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Oltre 236mila giovani controllati, 644 arresti e 1.695 denunciati, tra cui centinaia di minorenni. È il bilancio di una vasta operazione della Polizia di Stato contro la criminalità giovanile, condotta nelle ultime due settimane su tutto il territorio nazionale. Migliaia di agenti, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, hanno passato al setaccio piazze, locali della movida, stazioni e luoghi di ritrovo, concentrandosi sui gruppi coinvolti in episodi di violenza, rapine, spaccio e detenzione illegale di armi.
L’operazione ha coinvolto le 106 Squadre mobili italiane, affiancate dai Reparti Prevenzione Crimine e da altri uffici della Polizia di Stato. Complessivamente sono stati identificati 236.138 giovani, di cui 23.060 minorenni. Gli arresti hanno riguardato 575 maggiorenni e 69 minori, mentre tra i 1.695 denunciati a piede libero figurano 373 minorenni.
Le indagini hanno preso di mira una vasta gamma di reati: dal tentato omicidio alle lesioni, dalle risse alle estorsioni, fino a furti, rapine e traffico di stupefacenti. In diversi casi, secondo quanto riferito dalla polizia, gli stessi protagonisti ostentavano sui social le proprie condotte violente, pubblicando immagini e contenuti legati alle attività criminali.
Il bilancio dei sequestri è significativo. Gli investigatori hanno recuperato 28 armi da fuoco, 210 armi bianche e altri 25 oggetti atti a offendere, tra cui mazze da baseball, tirapugni, sfollagente telescopici e cacciaviti. Rinvenuti anche ordigni esplosivi, strumenti da scasso e numerosi oggetti ritenuti provento di furto, come collane d’oro, telefoni cellulari, tablet e capi d’abbigliamento.
Sul fronte degli stupefacenti sono stati sequestrati 69,4 chili di cocaina, 174,8 chili di cannabinoidi e oltre 328 grammi di eroina, oltre a quantitativi di ecstasy, ketamina, anfetamine e altre sostanze. Recuperati anche 269.863 euro in contanti.
I controlli hanno interessato 299 abitazioni, comprese 39 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, 365 sale giochi, 896 esercizi commerciali, 177 stazioni ferroviarie, 198 parchi e 1.149 luoghi della movida, tra piazze e centri cittadini. Le verifiche hanno portato inoltre a 1.394 sanzioni amministrative, soprattutto per consumo di stupefacenti, violazioni del Codice della strada e irregolarità nei pubblici esercizi.
Un capitolo dell’operazione riguarda la provincia di Foggia, dove gli investigatori, anche grazie alle segnalazioni arrivate attraverso l’applicazione YouPol, hanno individuato alcune strutture utilizzate come vere e proprie «crack house».
Si tratta di locali adibiti alla trasformazione artigianale della cocaina in crack, ma anche alla vendita di diverse sostanze stupefacenti. Gli ambienti, secondo quanto ricostruito dalla polizia, venivano messi a disposizione dei consumatori insieme alle attrezzature necessarie per assumere la droga.
Particolare attenzione è stata riservata alla Lombardia, anche alla luce dei gravi disordini verificatisi durante le manifestazioni del 17, 18 e 24 ottobre 2026. I controlli si sono concentrati nelle province di Milano, Como, Cremona e Monza e Brianza, territori nei quali la polizia ha registrato una particolare incidenza di episodi di criminalità legati ai gruppi giovanili di strada.
Le attività investigative hanno portato a perquisizioni personali e domiciliari, identificazioni e denunce per danneggiamento aggravato, rissa e resistenza a pubblico ufficiale. Sono stati inoltre adottati provvedimenti di Daspo urbano e fogli di via obbligatori.
Un elemento rilevante è emerso dall’analisi dei telefoni cellulari dei giovani coinvolti. Attraverso l’esame delle chat e dei gruppi di messaggistica, gli investigatori hanno raccolto, secondo quanto riferisce la polizia, elementi decisivi per ricostruire l’organizzazione e il coordinamento dei disordini avvenuti durante le manifestazioni.
L’attività di monitoraggio si è estesa anche alle piattaforme social: 1.115 i profili esaminati dagli investigatori. Per tre account, individuati nella provincia di Torino, è già stata avanzata una richiesta di oscuramento a causa della pubblicazione di contenuti violenti e dell’ostentazione di armi.
Un’operazione su scala nazionale che, attraverso arresti, denunce e sequestri, restituisce la dimensione delle attività criminali giovanili finite sotto la lente degli investigatori, con un’attenzione particolare alla violenza di strada e al ruolo dei social network nell’esibizione e nel coordinamento delle condotte illecite.
L'articolo I placcaggi in strada, maxi blitz della polizia: controllati 236mila giovani ribelli, migliaia di arresti proviene da Nicolaporro.it.
La denuncia arriva da Andrea Cecchini, poliziotto e sindacalista di Italia Celere, agente che i nostri lettori hanno imparato a conoscere su queste colonne. Altro che “cortei pacifici”, anche oggi. A Roma si sono verificati scontri, lui si è rotto un dito e le forze dell’ordine si sono dovuti difendere da bombe molotov (di solito non esattamente l’armamentario del buon pacifista).
“Saranno stati un centinaio – ci ha raccontato Cecchini in un audio – venivano verso di noi con una sfrontatezza mai vista in tanti anni di lavoro. E non erano solo ragazzini, anzi. Ci hanno lanciato di tutto, una molotov, sassi, uno dei quali mi ha rotto un dito, bomboni. Avevano tutti i volti coperti, alcuni con le maschere antigas. Ci urlavano: ‘O ci fate passare o vi ammazziamo. Spacchiamo tutto'”. Ed è successo davvero: “Ci hanno preso a sassate, bastonate, bombe carta. Come è possibile?”. La verità è che gli agenti si sono un po’ rotti di fare da bersaglio per i violenti. “Non è giusto: ci hanno fatto massacrare e ci hanno fatto avanzare solo per allontanarli un po’ e poi ci siamo presi le molotov”. E ancora: “Davanti hanno messo i ragazzini, ma dietro c’era gente seria e organizzata. Quando esci di casa con le maschere e le molotov sei organizzato bene. E sei un terrorista”.
La giornata di proteste a Roma è degenerata in violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nella zona del Colosseo. A scatenare il caos è stato un gruppo di circa 300 persone, molte delle quali incappucciate e alcune equipaggiate con maschere antigas, che si è separato dal corteo principale dirigendosi verso Villa Celimontana. All’altezza di via Claudia, nel quartiere Celio, è cominciato il lancio di pietre, bottiglie e altri oggetti contro gli agenti schierati per impedire il passaggio. La polizia ha risposto con lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Ma la tensione non si è esaurita. Gli incappucciati hanno trascinato alcuni cassonetti in mezzo alla strada, trasformandoli in barricate e appiccando il fuoco per creare una cortina di fumo. Sono stati danneggiati anche alcuni arredi urbani, mentre i turisti presenti nei pressi del Colosseo hanno assistito agli scontri. Un agente del reparto mobile, Andrea Cecchini, ha raccontato di essere stato colpito da un sasso che gli avrebbe provocato la frattura di un dito. Secondo la sua testimonianza, contro i poliziotti sarebbe stata lanciata anche una molotov. Il gruppo avrebbe inoltre rivolto pesanti minacce agli agenti, intimando loro di lasciarlo passare. Dopo gli scontri, gli incappucciati sono rientrati nel corteo diretto verso il Circo Massimo.
La manifestazione era cominciata in mattinata davanti alla stazione Termini, in occasione dello sciopero generale proclamato dall’Usb, nonostante la precettazione disposta dal ministro Matteo Salvini. In piazza studenti, sindacati di base, collettivi universitari, centri sociali, agricoltori e attivisti pro Palestina. Le rivendicazioni spaziavano dalla contrarietà al riarmo al caro vita, fino alla richiesta di maggiori investimenti nell’istruzione e alle dimissioni del governo. Il corteo ha raggiunto il ministero dei Trasporti, dove sono partiti fischi e slogan contro Salvini, per poi dirigersi verso il Colosseo. L’Usb ha rivendicato la presenza di 100mila manifestanti, cifra comunicata dagli organizzatori e non accompagnata, nel resoconto, da una conferma indipendente. Durante la giornata si è verificato anche un altro episodio di violenza: l’ex sindaco Gianni Alemanno ha denunciato di essere stato aggredito insieme a Massimo Arlechino da alcuni manifestanti, che avrebbero circondato la loro automobile, colpendola con caschi e calci e rivolgendo minacce ai due occupanti. Alemanno ha riferito di aver presentato denuncia. Intanto, dopo gli incidenti al Celio, la mobilitazione è proseguita. Un gruppo di circa duemila studenti, arrivato alla Piramide, ha deciso di rimettersi in marcia verso il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, mantenendo alta l’attenzione delle forze dell’ordine.
In serata sono poi avvenuti nuovi momenti di tensione a Roma, dove la protesta degli studenti si è spostata verso il cuore delle istituzioni. Dopo gli scontri al Colosseo, circa duemila manifestanti hanno raggiunto il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, lanciando uova contenenti vernice rossa contro le forze dell’ordine schierate a protezione dell’edificio. Da lì è partito un nuovo corteo autonomo, con l’obiettivo di raggiungere il Parlamento. Al grido di «Andiamo al Parlamento», gli studenti hanno attraversato Trastevere fino a Ponte Sisto, dove si sono trovati davanti un cordone di polizia in tenuta antisommossa. Alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il blocco, provocando una nuova carica di alleggerimento degli agenti. La situazione ha imposto ulteriori misure di sicurezza: piazza Montecitorio e piazza Colonna, davanti alla Camera e a Palazzo Chigi, sono state chiuse al pubblico e blindate dalle forze dell’ordine. Nel frattempo, il corteo ha cambiato nuovamente direzione, superando Ponte Palatino, anch’esso presidiato da blindati, per dirigersi verso Ponte Sublicio. La mobilitazione ha provocato pesanti ripercussioni sulla circolazione, con strade chiuse, traffico bloccato sul lungotevere e momenti di tensione anche tra manifestanti e automobilisti.
La serata di proteste a Roma si è conclusa con nuovi scontri, lanci di bombe carta e interventi degli idranti della polizia. Dopo le tensioni a Ponte Sisto, i manifestanti hanno cercato ripetutamente di aggirare gli sbarramenti per raggiungere i palazzi istituzionali. Sul lungotevere, nella zona di Testaccio, contro gli agenti sono stati scagliati petardi, bottiglie e altri oggetti, provocando la reazione delle forze dell’ordine, che hanno utilizzato anche gli idranti. Ulteriori disordini si sono verificati nei pressi di Ponte Sublicio, dove alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il blocco per raggiungere il Circo Massimo. Durante gli scontri sarebbero stati lanciati petardi di tipo Magnum e persino palloncini riempiti di benzina. La polizia ha risposto con gli idranti e manovre di contenimento. Il corteo è stato infine bloccato all’altezza di piazza Albania, lungo viale Aventino, dove la protesta si è trasformata in un sit-in sotto la sorveglianza degli agenti in assetto antisommossa. Otto persone sono state fermate, tra cui tre ragazze, mentre sono in corso le procedure di identificazione di circa 300 persone. Per i manifestanti identificati potrebbe scattare una denuncia per il reato di blocco stradale, ipotesi attualmente al vaglio delle autorità. La situazione, dopo ore di tensione, si è progressivamente stabilizzata.
Articolo in aggiornamento
L'articolo “O ci fate passare o vi ammazziamo”. L’ira dell’agente in piazza: “Mi hanno fracassato un dito. Arrivano molotov” proviene da Nicolaporro.it.
Doveva essere una manifestazione contro il carovita. È finita con le bombe carta, le barricate, le auto delle forze dell’ordine danneggiate e piazza Duomo trasformata in un campo di battaglia. Ecco. A Milano, sabato 17 ottobre, la protesta è degenerata in una giornata di guerriglia urbana. Con una particolarità: tra i protagonisti degli scontri ci sono soprattutto giovanissimi, molti dei quali minorenni.
Premessa. Protestare contro il prezzo della benzina, gli stipendi bassi, le bollette e le difficoltà delle famiglie è sacrosanto. Come lo è contestare il governo Meloni. Ci mancherebbe. Però qualcuno dovrebbe spiegare cosa c’entrino tutte queste rivendicazioni con il lancio di cubetti di porfido contro gli agenti, i negozi saccheggiati e i tavolini dei bar utilizzati per costruire barricate.
La manifestazione di «Italia in Piazza» aveva raccolto oltre cinquemila persone. I primi scontri sono scoppiati in via Broletto, all’altezza di via San Tomaso. Sassi, bombe carta e altri oggetti contro i poliziotti in tenuta antisommossa, che hanno risposto con cariche di alleggerimento. Il corteo si è diviso e la tensione si è spostata verso Cordusio e piazza Duomo.
Qui la situazione è ulteriormente precipitata. Gruppi di ragazzi vestiti di nero e con il volto coperto hanno attaccato ripetutamente gli schieramenti della polizia. Sono state divelte transenne, danneggiate pensiline e vetrate, incendiate barricate improvvisate. Un’auto dei carabinieri è stata assaltata e danneggiata. Gli agenti sono intervenuti anche con lacrimogeni e idranti per riprendere il controllo della piazza.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, circa cinquanta persone sono state fermate, molte delle quali minorenni. L’Ansa ha riferito di diversi agenti feriti e di una ventina di persone soccorse dal 118 nella zona degli scontri. Due poliziotti sono stati colpiti alla testa da cubetti di porfido e hanno avuto bisogno di punti di sutura. Non proprio una pacifica passeggiata di protesta.
Un altro dettaglio merita attenzione. Secondo la ricostruzione dell’Ansa, non si trattava necessariamente dei tradizionali black bloc organizzati. Molti ragazzi sarebbero arrivati dalle periferie milanesi, dall’hinterland e da altre province, muovendosi in piccoli gruppi. Italiani e giovani di origine straniera. Alcuni hanno sventolato bandiere albanesi, richiamando le proteste in corso a Tirana.
Per rivivere la giornata, qui puoi leggere la ricostruzione degli scontri nel centro di Milano, tra lanci di oggetti, danni e interventi delle forze dell’ordine.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le violenze, ricordando che manifestare è un diritto ma devastare le città non lo è. E ha chiesto alle opposizioni di prendere posizione senza ambiguità. Il sindaco Giuseppe Sala, invece, ha riconosciuto la legittimità delle ragioni della protesta, definendo però ingiustificabili le violenze e i danni alla città.
Il punto, però, non è trasformare ogni sassaiola in uno scontro tra destra e sinistra. È molto più semplice. Si può essere contrari al governo, criticare la gestione dell’ordine pubblico. Ma chi prende a sassate un agente non sta esercitando il diritto di manifestare. Sta commettendo una violenza che deve essere accertata e sanzionata secondo la legge.
E allora una domanda viene spontanea. Che cosa dovrebbe fare lo Stato quando gruppi di incappucciati lanciano bombe carta, incendiano barricate e assaltano i mezzi delle forze dell’ordine? Lasciare loro piazza Duomo?
Il carovita è un problema serio. Gli stipendi bassi sono un problema serio. Le difficoltà dei giovani sono un problema serio. Usarli come alibi per trasformare Milano in un campo di battaglia, invece, non risolve nulla. Semmai aggiunge un altro problema a quelli che già abbiamo.
E a pagare, come sempre, sono i cittadini.
L'articolo MILANO A FERRO E FUOCO: POLIZIOTTI IN OSPEDALE proviene da Nicolaporro.it.
Vogliono fare la rivoluzione. Sfidare il sistema. Combattere il potere costituito. Affrontare la polizia. Poi, però, quando la situazione si scalda, ecco la frase che vale da sola tutto il filmato: «Avete fatto piangere una persona».
Signore e signori, benvenuti nella rivoluzione studentesca del 2026. Quella in cui si cerca lo scontro con le forze dell’ordine, ma poi ci si indigna se le forze dell’ordine reagiscono. Quella in cui il coraggio rivoluzionario sembra avere una scadenza piuttosto breve: dura fino al momento in cui qualcuno si mette a frignare.
La scena arriva da un video attribuito al Kollettivo Studentesco Autonomo di Torino, nel clima delle proteste che stanno attraversando gli istituti della città. Si vedono momenti di tensione con la polizia e, nel finale, alzando l’audio e ascoltando bene, si sente qualcuno lamentarsi perché una persona sarebbe scoppiata in lacrime. “Avete fatto piangere una persona”. Ma poverina.
Ora, sia chiaro: la polizia deve sempre intervenire nel rispetto della legge e con una forza proporzionata. Questo non è in discussione. Ma c’è qualcosa di irresistibilmente comico nella contraddizione tra l’immaginario barricadero di certi collettivi e la lamentela finale. Perché se scegli di andare a cercare lo scontro, magari con il volto coperto, non puoi poi stupirti che dall’altra parte ci siano agenti incaricati di mantenere l’ordine pubblico, che quindi usano idranti e perché no anche manganelli. Non funziona che tu possa giocare al rivoluzionario e pretendere che la polizia faccia da comparsa.
Una volta c’erano quelli che volevano mettere a ferro e fuoco il sistema. Oggi abbiamo quelli che sembrano volerlo abbattere, purché nessuno si metta a piangere. La rivoluzione può attendere. Prima bisogna asciugare le lacrime.
L'articolo “Lo avete fatto piangere”. Senti come frignano gli studenti rivoluzionari proviene da Nicolaporro.it.
Un nuovo singolo, un videoclip dal forte richiamo alla guerra e alcune immagini che erano già finite al centro della vicenda giudiziaria che lo riguarda. Baby Gang annuncia l’uscita di “Guerra 2”, il brano che sarà disponibile da venerdì a mezzanotte, e sui social pubblica un breve video che ne anticipa il contenuto.
Nel teaser compaiono diversi leader politici e immagini legate ai conflitti internazionali. Si parte da Benito Mussolini, rappresentato con le sembianze di un maiale mentre pronuncia il discorso con cui annunciò l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Seguono Donald Trump, Vladimir Putin, Ali Khamenei, Nicolás Maduro, Kim Jong-un e Volodymyr Zelensky. Nella parte finale appare invece lo stesso Baby Gang, in Iraq, con una cintura di munizioni indossata come una collana e un’arma da guerra tra le mani, mentre si prepara a sparare.
È proprio la trasferta in Iraq del trapper, nel 2025, ad aver assunto un peso anche nell’ambito del procedimento che lo vede coinvolto. Zaccaria Mouhib, attualmente detenuto, si è visto respingere dal gip di Lecco la richiesta di affidamento ai domiciliari in una comunità, avanzata dal suo avvocato Niccolò Vecchioni. La difesa ha impugnato la decisione davanti al Riesame.
Nel provvedimento, il giudice dedica particolare attenzione al viaggio in Iraq e alle immagini realizzate durante la permanenza nel Paese. Secondo il gip, Mouhib sarebbe “inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale, capace di farlo approdare in Iraq” per “sparare con bazooka e altre armi da guerra”. Per il giudice, inoltre, il trapper avrebbe sviluppato “una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale” e avrebbe fatto di questi comportamenti motivo di “vanto” attraverso i social.
La versione sostenuta dalla difesa è diversa. L’avvocato Vecchioni contesta infatti che dagli atti emerga l’esistenza della presunta rete criminale internazionale. Secondo il legale, “non viene individuato alcun componente della pretesa rete” che avrebbe consentito al 25enne di raggiungere Baghdad. La presenza di Baby Gang in Iraq sarebbe invece legata, secondo la difesa, alla realizzazione di un videoclip musicale. Mouhib “si era recato in Iraq per realizzare un videoclip musicale, nell’ambito di quel percorso artistico che, in quella fase della sua vita, rappresentava per lui un interesse assorbente, sino ad assumere connotazioni quasi ossessive”.Sempre secondo la ricostruzione difensiva, sarebbe stata la “stessa casa di produzione a prendere preventivamente gli accordi necessari affinché” il trapper “fosse ospitato e assistito da appartenenti all’esercito locale durante la realizzazione delle riprese”.
Le stesse immagini realizzate durante quella trasferta tornano ora nel nuovo progetto musicale dell’artista. Il teaser di “Guerra 2” le inserisce infatti all’interno di un video costruito attorno a figure politiche, guerre e riferimenti alla contemporaneità. Il brano sarà pubblicato venerdì a mezzanotte, mentre il breve filmato diffuso sui social anticipa già il tono scelto da Baby Gang per il nuovo singolo.
L'articolo Baby Gang con il bazooka in Iraq, ecco il videoclip che è costato i domiciliari al trapper proviene da Nicolaporro.it.
Tredici cittadini nordafricani sono stati rimpatriati con un volo charter diretto verso il loro Paese di origine, nell’ambito di un’operazione condotta dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, con il supporto dell’agenzia europea Frontex. Tra gli stranieri espulsi figura anche un soggetto ritenuto pericoloso per la sicurezza dello Stato, destinatario di un provvedimento di espulsione firmato dal ministro dell’Interno per motivi legati alla prevenzione del terrorismo.
Secondo quanto comunicato dalla Polizia, quasi tutti i 13 rimpatriati risultano gravati da precedenti penali e di polizia per reati contro la persona e il patrimonio. Tutti sono stati accompagnati durante il volo da personale specializzato appartenente agli uffici centrali e territoriali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Particolare attenzione è stata riservata a uno degli stranieri, espulso con un provvedimento del ministro dell’Interno datato 9 ottobre 2026 per ragioni di sicurezza dello Stato e di prevenzione del terrorismo. L’uomo, secondo quanto riferito dalle autorità, utilizzava sistematicamente i social network per diffondere contenuti fortemente ostili nei confronti dei Paesi occidentali.
Non soltanto messaggi di ostilità, ma anche contenuti di incitamento alla violenza contro obiettivi e cittadini europei. Una condotta che, secondo la Polizia, era indicativa di un marcato risentimento nei confronti dell’Unione europea, Italia compresa, e che ha portato all’adozione del provvedimento di espulsione.
L’operazione di rimpatrio è stata realizzata con il supporto di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nell’ambito delle attività coordinate dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere.
A vigilare sullo svolgimento delle procedure erano presenti anche un rappresentante del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e un rappresentante del Fundamental Rights Office di Frontex, incaricati di monitorare l’operazione sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali.
L'articolo Maxi volo di rimpatrio: cacciati dall’Italia immigrati criminali proviene da Nicolaporro.it.
Lucchina è stato commemorato a Varese, con la dedica di una sala a Villa Recalcati, qualche giorno fa. E io credo che partire in questo pezzo con la vicenda di Englaro potrebbe sembrare la cosa peggiore. Eppure non è così. Perché, ironia della sorte, quei 175mila euro di risarcimento sono – la storia segue corsi incredibili – una delle spinte all’attuale amministrazione regionale a cercare di normare proprio il fine vita. Così che non ci sia più un caso Lucchina, in futuro. Così che la Regione si prenda le sue responsabilità e non il singolo dirigente o medico. E’ uno strano destino, quello di Lucchina. Riesce ad essere una spinta anche quando non c’è più. Un po’ come quando – da dirigente apicale della Sanità lombarda – si era inventato l’attuale sistema. Un sistema che mostra molte crepe dovute all’usura del tempo, ma che – sarà meglio ricordarlo con un po’ d’orgoglio – fa sì che tutta Italia scelga di curarsi in Lombardia.
Mi è capitato sotto mano anche l’ultimo intervento della sua ultima partecipazione al Meeting di Rimini, nel 2023. Ha concluso così: “Direi che concludiamo qui la serata però con un messaggio anche positivo che tradotto significa che noi avremo centomila difetti e siamo preoccupatissimi, però le persone non le mandiamo mai fuori, né dagli ospedali né dagli ambulatori quando hanno bisogno. Sono certo che continueremo a farlo anche stavolta”. Lo dice anche Bertolaso, nel video che metto qui sotto, ricordando il periodo più buio ma anche più eroico: quello del Covid.
Quando fino alle ore piccole Bertolaso e Lucchina cercavano di approntare la macchina delle vaccinazioni. E Bertolaso fa qualcosa di grande: cita anche Enrico Pazzali (la damnatio memoriae prima della sentenza è un grande e orrendo classico in Italia), anche lui in prima linea in quel periodo e in quelli successivi, insonne e poi pure infettato dal virus.
Concludiamo qui proprio con la frase di Lucchina: “Bisogna curare tutti, non bisogna mandare fuori dagli ospedali nessuno.”
L'articolo Carlo Lucchina, l’uomo che sapeva vedere nel futuro proviene da Nicolaporro.it.
In questo video, Jannik Sinner ha spiegato perché non sarà alle Atp Finals e perché la sua stagione 2026 finisce qui.
L'articolo “Devo curare il ginocchio”. In un video Sinner spiega perché si ferma proviene da Nicolaporro.it.
Lo sapete qual è la peggiore invenzione dell’umanità? Tante: i social, il populismo classista. E la migliore, invece? I sottotitoli. Così uno può sopportare la tirata alla “signora mia” upper class senzza la tortura del tono di voce, oh, così stizzoso legnosamente spigoloso, molto progressista a 12 stelle, very italoamerican, noi citizens of the mondo, che tempi che tempi guardi mia cara, di questa Silvia Sciorilli Borrelli, per la élite SSB, corrispondente dall’Italia per il Financial Times, che ritiene very impellente, guardi, farci sapere che lei non ha alcuna intenzione di pagare la babysitter uno sproposito: 20-euro-all-ora! Roba da salario minimo a tariffa Lella.
No ma dico! Ma dove siamo arrivati? Ma in che mondo viviamo? Ma che davero davero. Per schinchignare sulle avide maestranze giovanili, la Silvia Sciuretti Borrelli, per gl’intimi SSB, tira in ballo altre maestranze, tipo gli agricoli calabri che paingono o i poveracci, perché tali escono fuori, che “lasciano qualcosa sugli scaffali del supermercato”. Praticamente, l’orgia del qualunquismo da bosco verticale, come a dire: con la miseria che c’è in giro, già che c’è la manteniamo. Il discorso, al netto del birignao indignao meravigliao di Madame de Gruber, ha una sua logica, surreale ma rigida: siccome a Milano, guardi, son saltati tutti gli schemi ed è una città invivibile, per molti ma non per tutti, io m’incazzo perché qualcuno prova a viverci; non prendo atto che, essendo tutto carissimo, i costi dei servizi, anche i più umili, viaggiano di conseguenza, no, au contraire, più il contesto è dispendioso e più gl’inferiori devono chiedere meno, fangala la scala mobile, hanno da annaspare, da affogare. Sti screanzati maleducati cafoni. Mai sentita una impudenza simile, guardi, signora mia.
Davvero a SSB manca lo spicciolame per la tata? Lei che ha la faccia di quella che piglia un decuplo orario delle 20 euro pretese dalla ragazza alla pari (“e senza neanche averla vista, senza un colloquio conoscitivo”, e certo, nell’imperuranio di SSB non basta un caffè e farsi un’impressione, beh questa coi tatuaggi di Satana e la fascia verde di Hamas anche no, passiamo alla prossima, eh, bisogna essere up to grade, ne la nostra bèla Milan che non aspetta nessuno, che l’è sempre agitata, ohè, qui semm minga dei pirla, my dear lady, bisogna farci il colloquio analitico, ovviamente il caffè lo paghi te, carina. Va beh, signora sua, o questa non si rende conto, non capisce che dopo l’antipatico resta il patetico, oppure se ne rende conto benissimo ed è ciò che vuole, sta marcando il territorio, sta dicendo come osa quella ragazzina impertinente, non lo sa a chi si rivolge. Un po’ tipo la Ilaria Salis che convoca la sbirraglia che altrimenti punta a estinguere se c’è da manganellare, ops!, da allontanare la cronista irriverente.
Mah, sarò sbagliato io, ma a me tutta questa Ricottina generation ricorda molto il mio amico d’infanzia, il Lucio che viveva nella bambagia, chiamava la colf “serva” e “terona” e poi mi spiegava che, se avesse potuto votare, avrebbe votato senz’altro partito comunista. E ci siam cresciuti in mezzo, alla sinfonia dell’ipocrisia, e mo’ basta però, dai, su, ndemme sciuretta. Oh, very very communistic! Scopro, con un brivido, che la brava SSB ha fatto un libro sul cambiamento (epocale, il cambiamento, c’è sempre, “mancherebbe!”) dei giovani italiani: per quel che vale, cioè meno di 20 euro, praticamente niente, non credo che lo leggerò, non vorrei preoccuparmi. E poi ho già letto Fantozzi, in particolare il racconto del megadirettore galattico che opera in una cella francescana, “proprio comunista no, diciamo medioprogressista”, che prima convince il rag. Ugo che loro due sono uguali e poi lo spedisce a fare il pescione nelll’acquario, il parafulmine sul tetto. Ovviamente a costo zero, siamo matti? E direi che mi basta e avanza.
Max Del Papa, 3 ottobre 2026
L'articolo L’ospite di Gruber s’indigna: “La baby sitter vuole 20 euro all’ora” proviene da Nicolaporro.it.
Eccoli, i video delle simulazioni andate in scena questa mattina al Foro Italico. Si tratta delle prove realizzate nell’ambito della perizia disposta dalla Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione di Mps venuto a mancare nel 2013. Secondo una prima valutazione dei periti, Rossi sarebbe stato aggredito da almeno due persone mentre era cosciente: avrebbe cercato di difendersi, sarebbe stato appeso fuori dalla finestra quindi la presa sarebbe venuta peno provocandone la caduta. E poi il dicesso.
La prova con David Rossi appeso alla sbarra della finestra
La prova con David Rossi appeso al cornicione della finestra.
L’ipotesi di David Rossi defenestrato a testa in giù, con uno o due aggressori.
L'articolo David Rossi, ecco i video della perizia proviene da Nicolaporro.it.
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