L'asse del male gioca il tutto per tutto
E' di 61 morti e di quasi tremila feriti il bilancio provvisorio del sanguinoso massacro di ieri, lunedi' 14 maggio, a Gaza, quando l'esercito israeliano ha aperto il fuoco contro i partecipanti della Grande Marcia del Ritorno, indignati dalla decisione di Washington di trasferire l'ambasciata a Gerusalemme. Un gesto che offende miliardi di credenti cristiani e musulmani. Sette palestinesi uccisi erano sotto i 18 anni, inclusa una ragazza. Almeno 203 dei feriti sono bambini e 79 donne. 76 casi si trovano in lotta tra la vita e la morte e altri 54 in condizioni critiche. Una bimba di otto mesi e' morta soffocata dai gas lacrimogeni. Annunciati tre giorni di lutto. Il massacro di Gaza dice una cosa chiarissima: Israele è convinta di poter fare quello che vuole. La protezione statunitense è assicurata. La stampa occidentale, inclusa quella italiana, lascia fare. Immaginate solo cosa sarebbe successo se a Mosca, o a Teheran, si contassero decine di morti inermi. Altro che sanzioni! Saremmo già pronti ad alzare in volo i nostri missili, i nostri aerei della Nato. Saremmo alla mobilitazione generale, ovviamente in nome dei “diritti umani”. Invece i morti palestinesi sono la norma. O quasi. Ogni misura è superata. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parla di autodifesa, appoggiato dalla Casa Bianca, che ha addossato ad Hamas la piena responsabilità della morte dei palestinesi. Di tutt'altro avviso la Turchia, che ha accusato Israele, “Stato terrorista”, di genocidio, e gli Stati Uniti di complicità nel massacro. E, assieme al Sudafrica, richiama il suo ambasciatore da Israele, ma anche dagli Stati Uniti. E se Donald Trump ha definito quello di ieri “un grande giorno”, per il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, è un giorno di grande vergogna. La violenza a Gaza, così come il trasferimento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, sono stati condannati dal presidente francese, Emmanuel Macron. Il Kuwait ha chiesto che venga convocato oggi, martedi' 15 maggio, il Consiglio di sicurezza dell'ONU, mentre Zeid Ra'ad Al Hussein, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che i responsabili siano consegnati alla giustizia.
UE, ancora sanzioni contro la Russia
Si allunga di cinque persone l'elenco di coloro, ora 155, che sono soggetti a misure restrittive per aver agito contro l'integrità territoriale dell'Ucraina. Colpevoli di aver partecipato all'organizzazione delle presidenziali russe del 18 marzo in Crimea, sono state aggiunte all'elenco ieri, lunedi' 14 maggio, dal Consiglio dell'Unione Europea. Per loro, congelamento degli attivi e divieto di ingresso nell'Unione. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha accolto con favore la decisione di Bruxelles, mentre Mosca si riserva il diritto di rispondere adeguatamente all'ennesimo atto ostile dell'Europa. Un disegno di legge sulla responsabilità penale per l'attuazione delle sanzioni occidentali in Russia è gia' stato presentato alla Duma di Stato. “Le nuove misure dell'Unione Europea rivelano ancora una volta il suo reale atteggiamento nei confronti della popolazione della Crimea, dei suoi interessi e delle sue aspirazioni”, ha dichiarato la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, che aggiunge: “dimentica degli alti principi della democrazia e dei diritti umani, Bruxelles si ostina a punire coloro che contribuiscono all'espressione della democrazia nella penisola”. Come osserva la Zakharova, l'aumento del tenore di vita in Crimea dopo il 2014 non da' pace a Bruxelles, soprattutto se paragonato con la situazione in Ucraina, i cui cittadini si sentono comprensibilmente ingannati da chi aveva promesso loro “un futuro radioso”.
Berlino si accorge dell'antisemitismo in Ucraina
Il console ucraino ad Amburgo, Vasilij Marushinets, e' stato ritirato per antisemitismo. Il contenuto antisemita dei post pubblicati su Facebook dal diplomatico...