Vi siete mai chiesti perché qui a fianco mi tengo sempre un salvadanaio a forma di maiale?
Ora ve lo spiego.
E vi spiego perché vi conviene comprarne uno anche a voi.
La scorsa settimana le cronache economiche sono state sconvolte da una vera e propria bomba a mano.
In soldoni, è venuto fuori che Stellantis aveva imboscato nei bilanci perdite per una quarantina di miliardi.
E nel frattempo però aveva distribuito 16 miliardi agli azionisti tra dividendi e buyback.
In cina gli sarebbe valsa la pena capitale.
In Italia, la standing ovation dei media di regime che parlano di una coraggiosa operazione verità.
D’altronde, vanno capiti.
Ieri Unicredit ha annunciato che nel 2025 ha realizzato oltre 10 miliardi di utili.
La settimana prima un annuncio simile l’aveva fatto Intesa San Paolo.
È il terzo anno di fila che superano ogni record.
E senza reinvestire sostanzialmente un euro.
Preferiscono metterli tutti in tasca agli azionisti.
Che nel frattempo hanno visto il valore delle azioni che s’erano comprati aumentare rispettivamente del 500 e del 200%.
Senza particolari meriti.
Semplicemente, è il frutto di un gigantesco regalo.
Si chiamano interessi marginali, ed è la differenza che le banche si mettono in tasca tra gli interessi che chiedono a chi chiede un prestito, rispetto a quelli che riconoscono a chi deposita i suoi soldi in un conto corrente.
E che con l’esplosione dei tassi di interesse della BCE hanno raggiunto cifre imbarazzanti.
Sono i famosi extraprofitti, che alla fine, dopo un po’ di teatrino, hanno deciso di non tassare.
Non so quanto lo meritassero: mentre incassavano miliardi, hanno mandato a casa oltre 10 mila persone
la ricompensa però c’è stata eccome.
“Piazza affari regina d’europa”, titolava anche stamattina il Sole.
È solo l’ultimo dei millemila titoli che da un po’ di tempo a questa parte celebrano le magnifiche sorti e progressive della borsa italiana.
Che però significa appunto, in soldoni, UniCredit e Banca Intesa.
Che non solo pesano da sole oltre un quinto di tutta piazza affari.
Ma soprattutto hanno pesato per oltre il 35% della sua crescita negli ultimi 3 anni.
Una crescita che alla gente come noi non porta in tasca manco un euro.
Ma che fa contenti i giornali e il governo, che di noi giustamente se ne frega, e sa a chi deve rendere conto.
A noi ci rimane solo la fine dell automotive in Italia annunciata con 3 anni di ritardo, perché Stellantis voleva far finta di essere una banca.
Ne abbiamo parlato con il nostro Alessandro Volpi!
BUONA VISIONE
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