Washington contro l’Iran, ma Washington non è il mondo
Washington vuole unire il mondo intero contro l'Iran. Sulla base delle sanzioni statunitensi, i nostri alleati dovranno interrompere tutte le importazioni di petrolio iraniano entro il 4 novembre. Lo ha comunicato, martedì scorso, un alto funzionario del Dipartimento di Stato citato dai mass media mondiali. Misure severe attendono coloro che continueranno a collaborare con Teheran. "La creazione di un regime sanzionatorio mondiale richiede sforzi in tutto il mondo", afferma il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ma ci sarebbero in Europa, in Asia e nella regione del Golfo Persico, numerosi Paesi pronti a dare il proprio contributo per l'introduzione delle "sanzioni più severe della storia". Mercoledì, il vice rappresentante degli Stati Uniti all'Onu, Jonathan Cohen, ha chiesto ai membri del Consiglio di Sicurezza di sostenere il piano di Washington. "Finche' l'Iran rispettera' i propri obblighi, anche l'Unione europea si impegnera' per la piena attuazione dell'accordo", ha risposto Bruxelles. Secondo le autorita' iraniane, le richieste di Washington sono controproducenti. "Trump sta facendo una cosa molto buona", ha detto, mercoledì, il vicepresidente iraniano, Ali Akbar Salehi: "spinge il resto del mondo a unirsi, mentre isola se stesso". Teheran, intanto, ha proposto ai firmatari dell'accordo un incontro a livello ministeriale senza la partecipazione degli Stati Uniti. D'accordo il viceministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, che ritiene necessaria una dichiarazione politica congiunta per confermare che, nonostante l'operato americano, il trattato resta in vigore.
Libia, l’unica cosa che conta è il petrolio
Stati Uniti, Italia, Francia e Regno Unito sono preoccupati dal passaggio delle strutture petrolifere della Libia sotto il controllo del governo orientale. E' quanto si legge nel comunicato diffuso ieri dal Dipartimento di Stato Usa. Lo scorso 14 giugno, in seguito a un attacco delle milizie di Ibrahim Jadhran, la compagnia petrolifera nazionale della Libia, Noc, aveva perso il controllo su Sidra e Ras Lanuf, i due maggiori terminal petroliferi del Paese. Poi conquistati, una settimana piu' tardi, dall'Esercito nazionale libico del feldmaresciallo Khalifa Haftar, che ha deciso di trasferirne il controllo al governo di Tobruk. Come spiega il portavoce dell'esercito, Ahmad al-Mismari, i proventi delle vendite saranno gestiti dalle autorita' orientali. Fortemente contrari i governi dei quattro Paesi occidentali, che hanno chiesto il trasferimento delle strutture petrolifere sotto il controllo della Noc, minacciando, in caso contrario, conseguenze negative per l'economia libica e per la sicurezza delle sue frontiere. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si e' unito all'appello, chiedendo il ritorno degli impianti, nonché i proventi del petrolio, al governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale.
Vienna: Di qua non si passa
Le forze dell'ordine austriache si esercitano a bloccare i flussi di migranti. Alle manovre militari "Pro-Borders" di martedi' 26 giugno nel paese stiriano di Spielfield, al confine con la Slovenia, hanno partecipato 600 poliziotti della neonata unita' di frontiera "Puma", 200 soldati, autoblindo ed elicotteri. Dopo che la Germania, stando a quanto riferito dal vicecancelliere austriaco, Heinz-Christian Strache, ha sollevato il tema della chiusura dei confini interni, Vienna ha ritenuto necessario testare la capacita' delle proprie forze dell'ordine di gestire un flusso di ingressi consistente e imprevisto. Uno scenario lontano dalla realta' attuale della Stiria, anche se, nel 2015, il paese di Spielfield fu il punto di ingresso di 187 mila richiedenti asilo. Insomma, un chiaro messaggio a un governo tedesco in crisi alla vigilia del summit europeo del 28 e 29 giugno, dedicato a migrazione, sicurezza e difesa, Brexit, economia e...