicurezza locali dal valico di frontiera di Ras Jedir fino a Zaouia. “La consegna degli aiuti non è l’obiettivo finale”, ha aggiunto il portavoce, precisando che “l’iniziativa mira a esercitare pressione affinché vengano aperti i valichi di frontiera e garantisca un accesso umanitario senza ostacoli a Rafah”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Tap il portavoce del “Coordinamento congiunto per la Palestina” promotore dell’iniziativa, Wael Nawa.
Al convoglio partecipano rappresentanti del sindacato Ugtt, dell’Ordine Nazionale degli Avvocati, della Lega Tunisina per i Diritti Umani, del Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini, degli Scout tunisini e delle associazioni studentesche. A questi si aggiungono medici, scrittori e artisti, ha detto il portavoce.
Dalla Tunisia il collegamento con Lucia di GFF Pesaro Ascolta o scarica
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