News – Radio Onda d`Urto

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News – Radio Onda d`Urto episodes

  • FREEDOM FLOTILLA VERSO GAZA RICEVE UN SOS DA UN BARCHINO IN DIFFICOLTÀ. LA GUARDIA COSTIERA LIBICA LI ANTICIPA E DEPORTA I MIGRANTI

    Prosegue il viaggio verso Gaza dell’imbarcazione Madleen di Freedom Flotilla Coalition. Obiettivo: rompere l’assedio israeliano, raggiungere le coste palestinesi e portare aiuti dal basso alla popolazione della Striscia.

    Giovedì 5 giugno la barca si trova a sud dell’isola greca di Creta. Attorno alle ore 9 di stamani ha cambiato momentaneamente rotta dopo aver ricevuto l’sos da un’imbarcazione in difficoltà con a bordo persone migranti, partite dalla Libia.

    Attivisti e attiviste della Madleen hanno così raggiunto i migranti in difficoltà quando, ad anticiparli, è arrivata un’imbarcazione della guardia costiera libica, inizialmente spacciatisi per egiziani, per deportare i migranti, una trentina. Quattro di loro si sono buttati in mare e sono stati soccorsi dalla Freedom Flotilla, per venire poi trasferiti su un’imbarcazione militare lettone, in pattuglia con Frontex. Dovrebbero ora essere portati in Grecia.

    L’aggiornamento con Michele Borgia, del gruppo comunicazione di Freedom Flotilla Italia. Ascolta o scarica.

     

    0 min
  • RUSSIA-UCRAINA: TRE ANNI DOPO, LA GUERRA CONTINUA TRA DIPLOMAZIA FERMA E NUOVI RAID

    A più di tre anni dall’inizio dell’invasione militare russa del febbraio 2022, il conflitto in Ucraina continua a essere segnato da attacchi e vittime civili.

    “Stiamo assistendo a una serie di attacchi e contrattacchi” afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Fulvio Scaglione, giornalista esperto di Russia ed Est Europa e direttore di InsideOver, “con un progressivo inasprimento della situazione che è abbastanza paradossale avvenga mentre si parla di colloqui di pace, di possibili negoziati”.

    In due telefonate, a Trump e a Papa Prevost, il presidente russo Putin ha chiarito che in Ucraina non ci potrà essere una ‘pace immediata’. Il leader del Cremlino conferma così che un cessate il fuoco è tutt’altro che a portata di mano. Sul terreno, infatti, gli attacchi proseguono. Nella notte, nuovi raid russi hanno colpito il nord dell’Ucraina provocando cinque morti e diversi feriti nella città di Samy e Kharkiv. Non si tratta ancora, però, della rappresaglia che Putin ha annunciato a Trump, affermando come la Federazione russa intende “rispondere all’attacco ucraino agli aeroporti” del 1 giugno 2025, con i droni ucraini arrivati per la prima volta a colpire fino in Siberia.

    Sul piano diplomatico le distante restano profonde, infatti i tentativi di mediazione si scontrano con condizioni inaccettabili da entrambe le parti. Putin aveva già respinto la proposta di incontrare il presidente ucraino Zelensky: “Kiev è un’organizzazione terroristica, e noi non parliamo con i terroristi”, ha ribadito ieri. I tentativi di negoziato in corso da alcune settimane vengono intanto affossati anche da Zelensky, secondo il quale “servono a Putin solo per continuare la guerra“.

    Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Fulvio Scaglione, giornalista esperto di Russia ed Est Europa e direttore di InsideOver. Ascolta o scarica.

    7 min
  • COLOSSO PETROLIFERO PERDE LA CAUSA, MA LA TRIVELLAZIONE IN ABRUZZO CONTINUA

    In Abruzzo non si è mai smesso di parlare di trivelle, ma in questi giorni la Regione è tornata al centro del dibattito attorno all’estrazione coatta delle sue risorse naturali.

    Questo perchè la società Rockhopper, colosso petrolifero inglese il cui piano era l’estrazione di idrocarburi a largo della costa dei Trabocchi, non otterrà più i 190 milioni di euro chiesti all’Italia per la mancata realizzazione della piattaforma petrolifera “Ombrina mare” sull’Adriatico.

    La questione trivelle resta, però, il nodo scorsoio dell’Abruzzo. A marzo 2025 è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso delle amministrazioni comunali di Alba Adriatica, Martinsicuro e Pineto e della Provincia di Teramo per fermare l’attivazione di nuove trivelle per la ricerca di petrolio e gas naturale al largo della foce del fiume Tronto.

    Le quattro istituzioni locali si erano appellate contro il pronunciamento del Tar Lazio, che nel 2023 aveva rigettato la loro richiesta di annullare la concessione al colosso energetico Eni.

    La lotta contro le trivellazioni in Abruzzo prosegue. Ne parla, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Francesco Masi, Coordinamento Nazionale No Triv. Ascolta o scarica.

    31 min
  • PORTUALI DI GENOVA E MARSIGLIA SI MOBILITANO PER FERMARE INSIEME LA NAVE CARICA DI ARMI DIRETTA A ISRAELE

    Portuali di Italia e Francia si mobilitano per fermare il carico di armi diretto a Israele.

    Prima il porto di Marsiglia, poi Genova e infine Salerno. E’ questo il percorso previsto dalla nave israeliana ZIM che nella mattinata di giovedì 5 giugno ha fatto vela verso il porto francese di Marsiglia: qui, pronti ad attenderla, i portuali del sindacato CGT del Golfo di Fos, che si sono rifiutati di imbarcare “19 pallet contenenti pezzi di ricambio per fucili mitragliatori utilizzati dall’esercito israeliano” e diretti ad Haifa, Israele.

    “I portuali e i lavoratori del Golfo di Fos non parteciperanno al genocidio in corso orchestrato dal governo israeliano”, si legge nel comunicato del sindacato generale CGT dei portuali e del personale della movimentazione merci del porto marsigliese che hanno scoperto del carico di armi dal media d’inchiesta francese Disclose e il media irlandese The Ditch.

    Ma le proteste non si fermano a Marsiglia. La nave israeliana ZIM ha previsto, per venerdì 6 giugno, l’attracco al porto di Genova. A farlo sapere Usb Porti e il CALP, Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: “riceviamo dai colleghi francesi della CGT del Golfo di Fos” la comunicazione che dal porto passeranno munizioni destinate ai militari israeliani dell’IDF.

    “Sappiamo anche che i portuali marsigliesi si sono mobilitati fin da subito per impedire l’imbarco di queste armi”, fanno sapere i portuali genovesi che hanno lanciato una mobilitazione per fermare il carico di morte diretto a Israele. Non solo, sono in contatto con i colleghi di Salerno per tenere monitorato il viaggio della nave israeliana carica di armi.

    “Non vogliamo essere complici del genocidio“, scrivono i CALP, che invitano sia lavoratori e lavoratrici dei porti che civili a partecipare al presidio in programma il 6 di giugno alle ore 15 presso il Varco Etiopia del porto di Genova, in concomitanza con il passaggio della nave israeliana ZIM.

    Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Josè Nivoi, del CALP e di Usb. Ascolta o scarica.

    4 min
  • ARGENTINA: NI UNA MENOS COMPIE DIECI ANNI E SCENDE IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO MILEI

    Il movimento transfemminista argentino Ni una menos compie dieci anni.

    Tutto iniziò il 3 giugno 2015, quando centinaia di migliaia di donne si ritrovarono nelle piazze di tutto il Paese per dire basta ai femminicidi e alla violenza maschile sulle donne e di genere. Nasceva, quel giorno, il movimento che ha poi ispirato i movimenti femministi e transfemministi di mezzo mondo, Italia in primis, e dato il via a un nuovo ciclo di lotte.

    In tutti questi anni il movimento Ni una menos ha sempre portato avanti  in Argentina una politica femminista e transfemminista fortemente intrecciata con quella per i diritti sociali. Dieci anni dopo – con il neoliberista di estrema destra Javier Milei al governo – il movimento femminista argentino salda la propria lotta con quelle di lavoratrici e lavoratori, di  pensionate e pensionati che, da quando il governo liberista ha tagliato le pensioni, scendono nelle strade di Buenos Aires ogni mercoledì contro le politiche ultraliberiste del governo, tra tagli e privatizzazioni.

    Nel caso di mercoledì 4 giugno 2015, dunque, le manifestazioni celebrano anche l’anniversario della nascita di Ni una menos.

    In occasione di questo importante anniversario, Radio Onda d’Urto ha raggiunto telefonicamente, a Buenos Aires, Alberta Bottini, docente del dipartimento di Economia e amministrazione all’Università di Quilmes, dove si occupa di cura, economia femminista ed economia solidale. Ascolta o scarica.

    12 min
  • VITERBO: VASTO INCENDIO ALLA FACOLTÀ DI AGRARIA. CAMBIARE ROTTA: “COMPLICE IL DEFINANZIAMENTO DEGLI ATENEI”

    Un vasto incendio è divampato questa mattina, mercoledì 4 giugno, presso la facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia a Viterbo.

    Da quanto si apprende – mentre sono ancora in corso le operazioni di spegnimento – una parte del tetto di un edificio del polo del Riello, dove si è sviluppato il rogo, risulta già fortemente danneggiato, ma almeno per ora non si registrano feriti: un operaio inizialmente dato per disperso è stato ritrovato.

    Nelle ultime ore, l’incendio si è propagato anche a un’altra palazzina del complesso, assumendo dimensioni tali da richiedere l’intervento dell’esercito per coadiuvare i vigili del fuoco nelle operazioni di spegnimento delle fiamme, che si sarebbero propagate dal tetto dove erano in corso dei lavori. Evacuata intanto la zona attorno all’ateneo della Tuscia per un raggio di 500 metri.

    Per Cambiare Rotta questo incendio “ha messo a rischio la vita di tutti gli studenti che stavano svolgendo gli esami, i docenti e i lavoratori” e chiama un presidio presso il complesso di Santa Maria in Gradi – iniziato alle 15 di questo pomeriggio – per denunciare l’accaduto.

    “È una vergogna, e non un fatto isolato – scrive Cambiare Rotta nella chiamata al presidio – le condizioni dell’edificio, il sottofinanziamento dell’università, la mancanza di misure di sicurezza hanno messo a rischio la vita di tutti. In più la certezza è che nel prossimo periodo l’edificio e la zona rimarranno inagibili, con conseguenze gravi per tutti gli studenti e i lavoratori che rimarranno senza una sede universitaria”.

    In collegamento dal presidio, sentiremo Elettra di Cambiare Rotta Ascolta o scarica

    5 min
  • MILANO: INTERVISTA ALLA MASCHERA DELLA SCALA LICENZIATA PER AVER URLATO “PALESTINA LIBERA” PRIMA DI UNO SPETTACOLO

    Sulle frequenze di Radio Onda d’ Urto vi proponiamo l’intervista esclusiva alla lavoratrice della Scala licenziata dopo che lo scorso 4 maggio 2025 ha urlato “Palestina libera” prima di uno spettacolo (ad inviti) organizzato dal MEF e con la partecipazione della Presidente del Consiglio Meloni.

    A questa maschera licenziata dal Teatro milanese abbiamo chiesto di ricostruire la vicenda e le motivazioni che l’hanno spinta a protestare. Ci spiega anche perchè ha deciso di rimanere anonima  e di parlarci del precariato che affligge numerose lavoratrici e lavoratori della Scala, che tradotto significa ricatti e impossibilità di alzare la testa di fronte a questa istituzione culturale.

    Infine le abbiamo chiesto cosa pensa di questo suo licenziamento e come avrebbe dovuto muoversi la Scala dopo la sua protesta.

    Vi proponiamo l’intervista. Ascolta o scarica.

    0 min
  • SCIOPERO DI 24 ORE NELLE POSTE CONTRO PRIVATIZZAZIONE E PRECARIATO

    Sciopero di 24 ore nel settore delle Poste, martedì 3 giugno, sia con i confederali Cgil e Uil, contro l’accordo separato siglato con la Cisl in materia di diritti, contratto e reditto, che da Cub e Cobas.

    In questo caso l’astensione contesta pure la “riduzione speculativa dell’organico stabile e degli uffici, un sistema di consegna della posta “a giorni alterni e rarefatti”, lo sfruttamento del precariato, l’aumento di stress, malattie e infortuni”. Oltre allo sciopero, presidi in diverse città: in Lombardia a Milano, in mattinata sotto la Rai, nel pomeriggio in Prefettura.

    L’intervista a Giovanni Pulvirenti, Slg-Cub Poste. Ascolta o scarica.

    6 min
  • GAZA: ANCORA BOMBE SU SCUOLE, OSPEDALI E TENDE DEGLI SFOLLATI. PROSEGUE IL VIAGGIO DELLA FREEDOM FLOTILLA

    Prosegue il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. La pulizia etnica, sistematica, è portata avanti senza soluzione di continuità da Tel Aviv che solo nelle prime ore di oggi ha bombardato di Deir El Balah, distruggendo il centro per la dialisi renale. 4 morti intanto a Gaza City; altri 14, tra cui diversi bambini, a est di Khan Younis. Colpita una tenda per gli sfollati nei pressi della scuola Al-Innawi. 

    In 24 ore le vittime sono un’ottantina, trenta delle quali negli spari di ieri contro centinaia di civili, alla fame, colpiti a poca distanza da uno dei tre Cosiddetti centri di distribuzione, in realtà veri e propri lager, in mano alla finta ong israelo-statunitense Gaza Humanitarian Foundation che oggi – fa sapere – terrà chiusi i Centri, ufficialmente per “migliorarne la sicurezza”. Il tutto mentre la GHF ha un nuovo presidente esecutivo: si tratta del reverendo evangelico di ultradestra Johnnie Moore, che prende così il posto del veterano dei marines Jake Wood, dimessosi pochi giorni dopo l’inizio delle attività per l’impossibilità – parole sue – di “gestire la consegna degli aiuti in modo efficace e umanitario”.

    Dentro Israele, intanto, il governo fascista del tandem Netanyahu – coloni approva un’altra ventina di colonie abusive in Cisgiordania, oltre a una tangenziale – a uso esclusivo degli israeliani – che taglierebbe il collegamento tra la Gerusalemme Est Occupata e i villaggi palestinesi dei dintorni, compreso quello beduino di Khan Al Ahmar, dove si trova anche la Scuola di Gomme, realizzata dall’ong italiana Vento di Terra con i fondi pure della Cooperazione governativa italiana. A poca distanza, intanto, alcune decine di manifestanti isrealiani contro la guerra hanno intrapreso una marcia di tre giorni da Tel Aviv al confine di Gaza, chiedendo un accordo complessivo sugli ostaggi e la fine dei massacri nella Striscia.

    Lato internazionale. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu andrà al voto alle 22 ora italiana su una risoluzione algerina che chiede il cessate il fuoco e l’accesso umanitario a Gaza, oltre che il rilascio degli ostaggi, ma dovrebbe scontrarsi con un nuovo veto Usa, il primo di Trump. L’ultimo testo, che chiedeva il cessate il fuoco, fu bloccato a novembre da Biden, con uno degli ultimi atti pre-voto.

    Sul piano della solidarietà internazionale attiva è invece in mare, alla volta di Gaza, l’imbarcazione Madleen di Freedom Flotilla Coalition. Obiettivo: rompere l’assedio e raggiungere le coste palestinesi per portare aiuti umanitari alla popolazione. Ieri sera la denuncia di un drone che per ore ha sorvolato il veliero, a una settantina di km a sud delle coste greche. Il timore che si trattasse di un’arma israeliana, come quella che poche settimane fa aveva colpito un’altra imbarcazione analoga, è stato fugato dalla Guardia Costiera Ellenica, che ne ha rivendicato la paternità. Prosegue quindi il viaggio della Madleen, ora in mare aperto tra il sud del Peloponneso greco e la sponda occidentale dell’isola di Creta. A bordo 12 persone; tra loro l’attivista svedese per la giustizia climatica, Greta Thunberg, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e l’eurodeputata palestinese-francese Rima Hassan, di La France Insoumise.

    Sulla situazione a Gaza Michele Giorgio, corrispondente da Gerusalemme de Il Manifesto, direttore di Pagine Esteri Ascolta o scarica 

    Dalla Palestina alla vicina Siria: nella notte diffusi raid dell’esercito israeliano contro infrastrutture militare del regime attuale, quello jihadista di Al Jolani, colpito per la prima volta in modo così esteso; il tutto, pare, ai razzi lanciati verso il territorio israeliano nelle ore precedenti e al momento non rivendicati. ‘Il regime siriano è responsabile dell’attuale situazione in Siria e continuerà a subirne le conseguenze finché continueranno le attività ostili” dice Tel Aviv. Nel mirino le zone di Quneitra e Daraa. Non si segnalano, per ora, vittime.

    Ancora Siria. Si attende di avere riscontri sui possibili resti di padre Paolo Dall’Oglio, gesuita romano scomparso il 29 luglio 2013 nel nord della Siria, all’epoca occupato dall’Isis fino alla liberazione condotta dalle Fds a guida curda. Secondo la diocesi di Qamishlo, citata dal settimanale Oggi, ‘il cadavere di un uomo in abiti religiosi che si ritiene possa essere quello di Dall’Oglio è stato ritrovato in una fossa comune a Raqqa’. Restano prudenti sia i famigliari che la Farnesina, che dice di essere ancora in attesa delle ‘verifiche necessarie’

    16 min
  • ABUSI IN DIVISA: 16 AGENTI A PROCESSO PER I PESTAGGI ALLA QUESTURA DI VERONA

    Sono diventati 16 i poliziotti indagati per torture e lesioni che sarebbero avvenute all’interno della Questura di Verona tra agosto e novembre 2022. Nove gli agenti che, dalla scorsa settimana, hanno allungato la lista degli indagati e che compariranno in udienza preliminare il prossimo 22 settembre 2025.

    L’indagine è partita dopo che i due cittadini fermati per “accertamenti”, hanno denunciato le violenze subite in diversi locali della Polizia in lungadige Galtarossa, in particolare in una stanza denominata “Acquario”. Le immagini delle violenze, già diffuse lo scorso giugno, mostrano tra l’altro i poliziotti delle volanti mentre trascinano un fermato a terra tra le sue urine o mentre sferrano pugni. Due i giudizi immediati già concordati tramite patteggiamento, per altri otto agenti l’inchiesta si era chiusa con l’archiviazione delle accuse.

    Nell’intervista la ricostruzione della vicenda e il commento di Daniele Todesco, dell’Osservatorio Migranti di Verona, che punta il dito anche sulla gestione della sicurezza in città, in seguito alla recente istituzione delle zone rosse. Ascolta o scarica

    21 min

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