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  • intervist8lina ep.4 - L’Occidente non ha nessuna Exit Strategy per il PANTANO UCRAINO - ft Fabio Mini

    Ma i negoziati per mettere fine alla guerra in Ucraina sono una gigantesca presa per il culo?

    Come in un disco di Ligabue, per la seicentotrentaseiesima volta nell’arco di pochi mesi, anche a questo giro, è riandata in scena esattamente la stessa musica, con giusto qualche variazioncina di nessun peso

    A questo giro la variazione più scioccante è che per la prima volta su Repubblica, prima di dare per certa una notizia, hanno chiesto delle prove: “niente foto e tracce radar deboli”, sottolineano, “mancano le prove dell’attacco ucraino”“e i numeri della Difesa sono diversi da quelli degli Esteri”

    Ooh, finalmente un po’ di sano spirito critico

    Esattamente quello che mancava quando parlavano di chip delle lavatrici, di bagni rinvigorenti col sangue di corno di cervo e di atti di cannibalismo tra soldati russi alla deriva

    Avranno approfittato delle feste natalizie per fare un corso di giornalismo?

    ne abbiamo parlato con il nostro sosia di miniyoda preferito: il leggendario, l’ineguagliabile Generale Fabio Mini

    56 min
  • intervist8lina ep.3 - L'inchiesta contro gli attivisti palestinesi è una vendetta di governo e sionisti contro il movimento Pro Pal

    La Vendetta è un piatto che va servito freddo

    E nessuno lo sa meglio della Meloni e dei criminali di Tel Aviv

    Durante le settimane che hanno segnato l’apice della mobilitazione in Italia al fianco del popolo palestinese, il governo ha accuratamente evitato di gettare benzina sul fuoco

    Ma, incredibile ma vero, non si trattava di rispetto del pluralismo, ma di un lucido calcolo dei rapporti di forza

    Fino a quando quel movimento non si è indebolito, e i rapporti di forza sono cambiati

    D’altronde, senza un’adeguata organizzazione politica, succede 

    A quel punto, la controffensiva era solo questione di tempo

    Per organizzarla come si deve, lo Stato italiano si è fatto assistere passo dopo passo dagli autori del genocidio e dalle loro lobby

    Fino alla resa dei conti

    ed ecco così che sabato è andata in scena quella che il governo spera sia la condanna a morte definitiva del movimento Propal in Italia

    Il giornalista indipendente Lorenzo D’Agostino ha passato il week end a leggersi le 300 pagine che hanno accompagnato l’arresto di Hannoun e di altri 8 attivisti propal e, strano ma vero, dentro c’ha trovato poco o niente in grado di portare a una condanna. Ma tanta tanta fuffa made in Israel, e tanta volontà di mandare un messaggio politico chiaro a chi sta pensando a come riattizzare la fiamma che nei mesi scorsi ha portato in strada milioni di persone

    Lo abbiamo intervistato per voi


    18 min
  • Intervist8lina Ep. 2: “Prima crolla la UE meglio è”: il bilancio impietoso secondo Alberto Bradanini

    non è il caso di farsi troppe illusioni


    le élite euroatlantiche sono state scosse da Terremoto Trump e dalla sua scarsa conoscenza del Galateo


    ma gli interessi materiali vincono sull’etichetta e le buona materie


    e per cominciare a tornare a esercitare una qualche forma di sovranità, radere al suolo la Disunione Europea di Maastricht è un prerequisito


    e sentirlo dire in modo così chiaro dall’ex ambasciatore della Repubblica italiana prima a Teheran e poi a Pechino fa sempre un certa impressione


    approfittate delle feste e prendetevi tutto il tempo che serve per godervi questa lunga e straordinaria intervista con Alberto Bradanini, uno degli intellettuali più solidi e completi che abbia frequentato i palazzi del potere negli ultimi decenni


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    1 hr 11 min
  • Pane e Volpi Ep. 1: TERREMOTO TRUMP e la FINE dell’UE: il tempestoso 2025 visto da ALESSANDRO VOLPI

    è Natale


    ma Alessandro Volpi non ha nessuna intenzione di essere più buono


    e ci regala questa preziosa Lectio Magistralis, per ripercorre insieme gli snodi di questo 2025, e capire perché l’economia globale non sarà mai più come prima


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    32 min
  • Lo spuntino Ep. 3: L’agguato a D’Orsi a Napoli: LIBERALI IMPAZZITI

    seguire il professor D’Orsi nel suo girovagare per l’Italia ormai è diventato un film d’azione hollywoodiano


    dopo la bellezza di due mega-conferenze di fila nella sua città annullate per amore di censura all’ultimissimo minuto, finalmente una sezione napoletana dell’ANPI era riuscita a organizzare un dibattito pubblico con la presenza del professore e di Alessandro Di Battista


    ma l’ipotesi sempre più ingombrante che la guerra possa realmente finire, ormai, ha fatto letteralmente sbroccare i bimbiminkia del grande centro guerrafondaio che, forti del loro zero virgola di consenso popolare, hanno messo in scena l’ennesimo teatrino


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    16 min
  • Intervist8lina Ep.1: GERMANIA UMILIATA: Trump e Macron mettono FINE ai progetti IMPERIALI di MERZ?

    La sconfitta in Ucraina sancirà la morte dell’Unione Europea?


    È la domanda che un po' tutti noi veri europeisti ci stiamo facendo in questi giorni.

     

    La fine del trattato di Maastricht, dell’austerità, e delle istituzioni comunitarie nate 30 anni fa, è diventata infatti una condizione indispensabile, anche se non sufficiente, per il rilancio economico e sociale  del nostro paese e per la nascita di una nuova sana cooperazione tra i popoli europei.

     

    Nella quale a gente come Mario Draghi e Kaja Kallas verrà impedito l’esercizio di pubbliche funzioni e il principio metafisico della concorrenza capitalista tra gli stati membri verrà sostituito con quello dello sviluppo umano e meteriale dei cittadini. 

     

    Chiediamo troppo?

     

    Odiamo l’europa?

     

    In ogni caso, la buona notizia è che potrebbe essersi già rotto forse il cardine politico fondamentale dell’Unione per come la abbiamo conosciuta in questi anni:  l’asse franco-tedesco.


    Macron ha infatti letteralmente tradito la Germania su uno dei crocevia politici più importanti degli ultimi anni, quello dell'utilizzo degli asset russi congelati in Europa per finanziare la guerra in ucraina; più infliggendo a Merz una cocente sconfitta.

     

    Dopo il viaggio in Cina, l’apertura a Putin, e il niet all’utilizzo degli asset russi, la Francia ha capito il fallimento della linea tenuta negli ultimi anni e sta cercando di salvarsi in extremis?


    E quanto è grave la crisi dell’asse franco tedesco, visto che invece Merz ha bisogno della Russia come nemico strutturale dei prossimi anni per giustificarela corsa al riarmo?


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    25 min
  • Lo Spuntino Ep.2: Israele a un passo da una nuova guerra con Teheran.

    Israele vuole tornare a bombardare l’Iran, e se ne sta inventando di tutte per convincere Washington


    prima hanno dato la colpa agli iraniani dell’attentato di Bondi Beach


    poi dell’assassinio del fisico portoghese a Boston


    puttanate che sono durate quanto un gatto in tangenziale


    e allora rilanciano


    nell’ultima settimana la propaganda filosionista ha lanciato ogni genere di allarme possibile immaginabile


    l’Iran non solo starebbe costruendo un arsenale di missili balistici senza precedenti


    ma sarebbe anche pronta a lanciare un attacco preventivo


    e il 29 dicembre Bibi andrà in pellegrinaggio da Re Donald alla corte di Mar a Lago per convincerlo che l’unica soluzione è colpire per primi


    il problema però è che il principale deterrente dell’Iran sta esattamente dove stava 6 mesi fa


    è la possibilità di chiudere lo stretto di Hormuz, e scatenare così una crisi energetica in grado di fare esplodere l’intera economia mondiale


    a meno che nel frattempo non si trovi una nuova fonte di approvvigionamente alternativa


    tipo il petrolio del Venezuela


    prima di tornare a occuparsi di nuovo di Tehran, Trump deve riuscire a mettere le mani sull’oro nero di Caracas


    ma potrebbe essere più complicato del previsto


    nel frattempo, annunciare continuamente che attaccheranno appena Washington darà il via libera, potrebbe spingere Tehran a muoversi d’anticipo


    c’è arrivato anche qualche ultrà sionista


    “i missili balistici dell’iran sono una minaccia reale”, titola lo stesso Jerusalem Post. “ma affermazioni esagerate potrebbero danneggiare la stessa causa di Israele”


    riuscirà lo spirito di autoconservazione a prevalere sulla sete di sangue della propaganda sionista?


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    11 min
  • Dazibao Ep. 1: Perché in Cina le aziende corrono (e in Europa no)

    Tutti ripetono la stessa storia sulla Cina: la Cina vince sul piano commerciale perché sfrutta i lavoratori, perché paga salari da fame, perché è una gigantesca fabbrica-lager che vive solo di export e manodopera a basso costo. È un racconto comodo, rassicurante, che permette all’Occidente di sentirsi ancora dalla parte “giusta” della storia.


    Il problema è che non è vero.


    La Cina non è più un paese povero da anni. È classificata come economia a reddito medio-alto dal 2010 e si avvicina rapidamente alla soglia dei paesi ad alto reddito. Non è nemmeno un’economia iper-dipendente dalle esportazioni come spesso si racconta: il peso dell’export sul PIL cinese è attorno al 20 per cento, la metà di quello tedesco. Eppure, proprio ora, la Cina ha superato una soglia storica: oltre mille miliardi di dollari di surplus commerciale, un livello mai visto prima.


    Un numero così grande da far scattare l’allarme ovunque.


    Ma se si guarda davvero a come funziona l’industria cinese, emerge qualcosa di molto diverso dal solito cliché. Il vero segreto del successo cinese non è il basso costo del lavoro, ma una scelta precisa di politica industriale: introdurre concorrenza estrema all’interno del proprio sistema produttivo, anche a costo di distruggere aziende, margini e rendite.


    Ma c’è un altro dato ancora più destabilizzante. Negli ultimi quindici anni, in Cina sono scomparsi circa cento milioni di lavoratori manifatturieri. Non perché l’industria se ne sia andata, ma perché è stata automatizzata. Fabbriche senza operai, linee produttive guidate dall’intelligenza artificiale, risparmi sui costi di manodopera superiori all’80 per cento.


    Questo cambia tutto.


    Di tutto questo ne parla nell'ultimo imperdibile video di Dazibao, il canale della famiglia Ottolina specializzato in questioni cinesi ed asiatico e diretto da Davide Martinotti


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    24 min
  • Lo spuntino Ep.1: RUSSIA SOTTO ATTACCO: GENERALE ucciso a MOSCA.

    Un attentato terroristico contro il generale russo Fanil Sarvarov.

     

    È successo questa mattina a mosca alla 7 del mattino, quando 300 grammi di tritolo piazzati sotto il telaio di un automobile hanno fatto saltare in aria il Generale in via Yasenevaya a Mosca.

     

    56 anni, direttore del dipartimento di addestramento operativo dello Stato maggiore dell'esercito, Sarvarov nel maggio 2024 aveva ricevuto il grado di generale luogotenente da Putin.

     

    Gli inquirenti russi, scrive la Tass, stanno valutando diverse teorie sull'omicidio, 

    ma la cosa più probabile è che "l'attentato sarebbe stato organizzato dai servizi speciali ucraini".

     

    Già in passato gli ucraini avevano hanno preso di mira alti gradi militari della Russia in singoli operazioni di intelligence, e a questo giro le modalità ricordano da vicino l’attentato terroristico che il 20 agosto del 2022 portò alla morte di Dar'ja Dugin, la figlia di Alexandr Dugin.

     

    Il fronte occidentale per la guerra e l’escalation sta prendendo schiaffi ogni giorno che passa, e la disperazione, si sa, porta ad essere sempre più pericolosi e a cercare di alzare la posta in gioco.

     

    Sono giorni decisivi: 

     

    i paesi Nato sconfitti in Ucraina sono alla prese con un  repentino cambio di strategia imposto da Trump che tocca interessi vitali dell’occidente capitalista; 

    una vera a propria resa dei conti interna destinata ad acutizzarsi e lasciare non pochi cadaveri sul terreno. 

     

    E l'Intelligence sta giocando un ruolo non di poco conto in questa guerra civile.

     

    Ecco la prova:


    il 19 dicembre Reuters pubblica un report dove si legge che secondo “sei fonti vicine all’intelligence statunitense”  Putin “non ha abbandonato i suoi obiettivi di conquistare tutta l’Ucraina e di reclamare parti dell’Europa che appartenevano all’ex impero sovietico”.

     

    E quindi, tradotto, una pace in uYcraina prefigurerebbe solo nuove future invasioni.


    Con grande gioia, sui giornali italiani è stata subito ripresa la notizia:


    "Vedete che avevamo ragione noiii Putin è il nuovo hitler!"

    "basta ospedali, basta pensioni, tutte le nostre tasse siano immediatamente  destinate  al riarmo e a Zelenskyyy!!"

     

    Peccato però, che neanche qualche ora dopo è stata la stessa direttrice dell’intelligence statunitense Tulsi Gabbard a smentire il tutto.

      


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    QA


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    21 min
  • Desaparecinema Ep. 1: Essi vivono: Carpenter, Marx, Lovecraft

    Cosa c’entrano Marx e Il Capitale, Elon Musk, Slavoy Žižek, Platone e i Grandi Antichi di Lovecraft con il film cult di John Carpenter Essi vivono? E perché Essi vivono è il prototipo di una TV come Ottolina?


    La stampa lo ha definito "Il film più folle della stagione (uscì nel 1988) e anche uno dei più coinvolgenti". La battuta più memorabile è quella di John Nada: "Sono venuto qui per masticare chewing gum e dare calci in culo. E ho finito le chewing gum". Ma solo nella versione inglese.


    Essi vivono è l’undicesimo film di John Carpenter, filmmaker – cioè regista vero, indipendente – che ha dedicato l’intera filmografia a temi come il male, la paura dell'ignoto, la critica al capitalismo e lo smascheramento della manipolazione mediatica. Tra i suoi personaggi figura spesso la figura dell'anti-eroe proletario (Essi vivono, 1997: Fuga da New York, e Fuga da Los Angeles).

    Slavoy Žižek ha detto: “Essi vivono è uno dei capolavori dimenticati della sinistra hollywoodiana. ... Gli occhiali da sole funzionano come una critica all'ideologia. Quando li indossi vedi la dittatura nella democrazia, l'ordine invisibile che sostiene la tua apparente libertà”.


    Nel frattempo, ad aprile, John Carpenter è stato inserito nella Hollywood hall of fame: Il che lo rende un po’ (o molto meno) indipendente?


    Non lo so, so solo che chi non guarda il video intero è un Grande Antico.


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    25 min

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