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1. Il Giro d'Italia parte da Israele nel quarto venerdì di proteste a Gaza
Il Giro d'Italia parte oggi, venerdi' 4 maggio, da Israele, contemporaneamente al quarto venerdi' di proteste nella Striscia di Gaza. Per la prima volta fuori dai confini europei, si articolera' in tre tappe, fra Gerusalemme ed Eilat e terminera' domenica 6. Una vetrina in cui il governo israeliano ha investito milioni di euro,e che tuttavia oscura completamente l'occupazione illegale dei territori palestinesi e gli almeno 44 morti e numerosi feriti durante le proteste della Grande Marcia del ritorno a Gaza. Fra questi, ironia della sorte, un ciclista professionista palestinese di 21 anni, Alaa al-Dali, ferito alla gamba proprio a Gaza il 30 marzo ed il cui arto e' stato amputato dopo che le autorita' israeliane hanno negato l'accesso a ulteriori cure. Il movimento di boicottaggio di Israele BDS ed altre ONG protestano, inoltre, contro la dicitura Gerusalemme invece che Gerusalemme Ovest, dando cosi' per scontato che la Citta' Santa sia di fatto la capitale di Israele ed avallando l'occupazione illegale di Gerusalemme Est. Ed evidenziano le contraddizioni: mentre l'organizzazione italiana RCS Sport punta ad una "internazionalizzazione dello sport esportando l'Italia nel mondo", a novembre scorso le autorita' israeliane hanno negato i visti agli atleti palestinesi che dovevano gareggiare in Tunisia. Su tutti questi aspetti sinora si registra un silenzio assordante dei media mainstream, italiani e non.
2. Provocazioni chimiche e petrolio
In arrivo, in Siria, un'altra provocazione chimica a firma USA. Secondo la stampa russa, che cita una fonte anonima all'interno della Difesa siriana, la nuova messinscena sara' coordinata dall'ex membro di Daesh, Mishan Idriz al-Hamash. Il luogo designato per le riprese, il campo petrolifero di al-Jafra, a 27 km a Est di Deir el-Zor, dove starebbero gia' arrivando gli “attori”. Stavolta, pero', gli operatori potrebbero non essere i Caschi Bianchi, che stando alla CBS, non ricevono piu' finanziamenti dal Dipartimento di Stato americano, vedendo quindi il proprio budget diminuire di ben un terzo. Ma Washington non ha rinunciato alla guerra: continua, infatti, ad addestrare i tagliagole nell'area di al-Tanf e di Rukban. Lo ha dichiarato il capo della diplomazia russa, Sergej Lavrov, che intervistato da Panorama, aggiunge: “benche' gli Stati Uniti abbiano giurato solennemente che il loro unico obiettivo era quello di cacciare i terroristi fuori dal Paese, in pratica si sono solidamente installati sulla riva orientale dell'Eufrate e puntano sul collasso della Siria”. Complessivamente, in Siria e in Iraq, ci sarebbero ora circa 5 mila soldati americani, fa sapere il Pentagono. Cui si aggiunge, pero', un numero imprecisato di mercenari, di cui Washington si e' servito attivamente dai tempi della guerra in Iraq.
3. Noviciòk prodotto anche in Repubblica Ceca, crolla l'impalcatura di Londra
Il presidente della Repubblica Ceca, Milosz Zeman dichiara in tv che il gas Noviciòk è stato sperimentato e prodotto in piccole quantità nei laboratori della Repubblica Ceca. Le televisioni russe hanno dato grande rilievo alla notizia. E si spiega: perché essa è l’ennesima — ma autorevole — smentita della accusa mossa alla Russia da Theresa May, la quale aveva dichiarato inequivocabile la firma russa dell’attentato a Skripal.
In realtà sospetti assai pesanti sull’uso del gas Noviciòk nel caso di Skripal e della figlia Julia sono stati sollevati anche dalla dichiarazione di uno dei medici curanti, dell’Ospedale di Salsbury, il quale, scrivendo al Time di Londra, disse che nessuno dei tre avvelenati (i due Skripal e una guardia) presentò sintomi di avvelenamento da gas. Infine, se fosse stato il gas Noviciòk, i tre non sarebbero sopravvissuti. Il fatto evidente è che l’intera impalcatura dell’accusa britannica contro la Russia sta crollando.
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