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Rimosse dalla scuole di Maclodio (BS) le bandiere contro la guerra.
Si torna a parlare del paese piccolo comune della Bassa bresciana occidentale, già agli onori della cronaca nazionale e locale nei mesi scorsi. In occasione del 25 aprile il sindaco meloniano e vicecoordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Simone Zanetti, aveva infatti vietato a Maclodio le celebrazioni per l’80esimo anniversario della Liberazione.
Il primo cittadino non si è fermato qui: disposta la rimozione dalla scuola di infanzia e primaria delle bandiere di “R1PUD1A”, la campagna contro la guerra promossa da Emergency. Un’iniziativa che riprende l’articolo 11 della Costituzione italiana (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”) e che in questi mesi ha portato avanti iniziative di sensibilizzazione in migliaia di scuole e comuni d’Italia.
L’Istituto comprensivo di Lograto, che comprende le scuole di infanzia e primaria di Maclodio, Torbole Casaglia, Berlingo e Lograto, ha aderito come centinaia di altri istituti alla campagna di Emergency, esponendo dai nove plessi scolastici la bandiera bianca recante la scritta “questa scuola R1PUD1A la guerra”.
Per il sindaco di destra già protagonista di divieti e che ha fatto rimuovere le bandiere, “è una mancanza di decoro ed è una campagna politica“. La dirigente scolastica ha risposto al primo cittadino di Maclodio facendogli sapere che Emergency è un’associazione senza bandiere politiche, che si occupa di curare le vittime civili delle guerre promuovendo una cultura di pace.
Annamaria Lanzoni, coordinatrice del gruppo volontari di Brescia per Emergency intervistata da Radio Onda d’Urto ricorda che “la campagna R1PUD1A di Emergency ha già portato avanti 185 incontri nelle scuole bresciane, incontrando più di 2500 studenti“.
Per le scuole di Maclodio non finisce qui. “La dirigente scolastica ha trattenuto le bandiere e informato il consiglio d’Istituto“, perchè – come riferisce Annamaria Lanzoni – ” a quanto risulta il sindaco non ha l’autorità di rimuovere le bandiere” di un’iniziativa promossa da una scuola pubblica.
Radio Onda d’Urto ha intervistato Annamaria Lanzoni, coordinatrice del gruppo volontari di Brescia per Emergency, che insieme ad altri volontari e volontarie porta avanti la campagna R1PUD1A. Ascolta o scarica.
“In Messico le forze in campo si scontrano a un livello inedito e Città del Messico, da santuario sicuro, torna a essere luogo di conflitto aperto. Cosa sta accadendo, quali sono i contendenti, come si stanno posizionando i diversi gruppi criminali – e tra loro pure l’esercito – paiono le grandi incognite del momento. In questo, però, i movimenti sociali – in primis l’EZLN – portano avanti le loro lotte. Zapatiste e zapatisti lanciano un nuovo appuntamento pubblico internazionale, dal 2 al 17 agosto 2025, nel caracol di Morelia“.
Così dal Messico, su Radio Onda d’Urto, il nostro corrispondente e collaboratore, Andrea Cegna, commentando le ultime notizie di cronaca dal Messico; a poche settimana dall’uccisione di due importanti esponenti del governo della Capitale, si è comunque tenuta la giornata di voto nazionale, la prima di questo genere, per eleggere centinaia di giudici in tutto il Paese è stato un flop, con una partecipazione nelle urne attorno al 13%. A urne aperte, scontro a fuoco tra poliziotti e uomini armati non identificati proprio nello Stato meridionale del Chiapas, a Frontera Comalapa: 5 agenti uccisi e il loro veicolo dato completamente alle fiamme. La replica dei poteri statali è la stessa di sempre, ossia più militarizzazione; schierati altri mille agenti in un’altra operazione “anti-narcos”. Altri scontri e morti pure a nord, nel Tamaulipas, dove sono stati uccisi 5 membri della band musicale Grupo Fugitivo, ritrovati cadavere in un terreno a Reynosa, città messicana di 700mila abitanti che confina con la contea di Hidalgo, negli Usa.
In questo scenario, viene dai movimenti sociali messicani l’unica risposta reale e dal basso. A muoversi, ancora una volta, è il movimento zapatista che lancia, dal 2 al 17 agosto 2025 a La Morelia, un incontro internazionale di resistenze e ribellioni, chiamata “Alcune parti del tutto”.
“Questo – scrivono le realtà organizzatrici, ossia “le comunità zapatiste di origine Maya, attraverso il loro Governo Locale Autonomo (GAL), il Collettivo dei Governi Autonomi (CGAZ), le Assemblee dei Collettivi di Governo Autonomo (ACGAZ), INTERZONA e l’EZLN” – non è un incontro di analisi o di approcci teorici, ma piuttosto un incontro di esperienze pratiche di resistenza. Chi di noi sarà presente sa già cos’è questo maledetto sistema e cosa fa contro tutti, così come contro la natura, la conoscenza, le arti, l’informazione, la dignità umana e l’intero pianeta. Non si tratta di esporre teoricamente i mali del sistema capitalista, ma piuttosto di ciò che si sta facendo per resistere e ribellarsi, ovvero per combatterlo.
Non vi invitiamo a insegnare. Non siamo i vostri studenti o i vostri apprendisti; né siamo insegnanti o tutor. Siamo, insieme a voi, parti di un tutto che si oppone a un sistema. Dare e dare. Voi ci raccontate le vostre esperienze e noi, il popolo zapatista, raccontiamo le nostre”.
Clicca qui per il comunicato completo di lancio dell’incontro in Chiapas dell’agosto 2025.
Sulla situazione in Messico e la risposta delle comunità zapatiste, su Radio Onda d’Urto il nostro collaboratore e corrispondente, Andrea Cegna. Ascolta o scarica
In circa una settimana di navigazione, l’imbarcazione umanitaria Madleen della Freedom Flotilla dovrebbe raggiungere le acque basse della Striscia di Gaza. Il veliero con a bordo un piccolo equipaggio, è partito domenica primo giugno dal porticciolo turistico di San Giovanni Li Cuti, di Catania. Con questo viaggio l’imbarcazione e l’equipaggio rischiano nuovamente la repressione delle forze armate israeliane, che un mese fa avevano colpito con droni la nave Conscience della Freedom Flotilla mentre si trovava in acque internazionali al largo di Malta. La Madleen sarebbe stata sorvegliata, poche ore dopo la partenza, da un elicottero militare.
Obiettivi della missione sono rompere l’assedio, denunciare il blocco israeliano e fornire aiuti di emergenza alla popolazione civile. La partenza è stata preceduta da un’imponente mobilitazione popolare nella città di Catania con centinaia di persone al porto e migliaia in corteo nei giorni scorsi. Aiuti, viveri e medicinali sono stati caricati sulla nave grazie alla mobilitazione cittadina.
La Madleen, come riportano gli organizzatori in un comunicato, “simboleggia l’inflessibile spirito di resilienza palestinese e la crescente resistenza globale all’uso di punizioni collettive e alle politiche deliberate di fame da parte di Israele”. A bordo volontarie e volontari di diversi paesi, oltre che a rifornimenti urgenti per la popolazione di Gaza, tra cui latte in polvere, farina, riso, pannolini, assorbenti femminili, kit per la desalinizzazione dell’acqua, forniture mediche, stampelle e protesi per bambini.
La Freedom Flotilla coalitiotion invita i governi a “garantire un passaggio sicuro per Madleen e tutte le imbarcazioni umanitarie”, i media a documentare correttamente e integralmente la missione e tutta la cittadinanza a rifiutare il silenzio e agire per Gaza.
Gli aggiornamenti sulla missione in corso con Simone Zambrin, attivista di Freedom Flotilla. Ascolta o scarica
2 giugno: No alla Repubblica fondata sulla guerra. Manifestazioni a Roma, Milano e Pisa verso l’appuntamento nazionale del 21 giugno contro la guerra e il vertice della Nato. In Sicilia i No Muos a Niscemi. A Torino, Modena e Lecco contro la retorica patriottica e guerrafondaia.
A Roma il Coordinamento Disarmiamoli ha dato appuntamento in piazza durante la parata delle Forze Armate alle ore 10 a Largo Argentina “per affermare un nostro no alla guerra, al riarmo europeo e alle politiche belliciste che il nostro governo porta avanti ogni giorno di più”.
A Milano appuntamento alle 11 in Largo Cairoli per un volantinaggio e speaker corner “giu’ le armi e su i salari”.
A Pisa si terra’ una manifestazione regionale , dalle 10.30 il concentramento all’Aeroporto Galilei “contro guerra, riarmo e difesa comune”.
In Sicilia il Movimento No MUOS manifesta ” contro il MUOS e la guerra, dalla parte della Palestina fino alla liberazione della terra”. Appuntamento alle 16 in Largo Mascione a Niscemi.
A Modena a partire dalle ore 10:30 in Piazza Grande, il coordinamento Modena per la Palestina promuove un’assemblea popolare dal titolo “Modena ripudia la guerra, il riarmo e il genocidio”. L’iniziativa, che si svolge in concomitanza con la Festa della Repubblica, intende offrire una lettura alternativa e critica delle celebrazioni istituzionali, “vogliamo riportare la bandiera palestinese al centro della città e contrastare ogni lettura militarista e “riarmista” della festa del 2 giugno”.
A Lecco un corteo dalle 10 con ritrovo in Largo Montenero per “un 2 giugno antimilitarista, antifascista, antisionista”.
A Torino appuntamento alle 16 in via Garibaldi angolo piazza Castello (se piove in piazza Palazzo di Città) per contestare “le cerimonie militariste, la retorica patriottica, la guerra e chi la a(r)ma”.
Sulla retorica militarista e guerrafondaia di questa celebrazione sentiamo Maria Matteo del “Coordinamento contro la guerra e chi la arma” di Torino Ascolta o scarica
Seggi aperti da questa mattina in Polonia per il secondo turno di un’elezione presidenziale serrata, che avrà importanti implicazioni per il ruolo del Paese in Europa, per l’aborto e per i diritti LGBT+. Il 53enne Rafal Trzaskowski, sindaco pro-Ue di Varsavia e alleato del governo centrista, è in corsa contro lo storico nazionalista Karol Nawrocki, 42 anni, sostenuto dal partito Diritto e Giustizia (PiS) del presidente conservatore in carica Andrzej Duda. I sondaggi prevedono un testa a testa. Si vota fino alle 21:00.
Il primo turno delle presidenziali si era svolto lo scorso 18 maggio. Il candidato filo-Ue Rafal Trzaskowski aveva ottenuto poco più del 30%. Segue il candidato sovranista e anti-europeista Karol Nawrocki con il 29,15.
La sfida si gioca in gran parte sull’elettorato di protesta, in particolare sui giovani che al primo turno, il 18 maggio scorso, hanno premiato la “nuova” estrema destra polacca di Confederazione e il suo leader Slawomir Mentzen, capace di ottenere quasi il 15%. Entrambi i candidati hanno cercato il suo endorsement, partecipando a interviste sul suo popolare canale YouTube e corteggiando la sua base elettorale. Nawrocki ha firmato in diretta un documento con otto richieste, tra cui il veto all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, mentre Trzaskowski si è detto disponibile solo su alcuni punti, ribadendo invece il sostegno a Kiev e ai diritti Lgbtq+, tema delicato in un Paese fortemente cattolico.
Il commento di Gianluigi Albergoni, collaboratore di East Journal.Ascolta o scarica
L’università che denuncia i propri studenti. Ha dell’incredibile ma è quanto è avvenuto a Bologna nei giorni scorsi all’università di Bologna che ha gettato 9 student3 nel tunnel di un procedimento giudiziario a dir poco fantasioso: “Occupazione per trarne altrimenti profitto”. “Si tratta di un’auletta da tempo in disuso e impolverata – tiene a precisare, ai microfoni di Radio Onda d’Urto Michele di Cambiare Rotta incatenato in una stanza del rettorato. Sarà difficile che Giovanni Molari che alcuni, nei corridoi dell’università ormai chiama “Magnifico Trattore”dati i suoi studi accademici vda a sentire di persona le ragioni degli studenti e in primo luogo quelli che cercano spazi di socialità e di scambio di idee politiche nel quadro di una repressione che si fa sempre più asfissiante. “Io non vado a parlare con chi occupa “ ha Recentemente dichiarato il rettore in un’intervista . Venerdì 30 alle 17 gli studenti di cambiare rotta parleranno con chiunque voglia ascoltarli e racconteranno di tutte le contraddizioni del sistema universitario a partire dalle molestie sessuali all’ordine del giorno agli scambi accademici col sistema della ricerca israeliana ed è legami pericolosi delle relazioni pericolose con la fabbrica di armi (e di morte) Leonardo SPA . Nasce proprio da una recente contestazione degli studenti di cambiare rotta all’interno di un convegno sponsorizzato proprio da Leonardo questa ondata repressiva all’interno dell’ateneo bolognese E forse è proprio dal Fatto che l’azione sia stata resa possibile grazie alla conquista di uno spazio di agibilità e di vita vissuta all’interno dell’ateneo proprio con l’aula autogestita . Ascolta o scarica
Qui di seguito l’appello degli studenti a tutti i cittadini antifascisti e consapevoli che ormai ci troviamo a combattere anche un “fronte interno”:
APPELLO ALLA CITTADINANZA PER IL RITIRO IMMEDIATO DI TUTTE LE DENUNCE AI CANDIDATI ALLE ELEZIONI STUDENTESCHE UNIBO E CNSU COLPEVOLI DI AVER LOTTATO PER UNA NUOVA UNIVERSITÀ: FIRMA QUI
Siamo gli Studenti che l’Università di Bologna ha deciso di denunciare.
Siamo gli studenti candidati alle elezioni studentesche del CNSU e dell’Unibo con Cambiare Rotta. Siamo gli studenti che hanno colto la sfida delle elezioni studentesche per cambiare l’università e conquistare un futuro, invertendo la rotta della rappresentanza per come è stata esercitata finora, ossia piegata agli interessi della governance e carrieristica, pesando sulla pelle dei diritti degli studenti.
Siamo gli studenti che ogni giorno lottano nelle aule e nei dipartimenti dell’università contro il modello universitario che i governi degli ultimi trent’anni, da sinistra a destra, hanno costruito, che vede come priorità assoluta l’adeguamento alle necessità del mercato, votato al profitto e al tornaconto economico attraverso il riarmo, gli accordi bellici e con le aziende private.
Siamo gli studenti che negli ultimi anni si sono mobilitati per il diritto allo studio con le tendate contro il caro affitti e il carovita e per una mensa gratuita, ottenendo un incontro pubblico con Ergo e Unibo.
Siamo gli studenti che si sono mobilitati contro il riarmo, la militarizzazione delle università, il genocidio in Palestina e la complicità dell’occidente tutto. Siamo gli studenti che hanno lottato contro il ddl 1660 (ora nuovo DL Sicurezza), aprendo spazi di dibattito altrimenti inesistenti in Università.
Siamo gli studenti che si sono mobilitati contro molestie e violenze in università, che rappresentano un ricatto e una minaccia per tutti quegli studenti e lavoratori precari che per mantenere il proprio posto sono costretti ad accettare trattamenti svilenti e denigratori, come successo per anni nel dipartimento Bigea dell’Unibo.
Siamo gli studenti che hanno chiesto conto dei tagli all’Università (dal Rettore chiamati “risparmi”) in quanto tagli al nostro futuro, con tagli ai corsi, alla didattica, al personale, alla ricerca… Lo abbiamo fatto andandolo a trovare di persona negli incontri con i Dipartimenti, a cui nessun’altra lista ha pensato di invitare la componente studentesca, oltre ad un paio di rappresentanti, se andava bene.
Siamo gli studenti che negli ultimi mesi hanno restituito alla comunità studentesca uno spazio lasciato all’incuria dall’Università, nella giornata del 25 npvembre contro la violenza sulle donne. Uno spazio intitolato a Shadia Abu Gazaleh, una militante e attivista palestinese che è per noi oggi un esempio importantissimo di emancipazione femminile e di lotta contro la violenza e l’oppressione sistemica.
Lo abbiamo fatto perché crediamo che l’Università non debba essere solo un posto in cui entrare per dare esami, laurearsi e poi andarsene. Lo abbiamo fatto perché sappiamo quanto è centrale l’Università nella società, nel suo ruolo nel tessuto produttivo (come testimonia l’utilizzo della ricerca oggi) ma anche per quanto riguarda una vera e propria guerra ideologica dall’alto, per cui ci hanno fatto credere che “There’s no other way”, che questo è il migliore dei mondi possibili, e che ribaltarlo è impensabile. Ebbene noi invece pensiamo esattamente il contrario: per cambiare la società, serve anche cambiare l’Università, per conquistarci un futuro.
È con questo spirito che abbiamo intrapreso la sfida della rappresentanza, per restituirla agli studenti come megafono delle lotte e aprire sempre di più la loro partecipazione alla politica universitaria, e non rinchiudersi negli organi d’Ateneo.
Tuttavia, a sei giorni dalle elezioni dei rappresentanti di Unibo e del CNSU, abbiamo ricevuto dieci avvisi di inizio indagine provenienti direttamente dall’Università di Bologna, a dimostrazione che in Unibo, come in città e nel paese tutto, stiamo vivendo un vero e proprio allarme democrazia di chiusura degli spazi di agibilità politica. Un elefante nella stanza che non si può più ignorare, al di là delle proclamazioni di pluralismo e progressismo del prorettore agli studenti Condello e del rettore Molari.
Proprio in questi giorni, mentre per regolamento l’università dovrebbe garantire i suoi spazi per fare campagna elettorale nei 15 giorni prima delle elezioni, ci siamo trovati a far fronte ad una gestione indecente da parte dell’università: dalle aule e gli interi plessi negati per le iniziative politiche, come successo a Palazzo Hercolani, ai bandi equivoci e i form che non vengono pubblicati. Questo, per non parlare di tutto il resto: schedature per strada, alla fermata dell’autobus, fin sotto casa… polizia e digos direttamente nei corridoi dei nostri Dipartimenti, come successo un mese fa in quello di Matematica. Questo ci dimostra che le elezioni in università sono totalmente disincentivate dalla govervance e rappresentano una vera e propria farsa – non è un caso che l’afflusso alle urne sia stato dell’11% alle scorse elezioni – perché sono state totalmente private del loro significato politico e utilizzate dalle liste di centrosinistra per i propri tornaconti carrieristici e di curriculum.
Non ci stupisce che le denunce e le identificazioni a tappeto arrivino ai candidati dell’unica lista che si pone come obiettivo primario quello di cambiare l’università per conquistare un futuro dignitoso, e che si attiva quotidianamente per accrescere la partecipazione studentesca ai processi democratici e ai momenti di discussione e decisione. Unibo, Molari e Condello trattano gli studenti che si organizzano e mobilitano come un problema di ordine pubblico, e non come un fatto politico che dimostra come dentro l’università esista una buona fetta di studenti sinceramente determinata a cambiarla.
Inoltre, non possiamo che porci in continuità con il lavoro iniziato dagli studenti dell’OSA nelle scuole, che di fronte agli attacchi, alle denunce e alle sanzioni disciplinari per l’occupazione del Liceo Minghetti contro la scuola di Valditara, il riarmo, il genocidio e il DL sicurezza, hanno deciso di costruire un appello alla solidarietà per la cittadinanza e di incatenarsi davanti alla prefettura dopo il riuscitissimo sciopero nazionale del 4 aprile, che ha ricompattato i diversi pezzi del mondo della formazione ed è riuscito a denunciare lo stato di vero e proprio allarme rosso nelle scuole e nelle università. La risposta ricevuta in seguito all’incatenamento di un militante dell’OSA colpito dalla repressione e di un militante di Potere al Popolo, da sempre complice e solidale con gli studenti che lottano contro lo stato di cose presenti, impegnato nella difesa dei diritti sociali e nella battaglia contro il riarmo, è stata lo sgombero violento e indiscriminato alle prime luci dell’alba.
Da sempre ci organizziamo per combattere il clima di criminalizzazione del dissenso politico e a questi continui attacchi rispondiamo continuando a farlo, a partire dal costruire una rappresentanza di rottura e d’alternativa, che sappia aprire gli spazi di democrazia in Atene a tutta la comunità studentesca. Molari e Condello, inutile parlare di pluralismo, mentre in UniBo c’è un problema di democrazia!
La lista di Cambiare Rotta si pone come una lista di lotta, che vuole essere di rottura, conflittuale e megafono delle lotte. Votare per Cambiare Rotta significa votare contro la repressione e la chiusura degli spazi di democrazia nel paese e in università, portati attivamente avanti dalla governance d’Ateneo.
Firma e condividi l’appello per il ritiro immediato di tutte le dieci denunce fatte dall’Università di Bologna contro i candidati all’Unibo e al CNSU nella lista di Cambiare Rotta che lottano per cambiare l’università e conquistare un futuro!
Aggiornamenti del pomeriggio.
Ore 18.30: la manifestazione arriva a conclusione. Così la Rete A Pieno Regime: “Il 14 dicembre avevamo fatto una promessa: che questo decreto non sarebbe rimasto silente. 150.000 persone sono partite da piazza Vittorio Emanuele, hanno attraversato le strade del centro e sono arrivate fino a Ostiense”.
Ore 17.55: L’ultima corrispondenza dalla manifestazione con Michele della redazione Ascolta o scarica
Ore 17.00: Collegamento con Manuel della redazione Ascolta o scarica
Ore 16.25: Collegamento con Daniele della redazione Ascolta o scarica
Ore 15.50 Secondo collegamento con Michele della redazione, racconto delle presenze e della composizione del corteo che sta raccogliendo decine di migliaia di persone Ascolta o scarica
ore 15.40. Il corteo si sta posizionando e sta partendo, mentre migliaia di persone stanno ancora arrivando. La prima corrispondenza con Michele della redazione Ascolta o scarica
Oggi, sabato, è il giorno della manifestazione nazionale contro il decreto sicurezza, con partenza alle 14 a Roma da piazza Vittorio promossa da Rete No DL Sicurezza – a pieno regime.
A 48 ore dall’ennesima forzatura istituzionale, e dall’approvazione del testo a colpi di fiducia alla Camera (entro il 12 giugno si passa al Senato), movimenti, associazioni, organizzazioni sociali, sindacati e partiti di opposizione si ritrovano a Roma.
La diretta del corteo a partire dalle 15.30: Michele della nostra redazione che si sta recando alla manifestazione Ascolta o scarica
Luca Blasi, uno dei portavoce della rete No Dl Sicurezza – A pieno regime. Ascolta o scarica
Questa mattina, 15 persone appartenenti ad Extinction Rebellion presenti a Roma per il corteo contro il DecretoSicurezza sono state pedinate, fermate, perquisite e identificate dalla Polizia di Stato in una zona residenziale di Roma nord. Le procedure di identificazione sono durate 1 ora e 30. Solo dopo numerose insistenze sono state spiegate alle persone fermate le motivazioni del fermo, così come risultante anche dai verbali di sequestro: “ricerca di armi atte ad offendere e materiale pirotecnico ed esplosivo”. Tutto ciò che è stato sequestrato sono stati 10 fumogeni colorati, fumogeni che possono essere acquistati liberamente.
Alcuni passanti si sono fermati a mostrare solidarietà e a chiedere alle forze dell’ordine spiegazioni di quanto stesse accadendo ma sono stati invitati ad allontanarsi. Una situazione analoga ha riguardato un gruppo di studentesse e studenti romani.
Sentiamo Luca di XR Ascolta o scarica
A fine corteo, lo spezzone di Osa si è accampato alle Terme di Caracalla per contestare l’ultima tappa di domenica 1 giugno del Giro d’Italia e lo sportwashing di Israele.
Il prossimo 8 giugno 2025 si rinnoverà tacitamente il Memorandum d’Intesa militare fra Italia e Israele. Dieci giuristi italiani hanno inviato al Governo una diffida formale affinché si fermi questo rinnovo, ritenuto incostituzionale e contrario ai trattati internazionali.
La diffida richiama il parere della Corte Internazionale di Giustizia (luglio 2024), che ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi Occupati; le misure provvisorie della Corte nello stesso procedimento, che riconoscono la plausibilità di un genocidio in corso a Gaza; i mandati di arresto della Corte Penale Internazionale (novembre 2024) contro Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità.
I giuristi sottolineano come il Memorandum sia rimasto in vigore in modo opaco e privo di trasparenza verso i cittadini italiani, generando costi per lo Stato senza un chiaro controllo democratico. Denunciano inoltre come i suoi rinnovi siano coincisi con gravi offensive israeliane a Gaza (Piombo Fuso, Margine Protettivo, Pilastro di Difesa, Grande Marcia del Ritorno), e come il prossimo rinnovo avverrebbe in piena crisi umanitaria con oltre 60.000 morti palestinesi, di cui 18.000 bambini.
Secondo la diffida, l’Italia violerebbe apertamente la Costituzione (in particolare gli articoli 10, 11 e 117) e i principi del diritto internazionale, che impongono agli Stati di non contribuire, in alcun modo, al mantenimento di situazioni illegali come l’occupazione militare e la colonizzazione israeliana.
La Corte Internazionale ha stabilito che tutti gli Stati hanno il dovere di non prestare aiuto ad atti contrari al diritto internazionale e alla dignità umana. L’Italia, non avendo mai preso ufficialmente le distanze da queste violazioni, rischia di essere complice sul piano giuridico e politico.
Per questo anche PeaceLink ritiene necessario e urgente di chiedere al Governo di interrompere la cooperazione militare con Israele, di scrivere ai parlamentari perché incalzino il governo sui punti evidenziati dai dieci giuristi;aprire un dibattito pubblico sulla complicità militare fra Italia e Israele consentita dal Memorandum di Intesa.
Sentiamo Alessandro Marescotti presidente di Peacelink Ascolta o scarica
CURAMI – Prima di tutto la salute. Trasmissione in onda il sabato mattina dalle 12.00 alle 12.30 con Donatella Albini medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, gia’ delegata alla sanita’ del Comune di Brescia e Antonino Cimino medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute- di Brescia. La trasmissione viene replicata mercoledi prossimo alle 12.30.
Il tema della puntata di sabato 31 maggio è dedicato ai morti sul lavoro causato dall’amianto. Ne parliamo con Marco Caldiroli Presidente di Medicina Democratica e Gino Barbieri medico del lavoro e autore del libro “Morire di amianto. Un dramma prevedibile, una strage prevenibile”.Ascolta o scarica
Attraverso un’esperienza professionale di circa trenta anni l’autore presenta, in una prospettiva storica, una ricostruzione delle innumerevoli circostanze di esposizione ad amianto che hanno rappresentato la causa di morte per mesotelioma maligno e tumore polmonare di centinaia di lavoratori in provincia di Brescia e non solo. Esposizioni professionali che sono risultate assai più frequenti nell’utilizzo di materiali contenenti amianto, piuttosto che nella produzione di manufatti col minerale, come l’“Eternit”. Esposizioni spesso ignorate e talvolta subite solo per la contaminazione di ambienti di lavoro delle fibre libere; un rischio al quale migliaia di lavoratori sono risultati esposti inconsapevolmente, anche quando le informazioni sul cancerogeno erano da tempo presenti, ma colpevolmente negate. Un grave rischio i cui effetti cancerogeni erano largamente prevedibili; erano altrettanto prevenibili? Il libro propone una riflessione su questo cruciale interrogativo, che percorre e che lega le tragiche vicende narrate per approdare alla esigenza di giustizia delle vittime e dei loro congiunti, come si può esprimere nello scenario di processi penali celebrati in Tribunali italiani.
La Spezia, città simbolo della produzione militare italiana, diventa protagonista di una mobilitazione per la pace e la riconversione civile. Questo sabato 31 maggio, in Piazza Brin, si terrà la manifestazione “Restiamo Umani”, organizzata da persone attive nella società civile, attiviste e attivisti per i diritti umani, associazioni antimilitariste, per dire NO a tutte le guerre e a chi le finanzia, a partire dalla multinazionale Leonardo, il cui stabilimento spezzino esporta armamenti in conflitti in tutto il mondo.
La città è un nodo cruciale dell’industria bellica nazionale, con lo stabilimento Leonardo che produce sistemi d’arma venduti a Paesi coinvolti in guerre e repressioni. Parallelamente, il governo spinge per una sempre maggiore militarizzazione del territorio, soffocando lo sviluppo di alternative civili ed ecologiche. La manifestazione rilancia invece la necessità di una riconversione produttiva che orienti risorse e competenze verso settori socialmente utili: energie rinnovabili, trasporti sostenibili, beni pubblici.
Appuntamento alle 15.30 in Piazza Brin. Sentiamo Michele di “Restiamo Umani La Spezia” Ascolta o scarica
Ore 16:45: Ci racconta come sta andando la manifestazione il nostro collaboratore Andrea de Lotto Ascolta o scarica
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