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Nuovi eventi sismici ai Campi Flegrei, Napoli. L’ultima scossa ieri, mercoledì, con magnitudo 3.1 ieri dopo quella di 4.4 di due giorni fa. Crepe e lesioni negli edifici.
Dopo aver ottenuto l’allestimento di un’area con tende, bagni chimici, protezione civile, Asl e ambulanza all’area dell’ex base Nato, ieri l’assemblea popolare Bagnoli-Campi Flegrei avrebbe dovuto incontrare il comune Partenopeo per parlare della situazione degli abitanti ma l’appuntamento è saltato.
Si parlerà anche di questo domani alle 18 in un’assemblea di quartiere chiamata con queste parole d’ordine: “I Campi flegrei non mollano. La terra continua a tremare, noi resistiamo”. A seguire il corteo per le strade della zona interessata da tempo dallo sciame sismico.
Walter, dell’Assemblea popolare di Bagnoli-Campi Flegrei. Ascolta o scarica.
Nella mattinata di mercoledì 14 maggio, attivisti e attiviste dell’Ex Centrale a Bologna hanno trovato lo spazio sociale devastato. Divelti gli ingressi, devastati i locali e rubate attrezzature, materiali e impianti elettrici.
Alla Ex Centrale in Bolognina, quartiere a nord di Bologna, si registrano “danni per 5mila euro“, hanno fatto sapere in un comunicato volontari e volontarie dello spazio, sottolineando che il problema non sta nel gesto di una singola persona bensì nel fallimento del sistema nel quartiere, nella “risposta delle istituzioni che è fatta solo di polizia” senza investimenti in risorse e servizi.
Rilanciata con forza un’assemblea di quartiere, programmata per domani, giovedì 15 maggio alle ore 18.30 al Fondo Comini.
Il commento ai nostri microfoni di Giovanni, compagno della Ex Centrale. Ascolta o scarica
Il 29 aprile scorso diverse associazioni e organizzazioni della società civile hanno lanciato un’azione collettiva di disobbedienza e resistenza civile contro il decreto Sicurezza. Si tratta di un digiuno a staffetta, una “catena di solidarietà per i diritti di tutte e tutti” che questa mattina, mercoledì 14 maggio, è stata portata in Senato.
L’iniziativa – promossa e organizzata da A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca – Coordinamento nazionale comunità accoglienti, Forum Droghe, L’Altro Diritto, La società della Ragione e Ristretti Orizzonti – vuole offrire uno strumento di lotta in più per denunciare e ribadire “l’illegalità costituzionale, la prepotenza e la violenza istituzionale del decreto legge sicurezza approvato dal governo con un bliz l’11 aprile 2025”.
“Attraverso il digiuno – sottolineano nel comunicato le realtà promotrici – vogliamo solidarizzare con tutte e tutti coloro che stanno già subendo le conseguenze violente del DL sicurezza, e allargare al massimo il fronte della protesta contro un provvedimento che limita gravemente lo spazio civico, criminalizza il dissenso pacifico e mette a rischio i diritti fondamentali di cittadine e cittadini”.
La campagna ha già superato i 300 partecipanti e proseguirà fino al 30 maggio, vigilia della manifestazione nazionale a Roma contro il DL sicurezza chiamata dall’Assemblea Nazionale Rete No DDL Sicurezza – A Pieno Regime. Qui tutte le informazioni e il link al modulo predisposto per l’adesione.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il segretario di Forum Droghe, Leonardo Fiorentini, con cui siamo entrati nel dettaglio di questa azione di protesta, delle sue finalità e della sua presentazione al Senato proprio mentre alla Camera era in corso una riunione di maggioranza sul DL sicurezza durante la quale sarebbe stata data l’indicazione, secondo quanto si apprende, di procedere in maniera blindata sul provvedimento. Ascolta o scarica
Ampia vittoria del Partito socialista del premier Edi Rama alle elezioni parlamentari che si sono svolte domenica 11 maggio in Albania. Secondo i risultati ufficiali diffusi, i socialisti hanno ottenuto il 52,1% contro il 34,2% della destra di Sali Berisha. Per Edi Rama, il cui partito ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, inizia quindi il quarto mandato alla guida del paese delle aquile. Restano ancora da conteggiare poche schede provenienti dai residenti all’estero, che non cambieranno in maniera sostanziale i risultati attuali.
Entra in parlamento per la prima volta anche “Insieme” – Lëvizja Bashkë – giovanissimo partito politico nato come movimento dal basso e a sinistra. Alfred Bushi, esponente di “Insieme” nuovamente ai nostri microfoni, ha sottolineato come la campagna elettorale di Edi Rama sia stata vuota di contenuti. Il primo ministro “ha usato la sua influenza, il controllo sui media e il clientelismo” per consolidare il proprio potere.
Lëvizja Bashkë ha svolto una campagna elettorale praticamente senza budget e mettendo l’accento sui problemi reali dell’Albania: “un paese in cui il salario minimo si aggira intorno ai 400 euro, la pensione minima intorno ai 100 euro, il costo della vita è largamente inadeguato agli stipendi, i servizi pubblici e la sanità non funzionano, un paese da dove centinaia di migliaia di persone sono emigrate”.
Il seggio in parlamento ottenuto da Lëvizja Bashkë sarà occupato da Redi Muçi, che avrà il compito di proseguire le lotte del movimento “dando la priorità alle persone coraggiose, preparate e non corrotte”. Redi Muçi, già ospite ai nostri microfoni per commentare l’accordo Italia-Albania per la costruzione del lager per migranti, è un giovane professore alla facoltà di geologia ed è stato uno dei fondatori del partito. Avrà il non facile compito di “portare in parlamento le voci dei più deboli e della classe lavoratrice”.
Il collegamento da Tirana con Alfred Bushi, esponente di Lëvizja Bashkë – Insieme. Ascolta o scarica
Sara Marzolino, giovane compagna 22enne di Reggio Emilia, è stata travolta e uccisa da un’auto domenica 11 maggio, alle prime luci dell’alba, mentre attraversava la strada con un’amica all’incrocio tra via Buozzi e via San Benedetto, a Genova. Le indagini sono in corso per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Sul corpo della ragazza è stata disposta l’autopsia.
Amici, compagni e compagne stanno aspettando il ritorno del corpo di Sara a Reggio Emilia e poi renderanno noto un momento comune di ricordo in suo onore che potrebbe gia’ essere il prossimo fine settimana.
Radio Onda d’Urto ha incrociato la sua militanza in occasione della manifestazione antifascista e di movimento che si è tenuta a Reggio Emilia il 30 marzo 2025, capace di portare in piazza migliaia di persone.
In questa trasmissione vi proponiamo alcuni audio delle interviste che abbiamo realizzato con lei prima e dopo il corteo, l’intervento di Sara dall’impianto di amplificazione fatto il 30 marzo e il ricordo di Francesco del Lab Aq 16, di Mariam dello sportello Officina Cura Popolare e di Joy, del Coordinamento studentesco Ascolta o scarica
Da Radio Onda d’Urto:
Di seguito, i comunicati di Lab AQ16 e Non Una di Meno per Sara:
“ci ha lasciati Sara.
Lab AQ16 di Reggio Emilia
Ciao Sara
Nuovo importante momento del percorso di mobilitazione per migliori condizioni abitative nelle case popolari, una lotta che unisce famiglie italiane e di origini immigrate, persone anziane e giovani: questa sera alle ore 20 presso la casa delle associazioni in via Cimabue nr 16 (sotto la Torre Cimabue) nel quartiere bresciano di San Polo, assemblea per fare il punto della situazione e discutere con assessori e consiglieri comunali del rinnovo della convenzione tra Aler e Comune per la gestione delle case comunali. Una grande partecipazione sarebbe un segnale di determinazione verso Aler che potrebbe essere rilevante per il buon esito della lotta, verso il presidio davanti alla sede dell’ ente in viale Europa del prossimo 24 maggio alle ore 15.
La presentazione con Luca e Umberto di Diritti per Tutti Ascolta o scarica
Presidio questa mattina di lavoratori alla ditta Fratelli Montorfano di Seveso (MB) contro il licenziamento di sei lavoratori la cui unica colpa è quella di “pretendere” il pagamento di centinaia di ore di straordinari e di domeniche lavorate senza nessun compenso.
Ci spiega i motivi Massimino Dell’Orfano coordinatore provinciale Slai-Cobas Milano Ascolta o scarica
Sentiamo la testimonianza di un lavoratore al presidio Ascolta o scarica
Sempre più aziende emiliane si affidano alla cybersecurity israeliana, a tecnologie e esperti che provengono dalla Unità 8200 dell’esercito israeliano. Proprio a Modena, presso la Florim Gallery, il 22 maggio prossimo si terrà il “Zero Trust&Cyber security Summit 2025”, alla sua quarta edizione, dove i ceo aziendali incontreranno «ethical hacker da Israele» che tratteranno di «casi pratici dell’approccio offensive». L’evento, che si tiene da 4 anni nella Florim Gallery, è organizzato dalla Tekapp con la sua collegata Tek8200, aziende italo-israeliane con sede a Modena. Fondata nel 2014 da Daniel Rozenek, la Tekapp collabora in joint venture con Silynx che ha sede a Tel Aviv.
“Modena per la Palestina” ha preso posizione contro l’evento: “Non possiamo permettere che un’azienda del nostro territorio sostenga un paese, Isralele, il cui primo ministro ha un mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, che approva un piano criminale, in atto già da 19 mesi, che prevede la conquista della striscia di Gaza e la deportazione dei Palestinesi, che blocca gli aiuti umanitari. Il mondo è testimone ma ha scelto di ignorare, noi no e non ci fermeremo”.
Per questo è stata lanciata una campagna di raccolta firme per chiedere l’annullamento dell’evento. Ne abbiamo parlato lunedi scorso con Flavio di Modena per la PalestinaAscolta o scarica
Proprio in queste ore sui canali social di “Modena per la Palestina” si parla vittoria popolare e del fatto che l’evento è stato annullato: “L’evento TEKAPP alla Florim È STATO ANNULLATO!Grazie alla rabbia, alla determinazione, alla mobilitazione di tuttə noi. È una vittoria politica: dal basso, ostinata, collettiva. Abbiamo dimostrato che organizzarsi serve. Chi è complice del genocidio in Palestina non passerà inosservato! Chiediamo a Florim di interrompere definitivamente ogni rapporto con TEKAPP. E rivolgiamo la stessa richiesta a INALCA, al gruppo Romani Ceramiche e a tutte le aziende modenesi che collaborano con chi arma e sostiene l’apartheid israeliana. Al fianco della resistenza Palestinese finché la Palestina non sarà libera! Ci vediamo alla cena di Baggiovara per discutere insieme di questa vittoria politica! CENA POPOLARE – SABATO 17, ORE 19.30 – E per costruire insieme i prossimi passi della mobilitazione”.
L’aggiornamento sempre con Flavio di Modena per la Palestina Ascolta o scarica
La chitarrra e il potere. Storie e autori delle canzoni politiche di protesta in Italia e nel mondo. Su radio onda d’urto tra le 20 e le 21 il secondo mercoledi del mese. Oggi andiamo a Baggio nella Rsa Parco delle Cave a trovare Franco Trincale, l’ultimo cantastorie di Milano.
Franco Trincale (Militello in Val di Catania, 1935) è un cantante e cantastorie italiano.
L’arte di Franco Trincale proviene dalla nobile tradizione dei cantastorie siciliani, di cui è rimasto uno degli ultimi epigoni. Le sue canzoni, come da tradizione, sono in massima parte ispirate a eventi di attualità, tanto che lo stesso autore definisce la sua opera come “giornalismo cantato”.
Franco Trincale, sin dagli inizi, è stato vicino alle posizioni del movimento operaio e negli anni ’70 si è spesso esibito nelle fabbriche in occasione degli scioperi. Fu eletto “Trovatore d’Italia” alla Sagra dei Cantastorie del 1967 e del 1968, organizzate dall’Associazione Italiana Cantastorie Ambulanti (AICA).
Trasferitosi a Milano nel dopoguerra, si è esibito per diversi anni nella zona del Duomo e, dal 1992, in Piazza San Babila con testi che facevano eco alle vicende di mani pulite, finché l’ordinanza comunale 5955 del 19 luglio 2002 (che vieta l’uso di amplificatori per «molestia alla cittadinanza e disturbo alle attività») gli ha imposto la cessazione di questa attività. Questa ordinanza, secondo lo stesso Trincale, sembra sia stata emanata anche in virtù di motivazioni di carattere politico.
Il 7 dicembre 2008 il Comune di Milano gli conferisce la Medaglia d’Oro di Benemerenza Civica (Ambrogino d’Oro) per aver “saputo utilizzare significativi elementi di cultura popolare legando il proprio lavoro artistico di Cantastorie con la storia dei movimenti sociali”.
La puntata di oggi in compagnia di Franco Trincale e della sua chitarra Ascolta o scarica
“Tracce coloniali: ricordare per riconoscere, riconoscere per riparare” è il titolo scelto per la delegazione di associazioni della società civile italiana che si recherà dal 15 al 18 maggio sull’Isola di Ustica, e in particolare al “Cimitero degli arabi”, per rendere omaggio agli oppositori libici alla colonizzazione italiana deportati nelle piccole isole.
La delegazione si svolge nell’ambito delle iniziative a sostegno della proposta di legge di istituzione di una “Giornata del ricordo delle vittime del colonialismo italiano” e mira a far riemergere la conoscenza di questa parte sinora rimossa della storia italiana.
Un piccolo corteo, che vedrà anche la partecipazione degli studenti del Liceo dell’isola, si recherà la mattina del 17 maggio al “Cimitero degli arabi” dove, in segno di solidarietà, sarà piantato un ulivo e sarà apposta una targa che riporta brani di poesie di deportati libici e di antifascisti che furono imprigionati sulle isole.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Centro Studi Ustica, vedrà la partecipazione di Un Ponte Per, Arci, Rete Yekatit12/19Febbraio, Movimento Italiani senza cittadinanza, Convenzione per i diritti nel Mediterraneo, Anpi, Cgil, Unione degli Universitari, Un’Altra Storia APS.
La delegazione sarà nell’isola già dal 15 maggio per incontrare la popolazione e gli studenti. Alle commemorazioni è stato invitato il sindaco di Ustica e l’Ambasciata libica in Italia.
La presentazione con Fabio Alberti fondatore e presidente onorario di Un ponte per. Organizzatore dell’iniziativa di Ustica Ascolta o scarica
“Poche persone lo sanno – scrive Un ponte per in un comunicato – anche perché non ce n’è traccia nei libri di scuola, ma c’è stato un tempo in cui l’Italia deportava nelle sue isole gli oppositori libici alla colonizzazione della loro terra e ve li lasciava morire. Le stesse isole in cui , più tardi, avrebbe confinato le e gli antifascisti, tra cui Antonio Gramsci. È una delle tante vergogne nascoste della storia coloniale dell’Italia prima liberale e poi fascista.
È un processo iniziato nel 1911 quando, dopo la sconfitta di Shara Shatt, l’occupante rispose con una “caccia all’arabo” e l’esecuzione sommaria di migliaia di persone. Altre, forse 4.000, furono frettolosamente imbarcate senza processo per Favignana, le Isole Tremiti, Gaeta e per Ustica. Le deportazioni continuarono negli anni seguenti fino ad almeno il 1934.
Non si trattava solo di oppositori trovati con le armi in pugno o di dissidenti, ma anche semplicemente di persone influenti, professionisti o semplici passanti rastrellati per strada. L’Italia decapitava così la società tripolina nella speranza di impedire una resistenza che invece puntualmente riprese nel 1915 con la “grande rivolta araba”.
Le condizioni di detenzione furono durissime, come testimoniato dalle poesie scritte durante la prigionia da Fadil Al Shamani, poeta e partigiano di Tobruk deportato nel 1912. Almeno un terzo dei deportati morirono in quelle celle.
Questa storia è una macchia nel passato del nostro paese non solo perché ne è stato responsabile, ma anche perché l’ha sistematicamente occultata, come ha fatto per i tanti altri crimini commessi in Libia, in Etiopia, Eritrea, Somalia o nei Balcani durante le sue imprese coloniali.
L’occultamento della memoria coloniale, oltre che un oltraggio alle vittime, è stato ed è una negazione del diritto della società civile italiana a conoscere la propria storia. Ma siccome la storia lascia tracce, ad Ustica c’è un piccolo cimitero in cui i deportati libici morti in prigionia venivano seppelliti. E dimenticati.
Per questo noi di Un Ponte Per andremo a Ustica dal 15 al 18 maggio 2025, a deporre un fiore su quelle tombe e piantare un albero di ulivo. Invitiamo chi voglia ad unirsi per rendere omaggio alle vittime del colonialismo italiano a cui nemmeno la Repubblica ha ancora chiesto scusa; per rendere visibile un pezzo della nostra storia per troppo tempo nascosta. Per ricordare il confino a cui furono sottoposti gli antifascisti italiani, e per denunciare con forza il colonialismo, italiano ed europeo, in tutte le forme in cui si è espresso e continua a farlo ancora oggi.
Andremo a Ustica per assumerci una responsabilità, e per chiedere che lo Stato italiano si assuma la sua, anche attraverso l’istituzione di una Giornata della memoria delle vittime del colonialismo italiano.
Insieme a noi hanno aderito (in aggiornamento): Arci, Rete Yekatit12/19Febbraio, Italiani senza cittadinanza, Unione degli Universitari, Anpi, Cgil,Convenzione per i diritti nel Mediterraneo, L’Altra Storia APS, Centro Studi e documentazione isola di Ustica.
Programma di massima (in evoluzione):
Tutti e tutte possono partecipare.
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