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  • Otto(lina) e mezzo Ep.52: Draghi sta costruendo la CUPOLA di OLIGARCHI che governerà l’Europa?

    Mario Draghi sta costruendo una Cupola di oligarchi pronta a governare l’Europa dall’alto?


    Si chiama Rhine Group. Ufficialmente è un think tank nato per trasformare il Rapporto Draghi in azione.


    Poi però guardi chi c’è dentro: Patrick Collison di Stripe, Andrea Pignataro, Luca Ferrari di Bending Spoons, Xavier Niel, Torsten Reil, grandi banche, Mastercard, Morgan Stanley e perfino pezzi grossi di Financial Times, Economist e Le Monde.


    Secondo Alessandro Volpi, non siamo davanti all’ennesimo centro studi, ma al tentativo di costruire una regia privata del capitalismo europeo: pagamenti digitali, mercato dei capitali, risparmio dei cittadini, riarmo, intelligenza artificiale. Tutto coordinato da un’élite finanziaria sempre meno interessata a passare dalle mediazioni della politica.


    E Draghi, in questo schema, si candiderebbe a diventare il grande mediatore tra finanza globale e un’Europa politicamente sempre più debole.


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    24 min
  • I Pipponi del Marru Ep.33: Report, Hacker e Blacklist: è tornato il MACCARTISMO?

    Fino ad oggi ci siamo esentati da esprimere giudizi sulla vicenda di Report. Troppo ingarbugliata. E anche un po' imbarazzante.


    Ma il troppo stroppia.


    Con il tentativo spregiudicato da parte di mamma Rai di mettere a capo della più importante trasmissione giornalistica della TV di Stato due sprovveduti come Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi è stato superato ogni limite di decenza.


    L'obiettivo è fin troppo palese: lasciare il programma in balia di qualcuno che in nessun modo ha la statura necessaria per garantire l’indipendenza della squadra.


    Insomma, dopo 30 anni di tentativi, mettere Report sotto controllo.


    E non è un incidente. E’ un test: la società civile italiana avrà ancora gli anticorpi per resistere a un attacco così palese e ingiustificato alla pluralità e alla libertà di informazione?


    E non è un caso isolato.


    Praticamente in contemporanea, dall’altra parte dell’oceano, la Casa Bianca ne combinava un’altra: l’associazione in difesa dei diritti digitali Autistici/Inventati entrava nella blacklist delle organizzazioni terroristiche internazionali.


    La colpa sarebbe di aver garantito servizi digitali che tutelano la privacy.


    La reazione delle autorità italiane? Fratelli d’Italia ha fatto immediatamente sua l’accusa, e ha scatenato la sua macchina del fango contro uno dei pochi dirigenti pubblici italiani che in questi anni si è battuto per restituire all’Italia e all’Europa un minimo di sovranità digitale.


    Si chiama Paolo de Rosa, e da ragazzetto ha contribuito a mettere in piedi l’associazione.


    Ma sarebbe sbagliato chiamare tutto questo fascismo. C’è un nome molto più adatto: Maccartismo. La strategia a disposizione delle democrazie liberali per scatenare una campagna repressiva senza precedenti, ma senza sospendere formalmente i diritti democratici. Ed è ancora più difficile da sconfiggere.


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    14 min
  • Desaparecinema Ep.22: Il caso Mattei: Rosi, Pasolini, Cefis

    Questa è la storia vera del perché paghiamo tanto l’energia, perché siamo una colonia e perché dopo essere stati la quinta potenza industriale oggi siamo in fondo a tutte le classifiche.


    Questa è la storia di chi ha provato a restituirci sovranità e per questo è stato ammazzato.


    Ma soprattutto: da CHI, è stato ammazzato.


    (SPOILER: dite “sovranità” a un antropologicamente piddino e lo vedrete cadere in terra in preda a convulsioni).


    La vicenda di Enrico Mattei, presidente dell’ENI dal 1953, è macchiata di sangue, bombe, attentati e misteri. Ovviamente se n’è occupato anche il cinema con due prodotti molto diversi tra loro in qualità e intenzioni: Il caso Mattei e L’uomo che guardava al futuro.

    (la differenza si capisce già dai manifesti, non so se mi spiego, ma la vedremo nel dettaglio più avanti)


    Come dicono Amoroso e Perrone nel loro libro “Capitalismo predatore”, del 2014, Mattei – che fu ucciso in un attentato nel 1962 – “non si comportò come Romano Prodi, al quale sarà affidato qualche decennio dopo il compito di liquidare l’IRI, cosa che farà conquistandosi benemerenze che lo porteranno alla presidenza del Consiglio e della Commissione dell’Unione europea”.


    E se lo dicono Amoroso e Perrone chi sono io per smentirli?


    E chi non guarda il video intero su Youtube è un antropologicamente piddino.


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    27 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.51: Perché la PAX SILICA è peggio dell’attentato al Nord Stream

    Gli Stati Uniti vogliono trasformare il loro vantaggio nell’intelligenza artificiale in un dominio globale: chip, data center, cloud, modelli e standard americani.


    E l’Italia, puntuale, si accoda.


    Il 31 luglio abbiamo aderito a Pax Silica, presentata come un innocuo accordo per rendere più sicure le filiere tecnologiche. Due settimane dopo, però, Reuters rivela cosa Washington vuole davvero chiedere ai Paesi aderenti:

    o l’ecosistema americano o quello cinese.


    Una scelta che per l’Italia potrebbe costare carissima.


    Perché la Cina sta sviluppando modelli molto più economici, spesso aperti e modificabili, che potrebbero permettere anche a Paesi tecnologicamente arretrati come il nostro di costruire competenze e prodotti propri.


    Il paradosso?


    Mentre a noi Washington chiede di rinunciare alla tecnologia cinese, Microsoft, Amazon e Google trattano con la cinese Moonshot.


    E persino una società della famiglia Trump offre decine di modelli AI cinesi.


    Insomma: libero mercato per loro, fedeltà geopolitica per noi.

    Con il gas russo, per spezzare definitivamente quel rapporto, hanno dovuto architettare il sabotaggio del Nord Stream.

    Quattro anni dopo basta chiederci di firmare un protocollo.


    E noi siamo già pronti a martellarci di nuovo i coglioni.


    Ne parliamo con Davide Martinotti di Dazibao, uno dei migliori conoscitori italiani della Cina contemporanea.


    Buona visione!


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    28 min
  • I Pipponi del Marru Ep.32: L’AI rischia di fare la FINE dei Subprime. MA 7 VOLTE PEGGIO

    Nel 2008 bastò una montagna di mutui tossici da meno di 1.000 miliardi di dollari per innescare la più devastante crisi finanziaria degli ultimi decenni.


    Oggi, per costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, McKinsey stima servano circa 6.700 miliardi di dollari entro il 2030.


    E Wall Street si sta già attrezzando.


    Nvidia ha chiamato BlackRock, Blackstone, Apollo, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per mobilitare 500 miliardi e trasformare chip e data center in una nuova “classe di asset” finanziaria.


    Il meccanismo ricorda inquietantemente quello di allora: si crea debito, lo si impacchetta, lo si divide per rischio e lo si distribuisce a fondi, assicurazioni e fondi pensione.


    Solo che stavolta una fetta crescente del credito si muove fuori dalle banche tradizionali, nello shadow banking, con meno vincoli e molta meno trasparenza.


    E proprio mentre questa macchina prende forma, la SEC ha stabilito che alcune cartolarizzazioni dei data center possono restare fuori da alcuni dei paletti introdotti dopo il 2008.


    Il motivo di tanta fretta è semplice: Washington considera il dominio globale dell’AI una priorità strategica.

    Per mantenerlo servono montagne di soldi.


    E montagne di debito.


    E Wall Street ha trovato il modo che alla fine, se qualcosa, come probabile, andrà storto, A PAGARE SAREMO NOI


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    14 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.50: Riad ha deciso di UMILIARE Trump? Parla l’ex ambasciatore italiano in Iraq

    Riad ha deciso di UMILIARE Trump?


    Dopo sei mesi di guerra contro l’Iran, gli Stati Uniti sembrano costretti a fare i conti con un Medio Oriente molto meno obbediente del previsto.


    L’Arabia Saudita riapre il dialogo con Teheran, Washington prova a riportarla dentro il recinto offrendo la cooperazione sul nucleare civile, ma Trump aggiunge una condizione pesantissima: niente accordo senza adesione agli Accordi di Abramo e normalizzazione con Israele.


    La risposta saudita arriva poco dopo: Arabia Saudita, Turchia e Pakistan firmano alla Mecca un patto di mutua difesa.


    Un’architettura nuova, autonoma, che potrebbe diventare un contrappeso regionale all’egemonia americana.


    E il paradosso è che Trump, invece di condannarla, la applaude.


    È il segno che Washington sta accettando un Medio Oriente più multipolare? O sta semplicemente cercando di controllare il multipolarismo dall’interno, evitando che diventi una vera alternativa di sistema?


    Ne parliamo con Marco Carnelos, già consigliere di politica estera di tre presidenti del Consiglio e inviato speciale per il Medio Oriente, ma soprattutto ex ambasciatore italiano in Iraq. Insomma, uno che le dinamiche del Medio Oriente non le ha studiate soltanto sui libri o seguite dalle redazioni: le ha vissute dall’interno, confrontandosi direttamente con quella rete di alleanze, rivalità, ambiguità e bizantinismi che rende la politica mediorientale sempre decisamente molto più complicata di come viene raccontata.


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    32 min
  • I Pipponi del Marru Ep.31: Lo Scandalo della TAV Baltica: costi quadruplicati con la scusa di Putin

    La chiamano Rail Baltica.


    Doveva essere il gioiello ferroviario dei Baltici: Tallinn, Riga e Vilnius finalmente collegate alla rete europea ad alta velocità.


    Costo previsto nel 2017: 5,8 miliardi di euro.


    Oggi siamo arrivati a 23,8 miliardi.


    Quasi quattro volte tanto.


    Per capirci: da trent’anni in Italia ci massacriamo sulla Torino-Lione anche per l’esplosione dei costi. Secondo la Corte dei conti europea, la TAV è aumentata del 127% rispetto alle prime stime.


    La Rail Baltica, di quasi il 300%

    E mentre i miliardi pubblici continuano a fluire, i maxi-appalti finiscono ai grandi contractor europei: Eiffage, Budimex-Ferrovial, VINCI, Elecnor, Rizzani de Eccher.


    E nell’azionariato dei colossi quotati ricompaiono puntualmente i soliti giganti della finanza globale: BlackRock, Vanguard e compagnia.


    Intanto nei Baltici emergono porte girevoli, conflitti d’interesse e politici nazionalisti riciclati nella macchina degli appalti.


    Ma come si giustifica un pozzo senza fondo del genere?


    Facile.


    Putin.


    Rail Baltica nasce come progetto civile. Oggi viene sempre più presentata come infrastruttura indispensabile per spostare truppe e carri armati NATO e difendere l’Europa dall’ipotetica invasione russa.


    Perché una ferrovia civile che costa quattro volte il previsto deve dimostrare di avere senso.


    Una ferrovia che deve “fermare Putin”, invece, può costare praticamente qualsiasi cifra.


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    10 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.49: Perché Trump ha minacciato di bombardare chi non compra il Debito USA?

    Per decenni ci hanno raccontato che i Treasury americani erano una sorta di bene pubblico globale: titoli così liquidi e sicuri da sostenere l’intera architettura finanziaria mondiale. Oggi scopriamo fino a che punto arriva questa “generosità”: davanti a una domanda sui rendimenti del debito USA, Donald Trump arriva a evocare addirittura l’intervento dell’esercito.


    Una battuta? Forse. Ma arriva al termine di un mese di fuoco.


    Il segretario al Tesoro Scott Bessent — definito da Bloomberg il più interventista da decenni — ha moltiplicato le manovre per impedire che il mercato dei Treasury sfugga di mano: più debito a breve scadenza, interventi sullo yen per evitare che il Giappone scarichi titoli americani, nuovi strumenti per sostenere la domanda e riacquisti sempre più massicci dei bond a lunga scadenza.


    Il problema è strutturale: in dieci anni i Treasury in circolazione sono cresciuti del 126%, sfiorando i 32 mila miliardi di dollari, mentre le banche centrali straniere non riescono — o non vogliono più — assorbirli allo stesso ritmo. A colmare il vuoto sono sempre più fondi, grandi gestori e hedge fund.


    E ora c’è un concorrente gigantesco per gli stessi capitali: la corsa all’Intelligenza Artificiale, finanziata a sua volta da una montagna crescente di nuovo debito.


    Washington ha consegnato sempre più potere alle oligarchie finanziarie private. E lo stesso processo riguarda anche noi: il debito italiano ha ormai superato i 3.200 miliardi di euro, mentre cresce il peso dei grandi fondi internazionali.

    Ma se per finanziare la propria spesa uno Stato dipende dai mercati, chi esercita davvero la sovranità?


    Ne parliamo con Alessandro Volpi, professore di Storia economica all’Università di Pisa.


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    26 min
  • Ovosoddu Ep.9: ISRAELE STA MANIPOLANDO CHATGPT?

    Il governo israeliano sta investendo milioni di dollari anche nella nuova frontiera della guerra dell’informazione: le risposte delle intelligenze artificiali.


    Dietro siti costruiti come centri studi, centinaia di articoli prodotti a ritmo industriale e società specializzate nell’“AI Story Optimization” compaiono contratti e documenti ufficiali che parlano persino di ottenere “GPT framing results”.


    Nel video ricostruiamo chi c’è dietro questa operazione e come si prova a influenzare ciò che ChatGPT, Perplexity e gli altri chatbot raccontano su Israele e Gaza.


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    9 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.48: Il filosofo che ispira la Nuova Russia di Putin.

    C’è un filosofo che Putin cita sempre nei suoi discorsi.


    Si chiama Ivan Ilyn.


    E conoscere il suo pensiero è fondamentale per comprendere la cultura russa contemporanea e provare a prevederne anche le future mosse geopolitiche.


    Nel 2015 anche la rivista statunitense Foreign Affairs dedicò a Ilyn un articolo, facendo però il solito errore di interpretare il mondo russo attraverso le categorie occidentali, paragonando, ad esempio, Ilyn e Putin al fascismo, ai fascisti o ai conservatori di destra nostrani.


    Ma è invece proprio nella contrapposizione al mondo occidentale, e in primis alla sua cultura sempre più nichilista e materialista, che Ilyn parte per definire la specificità dell’identità russa.


    Al materialismo americano viene contrapposto il misticismo della religione ortodossa.


    All’edonismo, la spiritualità che pervade ogni ambito della società.


    E all’individualismo, un senso della nazione, dello Stato, come di un unico organismo vivente, impossibile da disintegrare, pena la distruzione, udite udite, di tutto il pianeta.


    Grazie a questo libro, I miei compiti, il più importante di Ilyn e pubblicato per la prima volta in Italia da Ibex Edizioni, il pubblico italiano può finalmente conoscere Ilyn e farsi un’idea un po’ meno propagandistica e stereotipata del pensiero russo contemporaneo e anche di alcune delle idee che ispirano il Cremlino.


    Anche perché ci riguarda da vicino.


    L’Europa, secondo Ilyn, non è l’Occidente.


    L’Europa viene identificata anzi con la cultura alta, con il genio dell’Illuminismo, e con un modello umanistico e democratico e di sviluppo che è compatibile con l’idea russa.


    L’Europa però, negli ultimi anni, ha rinnegato se stessa.


    Si è fatta sempre più occidentale, fino a diventare un’appendice dell’imperialismo nichilista dell’Occidente.


    Tra poco sentirete la nostra intervista al filosofo e curatore di quest’opera, Flavio Menozzi.


    Che ci ha spiegato anche come Ilyn avesse previsto la guerra in Ucraina.


    E quale fosse il suo giudizio sul nazionalismo ucraino.


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    27 min

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