Italia, la finanza mondiale pronta a concretizzare le sue minacce
Mentre, in Italia, la situazione politica resta fluida, mercoledi', l'agenzia di rating statunitense Moody's ha messo sotto osservazione 12 banche italiane in vista di un possibile declassamento del rating sovrano. Nella decisione sono coinvolte UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cdp, Mediobanca, Bnl, Fca Bank, Credito Emiliano, Credit Agricole-Cariparma, Cassa Centrale Raiffeisen, Invitalia e, infine, la Banca del Mezzogiorno. A stretto giro, Moody's ha preso in considerazione la possibilità di ridurre i rating a lungo termine delle società di servizi ai consumatori Cdp Reti, Compagnia valdostana delle acque, Hera, Italgas, Snam e Terna. Sotto esame anche i colossi Eni, Poste Italiane e Rai. Ma in alcuni Paesi, per esempio in Cina e in Russia, la grande troika americana delle agenzie di rating - Standard and Poor's, Moody's e Fitch - da tempo viene chiamata con il suo nome, ovvero uno strumento dell'elite finanziaria degli Stati Uniti nella lotta contro i suoi concorrenti. Completamente priva di trasparenza e di obiettività, se non quella dei suoi interessi economici, nel 2017 Moody's aveva tagliato il rating della Cina, la cui economia è in costante crescita da quasi trent'anni. "Il debito continua a salire e il potenziale di crescita rallenta", scrivevano allora gli analisti di Moody's dagli Stati Uniti, Paese che vanta un debito pubblico record di 21 mila miliardi di dollari, in crescita a una velocita' pari a oltre 36 volte quella del Pil. Non e' una novita' il coinvolgimento della troika nella crisi finanziaria di dieci anni fa: la banca Lehman Brothers aveva continuato a mantenere il rating “A” fino al 15 settembre del 2008, il giorno del suo fallimento. Per non parlare della Grecia. Non semplici osservatori esterni, quindi, ma partecipanti attivi agli eventi assieme ai mass media, perfetti canali di trasmissione del terrorismo finanziario. "Credo che sarebbe meglio se risolvessero le cose dall'interno della zona Euro senza compiere cambiamenti significativi, e certamente gli italiani hanno la possibilità di farlo", ci ha consigliato, martedi', un alto funzionario del Tesoro degli Stati Uniti.
Va in scena a Kiev la parodia del caso Skripal
Il giornalista russo Arkadij Babchenko, trasferitosi in Ucraina nel 2017 e "freddato" dai servizi speciali russi martedi', e' risuscitato. Si e' trattato, infatti, di una messinscena organizzata dal Servizio di sicurezza ucraino con l'obiettivo, dicono, di impedire un vero omicidio e di identificarne i mandanti. Che secondo Vasilij Hrytsak, a capo dei servizi segreti ucraini, si troverebbero, guarda caso, al Cremlino. 30 mila dollari, affermano a Kiev, la cifra promessa al finto sicario dal presunto intermediario di Mosca - il "signor G.", imprenditore ucraino che fornisce le armi per l'operazione dell'esercito di Kiev nel Donbass. Attraverso il suo avvocato, il "signor G." ha gia' fatto sapere che l'ordine di omicidio non e' affatto partito da Mosca, ma dal dipartimento di controspionaggio del Servizio di sicurezza ucraino. Forse, aggiungiamo noi, su richiesta di un concorrente commerciale. Nel frattempo, il procuratore generale dell'Ucraina, Jurij Lutsenko, ha accolto con entusiasmo la reazione della comunita' internazionale alla notizia dell'omicidio: "ancora all'oscuro del materiale delle indagini, il mondo intero ha immediatamente accusato la Russia". Niente di nuovo sul fronte occidentale, quindi. Gli italiani sono stati prontamente informati dai mass media dei rapporti ostili tra Arkadij Babchenko e il Cremlino. Mentre il capo della diplomazia britannica, Boris Johnson, si e' detto "scioccato dall'omicidio di un altro giornalista russo che esprimeva apertamente le sue opinioni". Non tutti, pero', hanno apprezzato lo scherzo. A esprimere "la sua più profonda indignazione alla scoperta della manipolazione attuata dai servizi segreti ucraini per la loro guerra...