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Iran: “Tutto o niente”
Tehran e' pronta a ripristinare il programma nucleare iraniano, se gli Stati Uniti usciranno dall'accordo sul nucleare o se ne modificheranno le condizioni. “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha annunciato, non senza un velo di ironia, il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, intervistato domenica scorsa dalla CBS. “Se la Casa Bianca non rispettera' i propri impegni, Tehran reagira' in modo deciso”, ha precisato, martedi', il presidente iraniano, Hassan Rouhani. L'Iran, da parte sua, non solo continua a rispettare la propria parte di impegni, ma ha anche “migliorato significativamente l'accesso degli ispettori ai siti e alle informazioni”, ha dichiarato, lunedi', l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, che assieme all'Unione Europea e alle Nazioni Unite invita le parti a preservare l'accordo. Gli Stati Uniti non fanno altrettanto, spiega Javad Zarif: negli ultimi 15 mesi, il presidente americano, Donald Trump ha preso tutte le misure per impedire all'Iran di beneficiare economicamente dell'accordo. “Non e' accettabile per noi avere un accordo unilaterale”, spiega il funzionario iraniano: “le trattative comportano un do ut des, nessuno e' preparato a dare se cio' che riceve e' solo temporaneo”. Nel gennaio scorso, su richiesta di Donald Trump, Regno Unito, Francia e Germania hanno istituito un gruppo di lavoro per “aggiustare” l'accordo, rendendolo piu' vantaggioso per gli Stati Uniti, che vorrebbero colpire anche il programma missilistico dell'Iran. Se l'obiettivo non sara' raggiunto, gli americani potrebbero ritirarsi entro il 12 maggio, ripristinando le sanzioni. Una possibilita' che i partner europei cercano di scongiurare. Emmanuel Macron e' gia' volato negli Stati Uniti, “non esiste un piano B”, ha detto; Angela Merkel, invece, arrivera' il 27 aprile. “Tutto o niente”, twitta, intanto, Javad Zarif: i leader europei dovrebbero incoraggiare Trump non solo a mantenere l'accordo sul nucleare, ma ancora più importante, a iniziare a implementare la sua parte degli accordi in buona fede”. Durante una visita a Pechino, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha concordato con il suo omologo cinese di bloccare qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di sabotare l'accordo. Di altro avviso Israele, che ha criticato il patto fin dal suo sviluppo da parte dell'amministrazione Obama.
Yemen: Colpito il leader degli Houthi
Il leader politico degli Houthi, Saleh al-Sammad, e' stato ucciso, giovedi' scorso, assieme a sei membri del suo entourage, in un raid della coalizione a guida saudita nella provincia di al-Hudayda, sul Mar Rosso. A darne l'annuncio ieri, lunedi' 23 aprile, l’agenzia di stampa “Saba”. Proclamati tre giorni di lutto nella zona settentrionale dello Yemen controllata dagli Houthi. “Le forze di aggressione, guidate dagli Stati Uniti e dal regime saudita, hanno la responsabilità di questo orrendo crimine e delle conseguenze che ne derivano”, ha dichiarato il leader spirituale di “Ansar Allah”, Abdul-Malik al-Houthi. Ma a cadere sotto le bombe della coalizione araba non sono soltanto i politici e i militari: domenica, un bombardamento saudita ha ucciso almeno 33 persone che stavano partecipando a una festa di matrimonio nella provincia di Hajja, nel Nord-Ovest dello Yemen. Tra le vittime, diversi bambini e donne, sposa compresa, almeno 46, invece, i feriti, tra cui lo sposo. Il Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, ha condannato l'attacco. E ha chiesto un'indagine. Una richiesta strana, questa, data la rapidità con cui l'Occidente, negli ultimi tempi, e' in grado di scoprire i colpevoli di un incidente senza bisogno di alcuna prova.
Armenia: Fine delle proteste nell’anniversario del genocidio
Nell'anniversario del massacro di 1,5 milioni di armeni sotto l'impero ottomano nel 1915, gli armeni sono confluiti da tutto il Paese verso la collina delle rondini a Erevan, con...