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  • I Pipponi del Marru Ep.30: gli USA hanno deciso di devastare Oceani per fare un dispetto alla Cina

    Il 7 agosto 2026, davanti a Donald Trump compare uno strano oggetto dorato Sembra una patata. In realtà è la replica di un nodulo polimetallico, una delle miliardi di concrezioni che ricoprono il fondo del Pacifico a 4-5 mila metri di profondità e che contengono manganese, nickel, rame e cobalto: minerali fondamentali per industria, tecnologia e apparati militari.


    E gli Stati Uniti hanno deciso che non possono più permettersi di lasciarli lì.


    Il problema è che una parte enorme di quei giacimenti si trova fuori da qualsiasi giurisdizione nazionale e, secondo il diritto internazionale, dovrebbe essere patrimonio comune dell’umanità. Da decenni l’International Seabed Authority prova a stabilire le regole per il loro eventuale sfruttamento. Washington, però, non ha mai ratificato la Convenzione ONU sul diritto del mare e oggi sta aprendo una strada tutta sua: una vecchia legge americana del 1980 viene usata per accelerare autorizzazioni a esplorazione e futura estrazione anche nelle acque internazionali.


    Nel frattempo The Metals Company ha già presentato una richiesta per circa 65 mila chilometri quadrati della Clarion-Clipperton Zone, più di due volte la Sicilia.


    La giustificazione è sempre la stessa: la Cina.

    Peccato che mentre Pechino ha investito per anni nella ricerca abissale restando dentro il sistema multilaterale, Washington sembra intenzionata a cambiare le regole proprio quando scopre di non essere più automaticamente in testa.

    E tutto questo mentre dell’oceano profondo abbiamo osservato direttamente meno dello 0,001 per cento. E le conseguenze dell’industrializzazione degli abissi sono letteralmente INCALCOLABILI


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    11 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.47: Cosa c’è nel programma economico di FUTURO NAZIONALE

    Il programma politico pubblicato da Futuro Nazionale non è quello che sembra.


    E va preso molto sul serio.


    È vero: è pieno di refusi, errori grammaticali, volutamente retorico e pieno di richiami stilistici al ventennio.


    C’è poi il continuo richiamo al cosiddetto “mondo normale”, che in fondo non è che un concentrato di luoghi comuni, un come se l’italiano medio fosse rimasto personaggio di un film di Alberto Sordi.


    E poi altre pomposità, come il lessico militarista, i richiami a D’Annunzio trasformato nel loro immaginario in una sorta di eroe hollywoodiano.


    Ma nonostante questo, a emergere è una chiara visione del mondo alla quale siamo tutti chiamati a decidere se aderire o meno.


    La società che si immagina Vannacci è una società fieramente verticistica e gerarchica, fondata sulla competizione e sull’obbedienza al più forte.


    L’intolleranza è esaltata.


    E le diseguaglianze sociali non solo non si dice di volerle combattere, ma vengono anzi considerate giuste e naturali.


    Se sei più debole, obbedisci.


    È così che funziona oggi il mondo ed è giusto che funzioni così.


    Anzi, il problema è chi prova a cambiarlo, diventando una sorta di pericolo nazionale.


    Ma è proprio qui che Vannacci si rivela non un rivoluzionario futurista come vorrebbe far credere, ma solo l’ultimo perfetto prodotto del sistema capitalista.


    Perché pensateci: chi sono i più forti oggi?


    I più valorosi in battaglia?


    Gli sprezzanti del pericolo?


    No. Semplicemente i più ricchi.


    E cioè spesso mezzi mentecatti fuori forma come Elon Musk o miliardari come Trump che, con il potere dei soldi e del potere che riescono a comprarsi, comandano sulla vita delle persone, italiani compresi.


    Per non parlare dei veri e propri parassiti che ereditano immense fortune da generazioni e che passano il tempo a buttare soldi e villeggiare tra le Maldive, New York e Parigi.


    Ecco chi sono i più forti oggi. Ecco chi c’è oggi in Occidente in cima alla piramide sociale.


    Ed è a loro che dovremmo obbedire, Generale?


    E vorresti spacciarci pure il servilismo verso questi esseri come patriottismo e virilità?


    Serviti pure.


    Noi abbiamo fatto altre scelte, noi abbiamo altre ambizioni.


    Insomma, con il Vannacci-pensiero potremmo essere di fronte all’ennesima ideologia apologetica dei rapporti di forza costituiti.



    Buona visione


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    34 min
  • I Pipponi del Marru Ep.29: Londra è NELLA MERDA (letteralmente). E ora è il turno dell’Italia.

    Bella Londra, eh.


    Peccato sia nella merda.


    Letteralmente.


    25 dicembre 2025.


    Beatrice Asante sta preparando il pranzo di Natale.

    Mette le patate nel lavandino.

    Apre il rubinetto.


    Niente.


    Lo richiude.

    Lo riapre.


    Ancora niente.


    Corre all’unico supermercato aperto e compra delle bottiglie d’acqua.

    Pensa che durerà qualche ora.


    Sette mesi dopo, sta ancora aspettando.


    Beatrice è una delle centinaia di persone che vivono in nove palazzoni del Devons Road Estate, a Tower Hamlets, nell’est di Londra.


    Da mesi l’acqua arriva a intermittenza.

    A volte non arriva proprio.


    Non riescono a lavarsi.

    A cucinare.

    A pulire casa.


    E soprattutto, in alcuni momenti, non riescono nemmeno a tirare lo sciacquone.


    Tutto merito di Thames Water, la più grande compagnia idrica britannica e ormai il simbolo per eccellenza del disastro della privatizzazione dell’acqua inglese.


    Da quando è stata privatizzata, ha distribuito 7 miliardi di sterline di dividendi. Ma ha fatto precipitare il servizio idrico a livelli da Terzo Mondo, mentre accumulava qualcosa come 18 miliardi e mezzo di debiti.


    A mangiarsi il grosso della torta è stato un consorzio guidato da Macquarie, il più grande gestore privato di infrastrutture strategiche al mondo. E che, manco a dirlo, tra i suoi principali azionisti indovinate un po’ chi vede?


    Esatto: sempre loro. BlackRock, Vanguard e State Street.


    Sono le magnifiche sorti e progressive della privatizzazione dei monopoli naturali.


    Quando c’è da estrarre valore, l’acqua è privata.

    Quando bisogna garantire che esca dal rubinetto, improvvisamente diventa un problema di tutti.

    9 min
  • I Pipponi del Marru Ep.28: L’EUROPA GREEN HA DATO FUOCO ALLA GRECIA?

    Negli ultimi anni la Grecia è diventata uno dei campioni europei per crescita delle rinnovabili. Bravi. Peccato, però, che nel frattempo vent’anni di austerity abbiano contribuito a creare le condizioni per un’ondata spaventosa di incendi, che ha fatto sì che tutti questi sforzi non servissero sostanzialmente a una sega.


    Vi siete mai chiesti quanta CO₂ può emettere un cavo elettrico?


    In teoria, zero.


    In Grecia, però, a quanto pare, fino a mezzo milione di tonnellate.


    Fine luglio 2026.


    Due incendi devastano l’Attica occidentale e l’isola di Creta.


    Quattro morti.


    E oltre 14.500 ettari di territorio bruciati.


    Secondo le prime indagini dei vigili del fuoco greci, entrambi gli incendi sarebbero stati causati da un guasto alla rete elettrica.


    E non sarebbero casi isolati.


    Secondo l’unità specializzata che indaga sugli incendi dolosi, quest’anno circa il 75 per cento di tutta la superficie bruciata in Grecia sarebbe riconducibile a incendi collegati alla rete elettrica.


    Una rete vecchia e fragile, che, come ammettono gli stessi membri del governo greco, ha accumulato un gigantesco arretrato di investimenti durante gli anni della crisi del debito.


    La cosa meravigliosa è che, nel frattempo, Bruxelles celebra la Grecia come uno dei campioni europei della transizione energetica.


    Nel solo 2025 sono stati collegati alla rete 1,84 gigawatt di nuovo fotovoltaico.


    Miliardi di investimenti.


    Mega-impianti.


    Fondi europei.


    Banche.


    Multinazionali.


    Solo che abbiamo fatto due conti.


    E abbiamo scoperto una cosa piuttosto imbarazzante:


    una parte enorme del beneficio climatico prodotto da quei pannelli rischia di essere letteralmente andata in fumo a causa di una rete che l’austerità ha obbligato a lasciare marcire.


    Benvenuti nella transizione ecologica con caratteristiche europee.


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    10 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.46: La Russia domina lo spazio aereo ucraino. L’Europa molla Zelensky?

    Anche l’Europa sta per abbandonare Kiev?


    Dopo il fallimento dell’offensiva dei 40 giorni, la penuria di missili intercettori e la crisi energetica globale, Zelensky rischia di essere abbandonato anche dai paesi europei.


    L’ultimo no il Presidente ucraino lo ha ricevuto dalla Finlandia, che ha rifiutato di trasferire le sue scorte di missili Patriot.


    Nel frattempo la Corea del Nord spedisce missili balistici sul fronte in aiuto a Mosca, Putin ha attuato una sorta di “blocco navale” ai porti ucraini.


    Dall’Europa orientale al Medioriente in questa nuova puntata di Ottolina e mezzo il direttore di Analisi Difesa Gian Andrea Gaiani ci ha dato tutti gli aggiornamenti militari sui fronti caldi della Terza Guerra mondiale a pezzi.


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    32 min
  • Otto(lina) e Mezzo Ep.45: riformisti del PD e Mattarella stringono un patto pro-guerra alla Russia.

    Al peggio non c’è mai fine.


    Dentro il Partito Democratico c’è una corrente chiamata dei “riformisti”, che rappresenta la parte più a destra del partito.


    (Come se il PD non fosse già abbastanza di destra, direte voi…)


    Ed è composta da figure come Bonaccini, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Piero Fassino e compagnia bella.


    Ecco, come se tutto ciò non fosse già abbastanza orribile di per sé, grazie a un recente articolo del Domani abbiamo scoperto che questa “ala destra” del PD è oggi la principale alleata politica del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale vuole che il Partito Democratico continui a essere a favore del riarmo e a sostenere i preparativi della guerra alla Russia, evitando che si avvicini troppo alle posizioni pacifiste del Movimento 5 Stelle.


    E saranno proprio queste posizioni a prevalere perché, si legge nell’articolo, per il PD è assolutamente “vietato discostarsi da Mattarella”.


    Ma perché è “vietato discostarsi da Mattarella”?


    Quando diciamo che il Presidente della Repubblica rappresenta oggi uno dei più gravi pericoli per la nostra democrazia e uno dei principali attentatori alla Costituzione del ’48, ci riferiamo esattamente a queste dinamiche.


    Il Quirinale è tutto fuorché super partes e da anni, infischiandosene dei suoi limiti costituzionali, porta avanti una precisa agenda politica che non è stata in alcun modo votata dai cittadini.


    E in cosa consiste questa agenda?


    In primis, nel tenere l’Italia ben ancorata allo schieramento euro-atlantico e, quindi, nel garantire che i vincoli esterni dell’Unione Europea e della NATO non vengano mai messi in discussione, indipendentemente dalle maggioranze politiche e dalle indicazioni dei cittadini.


    La questione del riarmo è emblematica: riarmarsi è un ordine che ci arriva sia da Washington che da Bruxelles, sia da Trump che da von der Leyen. In quanto Paese satellite dell’impero occidentale, l’Italia deve schierarsi e fare la sua parte nella terza guerra mondiale a pezzi.


    Insomma, riempire gli arsenali invece che i granai è un nostro compito inderogabile e, per questo, Mattarella si sta adoperando affinché chiunque vinca le prossime elezioni, che sia la destra o il cosiddetto centrosinistra, non possa in alcun modo disobbedire e tentare di tirare l’Italia fuori dalla guerra.


    “Tutto può cambiare, purché tutto resti uguale”. Questo è da anni il motto politico del Presidente della Repubblica.


    In fondo, il celebre “pilota automatico” di cui parlava anche Draghi.


    Grazie, Presidente Mattarella.


    Vero garante ultimo del nostro costante declino, dei preparativi di guerra e, soprattutto, del fatto che la sovranità non stia mai nelle mani del popolo italiano.


    Ma che cosa ne sarà, quindi, del “campo largo”?


    Ed è vero, come ha scritto Calenda pochi giorni or sono, che alle elezioni ci sarà un pareggio e che si formerà un nuovo governo tecnico, chiaramente eterodiretto da Sergio Mattarella?


    Ne abbiamo parlato con il giornalista Savino Balzano, autore di “Romanzo Quirinale” e lucido analista della trasformazione politica del Capo dello Stato.


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    21 min
  • I Pipponi del Marru Ep.28: Perché gli USA stanno regalando il MONOPOLIO dello SPAZIO a Musk?

    Giugno 2026. New York. Nasdaq.


    SpaceX entra in Borsa.


    Il prezzo di collocamento è 150 dollari ad azione. quasi 2 mila miliardi di valutazione. e, nel giro di poche ore, Elon Musk diventa il primo uomo al mondo con un patrimonio superiore ai mille miliardi di dollari.


    A guardare i conti, non ha nessun senso.


    Nel 2025 SpaceX ha fatturato appena 18,7 miliardi e ne ha persi quasi 5.


    Cos’hanno comprato quindi realmente gli investitori?


    Non un’azienda che macina utili. Ma una promessa. Quella di poter prendersi una fetta di rendita monopolistica su uno dei settori di punta del futuro.


    Perché SpaceX non si limita a occupare una fetta enorme dello spazio commerciale. Punta ad occupare l’accesso allo spazio, per impedire che nel futuro possa emergere un competitor.


    Oggi lo fa con una quota di circa l’80% dei lanci commerciali globali e quasi 11 mila satelliti di sua proprietà, su un totale di meno di 16 mila. 2 su 3. Domani punta a farlo con oltre 100 mila satelliti.


    La chiamano ORBITAL ENCLOSURE. L’enclosure ai tempi della guerra per il predominio spaziale.


    Ed è la privatizzazione di fatto dello Spazio, in barba a tutti i trattati, per consegnarne il Monopolio all’uomo più ricco di tutti i tempi. E uno dei più pericolosi


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    11 min
  • I Pipponi del Marru Ep.27: il Piano Segreto dei Miliardari per sopravvivere alla FINE del MONDO

    Trentaduemila ettari ai piedi delle Ande.


    Strade sterrate, case prefabbricate, pannelli solari, una pista d’atterraggio e abbastanza spazio per sparire dal mondo.


    Si chiama Wamani. E alcuni tra gli uomini più ricchi e potenti della nuova élite tecnologica occidentale la considerano una possibile via di fuga nel caso in cui il mondo precipiti davvero nel caos.


    Ma il ranch argentino è soltanto l’inizio della storia.


    Seguendo i proprietari, gli investimenti e le nuove leggi approvate dal governo Milei emerge qualcosa di molto più grande: passaporti per gli investitori, regole garantite per decenni, miliardari della Silicon Valley che guardano sempre più insistentemente verso Buenos Aires.


    E poi, improvvisamente, compaiono altri nomi. Altri accordi. Un’altra rete che attraversa l’intera America Latina.


    Peter Thiel. Milei. Netanyahu. Washington.


    Coincidenze?


    Abbiamo provato a unire i puntini.


    E quello che emerge è il racconto di un continente che rischia di trasformarsi nel rifugio perfetto delle oligarchie che si preparano a sopravvivere al mondo che hanno condannato alla distruzione.


    BUONA VISIONE!


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    12 min
  • Otto(lina) e mezzo Ep.44: ecco perché Vannacci è il SERVO PERFETTO di USA e ISRAELE. Ft.Zhok

    Anche tu vuoi difendere l’”italianità” e i valori della tradizione?

    Anche tu pensi che l’Italia debba recuperare la sua sovranità e difendere la sua storia?

    Ecco cosa devi fare: non votare mai più gente come Vannacci.


    E non credere più a tutti i rappresentanti della destra filo-americana e ultracapitalista che ti fanno credere che i principali nemici della nostra cultura e dei valori della tradizione sarebbero le moschee o i poveracci che sbarcano sulle nostre coste.


    Come scrive Andrea Zhok:


    "L’identità italiana non è stata fatta a pezzi dalle moschee, ma dai McDonald’s, dalle basi americane, da Hollywood, da un profluvio di scarti culturali a stelle e strisce che ha invaso ogni ganglio della nostra cultura."


    Se le chiese la domenica mattina sono vuote, non è perché i giovani italiani se ne vanno tutti ad ascoltare l’Imam di quartiere, ma perché semplicemente non credono più a nulla, se non al valore dei soldi e del successo personale.


    Si chiama capitalismo, bellezza.


    E sì, è vero: l’Italia è oggi una nazione schiava dello straniero.


    Ma non delle lobby LGBTQ o dei “maomettiani”.


    Bensì di un’altra nazione che ci occupa con tanto di bombe atomiche da più di 80 anni.


    Insomma, è il solito discorso della finta destra conservatrice e dello "scontro di civiltà": far credere alle persone comuni che i nemici sono là fuori e sarebbero pronti a invaderci, mentre i nemici ce li abbiamo in casa e loro vogliono continuare a farci affari.


    Altra contraddizione:

    Vannacci e compagnia dicono sempre di voler difendere il “vero” popolo italiano, quello duro e puro, dai “sinistrati” e dai “radical chic da salotto”.


    Ma gli avete mai sentiti dire una parola sull’aumentare le tasse ai miliardari, nazionalizzare le industrie strategiche e mettere più soldi nelle pensioni, nei salari e negli ospedali pubblici?


    Oggi a OttolinaTV abbiamo intervistato per voi uno dei più lucidi intellettuali italiani, il professore di filosofia morale Andrea Zhok.

    Con Zhok non abbiamo criticato i valori e i principi politici della destra conservatrice.


    Abbiamo al contrario tentato di guardare all’attuale destra neoliberale, quella alla Meloni e alla Vannacci, per intenderci, proprio a partire da quei valori.


    Cio che è venuto, fuori sono tutte le contraddizioni e le meschinità di chi usa strumentalmente anche nobili ideali per conquistare il potere, continuare a svendere il Paese, e fare il forte con i deboli e il debole con i forti.


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    27 min
  • I Pipponi del Marru Ep.26: La Cina dichiara guerra ai grandi evasori. Le oligarchie insorgono

    Ma cosa succederebbe davvero se un Paese decidesse sul serio di bloccare la fuga dei capitali e tassare i ricchi?


    A Shenzhen alcuni clienti delle società che amministrano i patrimoni delle famiglie più facoltose provano ad accedere ai propri conti. Ma è tutto bloccato. Per riaverli, il fisco pretende la ricostruzione dei movimenti di capitale verso l’estero e il pagamento delle imposte sulle plusvalenze mai dichiarate.


    Poi Pechino colpisce le polizze finanziarie offshore di Hong Kong, i trust alle Cayman, gli immobili, le azioni e le criptovalute. In alcuni casi ricostruisce operazioni che risalgono fino all’anno 2000.


    La finanza globale insorge. Nigel Green, fondatore di un gruppo che vive gestendo i patrimoni internazionali dei super-ricchi, avverte: così i capitali scapperanno, gli investimenti spariranno e la Cina perderà più di quanto incasserà.


    È la minaccia che in Occidente funziona sempre. Basta evocare la fuga dei capitali perché i governi abbassino le tasse, offrano sanatorie e costruiscano regimi fiscali su misura.


    In Cina, un po’ meno.


    Mentre le sinistre occidentali ripetono Tax the rich, dentro un sistema progettato per impedirglielo, la Cina “turbocapitalista” va a caccia dei capitali offshore e li tassa davvero.


    Perché la differenza non è tra chi vuole tassare i ricchi e chi non vuole farlo.


    È tra gli Stati che comandano sui ricchi e quelli che sono già al loro servizio.


    Buona visione!


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    14 min

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