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La Corte di Cassazione ha trasmesso due questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiarire la compatibilità del Protocollo Italia-Albania con il diritto comunitario. Un passaggio che mette in discussione la legittimità del trasferimento di richiedenti asilo nei Centri di permanenza e rimpatrio (CPR) previsti sul territorio albanese.
In particolare, la Cassazione ha sollevato dubbi circa la coerenza del protocollo con la Direttiva Rimpatri e la Direttiva Accoglienza, due capisaldi del sistema europeo in materia di gestione delle migrazioni e protezione internazionale. Una risposta potrebbe arrivare in pochi mesi.
Le questioni riguardano due casi: quello di un migrante in situazione di irregolarità amministrativa e quello di un richiedente asilo che ha fatto domanda di protezione internazionale da dietro le sbarre di quel Cpr. Per il primo il dubbio è che il trasferimento dall’Italia all’Albania contrasti con la direttiva rimpatri. Per il secondo un analogo sospetto riguarda la direttiva accoglienza. Il tema è quello della territorialità: la prima sezione penale, afferma il Manifesta che ha anticipato la notizia, è tornata sui propri passi capovolgendo una precedente decisione in cui aveva equiparato il Cpr di Gjader a quelli che si trovano in Italia.
Il rinvio alla Corte europea arriva dopo una serie di pronunce contrarie da parte delle sezioni immigrazione e delle Corti d’appello italiane, che hanno più volte sottolineato profili di incostituzionalità o contrarietà ai trattati internazionali.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervista all’avvocato Nicola Canestrini. Ascolta o scarica.
A Brescia forte contestazione di almeno 150 tra studenti e attivisti contro la presenza alla facoltà di Giurisprudenza del ministro degli esteri e vicepremier Tajani, invitato dall’Ateneo per inaugurare un corso di laurea.
Ad accoglierlo, nelle ore precedenti, una lettera aperta di 300 tra docenti, lavoratori e studenti dell’Università stessa, contro i massacri in Palestina e l’inazione anche governativa.
Dentro il cortile di Giurisprudenza, a due passi dall’aula magna, sono riusciti a entrare almeno 150 manifestanti, richiamati dell’appello di Giovani Palestinesi di Brescia e dal Coordinamento Palestina, arrivati a pochi metri dal ministro e dalla sua scorta. “Fuori Tajani, fuori Israele dall’Università. Basta complicità con occupazione e genocidio, Palestina Libera” le parole d’ordine dell’iniziativa.
Clicca qui per i video della contestazione.
Pomeriggio:
Mattina:
Il primo collegamento con Umberto della nostra Redazione Ascolta o scarica
Dopo il femminicidio della 14enne Martina Carbonaro, uccisa dal fidanzato 18enne perché – ha dichiarato lui stesso – “non voleva più stare con lui”, giovedì 29 maggio 2025 in centinaia si sono radunate in piazza San Domenico alle ore 20 per poi partire in corteo per le vie del centro di Napoli precedute dallo striscione “Ci vogliamo libere, felici e vive“.
Domani, sabato 31 maggio 2025, alle ore 21, nuovo appuntamento di lotta in piazza Gianturco ad Afragola, la città del Napoletano in cui viveva Martina.
Il racconto della manifestazione su Radio Onda d’Urto con Azzurra, degli Studenti Autorganizzati Campani, una delle realtà che avevano chiamato la piazza. Ascolta o scarica.
Consueto appuntamento del venerdì mattina con l’Analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e collaboratore di Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli.
I temi della puntata: la battaglia giudiziaria sui dazi di Trump, la decisione di Musk di lasciare il suo incarico nel governo dopo il via libera alla nuova legge fiscale. In conclusione l’assemblea annuale di Confindustria.
Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia Ascolta o scarica
È stato presentato oggi, giovedì 29 maggio, a Roma il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. Un report che fotografa un sistema penitenziario sempre più in crisi, a rischio implosione, al punto che il titolo scelto per questo nuovo rapporto inerente l’andamento degli ultimi 12 mesi è “Senza respiro”.
Continuano infatti a crescere le presenze in carcere – anche a fronte di una sensibile, ma costante diminuzione dei tassi di criminalità -, aumentano i suicidi e si aggravano molti dei problemi ormai strutturali del sistema carcerario italiano. Mancano spazi fisici, mancano servizi ma, soprattutto, mancano diritti.
“Quando una società decide di risolvere qualsiasi problema con lo strumento penale, e a cascata con quello penitenziario – afferma ai nostri microfoni Susanna Marietti, Coordinatrice Nazionale associazione Antigone – le carceri si gonfiano e non basteranno mai se pensiamo di demandare al carcere qualsiasi cosa. Bisogna tornare a serie politiche sociali, che puntino alla prevenzione“.
Il riferimento è alle politiche del governo attuale, che ha fatto della repressione e dell’inasprimento delle pene la propria bandiera e di cui il Decreto Sicurezza rappresenta solo l’ultimo atto. A finire in carcere, infatti, sono ancora e soprattutto le persone ai margini della società, stranieri, persone senza fissa dimora e tossicodipendenti in primis.
“A partire dalla pubblicazione di questo rapporto – annuncia il Presidente dell’associazione, Patrizio Gonnella, nell’editoriale che apre il report – Antigone sarà impegnata a dar vita a una grande alleanza costituzionale, nel nome della quale va del tutto decostruito il decreto legge Sicurezza con il suo intento di annichilire i detenuti, trasformandoli in numeri che devono solo obbedire, come nella peggiore tradizione politica italiana di regime”. Un decreto di cui proprio in queste ore sono in corso le dichiarazioni finali di voto alla Camera, prima dello scontato “sì” della destra in serata.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Susanna Marietti, Coordinatrice Nazionale associazione Antigone Ascolta o scarica
Torna la Tenda di Solidarieta’ con la popolazione civile e con il personale sanitario detenuto illegalmente nelle carceri israeliane. Sara’ 24 ore su 24 dal 30 maggio al 1 giugno in Piazza S.Giacomo a Borgo San Giacomo nella bassa bresciana.
La presentazione con Gabriele Pellegrini militante ecopacifista Ascolta o scarica
Il ministro Tajani domani è a Brescia, invitato all’Università per presentare alcuni corsi di laurea. Giovani Palestinesi, con l’adesione del Coordinamento Palestina, annuncia un presidio di contestazione al titolare della Farnesina al grido di “Fuori Tajani, fuori Israele. L’Università non deve essere complice di genocidio”. Come se non bastasse l’8 giugno il Governo Meloni rinnovera’ il Memorandum d’intesa militare tra Italia e Israele. Appuntamento alle ore 10.30 in via San Faustino, 41.
Sentiamo Giorgio Cremaschi, del Coordinamento Palestina di Brescia Ascolta o scarica
Ennesimo femminicidio a Torino: non ce l’ha fatta Fernanda Di Nuzzo, la donna di 61 anni accoltellata dal marito Pasquale Piersanti a Grugliasco. È morta questa mattina alle 9 all’ospedale Molinette del capoluogo piemontese, dov’era ricoverata in rianimazione.
A Napoli, dopo il femminicidio di Martina Carbonaro, 14enne uccisa dall’ex fidanzato di 18 anni perché – ha dichiarato il suo assassino – non voleva più stare con lui, gli Studenti autorganizzati campani hanno lanciato, per stasera alle 20 in piazza San Domenico, una manifestazione “per Martina, per Ilaria, per Sara, per Giulia: trasformiamo la rabbia in lotta”, queste le parole d’ordine.
Sentiamo Azzurra, di Studenti autorganizzati campani.Ascolta o scarica
Manifestazione anche a Bologna lanciata dal nodo locale di Non Una Di Meno. Appuntamento alle 19 in Piazza Verdi.
Sentiamo Giulia di NUDM Bologna.Ascolta o scarica
Intanto la presidente dell’Osservatorio nazionale indipendente sugli orfani di femminicidio Stefania Bartoccetti è intervenuta alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio: “siamo riuscite, attraverso un’indagine giornalistica, a raccogliere negli ultimi anni le notizie delle donne morte per omicidio e da lì a ricostruire il numero degli orfani speciali minorenni: in Italia sono più di 3500”.
Nell’audizione è stato anche sottolineato come gli orfani speciali siano bambini e bambine che “spesso per anni hanno vissuto la violenza assistita, hanno sentito per tanto tempo le urla del padre contro la madre, hanno visto situazioni terribili nelle loro case”. “Assistere e rimanere improvvisamente soli, privati della loro madre, è un’esperienza veramente traumatica”, ha osservato Bartoccetti, “crediamo che oltre al sostegno legale, psicologico e di accompagnamenti lunghi che vadano nella direzione della cura, un altro aspetto fondamentale sia poter garantire loro un percorso di studi certo”.
Dal prossimo primo giugno Filippo Ferri prenderà servizio come nuovo questore di Monza. A deciderlo il ministro dell’Interno, Piantedosi.
Filippo Ferri è però già noto come il poliziotto che nel 2012 venne condannato in via definitiva per le violenze poliziesche nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001. La “macelleria messicana”, come venne definita dallo stesso vicequestore dell’epoca.
La Corte europea dei Diritti dell’uomo sancì che quello che i poliziotti italiani fecero nell’irruzione alla scuola Diaz fu tortura. Erano i primi mesi del secondo Governo Berlusconi, i giorni del G8 di Genova, degli spari per mano di un carabiniere in Piazza Alimonda e l’omicidio di Carlo Giuliani, erano i giorni dei manifestanti caricati e picchiati in tutta la città.
L’irruzione di 300 agenti nella scuola Diaz in cui dormivano alcuni attivisti del social forum doveva essere una retata contro i famigerati “black block”. Si rivelò una spedizione punitiva: 61 i manifestanti feriti, 3 in prognosi riservata, uno in coma. Quasi 100 le persone fermate.
Le indagini successive rivelarono, poi, che le molotov attribuite ai manifestanti non si trovavano all’interno della scuola Diaz ma che fu la polizia a portarle all’interno. La maggior parte dei processi alle forze dell’ordine finirono in prescrizione.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mario di Vito, giornalista de Il Manifesto e autore di un articolo sul tema. Ascolta o scarica.
La nomina a questore di Monza di Filippo Ferri è stata criticata da cittadini e realtà politiche del territorio coinvolto: assessori, consiglieri comunali, ex parlamentari, avvocati e insegnanti di Monza hanno redatto una lettera aperta per chiedere al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di revocarne la nomina, mentre la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi ha presentato un’interrogazione parlamentare. Un’altra ancora è stata annunciata dal Partito Democratico.
Sulla raccolta firme che ha raggiunto le 12mila adesioni e la lettera aperta a Piantedosi, Alessandro Gerosa, uno dei promotori della raccolta firme. Ascolta o scarica.
Licenziata per aver urlato “Palestina Libera” prima di un concerto alla Scala. E’ il caso di una giovane donna, impiegata come maschera, punita per questa azione avvenuta lo scorso 4 maggio 2025 quando in sala stava entrando la Presidente del consiglio Giorgia Meloni.
“E’ arrivato il verdetto ghigliottina della direzione nei confronti della giovane donna del personale di sala che dalla prima galleria ha urlato ” palestina libera” prima del concerto del 4 maggio, all’ingresso di Giorgia Meloni in palco reale” ricostruisce in una nota il sindacato di base Cub Informazione & Spettacolo del Teatro alla Scala di Milano, aggiungendo che “nel provvedimento di licenziamento firmato dal sovrintendente Fortunato Ortombina , viene sottolineato che ha tradito la fiducia disobbedendo a ordini di servizio ma vien da dire che lei ha dato retta alla sua coscienza. A Giorgia Meloni la Direzione Scala per compiacenza offre la testa della ribelle che intendeva denunciare il silenzio complice del suo governo verso il genocidio che si compie tutti i giorni a Gaza”.
Il sindacato intende mettere in campo “tutte le azioni sindacali per difendere questa coraggiosa ragazza a cui va la nostra massima solidarietà. Difenderemo il diritto al lavoro e il diritto a manifestare il proprio pensiero”.
Ne parla ai microfoni di Radio Onda d’urto Roberto, Cub Informazione & Spettacolo del Teatro alla Scala di Milano. Ascolta o scarica
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