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La situazione in Palestina rimane estremamente difficile, senza alcun segnale di miglioramento né per le condizioni a Gaza.
La perdurante aggressione israeliana è accompagnata dalla mancanza di un intervento effettivo da parte della cosiddetta comunità internazionale, questo accade mentre la Croce rossa internazionale fa sapere che “l’intervento umanitario a Gaza è sull’orlo del collasso totale” e l’esercito israeliano prosegue il genocidio: nelle ultime ore i bombardamenti su tutta la Striscia hanno ucciso oltre 30 palestinesi.
I raid hanno preso di mira tutto il territorio, da nord a sud, dal campo profughi di al Bureij, a Beit Lahia, Khan Yunis e Rafah.
Continua l’aggressione sionista anche nella Cisgiordania occupata: all’alba di oggi un uomo palestinese di 39 anni è stato ucciso dalle forze di occupazione durante un’incursione nel campo profughi di Balata, a est di Nablus.
Oltre ai territori palestinesi, Israele sia protagonista in numerosi attacchi regionali. Si segnalano attacchi aerei israeliani in Libano, nonostante l’accordo di tregua in vigore da novembre 2024, e a Damasco.
Infatti, con con il pretesto di proteggere la minoranza drusa, Israele espande ancora le sue azioni militari in Siria e soffia sul fuoco degli scontri settari mai davvero cessati. Nella notte l’aviazione di Tel Aviv ha effettuato un bombardamento non distante dal palazzo presidenziale di Damasco, la residenza dell’autoproclamato presidente “ad interim” siriano Al Jolani, o al Shaara. L’obiettivo del raid sarebbe stato il quartier generale di una delle milizie jihadiste sunnite che in questi giorni si stanno scontrando con gruppi armati drusi nella periferia della capitale siriana. Sono già oltre il centinaio i morti nei combattimenti, tra civili e miliziani di entrambe le parti.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto gli aggiornamenti e l’analisi di Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
Manifestazione antifascista ad Ascoli Piceno sabato 3 maggio alle ore 15.30 da piazza Cecco D’Ascoli “contro ogni forma di fascismo e repressione”.
Gli antifascisti e le antifasciste marchigiane denunciano il clima che si respira nella città che, nella settimana del 25 aprile, si è ritrovata sui media di tutta Italia in seguito alla doppia visita delle forze di polizia al panificio “L’assalto ai forni”, la cui titolare aveva esposto uno striscione per celebrare gli ottant’anni dalla Liberazione.
Immediatamente dopo la seconda visita della polizia, Lorenza Roiati, aveva ricevuto la pronta solidarità di una parte della cittadinanza. Sucessivamente i neofascisti marchigiani avevano affisso due striscioni contro la titolare del panificio.
“La città”, denunciano dal Collettivo Caciara, “subisce da anni le intimidazioni dell’estrema destra, seguita a ruota dalle istituzioni della città”.
Presentiamo il corteo e le ragioni dei movimenti marchigiani con Cecilia del Collettivo Caciara. Ascolta o scarica
Sentiamo anche Alessandro del Fronte della Gioventu’ Comunista Ascolta o scarica
Primo maggio di lotta a Brescia. In occasione della Giornata internazionale di lavoratrici e lavoratori la manifestazione confederale, partita alle 9.30 del mattino da Piazza Garibaldi.
Alta la partecipazione, tra le 5mila e le 7mila presenze.
Al centro il tema ovviamente del lavoro, quello sempre più povero, precario e sfruttato. E la sicurezza. Solo martedì la morte – l’ennesima – di un operaio 35enne gruista bresciano, a Soresina, nel Cremonese.
Ad animare la manifestazione, divisa nei tre tronconi classici – confederali, realtà antagoniste e di base e Lotta Comunista – lo spezzone antagonista (in foto) particolarmente partecipato, che con le parole d’ordine riportate sullo striscione di apertura “contro la guerra e il genocidio, la precarietà e lo sfruttamento, il decreto ‘sicurezza’ e la deriva securitaria” è sceso in piazza insieme a Csa Magazzino 47, Diritti per Tutti, Collettivo Onda Studentesca, Cobas, Cub e Collettivo Gardesano Autonomo. Lo spezzone sociale termina il corteo in Piazza Rovetta, Largo Formentone, dopo avere attraversato piazza Loggia.
In testa al corteo le vertenze sindacali del tessuto bresciano e le rappresentanze politiche. Da segnalare la presenza di lavoratori e lavoratrici precarie delle cooperative sociali e le tute blu di Iveco e Stanadyne. In prima fila, tra le bandiere della Uil, anche l’amministrazione bresciana, con la partecipazione della sindaca Castelletti e dell’assessore Fenaroli. Presenti anche le delegazioni di partiti con le bandiere tra le altre di Rifondazione Comunista, Pci, Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 stelle.
I collegamenti:
Ore 12.00 – Le parole ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Barbara Basile, Fiom Cgil, sulla vertenza di operai e operaie della Stanadyne di Castenedolo in presidio permanente da 150 giorni, da quando l’azienda di iniettori ha annunciato unilateralmente la chiusura. Ascolta o scarica.
Ore 11.30 – Il secondo collegamento con Daniele della redazione di Radio Onda d’Urto dalla manifestazione in fase conclusiva e gli interventi dallo spezzone antagonista. Ascolta o scarica.
10.30 – gli interventi dallo spezzone antagonista di Maurizio Murari, Cobas Trasporti Ascolta o scarica e Matilde del Collettivo Onda Studentesca Ascolta o scarica.
9.30 – La panoramica della manifestazione, spezzone per spezzone, con Daniele della redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
Torino. Un primo maggio all’insegna della lotta contro “il Partito della guerra”.
Lo spezzone delle lotte sociali torinesi, aperto dal grande striscione recante la scritta ‘stop al riarmo’ (in foto), ha partecipato giovedì primo maggio alla manifestazione istituzionale che in occasione della Festa di lavoratrici e lavoratori si è data appuntamento stamane in piazza Vittorio.
Grande partecipazione allo spezzone dei movimenti, composto da centri sociali, lotte ambientali, realtà palestinesi e sindacalismo di base. Tra le parole d’ordine il “no” alla riconversione bellica del tessuto produttivo torinese, piegato da anni di forte deindustrializzazione con l’utilizzo indiscriminato di cassa integrazione.
“Nuovi investimenti ci sono ma riguardano il settore della difesa e dell’aerospazio”, fanno sapere in un comunicato. “Aziende come Leonardo, Avio, Thlaes Alenia, Collins Aerospace, ALTEC hanno di che gongolarsi in una fase in cui gli unici obiettivi sono il riarmo e l’innovazione tecnologica“.
Il collegamento da Torino con Martina di Askatasuna. Ascolta o scarica.
Il primo maggio a Milano “non celebriamo il lavoro, ma chi lotta per liberarsene”. È stata lanciata con questo slogan la street parade delle organizzazioni del sindacalismo di base – Adl Cobas Lombardia, Sial Cobas, Cub, Usi-Cit – che insieme a Smash Repression e realtà sociali cittadine hanno dato appuntamento in piazza a partire dalle ore 14.30 presso Piazzale Loreto ang. Viale Abruzzi.
La street parade con carri di musica e djset, che a Milano indossa le vesti della storica “MayDay”, verrà aperto dai sindacati di base, seguiti dai collettivi Zam, Comitato Insostenibili Olimpiadi e Boccaccio, troveranno poi spazio i carri musicali con Firecracker, Ordignonight, Slaterztribe. A chiudere il carro punk-hip hop sotto lo slogan “rumore, rabbia, resistenza”.
“Viviamo una pesante congiuntura politica, dove si intrecciano da una parte, bassi salari, occupazione precaria, crisi abitativa e welfare state sempre meno disponibile (di cui Milano è la punta più avanzata), frutto di quarant’anni di politiche concertative neoliberiste”, scrivono le realtà della MayDay in un comunicato. “Dall’altra c’è l’incremento della repressione, con il DL Sicurezza del Governo, che rappresenta un pesante giro di vite per cercare di limitare i diritti di scioperare, manifestare, protestare. Mentre i potenti trovano sempre le risorse per aumentare le spese militari, scenderemo in piazza per dire NO a un’economia di guerra che significherà ulteriori tagli alla sanità, alle scuole, ai trasporti, alle abitazioni popolari”.
La presentazione con Mattia Scolari del sindacato di base Cub Milano Ascolta o scarica
Il punto di vista di Riccardo Germani della Camera del Non Lavoro, tra le realtà che parteciperanno alla MayDay Ascolta o scarica
Il racconto di Mattia Scolari Cub Milano sul corteo del Primo Maggio Ascolta o scarica
Bocciatura automatica con il 5 in condotta, arresto in flagranza per chi provoca lesioni ai docenti e consenso preventivo scritto dei genitori per l’educazione sessuo-affettiva a scuola. Sono le disposizioni comunicate oggi, mercoledì 30 aprile, dal Ministro dell’Istruzione Valditara al termine del Consiglio dei Ministri.
Disposizioni che seguono la nota fatta circolare ieri tra gli istituti scolastici in materia di “assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere a casa” e che si iscrivono in un quadro più ampio di riforme che sembrano confermare un’idea di scuola tanto repressiva quanto moralista, al cui centro si colloca la consueta crociata contro la fantomatica “teoria gender”.
C’è poi il decreto Pnrr-Scuola, attualmente all’esame della Commissione Cultura del Senato. La misura, decisamente peggiorativa rispetto alla legge attuale (che prevede l’alternanza scuola lavoro solo nell’ultimo biennio degli istituti tecnici) è contenuta in uno degli allegati al decreto e testualmente cita: “Nel primo biennio, oltre alle attività orientative collegate al mondo del lavoro e delle professioni, è possibile realizzare, a partire dalla seconda classe, i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento”, cioè i Pcto che è la definizione data per l’alternanza scuola lavoro. In altre parole, permetterà di entrare in azienda già a 15 anni.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Gianna Fracassi, Segreteria nazionale Flc Cgil Ascolta o scarica
Nuova azione di protesta di Extinction Rebellion a Roma.
Questa mattina attiviste e attivisti hanno occupato l’ingresso del Ministero della Giustizia in via Arenula a Roma, lanciando in aria polvere colorata ed esponendo uno striscione con la scritta “nel buio fascista, i colori della giustizia”, contro il dl sicurezza e per denunciare le politiche liberticide e discriminatorie del Governo.
Sul posto sono intervenute le forze di polizia, che hanno sgomberato i manifestanti. 67 quelli identificati sul posto “con uno sgombero effettuato con modalità violente: persone buttate in terra, alcune prese a pugni e schiaffi, trascinate sull’asfalto, afferrate per le braccia e caricate su due autobus”. È quanto denuncia Extinction Rebellion che parla anche di “persone portate all’ufficio Immigrazione in via Teofilo Patini, a oltre un’ora dal centro, nonostante tutti avessero fornito i propri documenti. Le violenze sono continuate anche durante il trasporto in autobus dove le persone sono state sbattute sui vetri e percosse. Riportano lividi sul corpo. Lo sgombero è stato giustificato col fatto che la manifestazione non fosse preavvisata, un’interpretazione arbitraria dell’art. 18 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza, un Regio Decreto del 1931.’ Preavvisare una manifestazione, in uno stato democratico, dovrebbe avere l’unico obiettivo di consentire che qualunque cittadino possa manifestare in sicurezza, non dovrebbe essere invece il pretesto per impedire di manifestare in luoghi che, in maniera pretestuosa, le Questure definiscono sensibili. Quello che è successo oggi mette in luce la pericolosa deriva autoritaria che sta prendendo questo governo'”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto da Roma la corrispondenza con Maria di Extinction Rebellion. Ascolta o scarica.
Per sottolineare queste contraddizioni, i manifestanti si sono poi seduti a terra, mostrando cartelli che recitano “Dio è morto … nelle carceri, nei CPR, nel Mediterraneo, a Gaza, nei decreti sicurezza”, un chiaro riferimento alla nota canzone di Francesco Guccini, una delle canzoni di protesta più amate, uscita nel 1965 che, paradossalmente, venne censurata dalla RAI, ma trasmessa invece da Radio Vaticana. Un testo che, evocando i luoghi simbolo del male, i campi di sterminio, parla di un Dio ucciso dall’ipocrisia, dal falso mito della razza, dalla politica fatta di odio e di paura. Una rilettura in chiave attuale, quindi, quella di Extinction Rebellion, che elenca i luoghi dove oggi le persone soffrono e muoiono a causa delle scelte politiche in tema di crisi ecoclimatica, migrazioni, sicurezza. “Quegli stessi ministri che hanno promosso politiche distruttive per clima, ambiente e diritti, in questi giorni successivi alla morte di Papa Francesco, hanno dichiarato il loro impegno verso gli ultimi” afferma ancora Ludovica. Tra gli altri si è espresso, appunto, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha dichiarato: “Nella sua grande misericordia era molto sensibile alle sofferenze dei carcerati. Nel suo nome lavoreremo per rendere il sistema penitenziario sempre più umano”.
Affermazioni che sembrano tuttavia non trovare riscontro nelle numerose critiche e osservazioni, come quella delle Camere Penali, che in questi mesi sono arrivate alla gestione della giustizia e delle carceri e all’approvazione del Decreto Sicurezza. L’introduzione di numerosi nuovi reati e l’inasprimento delle pene sono stati definiti incostituzionali da moltissimi autorevoli commentatori, anche internazionali, e in ultimo è arrivato un durissimo appello sottoscritto da 237 costituzionalisti, di cui è primo firmatario Gustavo Zagrebelsky. Il testo sottolinea l’impostazione autoritaria della gestione dell’ordine pubblico e della giustizia da parte dell’attuale Governo “il filo che lega il metodo e il merito di questo nuovo intervento normativo rende esplicito un disegno complessivo, che tradisce un’impostazione autoritaria, illiberale e antidemocratica, non episodica od occasionale ma mirante a farsi sistema, a governare con la paura invece di governare la paura”.
“Di fronte all’ipocrisia di chi, in ogni scelta politica, ha ucciso solidarietà, fratellanza e libertà gridiamo Dio è morto”, conclude Extinction Rebellion.
Extinction Rebellion
A fronte della grave crisi abitativa, sempre più drammatica anche a Brescia, il bando che si aprirà il prossimo 7 maggio mette in assegnazione solo 52 alloggi. Di seguito la denuncia dell’Associazione Diritti per tutti:
Dal 7 maggio si potrà presentare domanda per l’assegnazione di una casa popolare (SAP) a Brescia e nel bando sono disponibili SOLO 52 unità abitative, 40 di proprietà comunale e 12 dell’ALER. Considerando il trend degli ultimi anni , quando erano state accolte in graduatoria oltre 1100 domande di nuclei con i requisiti richiesti, si può già stabilire che solo 1 famiglia su 20 otterrà le chiavi di una casa popolare. E’ molto preoccupante anche il fatto che solo 3 alloggi sui 52 disponibili siano per nuclei composti da 6 persone; 2 alloggi da 5 e 9 da 4 persone (famiglia tipo: genitori più due figli). Gli altri 38 alloggi sono idonei solo per nuclei fino a 3 persone.
Riteniamo gravemente insufficiente questa offerta pubblica di alloggi a fronte di una crisi abitativa che è sempre più drammatica anche nella città di Brescia. Infatti interessa non solo le famiglie più indigenti, non solo quelle che hanno subìto uno sfratto per finita locazione o per morosità incolpevole ma anche famiglie, con un reddito medio-basso, che non riescono più a trovare sul mercato privato un’abitazione in locazione normale; questo avviene principalmente per la diffusione degli affitti brevi-turistici e per il caro-affitti che riguarda quelle poche decine di appartamenti disponibili. Ad essere ulteriormente penalizzate sono le famiglie dove non ci sono almeno due contratti di lavoro a tempo indeterminato o quelle con bambini e di origine immigrata.
Sono necessarie politiche abitative, nazionali e regionali, efficaci e concrete di rilancio dell’edilizia popolare, innanzitutto recuperando il patrimonio immobiliare pubblico sfitto. A questo proposito concludiamo con alcune domande a cui chiediamo risposte precise e trasparenti. Il 14-5-2024 il presidente dell’Aler Ghidini aveva comunicato al consigliere comunale Francesco Catalano i dati sul patrimonio immobiliare dell’ente nella città di Brescia: su 2347 alloggi , 231 risultavano vuoti, 66 liberi e assegnabili, 72 sfitti per carenze manutentive, 93 sfitti per ristrutturazione. Che fine hanno fatto questi alloggi vuoti in un momento di grave crisi abitativa? Una domanda anche per il Comune di Brescia: quanti sono gli alloggi di sua proprietà sfitti e perchè? Leggendo i dati del Piano dell’offerta abitativa del Comune di Brescia, reso noto a fine febbraio 2024, risultavano 449 appartamenti vuoti ed era stato annunciato che entro la fine del 2024 sarebbero tornate disponibili 113 unità immobiliari a seguito di opere di ristrutturazione. Quanti alloggi sono stati effettivamente riattati e quanti sono stati assegnati?
Concludiamo ricordando due importanti appuntamenti: mercoledì 14 maggio alle ore 20 presso la Casa delle Associazioni in via Cimabue a San Polo ci sarà un’assemblea organizzata dall’Associazione Diritti per tutti con assessori e consiglieri comunali per discutere anche del rinnovo della convenzione Comune-Aler per la gestione delle case comunali. Sabato 24 maggio alle ore 15 davanti alla sede Aler, presidio per chiedere dignità per chi abita nelle case popolari, manutenzioni subito dove necessario e lo stop all’aumento delle spese condominiali. Inoltre verrà richiesto che Aler provveda alla sistemazione e assegnazione degli alloggi sfitti.
Ai microfoni di Radio onda d’urto Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per tutti Ascolta o scarica
Matteo Garavoglia, giornalista freelance e collaboratore del ‘Manifesto’, e il fotografo Giovanni Colmoni, sono stati fermati nella città di Laayoune, porta d’accesso al Sahara Occidentale, regione in cui vive anche la popolazione Saharawi e che Rabat controlla di fatto in maniera militare. L’accusa è proprio quella di aver cercato di raggiungere il Sahara Occidentale “senza l’autorizzazione richiesta dalla polizia”.
Le autorità marocchine hanno invitato due giornalisti italiani a lasciare il Paese, dopo averli fermati nella notte tra il 26 e il 27 aprile. L’episodio è stato inizialmente riferito dal portale marocchino “Hespress”, che ha scritto di una presunta “tentata intrusione illegale” da parte dei due giornalisti italiani attraverso un accesso non autorizzato da nord con un’auto privata, associando inoltre la loro presenza a presunti legami con movimenti indipendentisti saharawi.
Le autorità locali hanno accompagnato i due a bordo di un taxi fino ad Agadir, da dove sono poi proseguiti verso Marrakesh. La vicenda si inserisce in un contesto particolarmente sensibile per Rabat, che considera il Sahara occidentale parte integrante del proprio territorio.
Matteo Garavoglia ai nostri microfoni dopo il rientro in Italia racconta quanto accaduto Ascolta o scarica
Studenti e studentesse del Liceo Volta di Milano hanno occupato, nella giornata di martedì 29 aprile, l’Istituto superiore di via Marcello 7.
L’occupazione, fa sapere il Collettivo Indipendente Volta in un comunicato, è portata avanti contro il liberticida DL “Sicurezza”, recentemente approvato in Consiglio dei Ministri con un “golpe burocratico” per varare in tempi brevi il contestatissimo decreto.
E’ la quinta occupazione di una scuola milanese dall’inizio del 2025. Il Volta, invece, non veniva occupato dal 2023.
La mobilitazione prosegue anche oggi, mercoledì, con laboratori e iniziative organizzati da studenti e studentesse del Volta: al mattino dibattiti su DL Sicurezza, eredità storica della Resistenza e un incontro con il collettivo GazaFreestyle.
L’intervista a due studenti del Liceo Volta portavoce di studenti e studentesse in occupazione. Ascolta o scarica.
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