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Domenica 13 maggio, il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, ha dato il via a una serie di incontri internazionali sul futuro dell'accordo sul nucleare. La prima tappa si e' svolta a Pechino, dove l'omologo cinese, Wang Yi, ha ribadito l'impegno della Cina per la protezione e l'attuazione dell'accordo. Anche i colloqui di oggi a Mosca con Sergej Lavrov hanno dato risultati positivi – e' stato infatti ribadito il sostegno della Russia sia all'intesa, sia alla cooperazione economica tra i due Paesi, mentre domani, martedi' 15 maggio, Javad Zarif sara' gia' a Bruxelles con i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito, e con il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini. Completando, cosi', gli incontri con tutti i Paesi firmatari dell'accordo, tutti contrari al ritiro degli Stati Uniti. Che, da parte loro, hanno gia' attivato le pressioni sugli alleati, sia in Europa, che nel Medio Oriente. Le aziende europee che violeranno le misure americane contro l'Iran, potrebbero diventare esse stesse oggetto di sanzioni, ha dichiarato, domenica, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton. Mentre Donald Trump ha ricordato ad Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein di aver speso per loro 7 mila miliardi di dollari e di aspettarsi qualcosa in cambio. In questo clima intimidatorio, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Tero Varjoranta, ha annunciato, venerdi', le proprie dimissioni. Qualcosa di simile accadde nel 2002 con l'ex presidente dell'OPAC, José Bustani, che si era rifiutato di confermare la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Una visita di John Bolton all'Aja fu sufficiente per convincerlo a uscire di scena. Varjoranta, intanto, sara' temporaneamente rimpiazzato dall'italiano Massimo Aparo.