News – Radio Onda d`Urto

News – Radio Onda d`Urto

By
Download on the App Store

News – Radio Onda d`Urto episodes

  • BRESCIA: CODE DI ORE PER IL RINNOVO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO DI UNA PERSONA DISABILE. DIRITTI PER TUTTI: “UNA SITUAZIONE INACCETTABILE”

    Nella giornata di lunedì una famiglia si è recata in Questura a Brescia per il rinnovo del permesso di soggiorno del figlio Petru di 23 anni, invalido al 100%: dopo un’attesa di 6 ore, ha addirittura dovuto ripresentarsi il giorno dopo perché mancava un pagamento e a quell’ora le Poste erano chiuse.

    “Si tratta di una situazione inaccettabile, al limite della disumanità, ai danni di una famiglia che ha delle fragilità”, denuncia Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per Tutti ai microfoni di Radio Onda d’Urto. La mamma Elena, che accompagnava Petru, ha dovuto attendere in coda tutte queste ore coda  con la sorellina di due anni.

    “Siamo dovuti tornare il giorno dopo”, ci racconta Mohamed Kendil, marito della madre Elena, “ed è assurdo dover attendere 6 ore per fare le impronte digitali, con una persona invalida e una bambina di due anni, senza nemmeno un distributore di acqua. La mia famiglia è arrivata in anticipo alle 10 per non rischiare di essere in ritardo all’appuntamento delle 11 e ha finito alle 17.   Petru deve rinnovare il permesso di soggiorno perchè fino a 7 anni fa viveva con la nonna in Moldavia e quando la mamma è diventata cittadina italiana lui era maggiorenne.

    “A questa situazione si aggiunge il problema delle attese per il rinnovo del permesso di soggiorno e la sua durata”, aggiunge Gobbi, “un calvario che alla Questura si ripete e che porta ad avere in mano il permesso quando ha durata, alla fine, di pochi mesi. E’ un sistema che penalizza i migranti.” L’ultimo rinnovo di questo ragazzo è stato di soli otto mesi.

    Ascoltiamo l’intervista di Umberto Gobbi al marito di Elena registrata davanti alla Questura appena finita la procedura. Ascolta o scarica

    10 min
  • TRENTINO: MANGANELLATE E PIOGGIA DI LACRIMOGENI SUI PARTECIPANTI DI ‘FREE SPRING’

    Violento sgombero dell’evento “Free Spring”, free party di musica ed socialità iniziato giovedì 1 maggio sui prati di Malga Lomasone, nei pressi di Comano Terme, provincia di Trento.

    La festa sarebbe dovuta durare fino a domenica 4 maggio, ma dopo la denuncia lanciata dal sindaco Fabio Zambotti già nella prima giornata di inizio del Free Spring, venerdì, sono intervenuti polizia, carabinieri, vigili urbani e vigili del fuoco per sgomberare i partecipanti in base alla norma approvata a inizio mandato del Governo Meloni, quella anti-rave.

    Tra i partecipanti alla festa a nord del Lago di Garda, oltre duecento persone, erano presenti anche “bambini, anziani”, sottolinea l’organizzazione in un comunicato diffuso a seguito degli scontri.

    I manifestanti hanno affermato di aver prontamente comunicato alle forze di polizia la volontà di collaborare pacificamente. “Le forze dell’ordine hanno intimato di smontare immediatamente il tendone e l’impianto audio, altrimenti li avrebbero presi con la forza”.

    “Dopo qualche ora”, riferiscono i manifestanti, “finito di smontare il tendone, abbiamo iniziato a smontare il palco. Con l’arrivo del buio la situazione ha continuato a scaldarsi: è arrivata una camionetta dei vigili del fuoco. Illuminati da quest’ultima, quaranta guardie armate sono avanzate senza comunicare nulla, spingendoci contro le impalcature del bar, manganellando persone disarmate e creando una situazione di panico”.

    “Mentre ci picchiavano e sparavano gas lacrimogeni hanno rubato un furgone vuoto, supponendo che ci fosse l’impianto audio all’interno. Sfruttando la confusione hanno violentemente sequestrato tre persone. Sotto una pioggia di lacrimogeni durata una trentina di minuti, sparando anche ad altezza uomo, hanno cominciato ad allontanarsi seguendo il furgone rubato. Nel frattempo è stata chiamata un’ ambulanza, a cui inizialmente hanno impedito di scendere”.

    Ai microfoni di Radio Onda d’Urto la testimonianza di un partecipante che preferisce restare anonimo. Ascolta o scarica

    Il commento dell’avvocato penalista trentino Nicola Canestrini. Ascolta o scarica

    12 min
  • ASCOLI PICENO: 2MILA IN CORTEO IN SOLIDARIETÀ CON LA FORNAIA ANTIFASCISTA IDENTIFICATA PER L’AFFISSIONE DI UNO STRISCIONE

    Si è svolta sabato 3 maggio ad Ascoli Piceno la manifestazione antifascista organizzata a seguito della doppia visita delle forze di polizia al panificio “L’assalto ai forni”, la cui titolare aveva esposto uno striscione per celebrare gli ottant’anni dalla Liberazione in occasione del 25 aprile.

    “25 aprile buono come il pane, bello come l’antifascismo” era la scritta incriminata riportata sul pezzo di stoffa affisso di fianco alla forneria.

    Almeno 2mila le persone presenti in piazza per portare solidarietà alla fornaia ascolana Lorenza Roiati, che ha definito la partecipazione all’evento come “una risposta spettacolare perchè gli antifascisti sono spettacolari”.

    Indetta alle 15.30 da piazza Cecco D’Ascoli “contro ogni forma di fascismo e repressione” la manifestazione, partecipata da Anpi e realtà politiche del territorio, comitati, studenti, cittadini e collettivi, si è conclusa in piazza Ventidio Basso.

    Il bilancio della manifestazione con Cecilia, del collettivo Caciara di Ascoli Piceno. Ascolta o scarica.

    5 min
  • PIANO CARCERI: LA CORTE DEI CONTI DENUNCIA “GRAVI RITARDI” E “SOVRAFFOLLAMENTO AI LIMITI DELL’EMERGENZA”

    L’analisi sullo stato di attuazione del ‘Piano Carceri’ evidenzia situazioni critiche di sovraffollamento carcerario che – soprattutto in Lombardia, Puglia, Campania, Lazio, Veneto e Sicilia – “assumono contorni ai limiti dell’emergenza”. È quanto denuncia la Corte dei conti nella relazione annuale sul tema, che ricorda, tra le varie mancanze, la “non realizzazione di numerosi interventi e l’urgenza di completare la manutenzione straordinaria, per migliorare le condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di trattamento all’interno degli istituti”.

    Molteplici, secondo la Corte dei Conti, le cause dei ritardi: dalle inadempienze contrattuali alle carenze nei finanziamenti necessari, con la necessità – è il richiamo ulteriore dei giudici contabili – di “applicare il principio dell’individualizzazione della pena, che impone una corretta collocazione dei detenuti all’interno delle strutture in base alla loro condizione giuridica e alle esigenze trattamentali”.

    Risultato: le carceri continuano a scoppiare, con suicidi quasi quotidiani, mentre la politica – quella governativa –anzichè svuotare gli istituti punta a riempirli sempre di più. E’ il caso dell’ultimo DL Sicurezza, che aumenta a dismisura le pene per le proteste– che siano lavorative, ambientali, sociali, per i diritti di tutte-i – inventandosi anche di sana pianta nuove forme di reato.

    Un commento ai microfoni di Radio Onda d’Urto da Susanna Marietti, dell’associazione per i diritti delle persone dietro le sbarre, Antigone Onlus. Ascolta o scarica

    5 min
  • ELEZIONI TRENTINO: BOLZANO AL BALLOTTAGGIO, TRENTO RESTA AL CENTROSINISTRA. IN CALO L’AFFLUENZA

    Trentino e Alto Adige. Il voto per le amministrative è segnato da una percentuale di votanti in ulteriore calo e di fatto attorno al 50% degli aventi diritto.

    Il sindaco uscente di Trento Franco Ianeselli (centrosinistra), si conferma al primo turno con il 55%, doppiando il centrodestra, sotto il 27%. Più o meno, gli stessi voti presi dalla lista più votata del centrosinistra, il Pd, al 25%, mentre a destra Fdi doppia la Lega; 14,5% contro meno del 7%. Più a sinistra, la candidata sindaca Bortolotti (PRC, M5S e Onda) sfiora il 7,5%, con 2 seggi.

    Sempre in Trentino, ballottaggi nei popolosi Comuni di Riva del Garda e Arco, non distanti dalla provincia di Brescia, da dove trasmettiamo. A Riva, dove la sindaca uscente Cristina Santi (Lega) è stata coinvolta nell’inchiesta ‘Romeo’ su appalti e affari, la destra è andata divisa. In testa il centrosinistra di Mosaner (49%), contro il 29% di Betta, FdI. Ad Arco invece la civica Arianna Fiorio – sostenuta tra gli altri da Europa Verde – è al 36%. Sfiderà la destra di Amistadi (30%), mentre il candidato di centrosinista, Ioppi, si è fermato al 23%.

    Più a nord, in Alto Adige, a Bolzano si andrà al ballottaggio, il 18 maggio. Ampiamente avanti il centrodestra con Claudio Corrarati (36%) per molti anni a capo del Cna altoatesino, che al ballottaggio dovrebbe incassare anche il sostegno dell’Svp, il cui candidato Konder si è fermato con il 16%, al terzo posto. Davanti a lui, e quindi al ballottaggio, andrà l’assessore uscente di centrosinistra, Juri Andriollo (27%). Simonetta Lucchi, candidata di Rifondazione Comunista e M5S, ha ottenuto il 2%. A livello di liste, con 16,1%, l’Svp rimane il primo partito a Bolzano, tallonata però molto da vicino da Fratelli d’Italia (15,4%); il Partito democratico è al 12,6%. La Lega, invece, è al 5%, rispetto al 13% del voto comunale precedente.

    Sempre in Alto Adige, negli altri due Comuni sopra i 15mila abitanti a Brunico vittoria al primo turno dell’Svp con il 52%, davanti al candidato dei Verdi (16,9%), in crescita di quasi il 5%; infine Merano, con ballottaggio tra Svp (32%) e Alleanza per Merano (32%), creata dal sindaco uscente Dal Medico, che ha superato i candidati del centrosinistra (23%) e di Fdi – Lega (9,5%).

    Da Bolzano su Radio Onda d’Urto l’analisi di Lorenzo Vianini, redattore di Radio Tandem Ascolta o scarica 

    8 min
  • ROMANIA: VINCE IL CANDIDATO SOVRANISTA SIMION. AL BALLOTTAGGIO CONTRO IL SINDACO DI BUCAREST DAN

    Primo turno delle presidenziali-bis in Romania: affluenza, come a novembre, di poco sopra il 50%. Tra chi ha votato non cambia l’orientamento: al primo posto c’è un altro candidato della destra sovranista, sul modello Orban o Trump: questa volta non è Georgescu – vincitore del voto di pochi mesi fa, poi annullato dalla Corte costituzionale per presunte ingerenze russe, ma il suo delfino, Simion, che ha conquistato oltre il 40% dei voti. Al ballottaggio sfiderà il sindaco di Bucarest Dan, ritenuto filo Ue, che ha ottenuto la metà dei voi, sotto il 21%, superando solo in extremis il candidato del centrodestra liberale al governo nazionale.

    Sielke Kelner Ricercatrice Osservatorio Balcani-Caucaso TransEuropa Ascolta o scarica 

    10 min
  • FREEDOM FLOTILLA: ANCORA BLOCCATA IN ACQUE TERRITORIALI AL LARGO DI MALTA LA NAVE CONSCIENZE CHE PORTAVA AIUTI UMANITARI A GAZA

    La nave Conscience di Freedom Flotilla – colpita da droni con ogni probabilità israeliani in acque internazionali mentre partiva per Gaza carica di aiuti – è ancora bloccata e tenuta fisicamente fuori dalle acque territoriali di Malta, che minaccia di arrestare attiviste e attivisti. La nave intanto imbarca acqua ed è senza energia elettrica perché l’attacco ha colpito, a prua, il generatore. 

    La Freedom Flotilla Coalition chiede al governo maltese di consentire un passaggio sicuro e senza ostacoli in entrata o in uscita dalle acque maltesi, concedere accesso immediato alle squadre di supporto della Flottiglia per fornire assistenza; ottemperare ai propri obblighi ai sensi del diritto marittimo internazionale per proteggere una nave civile in difficoltà.

    La CNN ha intanto riferito che un C-130 Hercules dell’aeronautica militare israeliana ha volato verso Malta poche ore prima dell’attacco. I dati di tracciamento del volo mostrano che l’aereo ha sorvolato a bassa quota Malta orientale per un periodo prolungato prima di tornare in Israele. L’esercito israeliano si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni.

    Michele Borgia attivista del Media Group in contatto con la Coalizione Internazionale Ascolta o scarica 

     

    9 min
  • MESOPOTAMIA: IL PRIMO MAGGIO IN TURCHIA TRA MANIFESTAZIONI DI MASSA E REPRESSIONE. IL RACCONTO DI MURAT CINAR

    Il nuovo appuntamento con Mesopotamia – notizie dal vicino oriente è dedicato al Primo maggio, giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici. In particolare, nella puntata di Mesopotamia andata in onda venerdì 2 maggio 2025 abbiamo raccontato le manifestazioni che hanno riempito le strade di Istanbul e di molte altre città della Turchia. Lo abbiamo fatto grazie al contributo di Murat Cinar, giornalista turco che vive in Italia e nostro collaboratore.

    Per quanto riguarda il Primo maggio in Turchia, anche quest’anno l’attenzione era tutta su Istanbul: ogni anno dal 2012, infatti, le autorità della città sul Bosforo vietano ai lavoratori e alle lavoratrici di raggiungere in corteo piazza Taksim, simbolo delle lotte operaie e sociali della megalopoli turca. In realtà, il 2012 fu una breve parentesi. Quell’anno il governo di Erdogan e dell’Akp non vietò la piazza per la prima volta dal 1977, quando in occasione della giornata di lotta di lavoratori e lavoratrici polizia ed esercito turco spararono sulla folla provocando la morte di 37 manifestanti. Da allora, regimi e governi della Repubblica di Turchia hanno sempre vietato le manifestazioni del Primo maggio in Piazza Taksim “per motivi di sicurezza”.

    Per quanto riguarda il Primo maggio di quest’anno, nei giorni precedenti la polizia turca aveva già arrestato decine di compagne e compagni di sindacati e organizzazioni della sinistra turca per ostacolare l’organizzazione della manifestazione. Nonostante questo migliaia e migliaia di persone si sono radunate per raggiungere piazza Taksim nonostante il divieto e il dispositivo di polizia che chiudeva tutte le strade di accesso. In tutta risposta gli agenti hanno arrestato oltre 400 persone, che sono state poi trattenute per ore in vari commissariati della città in condizioni brutali. Grandi manifestazioni sono state organizzate anche ad Ankara e in molte altre città del Paese.

    Con Murat Cinar non abbiamo parlato soltanto dei cortei del Primo maggio. Ci siamo occupati anche del caso del giornalista svedese Joakim Medin, arrestato lo scorso 27 marzo all’aeroporto di Istanbul con una doppia accusa: “vilipendio al presidente della Repubblica” e “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. Per la prima accusa, che tra l’altro riguarderebbe manifestazioni cui il giornalista ha partecipato in Svezia, è già stato condannato a 11 mesi e 7 giorni di reclusione. Per la seconda, dovuta ad alcuni articoli nei quali Medin ha raccontato le azioni dell’esercito e del governo turco nel nord della Siria, in Rojava, deve ancora essere processato.

    Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, nel frattempo, proprio in occasione del comunicato del Primo maggio ha confermato la propria disponibilità a intraprendere un dialogo con lo stato turco come indicato dal suo leader Abdullah Ocalan dal carcere di Imrali lo scorso 27 febbraio. Tuttavia, denuncia il Pkk, nonostante il recente incontro e le dichiarazioni positive del Ministero della Giustizia turco e della delegazione a Imrali del Partito Dem, da Ankara non è stato intrapreso nessun passo concreto verso un processo di pace o un dialogo. Con Murat Cinar abbiamo fatto il punto anche su questo. Ascolta o scarica la trasmissione.

    32 min
  • GAZA: BLOCCO TOTALE DEGLI AIUTI E BOMBE SULLA FREEDOM FLOTILLA. LE UDIENZE ALL’AJA NON FERMANO I CRIMINI ISRAELIANI

    Attende ancora di poter riparare in acque territoriali maltesi la nave Conscience della Freedom Flotilla Coalition, colpita alle 00.23 di venerdì 2 maggio 2025 da un doppio attacco di droni – con ogni probabilità israeliani – mentre si trovava in acque internazionali non lontano dall’isola. A bordo ci sono 30 attiviste e attivisti, illesi per puro caso. La nave imbarca acqua, rischia di affondare, ed è senza energia elettrica perché gli attacchi hanno colpito, a prua, il generatore di corrente. Malta ha inviato un rimorchiatore a controllare la situazione. La nave era pronta a salpare per Gaza carica di aiuti umanitari e materiale medico-sanitario.

    Su Radio Onda d’Urto l’aggiornamento di sabato 3 maggio con l’attivista di Freedom Flotilla Simone Zambrin, che si trova a Malta dove doveva salire sull’imbarcazione. Ascolta o scarica

    Dopo l’attacco, la Freedom Flottilla aveva lanciato un segnale di SOS che era stato ignorato da tutti gli stati raggiunti con l’unica eccezione di Cipro del sud, che ha inviato una barca in soccorso della Conscience. Attiviste e attivisti hanno anche chiesto a vari Paesi occidentali di convocare gli ambasciatori israeliani affinchè spieghino diversi dettagli, a partire dal tracciato – raccolto dal sito specializzato in traffico aereo, ADS-B Exchange – che mostra un C-130 Hercules dell’Aeronautica Militare israeliana sorvolare per 7 ore e a bassa quota la zona orientale di Malta poco prima dell’attacco alla nave umanitaria. Nessuno stato ha risposto nemmeno a questo appello. Poche ore prima del raid, tra l’altro, lo stato di Palau aveva deciso di revocare alla nave la propria bandiera, lasciando l’imbarcazione in acque internazionali e senza alcune protezione formale.

    Su questo aspetto – e non solo – è intervenuta sulle frequenze di Radio Onda d’Urto Chantal Meloni, docente di Diritto penale internazionale all’Università Statale di Milano. Ascolta o scarica.

    L’attacco alla Freedom Flotilla si inserisce in un contesto di blocco totale degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza imposto da Israele da ormai due mesi. Di questo si sta discutendo nelle udienze alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) dell’Aja. Dei dibattimenti in corso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja abbiamo parlato con il docente di diritto internazionale alla Liverpool John Moores University, avvocato delle vittime di Gaza, Triestino Mariniello. Ascolta o scarica

    Il tutto mentre nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 maggio 2025 a Tel Aviv il gabinetto di guerra israeliano ha deciso di intensificare ancora le “operazioni militari”, cioè il genocidio, nella Striscia di Gaza. Nelle ultime ore un bombardamento israeliano sul campo profughi di Khan Yunis ha ucciso almeno 11 persone, tra cui tre bambini, uno dei quali neonato. Il portavoce della protezione civile di Gaza riferisce che è queste persone si trovavano nella casa della famiglia Al-Bayram. Otto delle vittime, infatti, appartenevano alla stessa famiglia.

     

    8 min
  • ATTACCO DI DRONI CONTRO LA NAVE DELLA FREEDOM FLOTILLA AL LARGO DI MALTA. DOVEVA PARTIRE PER GAZA.

    AGGIORNAMENTO ORE 17:00 – Freedom Flottilla comunica che “il sito web di tracciamento dei voli ADS-B Exchange, ha notato che un C-130 Hercules dell’Aeronautica Militare israeliana è partito da Israele nel primo pomeriggio di giovedì, e ha volato in direzione Malta. I dati mostrano che l’Hercules non è atterrato all’aeroporto internazionale di Malta, ma ha sorvolato la parte orientale dell’isola a una quota relativamente bassa – inferiore ai 5000 piedi (circa 1500 metri) – per un periodo di tempo piuttosto lungo. L’Hercules ha continuato a sorvolare l’isola diverse ore prima che la nave della Freedom Flotilla Coalition venisse attaccata. Secondo i dati di tracciamento dei voli, l’aereo è rientrato in Israele circa sette ore dopo. La CNN ha contattato l’esercito israeliano per un commento al riguardo. L’IDF ha rifiutato di commentare i dati di tracciamento dei voli.”

    Nel frattempo tutte le persone a bordo sono salve, ma hanno deciso di non scendere. I danni alla nave sono ingenti, e ci vorrà del tempo per capire come riparare e ritentare il viaggio di solidarietà. Anche il sito italiano della Freedom Flottilla al momento è irraggiungibile, ma non quello internazionale https://freedomflotilla.org/.

    La ricostruzione e gli aggiornamenti con Michele Borgia del gruppo media internazionale della Freedom Flottilla Coalition. Ascolta o scarica.

    AGGIORNAMENTO ORE 14.00 –  Malta sostiene che “l’incendio a bordo della nave dell’ong Freedom Flotilla Coalition è stato domato e non sono segnalate vittime”.    La Freedom Flotilla Coalition, ha ribadito che la nave The Conscience è stata attaccata da droni non identificati alle 00:23. La stessa Freedom Flotilla Coalition ha poi ribadito di aver pianificato di salpare per Gaza e “sfidare l’assedio imposto da Israele” e ora chiede che “gli ambasciatori israeliani siano convocati per rispondere delle violazioni del diritto internazionale, tra cui il blocco in corso e il bombardamento della nostra nave civile”, colpita in acque internazionali.

    AGGIORNAMENTO ORE 9.00 – Nel cuore della notte tra giovedì 1 maggio e venerdì 2 maggio 2025, la nave della Freedom Flottilla Coalition per Gaza è stata colpita da un attacco di droni. La prua è stata colpita due volte. Le esplosioni hanno provocato un incendio e hanno aperto una breccia nello scafo. Colpito in particolare il generatore di corrente che alimenta l’imbarcazione. La nave, attraccata in acque internazionali al largo di Malta, rischia di affondare e a bordo ci sono 30 attiviste e attivisti per i diritti umani. Al segnale di soccorso SOS da loro inviato a diversi Paesi, soltanto Cipro del sud ha risposto inviando una nave in loro soccorso. Nessun altro paese ha risposto alla richiesta di aiuto. La Freedom Flotilla era pronta a salpare per Gaza, carica di aiuti umanitari e attrezzature mediche.

    “Condanniamo fermamente questa azione criminale, terroristica, tendente a impedire l’arrivo di aiuti alla popolazione di Gaza”, afferma il coordinatore di Freedom Flotilla in Italia Zaher Darwish ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Purtroppo ci sono molti paesi che concorrono in vario modo ad agevolare le azioni terroristiche israeliane, a partire dal governo italiano che conferma ancora rapporti di collaborazione con Israele”, aggiunge Zaher Darwish.

    Rispetto a questo attacco, il portavoce della Freedom Flotilla Coalition in Italia spiega: “sembrerebbe che ci sia un’alleanza del crimine trasversale, che attraversa tutto l’Occidente e non soltanto: il regime turco di Erdogan ha impedito all’imbarcazione di partire con gli aiuti per Gaza (eravamo pronti già da mesi). Gli attivisti sono stati bloccati per mesi al porto di Istanbul e 9 attivisti sono stati arrestati per una decina di giorni. C’è un’alleanza criminale che ha il centro in Israele e che attraversa gli Stati Uniti, l’Occidente, ma anche la Turchia, finalizzata a impedire persino una solidarietà umana alla popolazione di Gaza“.

    “Questo attacco poteva uccidere le persone a bordo. È andata bene perché i due colpi hanno colpito la chiglia di punta. Se avesse colpito la parte centrale avrebbe fatto una strage”, aggiunge sempre ai nostri microfoni Michele Borgia, attivista del Media group di Freedom Flotilla, in contatto in queste ore con la Coalizione internazionale della campagna.

    Tutto questo accade mentre la Croce rossa internazionale fa sapere che “l’intervento umanitario a Gaza è sull’orlo del collasso totale” e l’esercito israeliano prosegue il genocidio: nelle ultime ore i bombardamenti su tutta la Striscia hanno ucciso oltre 30 palestinesi. Uno di questi raid ha preso di mira il campo profughi di al Bureij uccidendo almeno sette persone in un solo attacco.

    Le corrispondenze e i commenti sulle frequenze di Radio Onda d’Urto:

    • Zaher Darwish, coordinatore della Freedom Flotilla Coalition in Italia. Ascolta o scarica.
    • Michele Borgia, attivista del Media group di Freedom Flotilla, in contatto in queste ore con la Coalizione internazionale della campagna. Ascolta o scarica.
    • Simone Zambrin, attivista dell’equipaggio della Freedom Flotilla che al momento dell’attacco si trovava a Malta in attesa di salire a bordo. Ascolta o scarica.
    • 0 min

    About News – Radio Onda d`Urto

    From the publisher's feed

    Emittente antagonista Brescia Milano Cremona Trento Verona